domenica 7 aprile 2013

S. Giovanni in Laterano. L'omelia di Papa Francesco: la risposta alla nostra debolezza è la pazienza di Dio

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Tweet di Papa Francesco. Che bello è lo sguardo di Gesù su di noi, quanta tenerezza! Non perdiamo mai la fiducia nella misericordia paziente di Dio! (7 aprile 2013)

San Govanni in Laterano: Papa Francesco: "Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano, e se torniamo a Lui, è pronto ad abbracciarci. (...) Per Dio noi non siamo numeri, siamo importanti, anzi siamo quanto di più importante Egli abbia"

[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
Il segno (...) indica aggiunte del Papa pronunciate a braccio.
-“Gesù ci mostra questa pazienza misericordiosa di Dio perché ritroviamo fiducia, speranza, sempre! Romano Guardini diceva che Dio risponde alla nostra debolezza con la sua pazienza e questo è il motivo della nostra fiducia, della nostra speranza”.
- “Quante proposte mondane sentiamo attorno a noi, ma lasciamoci afferrare dalla proposta di Dio, la sua è una carezza di amore”.
Questo pomeriggio, II Domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia), nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il Santo Padre Francesco presiede la Celebrazione Eucaristica in occasione dell’insediamento sulla Cattedra di Vescovo di Roma. Il Santo Padre è giunto in auto alle 17.00 circa davanti al Palazzo del Vicariato, dove è stato accolto dal Card. Agostino Vallini, dal sindaco di Roma, On. Giovanni Alemanno, e da due assessori del Comune. Sulla facciata del Vicariato ha scoperto una targa toponomastica “Largo Beato Giovanni Paolo II - Pontefice dal 1978 al 2005", nuovo nome di Piazza S. Giovanni in Laterano. In jeep raggiunge, quindi, ha raggiunto il sagrato della Basilica, al cui ingresso è stato accolto dai canonici. Concelebrano con il Santo Padre gli Em.mi Cardinali Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la diocesi di Roma e Arciprete della Basilica Papale di San Giovanni in Laterano e Camillo Ruini, Vicario Generale emerito di Sua Santità per la diocesi di Roma, i Membri del Collegio Episcopale e i Parroci Prefetti.
Cari fratelli e sorelle!
con gioia celebro per la prima volta l’Eucaristia in questa Basilica Lateranense, Cattedrale del Vescovo di Roma. Vi saluto tutti con grande affetto: il (...) carissimo Cardinale Vicario, i Vescovi Ausiliari, il Presbiterio diocesano, i Diaconi, le Religiose e i Religiosi e tutti i fedeli laici. (...) Camminiamo insieme nella luce del Signore Risorto.
Celebriamo oggi la Seconda Domenica di Pasqua, denominata anche «della Divina Misericordia». Com’è bella questa realtà della fede per la nostra vita: la misericordia di Dio! Un amore così grande, così profondo quello di Dio verso di noi, un amore che non viene meno, sempre afferra la nostra mano e ci sorregge, ci rialza, ci guida.

Nel Vangelo di oggi, l’apostolo Tommaso fa esperienza proprio della misericordia di Dio, che ha un volto concreto, quello di Gesù, di Gesù Risorto. Tommaso non si fida di ciò che gli dicono gli altri Apostoli: «Abbiamo visto il Signore»; non gli basta la promessa di Gesù, che aveva annunciato: il terzo giorno risorgerò. Vuole vedere, vuole mettere la sua mano nel segno dei chiodi e nel costato. E qual è la reazione di Gesù? La pazienza: Gesù non abbandona il testardo Tommaso nella sua incredulità; gli dona una settimana di tempo, non chiude la porta, attende. E Tommaso riconosce la propria povertà, la poca fede. «Mio Signore e mio Dio»: con questa invocazione semplice ma piena di fede risponde alla pazienza di Gesù. Si lascia avvolgere dalla misericordia divina, la vede davanti a sé, nelle ferite delle mani e dei piedi, nel costato aperto, e ritrova la fiducia: è un uomo nuovo, non più incredulo, ma credente. E ricordiamo anche Pietro: per tre volte rinnega Gesù proprio quando doveva essergli più vicino; e quando tocca il fondo incontra lo sguardo di Gesù che, con pazienza, senza parole gli dice: «Pietro, non avere paura della tua debolezza, confida in me»; e Pietro comprende, sente lo sguardo d’amore di Gesù e piange. Che bello è questo sguardo di Gesù – quanta tenerezza! Fratelli e sorelle, non perdiamo mai la fiducia nella misericordia paziente di Dio!
Pensiamo ai due discepoli di Emmaus: il volto triste, un camminare vuoto, senza speranza. Ma Gesù non li abbandona: percorre insieme la strada, e non solo! Con pazienza spiega le Scritture che si riferivano a Lui e si ferma a condividere con loro il pasto. Questo è lo stile di Dio: non è impaziente come noi, che spesso vogliamo tutto e subito, anche con le persone. Dio è paziente con noi perché ci ama, e chi ama comprende, spera, dà fiducia, non abbandona, non taglia i ponti, sa perdonare. Ricordiamolo nella nostra vita di cristiani: Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano, e se torniamo a Lui, è pronto ad abbracciarci. A me fa sempre una grande impressione rileggere la parabola del Padre misericordioso, mi fa impressione perché mi dà sempre una grande speranza. Pensate a quel figlio minore che era nella casa del Padre, era amato; eppure vuole la sua parte di eredità; se ne va via, spende tutto, arriva al livello più basso, più lontano dal Padre; e quando ha toccato il fondo, sente la nostalgia del calore della casa paterna e ritorna. E il Padre? Aveva dimenticato il figlio? No, mai. É lì, lo vede da lontano, lo stava aspettando ogni giorno, ogni momento: è sempre stato nel suo cuore come figlio, anche se lo aveva lasciato, anche se aveva sperperato tutto il patrimonio, cioè la sua libertà; il Padre con pazienza e amore, con speranza e misericordia non aveva smesso un attimo di pensare a lui, e appena lo vede ancora lontano gli corre incontro e lo abbraccia con tenerezza, la tenerezza di Dio, senza una parola di rimprovero: è tornato! (...) Dio sempre ci aspetta, non si stanca. Gesù ci mostra questa pazienza misericordiosa di Dio perché ritroviamo fiducia, speranza, sempre! Il teologo tedesco Romano Guardini diceva che Dio risponde alla nostra debolezza con la sua pazienza e questo è il motivo della nostra fiducia, della nostra speranza (cfr Glabenserkenntnis, Wurzburg 1949, p. 28). (...)
