Riporto dal “Corriere della Sera” del 12 novembre 2012.
* * *
«È giusto, se la maggioranza degli allievi di una scuola cattolica crede in Allah, non permettere loro
di seguire un corso sull'Islam?». «Traditore!», è stato il primo commento sul Web. Ma Etienne
Michel, capo del Segretariato generale delle scuole cattoliche in Belgio, non voleva tradire nessuno,
quando l'altro giorno ha lanciato in un congresso la sua idea subito sposata dagli insegnanti e anche
da molti genitori. Raccontava anzi un pezzo di realtà: in varie scuole cattoliche belghe gli allievi ed
allieve musulmane sono ormai maggioranza, almeno secondo i dati ufficiosi visto che non ne
esistono di ufficiali. E sui loro portoni, a fine mattinata, capita di vedere qualche ragazza con il
velo: nelle scuole con il crocifisso, si sentono forse più «libere» di coprirsi il capo. L'aumento dei
musulmani è certificato anche nelle scuole pubbliche e laiche, del resto: ad Anversa, seconda città
del Paese, gli studenti musulmani sfiorano il 50% già nella media degli istituti, e lo superano in
alcuni. E lo scorso 26 ottobre, festa islamica dell'Aid, all'ateneo reale Thomas di Bruxelles-Forest,
su 750 iscritti solo 50 erano presenti.
Ma gli insegnanti cattolici auspicano ora corsi sull'Islam nelle loro scuole, non nelle altre. È
diverso. «C'è qualche ambiguità» in quest'idea, dice l'arcivescovo di Bruxelles e capo dei vescovi
belgi André Leonard: «Nelle scuole coraniche, nei Paesi musulmani, non si organizzano corsi di
cattolicesimo per i cristiani». Le scuole con il crocifisso sono anche le stesse che tempo fa
bocciarono i corsi alternativi di «morale laica». Se il vento sembra sul punto di cambiare (l'idea di
Etienne Michel dovrebbe sfociare in una proposta formale), è certo per l'aumento degli alunni
musulmani. Ma perché questi e le loro famiglie preferiscono proprio gli istituti cattolici, dove si
studia il Vangelo, e non quelli pubblici dove avrebbero già a disposizione corsi alternativi di
religione, anche sulla loro fede?
È da un paio di anni che i sociologi di qui si rompono la testa su questa domanda. E anche quelli
francesi, dato che in Francia accade lo stesso. Le risposte azzardate finora nelle analisi e nei
sondaggi sono diverse: le scuole cattoliche vengono giudicate comunque di miglior livello rispetto a
quelle pubbliche, e poi — dicono i genitori musulmani — vi si venera un solo Dio, al di là di ogni
scetticismo laico; nelle scuole cattoliche le alunne musulmane avvertono meno la pressione dei loro
correligionari fondamentalisti o la curiosità degli altri, e possono fare più amicizie fra ragazze e
ragazzi, frequentare ambienti diversi. Per dirla con lo studio pubblicato da un noto centro di ricerca,
l'Avec: spesso le motivazioni «si basano proprio sul carattere cattolico della scuola, che non ostenta
segni di appartenenza e lascia spazio alle convinzioni altrui: ma queste scuole attirano anche perché
si richiamano a una religione monoteista e condividono gli stessi principi di base dell'Islam».
E almeno in alcuni istituti, le ragazze che lo desiderano possono indossare più facilmente quel velo
che altrove è quasi sempre proibito. Ben inteso: il Segretariato delle scuole cattoliche non permette
l'uso del velo, anzi «raccomanda» ai presidi di vietarlo. E fra i 4 istituti pubblici o privati di
Bruxelles che ancora lo autorizzano è proprio uno cattolico, il Figlie di Maria, che ha in programma
di eliminare la deroga. Solo 5 anni fa, all'Istituto delle Orsoline che ha l'85% di alunni musulmani,
le ragazze con il velo facevano la fila per iscriversi. Ora c'è il divieto anche lì, ma sui banchi di
Bruxelles le studentesse velate non sono scomparse, anzi: ogni tanto la «raccomandazione» giunta
dai vertici viene ignorata da qualche preside, senza mai troppa pubblicità. Così i fedeli della
mezzaluna, nei banchi sotto il crocefisso, continuano ad aumentare. (L. Offeddu)