Di seguito il Vangelo di oggi, 6 aprile, sabato "in Albis", con un commento e una pagina per la meditazione.

Duc il altum! «Prendi il largo!»
Andiamo avanti con speranza!
Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa
come oceano vasto in cui avventurarsi,
contando sull'aiuto di Cristo.
Il Figlio di Dio,
che si è incarnato duemila anni or sono per amore dell'uomo,
compie anche oggi la sua opera:
dobbiamo avere occhi penetranti per vederla,
e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti
Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte
Dal Vangelo secondo Marco 16,9-15.
Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere. Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.
Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere. Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.
IL COMMENTO
L'alba di un nuovo giorno, l'aurora di una vita nuova. La nostra vita, come quella di Maria di Magdala, è una settimana di peccati, sette, e non ne manca nessuno.
Sette demoni, la pienezza dei demoni, secondo il significato di questo
numero nella Scrittura. Maria aveva sperimentato il tempo senza Cristo,
la dura legge di schiavitù di chi è obbligato a servire un padrone che
non lascia scampo, che si porta via la vita a brandelli. Sette demoni,
sette vizi, peccati capitali. Aristotele li descriveva come "gli abiti
del male": superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia.
Capo dei capi la superbia, l'idolatria dell'ego; la vita della
Maddalena, come la vita di ciascuno di noi, era asservita al proprio
ego, a soddisfare le proprie voglie. Dove anche l'amore non è altro che
un sentimento catarifrangente, narcisistico, anche quando tocca l'ambito
spirituale. La sofferenza dell'uomo è tutta racchiusa in questa
innaturale chiusura su se stessi, che macchia anche l'impulso più
autentico di donarsi. Maria ha incontrato Cristo, e la sua vita è
cambiata; Maria è stata liberata dalle catene dei demoni, era una
creatura nuova, primizia e immagine di ogni uomo rinnovato dal potere
del Signore.
Per
questo è a lei che, per prima, Cristo appare risorto, come a sigillare,
come una profezia, quanto aveva compiuto in lei. Aveva combattuto e
aveva vinto; aveva distrutto il drago dalle sette teste, aveva
inaugurato il cammino in una vita nuova, e Maria era la prima discepola
ad incamminarsi in quella nuova settimana. Vi è infatti un giorno, il primo dopo il sabato, in cui tutto si fa nuovo, definitivamente nuovo, il giorno di Maria di Magdala, il giorno nel quale ha visto "surrexit Christus spes mea!, risorto Cristo mia speranza".
La schiava aveva sperimentato la speranza che non delude, nel perdono e
nella libertà. Ora era lei a correre e ad annunciare che la sua
esperienza era ormai un dono accessibile a tutti, che la porta della
libertà era spalancata per sempre: Cristo mia speranza è risorto,
era tutto vero, era vero il perdono, era vero il suo amore, era vera
questa vita liberata dai sette demoni. Era vera e autentica la speranza,
ed era per tutti, per i suoi fratelli, per gli apostoli, per ogni uomo,
per noi oggi: "Ecco
perché la Maddalena chiama Gesù “mia speranza”: perché è stato Lui a
farla rinascere, a donarle un futuro nuovo, un’esistenza buona, libera
dal male. “Cristo mia speranza” significa che ogni mio desiderio di bene
trova in Lui una possibilità reale: con Lui posso sperare che la mia
vita sia buona e sia piena, eterna, perché è Dio stesso che si è fatto
vicino fino ad entrare nella nostra umanità" (Benedetto XVI, Messaggio di Pasqua 2012).
Ma
nella società di duemila anni fa, una donna non aveva alcuna autorità,
la sua testimonianza non possedeva valore. Ma, soprattutto, il cuore
degli Undici, per il lutto ed il pianto, era indurito, non poteva
ascoltare la voce dell'Amato nelle parole appassionate di Maria. Gli
undici avevano smesso di sperare, erano ancora sopraffatti dalla
superbia che, in un subdolo e malefico narcisismo negativo, gli
ributtava in faccia la loro debolezza, il loro tradimento. E' la nostra
esperienza, quel perverso gioco del demonio che ci inganna e seduce
spingendoci a toccare e mangiare dell'albero, che accende la superbia
per farci schiavi dei sette demoni; e poi ci lascia nudi, pieni di
vergogna inducendoci a disprezzarci e odiarci, facendo proprio del
disprezzo di se stessi la carezza avvelenata dell'egoismo più feroce, la
stoccata che ci uccide. Ci ritroviamo improvvisamente soli con le
nostre debolezze, con i nostri peccati, e ci chiudiamo in una prigione
dalla quale è sottratta la speranza. Non cambierò mai, sono debole e incapace, sono solo un uomo, non posso credere a qualcosa che mi faccia superare i miei limiti. E' la durezza di cuore,
di un cuore che non ha conosciuto l'amore inginocchiato, umiliato,
crocifisso; la durezza di chi ha perduto la speranza di fronte a tanto
male, dentro e fuori di sé: la speranza infatti, "in questo mondo, non può non fare i conti con la durezza del male.