Vorrei sottolineare un altro elemento: la pazienza di Dio deve trovare in noi il coraggio di ritornare a Lui, qualunque errore, qualunque peccato ci sia nella nostra vita. Gesù invita Tommaso a mettere la mano nelle sue piaghe delle mani e dei piedi e nella ferita del costato. Anche noi possiamo entrare nelle piaghe di Gesù, possiamo toccarlo realmente; e questo accade ogni volta che riceviamo con fede i Sacramenti. San Bernardo in una bella Omelia dice: «Attraverso … le ferite [di Gesù] io posso succhiare miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia (cfr Dt 32,13), cioè gustare e sperimentare quanto è buono il Signore» (Sul Cantico dei Cantici 61, 4). É proprio nelle ferite di Gesù che noi siamo sicuri, lì si manifesta l’amore immenso del suo cuore. Tommaso lo aveva capito. San Bernardo si domanda: (...) ma su che cosa posso contare? Sui miei meriti? Ma «mio merito è la misericordia di Dio. Non sono certamente povero di meriti finché lui sarà ricco di misericordia. Che se le misericordie del Signore sono molte, io pure abbonderò nei meriti» (ivi, 5). Questo è importante: il coraggio di affidarmi alla misericordia di Gesù, di confidare nella sua pazienza, di rifugiarmi sempre nelle ferite del suo amore. San Bernardo arriva ad affermare: «Ma che dire se la coscienza mi morde per i molti peccati? “Dove è abbondato il peccato è sovrabbondata la grazia” (Rm 5,20)» (ibid.). Forse qualcuno (...) noi potrebbe pensare: il mio peccato è così grande, la mia lontananza da Dio è come quella del figlio minore della parabola, la mia incredulità è come quella di Tommaso; non ho il coraggio di tornare, di pensare che Dio possa accogliermi e che stia aspettando proprio me. Ma Dio aspetta proprio te, ti chiede solo il coraggio di andare a Lui. Quante volte nel mio ministero pastorale mi sono sentito ripetere: «Padre, ho molti peccati»; e l’invito che ho sempre fatto è: «Non temere, va’ da Lui, ti sta aspettando, Lui farà tutto». Quante proposte mondane sentiamo attorno a noi, ma lasciamoci afferrare dalla proposta di Dio, la sua è una carezza di amore. Per Dio noi non siamo numeri, siamo importanti, anzi siamo quanto di più importante Egli abbia; anche se peccatori, siamo ciò che gli sta più a cuore.
Adamo dopo il peccato prova vergogna, si sente nudo, sente il peso di quello che ha fatto; eppure Dio non abbandona: se in quel momento inizia l’esilio da Dio, con il peccato, c’è già la promessa del ritorno, la possibilità di ritornare a Lui. Dio chiede subito: «Adamo, dove sei?», lo cerca. Gesù è diventato nudo per noi, si è caricato della vergogna di Adamo, della nudità del suo peccato per lavare il nostro peccato: dalle sue piaghe siamo stati guariti. Ricordatevi quello di san Paolo: di che cosa mi vanterò se non della mia debolezza, della mia povertà? Proprio nel sentire il mio peccato, nel guardare il mio peccato io posso vedere e incontrare la misericordia di Dio, il suo amore e andare da Lui per ricevere il perdono.
Nella mia vita personale ho visto tante volte il volto misericordioso di Dio, la sua pazienza; ho visto anche in tante persone il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù dicendogli: Signore sono qui, accetta la mia povertà, nascondi nelle tue piaghe il mio peccato, lavalo col tuo sangue. E ho sempre visto che Dio l’ha fatto, ha accolto, consolato, lavato, amato.
Cari fratelli e sorelle, lasciamoci avvolgere dalla misericordia di Dio; confidiamo nella sua pazienza che sempre ci dà tempo; abbiamo il coraggio di tornare nella sua casa, di dimorare nelle ferite del suo amore, lasciandoci amare da Lui, di incontrare la sua misericordia nei Sacramenti. Sentiremo la sua tenerezza, (...) tanto bella, sentiremo il suo abbraccio e saremo anche noi più capaci di misericordia, di pazienza, di perdono, di amore.
FRANCESE
Chers frères et soeurs!
Avec joie je célèbre pour la première fois l’Eucharistie dans cette Basilique du Latran, Cathédrale de l’Évêque de Rome. Je vous salue tous avec grande affection : le Cardinal Vicaire, les évêques auxiliaires, le clergé diocésain, les diacres, les religieuses et les religieux et tous les fidèles laïcs. Marchons ensemble dans la lumière du Seigneur Ressuscité.
Nous célébrons aujourd’hui le deuxième dimanche de Pâques, appelé aussi « de la Divine Miséricorde ». Qu’elle est belle, cette réalité de la foi pour notre vie : la miséricorde de Dieu ! Un amour aussi grand, aussi profond, celui de Dieu pour nous, un amour qui ne fait pas défaut, qui nous saisit toujours par la main et nous soutient, nous relève, nous guide.
Dans l’Évangile d’aujourd’hui, l’apôtre Thomas fait justement l’expérience de la miséricorde de Dieu, qui a un visage concret, celui de Jésus, de Jésus Ressuscité. Thomas ne se fie pas à ce que les autres Apôtres lui disent : « Nous avons vu le Seigneur » ; la promesse de Jésus qui avait annoncé : je ressusciterai le troisième jour, ne lui suffit pas. Il veut voir, il veut mettre sa main dans la marque des clous et dans son côté. Et quelle est la réaction de Jésus ? La patience : Jésus n’abandonne pas Thomas l’entêté dans son incrédulité ; il lui donne le temps d’une semaine, il ne ferme pas la porte, il attend. Et Thomas reconnaît sa propre pauvreté, son peu de foi. « Mon Seigneur et mon Dieu » : par cette invocation simple mais pleine de foi, il répond à la patience de Jésus. Il se laisse envelopper par la miséricorde divine, il la voit en face, dans les plaies des mains et des pieds, dans le côté ouvert, et il retrouve la confiance : il est un homme nouveau, non plus incrédule, mais croyant.
Et rappelons-nous aussi Pierre : par trois fois il renie Jésus, juste au moment où il devait lui être plus proche ; et quand il touche le fond, il rencontre le regard de Jésus qui, avec patience, sans paroles, lui dit : « Pierre, n’aies pas peur de ta faiblesse, aies confiance en moi»; et Pierre comprend, sent le regard d’amour de Jésus et pleure. Qu’il est beau, ce regard de Jésus – que de tendresse! Frères et soeurs, ne perdons jamais confiance en la miséricorde patiente de Dieu! Pensons aux deux disciples d’Emmaüs: le visage triste, une marche vaine, sans espérance. Mais Jésus ne les abandonne pas: il parcourt le chemin avec eux, et pas seulement! Avec patience, il explique les Écritures qui le concernaient et il reste avec eux pour partager le repas. C’est le style de Dieu: il n’est pas impatient comme nous, nous qui voulons souvent tout et tout de suite, même avec les personnes. Dieu est patient avec nous car il nous aime, et qui aime comprend, espère, fait confiance, n’abandonne pas, ne coupe pas les ponts, sait pardonner. Souvenons-nous de cela dans notre vie de chrétiens: Dieu nous attend toujours, même quand nous nous sommes éloignés! Lui n’est jamais loin, et si nous revenons à lui, il est prêt à nous embrasser.
