venerdì 12 aprile 2013

Francesco chiede di consacrare il pontificato alla Madonna di Fatima

Il piazzale del Santuario di Fatima

Papa Francesco ha chiesto al patriarca di Lisbona, il cardinale José Policarpo, di consacrare il suo pontificato alla Madonna di Fatima. È stato lo stesso porporato a raccontarlo (v. infra) aprendo nei giorni scorsi i lavori della 181° assemblea generale della conferenza episcopale portoghese. Al termine del suo discorso di apertura dei lavori, Policarpo ha detto: «Papa Francesco mi ha chiesto due volte che io consacri il suo nuovo ministero a Nostra Signora di Fatima. È un mandato che posso compiere nel silenzio e nella preghiera. Ma sarebbe bello che tutta la conferenza episcopale si associasse alla realizzazione di questa richiesta. Maria ci guidi nei nostri lavori e anche nel dare compimento a questo desiderio di Papa Francesco».

Il rapporto dei Pontefici con Fatima è sempre stato molto stretto. Eugenio Pacelli, consacrato vescovo nella Cappella Sistina proprio nel giorno della prima apparizione (13 maggio 1917), da Papa volle che il testo del terzo segreto venisse custodito in Vaticano. E nel 1950, alla vigilia della proclamazione del dogma dell'Assunzione di Maria, raccontò di aver assistito al miracolo del sole nei giardini vaticani, lo stesso al quale assistettero nell'ottobre 1917 le persone accorse all'ultima apparizione della Madonna ai tre pastorelli di Fatima. Pio XII considerò quel fenomeno come una conferma celeste del dogma che stava per proclamare, descrivendo in un appunto manoscritto di aver potuto vedere ripetutamente il sole roteare su se stesso. Giovanni XXIII lesse per primo il segreto, nel 1959, lo fece conoscere ai collaboratori della Segreteria di Stato e del Sant'Uffizio, infine decise di non divulgarlo. Paolo VI volle recarsi a Fatima in pellegrinaggio nel cinquantesimo anniversario delle apparizioni. Un colloquio con suor Lucia, veggente di Fatima, ebbe l'allora patriarca di Venezia Albino Luciani, meno di un anno prima di essere eletto Papa.

Ma è con Giovanni Paolo II che il segreto di Fatima si compie: Papa Wojtyla subisce l'attentato il 13 maggio 1981 e attribuisce alla «mano materna» della Madonna la deviazione del proiettile che gli salverà la vita. Nel maggio 2000, sarà proprio Giovanni Paolo II a rivelare al mondo il testo del terzo segreto, proponendo come interpretazione (non vincolante) quella secondo la quale il Papa colpito a morte nela visione dei pastorelli sarebbe stato lui. Benedetto XVI, che ha cardinale aveva scritto un commento teologico al segreto, nel maggio 2010 si è recato a Fatima, sulle orme del predecessore, e durante il volo che lo portava in Portogallo, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha affermato che il messaggio di Fatima è ancora attuale e che la profezia può applicarsi non soltanto alla lotta della Chiesa contro i regimi totalitari dell'Est, ma anche allo scandalo della pedofilia. (A. Tornielli)
Fonte: Vatican Insider

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Oggi 12 aprile celebriamo il:

Sessantaseiesimo anniversario dell'Apparizione della Vergine della Rivelazione

Il 12 aprile 1947 la Santa Vergine apparve per la prima volta a Bruno Cornacchiola (1913) e ai suoi tre figli. Bruno, un tranviere romano protestante, combattente nella guerra civile spagnola, era membro della Chiesa Avventista del Settimo Giorno e desiderava la distruzione della Chiesa Cattolica.

Si era prefisso di uccidere papa Pio XII.

Era diventato direttore della gioventù missionaria avventista. In questa veste cercava di educare i giovani a rifiutare l'Eucaristia, non ritenendo reale la presenza di Cristo in essa; a rifiutare la Madonna, in quanto considerata non Immacolata; a rifiutare il papa, giudicato non infallibile. Doveva parlare di questi argomenti in Piazza della Croce Rossa a Roma il 13 aprile 1947. Aveva proposto alla moglie, spagnola, di rinnegare il cattolicesimo e diventare protestante, ma lei si oppose, rimandando tale decisione fino a quando entrambi non avessero compiuto i "primi nove venerdì del mese".

Quel sabato 12 aprile, Bruno si era recato con i suoi tre figli nei dintorni dell'abbazia trappista di Tre Fontane per preparare il discorso da pronunciare l'indomani. I figli Isola, Carlo e Gianfranco, di 10, 7 e 4 anni videro per primi l'apparizione: inginocchiati davanti ad una grotta mormorarono uno dopo l'altro: "Bella Signora...".

Erano le 16. Bruno si avvide dei figli, li raggiunse, cercò di farli alzare, ma non ce la fece perché erano divenuti pesantissimi. Pensando ad un incantesimo, impaurito, invocò l'aiuto del Signore. Improvvisamente, due mani candidissime, trasparenti, gli sfiorarono gli occhi facendo cadere da essi come un velo che prima lo accecava. Allora vide una luce magnifica, splendente e gli apparve la "Bella Signora" che gli disse:

"Io sono Colei che sono nella Trinità Divina: sono la Vergine della Rivelazione... Tu mi perseguiti. Ora basta. Rientra nell'Ovile santo, corte celeste in terra. Il giuramento di Dio è e rimane immutabile: i nove venerdì del Sacro Cuore che facesti, amorevolmente spinto dalla tua fedele sposa, prima di iniziare la via dell'errore, ti hanno salvato!".