Non è soltanto il muro della morte a ostacolarla, ma più ancora sono le
punte acuminate dell’invidia e dell’orgoglio, della menzogna e della
violenza. Gesù è passato attraverso questo intreccio mortale, per aprirci il passaggio verso il Regno della vita.
C’è stato un momento in cui Gesù appariva sconfitto: le tenebre avevano
invaso la terra, il silenzio di Dio era totale, la speranza una parola
che sembrava ormai vana" (Benedetto XVI, Messaggio di Pasqua 2012). La
durezza del cuore dei discepoli è quella del dolore sedimentato, delle
speranze infrante perché troppo umane, quelle che reclamano la scomparsa
del male, la palingenesi di ogni ideologia utopica; la durezza
stratificata sul cuore di chi non ha ancora conosciuto la misericordia,
che non elimina il male ma lo assume sino a farsene divorare per
redimere il malvagio. Un cuore così non può credere all'annuncio
sconvolgente di Maria: ella rappresenta, agli occhi della carne, un
passato ancora irredento, una speranza infranta, la peccatrice perdonata
ma non salvata, una ferita rimarginata mentre il morbo maligno è ancora
vivo, proprio perché Colui che l'aveva perdonata giaceva morto in una
tomba e con Lui la salvezza e il riscatto definitivi; Maria era stata troppo
peccatrice, aveva cambiato vita sì, me era pur sempre lei, come lo
continuiamo ad essere noi, era necessario un "troppo" amore, ma era
svanito ingoiato da un sepolcro. E' morto il Maestro, è morta con Lui
anche la misericordia, e l'annuncio di Maria non è altro che un
vaneggiamento di chi non sa rassegnarsi all'evidenza, la passione di una
donna infatuata.
Quante
volte ci ritroviamo in questa situazione, incapaci di credere a quanti
ci annunciano che Cristo, unica nostra speranza, è risorto, che i
peccati sono perdonati, che quella situazione che ci ha fatto piombare
in un lutto pieno di lacrime, è redenta nel sangue di Cristo! Ostinati
nel pensare che il matrimonio continuerà così, che quel figlio si
perderà sempre più, che non saprò mai amare davvero, che continuerò ad
offrire tutto a me stesso in un egoismo insaziabile. I sette demoni sono
più forti, lo sono stati sino ad oggi... Ma oggi è un nuovo giorno, oggi il Signore appare a ciascuno di noi e illumina il nostro cuore indurito, e lo scioglie nel suo amore. Oggi per noi è il giorno del perdono, l'inizio di una nuova settimana, di una vita assolutamente nuova.
Ed una vita immersa nella misericordia è un annuncio, come la vita di
Maria. E, come lei, anche gli Undici sono inviati a proclamare la Buona
Notizia ad ogni cuore indurito, in lutto e in pianto; la nostra vita,
come la loro, come quella di Maria, trasformata nella fornace dell'amore
di Cristo, è un Vangelo vivente; è Cristo stesso che appare, vivo, ad
ogni uomo. Lo è naturalmente, in forza del suo amore,
dell'evidenza della sua risurrezione, speranza incarnata nelle nostre
vite risorte, primizie del Cielo. Laddove appare l'amore, appare Cristo risorto; e dove appare Cristo risorto si fa visibile, e afferrabile, la speranza: "Ed
ecco, all’alba del giorno dopo il sabato, il sepolcro viene trovato
vuoto. Poi Gesù si mostra alla Maddalena, alle altre donne, ai
discepoli. La fede rinasce più viva e più forte che mai, ormai
invincibile, perché fondata su un’esperienza decisiva: «Morte e vita si
sono affrontate / in un prodigioso duello. / Il Signore della vita era
morto, / ma ora, vivo, trionfa». I segni della risurrezione attestano la
vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio, della
misericordia sulla vendetta: «La tomba del Cristo vivente, / la gloria
del Cristo risorto, / e gli angeli suoi testimoni, / il sudario e le sue
vesti». Se
Gesù è risorto, allora – e solo allora – è avvenuto qualcosa di
veramente nuovo, che cambia la condizione dell’uomo e del mondo. Allora
Lui, Gesù, è qualcuno di cui ci possiamo fidare in modo assoluto, e non
soltanto confidare nel suo messaggio, ma proprio in Lui, perché il
Risorto non appartiene al passato, ma è presente oggi, vivo" (Benedetto XVI, Messaggio di Pasqua 2012).