Relire la parabole du Père miséricordieux me fait toujours grande impression, cela me fait impression parce qu’elle me donne toujours une grande espérance. Pensez au plus jeune fils qui était dans la maison de son Père, il était aimé; et pourtant il veut sa part d’héritage; il s’en va, il dépense tout, il arrive au plus bas niveau, plus loin de son Père; et quand il a touché le fond, il a la nostalgie de la chaleur de la maison paternelle et il retourne. Et le Père? Avait-il oublié son fils? Non, jamais. Il est là, il l’aperçoit de loin, il l’attendait chaque jour, chaque moment: il est toujours resté dans coeur comme un fils, même s’il l’avait abandonné, même s’il avait dilapidé tout le patrimoine, c’est-à-dire sa liberté; le Père, avec patience et amour, avec espérance et miséricorde n’avait pas cessé un instant de penser à lui, et à peine l’aperçoit-il encore au loin, il court à sa rencontre et l’embrasse avec tendresse, la tendresse de Dieu, sans une parole de reproche: il est revenu! Dieu nous attend toujours, il ne se fatigue pas. Jésus nous manifeste cette patience miséricordieuse de Dieu pour que nous retrouvions confiance, espérance, toujours! Romano Guardini disait que Dieu répond à notre faiblesse avec sa patience et c’est le motif de notre confiance, de notre espérance (cf. Glaubenserkenntnis, Würzburg 1949, p. 28). Je voudrais souligner un autre élément: la patience de Dieu doit trouver en nous le courage de revenir à lui, quelle que soit l’erreur, quel que soit le péché qui est dans notre vie. Jésus invite Thomas à mettre la main dans les plaies de ses mains et de ses pieds, et dans la blessure de son côté. Nous aussi nous pouvons entrer dans les plaies de Jésus, nous pouvons le toucher réellement; et cela arrive chaque fois que nous recevons avec foi les Sacrements. Dans une belle homélie saint Bernard disait: «Par les plaies [de Jésus], je puis goûter le miel de ce roc et l’huile qui coule de la pierre très dure (cf. Dt 32, 13), c’est-à-dire goûter et voir combien le Seigneur est bon» (Homélie sur le Cantique des Cantiques 61, 4). C’est justement dans les plaies de Jésus que nous sommes assurés, c’est là que se manifeste l’immense amour de son coeur. Thomas l’avait compris. Saint Bernard se demande: sur quoi puis-je compter? Sur mes mérites? Mais «mon mérite, c’est (…) la miséricorde du Seigneur, et je ne manquerai pas de mérite tant que la miséricorde ne lui fera pas défaut. Si les miséricordes de Dieu se multiplient, mes mérites seront nombreux» (Id., 5). Ceci est important: le courage de m’en remettre à la miséricorde de Jésus, de compter sur sa patience, de me refugier toujours dans les plaies de son amour. Saint Bernard arrive à affirmer: «Mais qu’arrivera-t-il si j’ai à me reprocher quantité de fautes? “Là où le péché s’était multiplié, la grâce à surabondé” (Rm 5, 20)» (Ibid.). Quelqu’un pourrait peut-être penser: mon péché est tellement grand, mon éloignement de Dieu est comme celui du plus jeune fils de la parabole, mon incrédulité est comme celle de Thomas; je n’ai pas le courage de retourner, de penser que Dieu puisse m’accueillir et qu’il m’attende, moi. Mais Dieu t’attend, toi, il te demande seulement le courage de venir à lui. Combien de fois dans mon ministère pastoral on m’a répété: «Père, j’ai beaucoup de péchés»; et l’invitation que j’ai toujours faite est: «Ne crains pas, va chez lui, il t’attend, Lui fera tout». Que de propositions mondaines entendons-nous autour de nous, mais laissons-nous saisir par la proposition de Dieu, la sienne est une caresse d’amour. Pour Dieu, nous ne sommes pas des numéros, nous sommes importants, ou mieux, nous sommes le plus important de ce qu’il a; même pécheurs, nous sommes ce qui lui tient le plus à coeur. Après son péché, Adam éprouve de la honte, il se sent nu, il ressent le poids de ce qu’il a fait; et pourtant Dieu ne l’abandonne pas: si à ce moment-là, avec le péché, commence l’exil de chez Dieu, il y a déjà la promesse du retour, la possibilité de retourner à Dieu. Dieu demande immédiatement: «Adam, où es-tu?», il le cherche. Jésus est devenu nu pour nous, il a pris sur lui la honte d’Adam, la nudité de son péché pour laver notre péché: par ses plaies nous avons été guéris. Rappelez-vous celui de Saint Paul: de quoi je me vanterai, sinon de ma faiblesse, de ma pauvreté? C’est vraiment dans le fait de ressentir mon péché, dans le fait de regarder mon péché que je peux voir et rencontrer la miséricorde de Dieu, son amour et aller à lui pour en recevoir le pardon.
Dans ma vie personnelle, j’ai vu bien des fois le visage miséricordieux de Dieu, sa patience; j’ai vu aussi en de nombreuses personnes le courage d’entrer dans les plaies de Jésus en lui disant: Seigneur, me voici, accepte ma pauvreté, cache dans tes plaies mon péché, lave-le avec ton sang. Et j’ai toujours vu que Dieu l’a fait, a accueilli, consolé, lavé, aimé.
Chers frères et soeurs, laissons-nous envelopper par la miséricorde de Dieu; comptons sur sa patience qui nous donne toujours du temps; ayons le courage de retourner dans sa maison, de demeurer dans les blessures de son amour, en nous laissant aimer par lui, de rencontrer sa miséricorde dans les Sacrements. Nous éprouverons sa tendresse, nous sentirons qu’il nous embrasse et nous serons nous aussi plus capables de miséricorde, de patience, de pardon, d’amour.
INGLESE
Dear Brothers and Sisters!
It is with joy that I am celebrating the Eucharist for the first time in this Lateran Basilica, the Cathedral of the Bishop of Rome. I greet all of you with great affection: the Cardinal Vicar, the auxiliary bishops, the diocesan presbyterate, the deacons, the men and women religious, and all the lay faithful. Together let us walk in the light of the risen Lord.
Today we are celebrating the Second Sunday of Easter, also known as “Divine Mercy Sunday”. What a beautiful truth of faith this is for our lives: the mercy of God! God’s love for us is so great, so deep; it is an unfailing love, one which always takes us by the hand and supports us, lifts us up and leads us on.
In today’s Gospel, the Apostle Thomas personally experiences this mercy of God, which has a concrete face, the face of Jesus, the risen Jesus. Thomas does not believe it when the other Apostles tell him: “We have seen the Lord”. It isn’t enough for him that Jesus had foretold it, promised it: “On the third day I will rise”. He wants to see, he wants to put his hand in the place of the nails and in Jesus’ side. And how does Jesus react? With patience: Jesus does not abandon Thomas in his stubborn unbelief; he gives him a week’s time, he does not close the door, he waits. And Thomas acknowledges his own poverty, his little faith. “My Lord and my God!”: with this simple yet faith-filled invocation, he responds to Jesus’ patience. He lets himself be enveloped by divine mercy; he sees it before his eyes, in the wounds of Christ’s hands and feet and in his open side, and he discovers trust: he is a new man, no longer an unbeliever, but a believer.
Let us also remember Peter: three times he denied Jesus, precisely when he should have been closest to him; and when he hits bottom he meets the gaze of Jesus who patiently, wordlessly, says to him: “Peter, don’t be afraid of your weakness, trust in me”. Peter understands, he feels the loving gaze of Jesus, and he weeps. How beautiful is this gaze of Jesus – how much tenderness is there! Brothers and sisters, let us never lose trust in the patience and mercy of God!