Gli diede, inoltre, un messaggio segreto da consegnare a papa Pio XII. Nel corso di 35 anni, cioè dalla prima all'ultima visione, la Madonna apparve al Cornacchiola 26 volte. Ancora nel 1947 durante una visione, gli disse, anticipando di tre anni e mezzo la proclamazione del dogma dell'Assunzione al Cielo di Maria, fatta da Pio XII il 1° novembre 1950:

"Il Mio corpo non poteva marcire e non marcì. Mio Figlio e gli angeli mi vennero a prendere al momento del Mio trapasso".
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 Papa Francisco pediu ao Cardeal Patriarca de Lisboa que consagrasse o seu pontificado a Nossa Senhora de Fátima
2013-04-07


"Este Papa é um sinal de esperança”
O Papa Francisco pediu, por duas ocasiões, a D. José Policarpo, cardeal patriarca de Lisboa e presidente da Conferência Episcopal Portuguesa, que consagrasse o seu ministério petrino a Nossa Senhora de Fátima.
A revelação foi feita esta tarde no Santuário de Fátima por D. José Policarpo, na sessão de abertura da 181.ª Assembleia Plenária da Conferência Episcopal Portuguesa (CEP).
No final do discurso de abertura, D. José Policarpo revelou: “O Papa Francisco pediu-me duas vezes que consagrasse o seu novo ministério a Nossa Senhora de Fátima. É mandato que posso cumprir no silêncio da oração. Mas seria belo que toda a Conferência Episcopal se associasse à realização deste pedido. Maria guiar-nos-á em todos os nossos trabalhos e também na forma de dar cumprimento a este desejo do Papa Francisco”.

A Assembleia Plenária decorre até à próxima quinta-feira, 11 de abril, na Casa de Retiros de Nossa Senhora das Dores.
Neste momento inicial de abertura de trabalhos, o presidente da CEP centrou a sua reflexão em dois acontecimentos: a Ressurreição de Cristo e a eleição do Papa Francisco.
A propósito do primeiro acontecimento, D. José Policarpo sublinhou dois aspetos que considera relacionados com a “exigência pascal”. O primeiro prende-se com a necessidade de acentuar nos cristãos a vocação de serem peregrinos do santuário celeste.
“Todos temos consciência de que é urgente acentuar, nos cristãos e nas comunidades, esta vocação de peregrinos do santuário celeste. O desejo de participar, com Cristo, da plenitude da vida, em Deus, é frágil na compreensão da fé de muitos dos nossos cristãos”, afirmou.
O segundo aspeto da exigência pascal é, considera D. José Policarpo, os cristãos terem “a coragem de assumir todas as realidades criadas, ao ritmo da plenitude de Cristo”.
“Essa é também uma exigência para o nosso magistério de Bispos: nada fica de fora do ensinamento da Igreja, mas é nosso dever falar de todas as realidades, iluminando-as com essa vocação de eternidade. Podemos falar de tudo, mas não devemos falar de nada sem iluminar a realidade com a luz pascal, que revela o verdadeiro sentido de todas as coisas”, disse.
Sobre o conclave e sobre os primeiros tempos do ainda recente pontificado, D. José Policarpo disse que a eleição de D. Jorge Mario Bergoglio foi “uma autêntica surpresa do Espírito Santo e está a surpreender mesmo aqueles que o elegeram”.
Relembrou que “logo no início (o Papa Francisco) falou-nos da importância da ternura na nossa relação pastoral – dá um lugar privilegiado aos pobres, aos marginalizados, a todos os que sofrem. Foi muito claro ao afirmar que o modelo de Igreja que o atrai é uma Igreja pobre, ao serviço dos pobres”.
O presidente da CEP destacou ainda a “ousadia” do novo Papa em traduzir “essa sua visão de Igreja nos símbolos exteriores da grandeza do ministério Petrino: a simplicidade no vestir, a renúncia às joias preciosas, escolher viver num sítio onde a convivência, em Igreja, seja dado fundamental”.
“Este Papa é um sinal de esperança. Não deixar morrer a esperança já é sua mensagem explícita. Isso significa reformas inevitáveis na vida da Igreja? Com certeza. Toda a gente fala na reforma da Cúria; ele ainda não falou. Mas já deu para perceber a linha que seguirá”.
Sobre esse rumo, D. José Policarpo antevê que o Papa venha a “corrigir algo que também sentimos nas nossas Dioceses que é dar prioridade à vitalidade pastoral, não deixando que a burocracia administrativa tome o primeiro lugar”.
“No caso da Cúria Romana a sua reforma tem de ser feita revalorizando a doutrina do Concílio Vaticano II sobre a colegialidade dos Bispos e a justa autonomia das Igrejas particulares. Esta reforma não pode ser feita a partir de erros e escândalos, concentrados num tão falado relatório”, alertou.
Para D. José Policarpo, “os erros são para corrigir, as pessoas para converter”.
LeopolDina Simões

Fotografia: D. José da Cruz Policarpo, Patriarcado de Lisboa