* * *
Meditazione del giorno:
Giovanni Paolo II
Novo millennio ineunte, 29
Ripartire da Cristo : « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28, 20). Questa certezza, carissimi Fratelli e Sorelle, ha accompagnato la Chiesa per due millenni, ed è stata ora ravvivata nei nostri cuori dalla celebrazione del Giubileo. Da essa dobbiamo attingere un rinnovato slancio nella vita cristiana, facendone anzi la forza ispiratrice del nostro cammino. È nella consapevolezza di questa presenza tra noi del Risorto che ci poniamo oggi la domanda rivolta a Pietro a Gerusalemme, subito dopo il suo discorso di Pentecoste: « Che cosa dobbiamo fare? » (At 2, 37).
Ci interroghiamo con fiducioso ottimismo, pur senza sottovalutare i problemi. Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde : « Io sono con voi ! »
Non si tratta, allora, di inventare un « nuovo programma ». Il programma c'è già : è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste... È necessario tuttavia che esso si traduca in orientamenti pastorali adatti alle condizioni di ciascuna comunità... È nelle Chiese locali che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti ... che consentono all'annuncio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura... È dunque un'entusiasmante opera di ripresa pastorale che ci attende. Un'opera che ci coinvolge tutti.
Giovanni Paolo II, papa dal 1978 al 2005
Lettera apostolica « Novo millennio ineunte », § 58
«Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura»
Duc il altum! «Prendi il largo!» (Lc 5,4) Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull'aiuto di Cristo. Il Figlio di Dio, che si è incarnato duemila anni or sono per amore dell'uomo, compie anche oggi la sua opera: dobbiamo avere occhi penetranti per vederla, e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti... « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19). Il mandato missionario ci introduce nel terzo millennio invitandoci allo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora: possiamo contare sulla forza dello stesso Spirito, che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza « che non delude » (Rm 5,5).
Il nostro passo, all'inizio di questo nuovo secolo, deve farsi più spedito nel ripercorrere le strade del mondo. Le vie sulle quali ciascuno di noi, e ciascuna delle nostre Chiese, cammina, sono tante, ma non v'è distanza tra coloro che sono stretti insieme dall'unica comunione, la comunione che ogni giorno si alimenta alla mensa del Pane eucaristico e della Parola di vita. Ogni domenica il Cristo risorto ci ridà come un appuntamento nel Cenacolo, dove la sera del «primo giorno dopo il sabato» (Gv 20,19) si presentò ai suoi per « alitare » su di loro il dono vivificante dello Spirito e iniziarli alla grande avventura dell'evangelizzazione.
Lettera apostolica « Novo millennio ineunte », § 58
Duc il altum! «Prendi il largo!» (Lc 5,4) Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull'aiuto di Cristo. Il Figlio di Dio, che si è incarnato duemila anni or sono per amore dell'uomo, compie anche oggi la sua opera: dobbiamo avere occhi penetranti per vederla, e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti... « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19). Il mandato missionario ci introduce nel terzo millennio invitandoci allo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora: possiamo contare sulla forza dello stesso Spirito, che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza « che non delude » (Rm 5,5).
Il nostro passo, all'inizio di questo nuovo secolo, deve farsi più spedito nel ripercorrere le strade del mondo. Le vie sulle quali ciascuno di noi, e ciascuna delle nostre Chiese, cammina, sono tante, ma non v'è distanza tra coloro che sono stretti insieme dall'unica comunione, la comunione che ogni giorno si alimenta alla mensa del Pane eucaristico e della Parola di vita. Ogni domenica il Cristo risorto ci ridà come un appuntamento nel Cenacolo, dove la sera del «primo giorno dopo il sabato» (Gv 20,19) si presentò ai suoi per « alitare » su di loro il dono vivificante dello Spirito e iniziarli alla grande avventura dell'evangelizzazione.