Let us think too of the two disciples on the way to Emmaus: their sad faces, their barren journey, their despair. But Jesus does not abandon them: he walks beside them, and not only that! Patiently he explains the Scriptures which spoke of him, and he stays to share a meal with them. This is God’s way of doing things: he is not impatient like us, who often want everything all at once, even in our dealings with other people. God is patient with us because he loves us, and those who love are able to understand, to hope, to inspire confidence; they do not give up, they do not burn bridges, they are able to forgive. Let us remember this in our lives as Christians: God always waits for us, even when we have left him behind! He is never far from us, and if we return to him, he is ready to embrace us.
I am always struck when I reread the parable of the merciful Father; it impresses me because it always gives me great hope. Think of that younger son who was in the Father’s house, who was loved; and yet he wants his part of the inheritance; he goes off, spends everything, hits rock bottom, where he could not be more distant from the Father, yet when he is at his lowest, he misses the warmth of the Father’s house and he goes back. And the Father? Had he forgotten the son? No, never. He is there, he sees the son from afar, he was waiting for him every hour of every day, the son was always in his father’s heart, even though he had left him, even though he had squandered his whole inheritance, his freedom. The Father, with patience, love, hope and mercy, had never for a second stopped thinking about him, and as soon as he sees him still far off, he runs out to meet him and embraces him with tenderness, the tenderness of God, without a word of reproach: he is back! God is always waiting for us, he never grows tired. Jesus shows us this merciful patience of God so that we can regain confidence, hope – always! Romano Guardini said that God responds to our weakness by his patience, and this is the reason for our confidence, our hope (cf. Glaubenserkenntnis, Würzburg, 1949, p. 28).
I would like to emphasize one other thing: God’s patience has to call forth in us the courage to return to him, however many mistakes and sins there may be in our life. Jesus tells Thomas to put his hand in the wounds of his hands and his feet, and in his side. We too can enter into the wounds of Jesus, we can actually touch him. This happens every time that we receive the sacraments with faith. Saint Bernard, in a fine homily, says: “Through the wounds of Jesus I can suck honey from the rock and oil from the flinty rock (cf. Deut 32:13), I can taste and see the goodness of the Lord” (On the Song of Songs, 61:4). It is there, in the wounds of Jesus, that we are truly secure; there we encounter the boundless love of his heart. Thomas understood this. Saint Bernard goes on to ask: What can I count on? On my own merits? No, “My merit is God’s mercy. I am by no means lacking merits as long as he is rich in mercy. If the mercies of the Lord are manifold, I too will abound in merits” (ibid., 5). This is important: the courage to trust in Jesus’ mercy, to trust in his patience, to seek refuge always in the wounds of his love. Saint Bernard even states: “So what if my conscience gnaws at me for my many sins? ‘Where sin has abounded, there grace has abounded all the more’ (Rom 5:20)” (ibid.). Someone may think: my sin is so great, I am as far from God as the younger son in the parable, my unbelief is like that of Thomas; I don’t have the courage to go back, to believe that God can welcome me and that he is waiting for me, of all people. But God is indeed waiting for you; he asks of you only the courage to go to him. How many times in my pastoral ministry have I heard it said: “Father, I have many sins”; and I have always pleaded: “Don’t be afraid, go to him, he is waiting for you, he will take care of everything”. We hear many offers from the world around us; but let us take up God’s offer instead: his is a caress of love. For God, we are not numbers, we are important, indeed we are the most important thing to him; even if we are sinners, we are what is closest to his heart.
Adam, after his sin, experiences shame, he feels naked, he senses the weight of what he has done; and yet God does not abandon him: if that moment of sin marks the beginning of his exile from God, there is already a promise of return, a possibility of return. God immediately asks: “Adam, where are you?” He seeks him out. Jesus took on our nakedness, he took upon himself the shame of Adam, the nakedness of his sin, in order to wash away our sin: by his wounds we have been healed. Remember what Saint Paul says: “What shall I boast of, if not my weakness, my poverty? Precisely in feeling my sinfulness, in looking at my sins, I can see and encounter God’s mercy, his love, and go to him to receive forgiveness.
In my own life, I have so often seen God’s merciful countenance, his patience; I have also seen so many people find the courage to enter the wounds of Jesus by saying to him: Lord, I am here, accept my poverty, hide my sin in your wounds, wash it away with your blood. And I have always seen that God did just this – he accepted them, consoled them, cleansed them, loved them.
Dear brothers and sisters, let us be enveloped by the mercy of God; let us trust in his patience, which always gives us more time. Let us find the courage to return to his house, to dwell in his loving wounds, allowing ourselves be loved by him and to encounter his mercy in the sacraments. We will feel his tenderness, we will feel his embrace, and we too will become more capable of mercy, patience, forgiveness and love.
SPAGNOLO
Queridos hermanos y hermanas:
Con gran alegría celebro por primera vez la Eucaristía en esta Basílica Lateranense, catedral del Obispo de Roma. Saludo con sumo afecto al Cardenal Vicario, a los Obispos auxiliares, al Presbiterio diocesano, a los Diáconos, a las Religiosas y Religiosos y a todos los fieles laicos. Caminemos juntos a la luz del Señor Resucitado.
Celebramos hoy el segundo domingo de Pascua, también llamado «de la Divina Misericordia ». Qué hermosa es esta realidad de fe para nuestra vida: la misericordia de Dios. Un amor tan grande, tan profundo el que Dios nos tiene, un amor que no decae, que siempre aferra nuestra mano y nos sostiene, nos levanta, nos guía.
En el Evangelio de hoy, el apóstol Tomás experimenta precisamente esta misericordia de Dios, que tiene un rostro concreto, el de Jesús, el de Jesús resucitado. Tomás no se fía de lo que dicen los otros Apóstoles: «Hemos visto el Señor»; no le basta la promesa de Jesús, que había anunciado: al tercer día resucitaré. Quiere ver, quiere meter su mano en la señal de los clavos y del costado. ¿Cuál es la reacción de Jesús? La paciencia: Jesús no abandona al terco Tomás en su incredulidad; le da una semana de tiempo, no le cierra la puerta, espera. Y Tomás reconoce su propia pobreza, la poca fe: «Señor mío y Dios mío»: con esta invocación simple, pero llena de fe, responde a la paciencia de Jesús. Se deja envolver por la misericordia divina, la ve ante sí, en las heridas de las manos y de los pies, en el costado abierto, y recobra la confianza: es un hombre nuevo, ya no es incrédulo sino creyente.
Y recordemos también a Pedro: que tres veces reniega de Jesús precisamente cuando debía estar más cerca de él; y cuando toca el fondo encuentra la mirada de Jesús que, con paciencia, sin palabras, le dice: «Pedro, no tengas miedo de tu debilidad, confía en mí»; y Pedro comprende, siente la mirada de amor de Jesús y llora. Qué hermosa es esta mirada de Jesús – cuánta ternura –. Hermanos y hermanas, no perdamos nunca la confianza en la paciente misericordia de Dios. Pensemos en los dos discípulos de Emaús: el rostro triste, un caminar errante, sin esperanza. Pero Jesús no les abandona: recorre a su lado el camino, y no sólo. Con paciencia explica las Escrituras que se referían a Él y se detiene a compartir con ellos la comida. Éste es el estilo de Dios: no es impaciente como nosotros, que frecuentemente queremos todo y enseguida, también con las personas. Dios es paciente con nosotros porque nos ama, y quien ama comprende, espera, da confianza, no abandona, no corta los puentes, sabe perdonar. Recordémoslo en nuestra vida de cristianos: Dios nos espera siempre, aun cuando nos hayamos alejado. Él no está nunca lejos, y si volvemos a Él, está preparado para abrazarnos.
A mí me produce siempre una gran impresión releer la parábola del Padre misericordioso, me impresiona porque me infunde siempre una gran esperanza. Pensad en aquel hijo menor que estaba en la casa del Padre, era amado; y aun así quiere su parte de la herencia; y se va, lo gasta todo, llega al nivel más bajo, muy lejos del Padre; y cuando ha tocado fondo, siente la nostalgia del calor de la casa paterna y vuelve. ¿Y el Padre? ¿Había olvidado al Hijo? No, nunca. Está allí, lo ve desde lejos, lo estaba esperando cada día, cada momento: ha estado siempre en su corazón como hijo, incluso cuando lo había abandonado, incluso cuando había dilapidado todo el patrimonio, es decir su libertad; el Padre con paciencia y amor, con esperanza y misericordia no había dejado ni un momento de pensar en él, y en cuanto lo ve, todavía lejano, corre a su encuentro y lo abraza con ternura, la ternura de Dios, sin una palabra de reproche: Ha vuelto. Dios siempre nos espera, no se cansa. Jesús nos muestra esta paciencia misericordiosa de Dios para que recobremos la confianza, la esperanza, siempre. Romano Guardini decía que Dios responde a nuestra debilidad con su paciencia y éste es el motivo de nuestra confianza, de nuestra esperanza (cf. Glabenserkenntnis, Wurzburg 1949, 28).
Quisiera subrayar otro elemento: la paciencia de Dios debe encontrar en nosotros la valentía de volver a Él, sea cual sea el error, sea cual sea el pecado que haya en nuestra vida. Jesús invita a Tomás a meter su mano en las llagas de sus manos y de sus pies y en la herida de su costado. También nosotros podemos entrar en las llagas de Jesús, podemos tocarlo realmente; y esto ocurre cada vez que recibimos los sacramentos. San Bernardo, en una bella homilía, dice: «A través de estas hendiduras, puedo libar miel silvestre y aceite de rocas de pedernal (cf. Dt 32,13), es decir, puedo gustar y ver qué bueno es el Señor» (Sermón 61, 4. Sobre el libro del Cantar de los cantares). Es precisamente en las heridas de Jesús que nosotros estamos seguros, ahí se manifiesta el amor inmenso de su corazón. Tomás lo había entendido. San Bernardo se pregunta: ¿En qué puedo poner mi confianza? ¿En mis méritos? Pero «mi único mérito es la misericordia de Dios. No seré pobre en méritos, mientras él no lo sea en misericordia. Y, porque la misericordia del Señor es mucha, muchos son también mis méritos» (ibid, 5). Esto es importante: la valentía de confiarme a la misericordia de Jesús, de confiar en su paciencia, de refugiarme siempre en las heridas de su amor. San Bernardo llega a afirmar: «Y, aunque tengo conciencia de mis muchos pecados, si creció el pecado, más desbordante fue la gracia (Rm 5,20)» (ibid.).Tal vez alguno pudiese pensar: mi pecado es tan grande, mi lejanía de Dios es como la del hijo menor de la parábola, mi incredulidad es como la de Tomás; no tengo las agallas para volver, para pensar que Dios pueda acogerme y que me esté esperando precisamente a mí. Pero Dios te espera precisamente a ti, te pide sólo el valor de regresar a Él. Cuántas veces en mi ministerio pastoral me han repetido: «Padre, tengo muchos pecados»; y la invitación que he hecho siempre es: «No temas, ve con Él, te está esperando, Él hará todo». Cuántas propuestas mundanas sentimos a nuestro alrededor. Dejémonos sin embargo aferrar por la propuesta de Dios, la suya es una caricia de amor. Para Dios no somos números, somos importantes, es más somos lo más importante que tiene; aun siendo pecadores, somos lo que más le importa.
Adán después del pecado sintió vergüenza, se ve desnudo, siente el peso de lo que ha hecho; y sin embargo Dios no lo abandona: si en ese momento, con el pecado, inicia nuestro exilio de Dios, hay ya una promesa de vuelta, la posibilidad de volver a Él. Dios pregunta enseguida: «Adán, ¿dónde estás?», lo busca. Jesús quedó desnudo por nosotros, cargó con la vergüenza de Adán, con la desnudez de su pecado para lavar nuestro pecado: sus llagas nos han curado. Acordaos de lo de san Pablo: ¿De qué me puedo enorgullecer sino de mis debilidades, de mi pobreza? Precisamente sintiendo mi pecado, mirando mi pecado, yo puedo ver y encontrar la misericordia de Dios, su amor, e ir hacia Él para recibir su perdón.
En mi vida personal, he visto muchas veces el rostro misericordioso de Dios, su paciencia; he visto también en muchas personas la determinación de entrar en las llagas de Jesús, diciéndole: Señor estoy aquí, acepta mi pobreza, esconde en tus llagas mi pecado, lávalo con tu sangre. Y he visto siempre que Dios lo ha hecho, ha acogido, consolado, lavado, amado.
Queridos hermanos y hermanas, dejémonos envolver por la misericordia de Dios; confiemos en su paciencia que siempre nos concede tiempo; tengamos el valor de volver a su casa, de habitar en las heridas de su amor dejando que Él nos ame, de encontrar su misericordia en los sacramentos. Sentiremos su ternura, sentiremos su abrazo y seremos también nosotros más capaces de misericordia, de paciencia, de perdón y de amor.
PORTOGHESE
Amados irmãos e irmãs!
Com alegria, celebro pela primeira vez a Eucaristia nesta Basílica Lateranense, a Catedral do Bispo de Roma. Saúdo a todos vós com grande afecto: o Cardeal Vigário, os Bispos Auxiliares, o Presbitério diocesano, os Diáconos, as Religiosas e os Religiosos e todos os fiéis leigos. Caminhamos juntos na luz do Senhor Ressuscitado.
Hoje celebramos o Segundo Domingo de Páscoa, designado também «Domingo da Divina Misericórdia». A misericórdia de Deus: como é bela esta realidade da fé para a nossa vida! Como é grande e profundo o amor de Deus por nós! É um amor que não falha, que sempre agarra a nossa mão, nos sustenta, levanta e guia.
No Evangelho de hoje, o apóstolo Tomé experimenta precisamente a misericórdia de Deus, que tem um rosto concreto: o de Jesus, de Jesus Ressuscitado. Tomé não se fia nos demais Apóstolos, quando lhe dizem: «Vimos o Senhor»; para ele, não é suficiente a promessa de Jesus que preanunciara: ao terceiro dia ressuscitarei. Tomé quer ver, quer meter a sua mão no sinal dos cravos e no peito. E qual é a reacção de Jesus? A paciência: Jesus não abandona Tomé relutante na sua incredulidade; dá-lhe uma semana de tempo, não fecha a porta, espera. E Tomé acaba por reconhecer a sua própria pobreza, a sua pouca fé. «Meu Senhor e meu Deus»: com esta invocação simples mas cheia de fé, responde à paciência de Jesus. Deixa-se envolver pela misericórdia divina, vê-a à sua frente, nas feridas das mãos e dos pés, no peito aberto, e readquire a confiança: é um homem novo, já não incrédulo mas crente.
Recordemos também o caso de Pedro: por três vezes renega Jesus, precisamente quando Lhe devia estar mais unido; e, quando toca o fundo, encontra o olhar de Jesus que, com paciência e sem palavras, lhe diz: «Pedro, não tenhas medo da tua fraqueza, confia em Mim». E Pedro compreende, sente o olhar amoroso de Jesus e chora... Como é belo este olhar de Jesus! Quanta ternura! Irmãos e irmãs, não percamos jamais a confiança na paciente misericórdia de Deus! Pensemos nos dois discípulos de Emaús: o rosto triste, passos vazios, sem esperança. Mas Jesus não os abandona: percorre juntamente com eles a estrada. E não só; com paciência, explica as Escrituras que a Si se referiam e pára em casa deles partilhando a refeição. Este é o estilo de Deus: não é impaciente como nós, que muitas vezes queremos tudo e imediatamente, mesmo quando se trata de pessoas. Deus é paciente connosco, porque nos ama; e quem ama compreende, espera, dá confiança, não abandona, não corta as pontes, sabe perdoar. Recordemo-lo na nossa vida de cristãos: Deus sempre espera por nós, mesmo quando nos afastamos! Ele nunca está longe e, se voltarmos para Ele, está pronto a abraçar-nos.
Sempre me causa grande impressão a leitura da parábola do Pai misericordioso; impressiona-me pela grande esperança que sempre me dá. Pensai naquele filho mais novo, que estava na casa do Pai, era amado; e todavia pretende a sua parte de herança; abandona a casa, gasta tudo, chega ao nível mais baixo, mais distante do Pai; e, quando tocou o fundo, sente saudades do calor da casa paterna e regressa. E o Pai? Teria ele esquecido o filho? Não, nunca! Está lá, avista-o ao longe, tinha esperado por ele todos os dias, todos os momentos: sempre esteve no seu coração como filho, apesar de o ter deixado e malbaratado todo o património, isto é, a sua liberdade; com paciência e amor, com esperança e misericórdia, o Pai não tinha cessado um instante sequer de pensar nele, e logo que o vê, ainda longe, corre ao seu encontro e abraça-o com ternura – a ternura de Deus –, sem uma palavra de censura: voltou! Deus sempre espera por nós, não se cansa. Jesus mostra-nos esta paciência misericordiosa de Deus, para sempre reencontrarmos confiança, esperança! Romano Guardini dizia que Deus responde à nossa fraqueza com a sua paciência e isto é o motivo da nossa confiança, da nossa esperança (cf. Glabenserkenntnis, Wurzburg 1949, p. 28).
Gostava de sublinhar outro elemento: a paciência de Deus deve encontrar em nós a coragem de regressar a Ele, qualquer que seja o erro, qualquer que seja o pecado na nossa vida. Jesus convida Tomé a meter a mão nas suas chagas das mãos e dos pés e na ferida do peito. Também nós podemos entrar nas chagas de Jesus, podemos tocá-Lo realmente; isto acontece todas as vezes que recebemos, com fé, os Sacramentos. São Bernardo diz numa bela Homilia: «Por estas feridas [de Jesus], posso saborear o mel dos rochedos e o azeite da rocha duríssima (cf. Dt 32, 13), isto é, posso saborear e ver como o Senhor é bom» (Sobre o Cântico dos Cânticos 61, 4). É precisamente nas chagas de Jesus que vivemos seguros, nelas se manifesta o amor imenso do seu coração. Tomé compreendera-o. São Bernardo interroga-se: Com que poderei contar? Com os meus méritos? Mas «o meu mérito está na misericórdia do Senhor. Nunca serei pobre de méritos, enquanto Ele for rico de misericórdia: se são abundantes as misericórdias do Senhor, também são muitos os meus méritos» (ibid., 5). Importante é a coragem de me entregar à misericórdia de Jesus, confiar na sua paciência, refugiar-me sempre nas feridas do seu amor. São Bernardo chega a afirmar: «E se tenho consciência de muitos pecados? “Onde abundou o pecado, superabundou a graça” (Rm 5, 20)» (ibid., 5). Talvez alguém possa pensar: o meu pecado é tão grande, o meu afastamento de Deus é como o do filho mais novo da parábola, a minha incredulidade é como a de Tomé; não tenho coragem para voltar, para pensar que Deus me possa acolher e esteja à espera precisamente de mim. Mas é precisamente por ti que Deus espera! Só te pede a coragem de ires ter com Ele. Quantas vezes, no meu ministério pastoral, ouvi repetir: «Padre, tenho muitos pecados»; e o convite que sempre fazia era este: «Não temas, vai ter com Ele, que está a tua espera; Ele resolverá tudo». Ouvimos tantas propostas do mundo ao nosso redor; mas deixemo-nos conquistar pela proposta de Deus: a proposta d’Ele é uma carícia de amor. Para Deus, não somos números; somos importantes, antes, somos o que Ele tem de mais importante; apesar de pecadores, somos aquilo que Lhe está mais a peito.
Depois do pecado, Adão sente vergonha, sente-se nu, sente remorso por aquilo que fez; e todavia Deus não o abandona: se naquele momento começa o exílio longe de Deus, com o pecado, também já existe a promessa do regresso, a possibilidade de regressar a Ele. Imediatamente Deus pergunta: «Adão, onde estás?» Deus procura-o. Jesus ficou nu por nós, tomou sobre Si a vergonha de Adão, da nudez do seu pecado, para lavar o nosso pecado: pelas suas chagas, fomos curados. Recordai-vos do que diz São Paulo: De que poderei eu gloriar-me senão da minha fraqueza, da minha pobreza? É precisamente sentindo o meu pecado, olhando o meu pecado que posso ver e encontrar a misericórdia de Deus, o seu amor, e ir até Ele para receber o seu perdão. Na minha vida pessoal, vi muitas vezes o rosto misericordioso de Deus, a sua paciência; vi também em muitas pessoas a coragem de entrar nas chagas de Jesus, dizendo-Lhe: Senhor, aqui estou, aceita a minha pobreza, esconde nas tuas chagas o meu pecado, lava-o com o teu sangue. E sempre vi que Deus o fez: Deus acolheu, consolou, lavou e amou.
Amados irmãos e irmãs, deixemo-nos envolver pela misericórdia de Deus; confiemos na sua paciência, que sempre nos dá tempo; tenhamos a coragem de voltar para sua casa, habitar nas feridas do seu amor deixando-nos amar por Ele, encontrar a sua misericórdia nos Sacramentos. Sentiremos a sua ternura, sentiremos o seu abraço, e ficaremos nós também mais capazes de misericórdia, paciência, perdão e amor.

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Vicariato di Roma: scheda informativa sulla realtà della diocesi del Papa

ORGANIZZAZIONE PASTORALE E AMMINISTRATIVA“La Diocesi di Roma gode della prerogativa di essere guidata dal Papa, che è suo Vescovo. Per tale motivo accoglie e segue con spirito di profonda comunione e obbedienza gli indirizzi del Pontefice in attenzione alla tutela e conferma della propria fede. Così, il Cardinale Vicario e i Vescovi Ausiliari, in piena comunione con il loro Vescovo, e secondo i suoi insegnamenti, agiscono concretamente per i medesimi obiettivi.La Diocesi di Roma è relativamente giovane come soggetto ecclesiale pastoralmente percepito quale responsabile della vita ecclesiale della città. Fu infatti il Beato GIOVANNI XXIII che volle dare una nuova sede al Vicariato e imprimere un nuovo impulso alla vita del clero e delle parrocchie” (cfr. Relazione sullo stato della Diocesi di Roma per la visita ad limina periodo 2006-2011). 
IL CARDINALE VICARIO
La Costituzione Apostolica Ecclesia in Urbe, all’art. 9, stabilisce che il Cardinale Vicario esercita, a nome e per mandato del Santo Padre, il ministero episcopale di santificazione di magistero, santificazione e governo pastorale per la diocesi di Roma con potestà ordinaria vicaria nei termini stabiliti dal medesimo Pontefice. Il cardinale vicario ha l’alta ed effettiva direzione del Vicariato di Roma ed è giudice ordinario della diocesi di Roma, nonché legale rappresentante della medesima.
Dal 27 giugno 2008, funge da Vicario Generale del Papa per la diocesi di Roma il cardinale AGOSTINO VALLINI, del Titolo di San Pier Damiani ai Monti di San Paolo.  Il cardinale VALLINI, nato a Poli (Roma) il 17 aprile 1940, dal 2008 è anche Presidente della Conferenza episcopale laziale (Cel) e, in quanto cardinale vicario, è anche Arciprete della basilica papale Santissimo Salvatore e Santi Giovanni Battista ed Evangelista al Laterano (Cattedrale di Roma), Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense, Presidente dell’Opera Romana per la Preservazione della Fede e la Provvista di Nuove Chiese e Presidente dell’Opera Romana Pellegrinaggi.
Il Cardinale Agostino Vallini, inoltre, è membro della Congregazione per le Cause dei Santi e della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.  consultore del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e membro del Consiglio di Presidenza dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.
IL VICEGERENTE
Nella Diocesi di Roma, a norma della Costituzione Apostolica Ecclesia in Urbe, anche il Vicegerente, insignito della dignità di Arcivescovo, esercita la giurisdizione ordinaria vicaria in stretta comunione e in costante raccordo con il Cardinale Vicario, entro i limiti stabiliti. Il Vicegerente esercita anche i poteri propri del Cardinale Vicario quanto quest’ultimo sia impedito o assente o l’Ufficio sia vacante (cfr. Ecclesia in Urbe, art. 15 §§ 1-2).
Attualmente, dal 31 gennaio 2012, l’ufficio di Vicegerente è ricoperto dall’arcivescovo FILIPPO IANNONE, dell’Ordine dei Carmelitani, vescovo emerito della diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo e ausiliare del Settore Ovest. L’arcivescovo IANNONE è nato a Napoli il 13 dicembre 1957 e attualmente è membro del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, consultore della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, membro del Consiglio per gli Affari Giuridici e Presidente del Comitato per l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana.
I VESCOVI IN FUNZIONE O PRESENTI NELLA CIRCOSCRIZIONE ECCLESIASTICA
Monsignor PAOLINO SCHIAVON, vescovo titolare di Trevi, del clero della Diocesi di Padova, nato a Terranegra (PD) il 1 settembre 1939, ordinato il 5 luglio 1964, eletto il 18 luglio 2002, consacrato il 21 settembre 2002. Ausiliare di Roma per il Settore Sud. Vescovo incaricato per il Diaconato Permanente nella Diocesi di Roma.
Monsignor GUERINO DI TORA, Vescovo titolare di Zuridel, del Clero Romano, nato a Roma il 2 agosto 1946, ordinato il 14 marzo 1971, eletto il 1° giugno 2009, consacrato l'11 luglio 2009. Ausiliare per il Settore Nord.
Monsignor GIUSEPPE MARCIANTE, vescovo titolare di Tagora, nato a Catania il 16 luglio 1951, ordinato il 5 ottobre 1980, eletto il 1° giugno 2009, consacrato l'11 luglio 2009. Ausiliare per il Settore Est.
Monsignor MATTEO MARIA ZUPPI, Vescovo titolare di Villanova, del Clero Romano, nato a Roma l’11 ottobre 1955, ordinato il 9 maggio 1981, eletto il 31 gennaio 2012, consacrato il 14 aprile 2012. Ausiliare per il Settore Centro. Vescovo incaricato del Centro per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese.
Monsignor LORENZO LEUZZI, Vescovo titolare di Cittanova, del Clero Romano, nato a Trani (BA), il 25 settembre 1955, ordinato il 2 giugno 1984, eletto il 31 gennaio 2012, consacrato il 14 aprile 2012. Delegato per l'Assistenza Religiosa negli Ospedali di Roma e incaricato per la Pastorale Universitaria nella Diocesi di Roma.
Monsignor ENZO DIECI, Vescovo titolare di Maura, del Clero Romano, nato a Sassuolo (MO), Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, il 28 gennaio 1934, ordinato il 17 marzo 1962, eletto il 6 aprile 1992, consacrato il 26 aprile 1992, ritirato il 1° giugno 2009. Vescovo Ausiliare Emerito. Attualmente in missione in Perù.
IL PRELATO SEGRETARIO GENERALE
Nella Diocesi di Roma, che ha una sua configurazione particolare, non esiste la figura del Vicario episcopale. Invece, secondo quanto stabilisce l’art. 8 della Costituzione Apostolica Ecclesia in Urbe, nel Vicariato esiste la figura del moderatore di curia chiamato Prelato Segretario Generale. È nominato dal Santo Padre su proposta del Cardinale Vicario e ha il compito di moderatore degli Uffici del Vicariato. Tra le sue competenze spiccano principalmente quelle di coadiuvare il Cardinale Vicario e il Vicegerente nell’esercizio delle loro funzioni, e di coordinare le attività che riguardano gli affari amministrativi e relativi al personale del Vicariato. Egli è membro del Consiglio episcopale, a norma dell’art. 19 della suddetta Costituzione. Dal febbraio 2010 riveste l’incarico di Segretario Generale del Vicariato di Roma monsignor PAOLO MANCINI. Sacerdote del Clero Romano, nato a Roma il 7 maggio 1962 e ordinato sacerdote il 28 aprile 1990. Ricopre inoltre gli uffici di Incaricato ad interim del Centro per la Pastorale Familiare e di membro del Consiglio di Amministrazione dell’Opera Romana per la preservazione della Fede e per la provvista di nuove chiese, oltre diversi altri incarichi nell’ambito della Diocesi di Roma.
IL VICARIATO DI ROMA, LA CURIA DIOCESANA
Il Vicariato di Roma, che ha sede nel Palazzo Apostolico Lateranense, è l’insieme degli uffici pastorali e amministrativi nonché degli organi consultivi della Curia diocesana. A comporlo, 48 tra uffici, servizi e centri pastorali, archivi, commissioni, consulte e opere. A essi si aggiungono la Caritas diocesana (cfr. capitolo dedicato), il Centro oratori romani, l’Unione superiore maggiori d’Italia (Usmi) e la Conferenza italiana superiori maggiori (Cism). Una menzione particolare meritano i tre Tribunali: il Tribunale ordinario diocesano, il Tribunale di Prima Istanza per le cause di nullità della Regione Lazio, il Tribunale di Appello.
LA CATTEDRALE DELLA DIOCESI
La Cattedrale di Roma è la Basilica Papale del Santissimo Salvatore e Santi Giovanni Battista ed Evangelista al Laterano (Arcibasilica Lateranense). Il Capitolo ivi esistente è così composto: Cardinale Arciprete (Cardinale Vicario pro-tempore); Vicario del Cardinale Arciprete (che solitamente non ha la nomina di canonico), attualmente nella persona del vescovo Luca Brandolini, Vescovo emerito di Sora-Aquino-Pontecorvo; 21 Canonici, 17 Canonici coadiutori e 7 Canonici onorari. Il Presidente della Repubblica Francese è Proto-Canonico onorario. Le funzioni del Capitolo Lateranense sono prevalentemente liturgiche oltre che amministrative: manutenzione e decoro della Basilica Papale Lateranense, del Palazzo della Canonica e di alcuni beni e donazioni.
La vita del Capitolo Lateranense è regolata dallo Statuto approvato e promulgato dal Santo Padre. La presenza di lavoratori laici e di religiose è appositamente regolata dal Regolamento apposito e dalle opportune convenzioni con gli Istituti religiosi rappresentanti. Mentre il servizio delle confessioni è affidato dalla Penitenzieria Apostolica all’Ordine dei Frati Minori Francescani.
IL SINODO E I CONVEGNI ECCLESIALI DELLA DIOCESI DI ROMA
L’ultimo Sinodo Diocesano risale al periodo 1992-1993. Annunciato dal Beato Giovanni Paolo II nel maggio 1986, dopo alcuni anni d’intensa preparazione, fu aperto il 3 ottobre 1992 e concluso il 29 maggio 1993. Il Libro del Sinodo fu poi approvato e promulgato dallo stesso Beato Giovanni Paolo II il 24 giugno 1993, con il tema “La comunione e la missione della Chiesa di Dio che è in Roma alle soglie del Terzo Millennio”.
Ogni anno, nella Cattedrale di Roma, viene celebrato un Convegno ecclesiale diocesano, generalmente nel mese di giugno, con grande e attiva partecipazione dei fedeli. A dare inizio ai lavori è ogni anno il Papa, vescovo della diocesi di Roma
DIVISIONE DISTRETTUALE DELLA DIOCESI
Nella Diocesi di Roma, oltre naturalmente ai Dicasteri della Santa Sede e alla Nunziatura Apostolica in Italia, sono presenti: l’Ordinariato castrense per l’Italia, la Prelatura dell’Opus Dei, la Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana, la Presidenza dell’Associazione Cattolica Italiana.
Inoltre sono presenti gran parte delle Case Generalizie degli Ordini religiosi sia maschili che femminili e tante altre comunità, associazioni sacerdotali e diverse forme associative di fedeli e confraternite (83).
La Diocesi di Roma, secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2011, si estende su un territorio di circa 850 chilometri quadrati. La popolazione residente nella Diocesi è di circa 2.850.000 persone, secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2011. Resta inteso che tali dati sicuramente non corrispondono precisamente ai dati ufficiali di Roma Capitale; tutto ciò perché bisogna tener conto che il territorio diocesano comprende anche alcune parrocchie che ricadono sotto altri comuni, come ad esempio Guidonia. Inoltre, una parte del territorio del Comune di Roma ricade su almeno tre diocesi suburbicarie: Porto-Santa Rufina, Sabina-Poggio Mirteto e Albano.
La Diocesi di Roma è suddivisa in 5 Settori territoriali (Nord, Sud, Ovest, Est, Centro), ciascuno affidato alla cura pastorale di un Vescovo ausiliare. Le parrocchie sono 334, suddivise in 36 prefetture: la prefettura è il raggruppamento locale di parrocchie vicine. Delle 334 parrocchie, 127 sono affidate al clero religioso. Il territorio diocesano, inoltre, conta 4 basiliche papali (San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura, Santa Maria Maggiore), 61 basiliche minori, 162 chiese rettorie, 115 chiese annesse, 31 chiese nazionali, 21 chiese regionali e 12 chiese cattoliche di rito orientale. I seminari che sorgono nella Diocesi di Roma sono 5 (Pontificio Seminario Romano Maggiore, Collegio diocesano Redemptoris Mater, Almo Collegio Capranica, Seminario della Madonna del Divino Amore, Pontificio Seminario Romano Minore). Sono 23 gli atenei romani, 18 di essi pontifici. 43 sono le comunità straniere. Il territorio diocesano conta inoltre 41 ospedali, 108 case di cura, 128 case di riposo. La cura spirituale di questi luoghi è affidata a 143 cappellani. Mentre sono 8 i cappellani delle tre carceri di Roma (2 nella Casa Circondariale di Regina Coeli, 5  in quella di Rebibbia, 1 nella Casa penale per minorenni di Casal del Marmo).
IL CLERO DIOCESANO E LA VITA CONSACRATA A ROMA
I sacerdoti diocesani che svolgono il ministero pastorale a Roma sono 746. A questi si aggiungono 119 diaconi permanenti.  I presbiteri della diocesi attualmente impegnati in terre di missione sono 145. I sacerdoti di altre diocesi che svolgono il ministero presbiterale a Roma sono invece 689.
Dal punto di vista della vita consacrata c’è da dire che la situazione di Roma è unica fra le Chiese particolari di tutto il mondo. La presenza di Istituti di vita consacrata, di Società di vita apostolica e di altre forme di vita consacrata nell’Urbe è infatti imponente. Basti pensare che il numero delle persone consacrate nella Diocesi si avvicina a alle 30.000 unità, esclusi i consacrati e le consacrate negli Istituti secolari, in quanto questi non rendono noti numeri e nominativi. Ma sono moltissime, anche le Case generalizie, le Case provinciali e le Procure generali.
Di seguito alcuni numeri che ne danno la misura generale: 230 Case Generalizie femminili; 125 Case di Procura femminili; 52 Case Provincializie femminili; 145 Case di formazione femminili; 91 Case Generalizie maschili; 46 Case di Procura maschili; 20 Case Provincializie maschili; 49 Case di formazione maschili. 
Sono inoltre presenti: 28 Monasteri di Clausura più il Monastero in Vaticano con 500 monache circa; 1160 Comunità Religiose Femminili con circa 22.775 suore; 395 Comunità Religiose Maschili con circa 4.500 religiosi; 41 Istituti Secolari: 2 Maschili e 39 Femminili (circa 600 membri); 20 Società di Vita Apostolica Maschili e 3 Femminili (37 Comunità); 5 Istituti Clericali Maschili Diocesani (dipendono dal Vescovo di Roma); 13 Istituti Religiosi Maschili di Diritto Diocesano provenienti da altre Diocesi; 6 Istituti Religiosi Femminili Diocesani (dipendono dal Vescovo di Roma); 62 Istituti Religiosi Femminili di Diritto Diocesano provenienti da altre Diocesi; 77 Gruppi, Movimenti e Associazioni ecclesiali che professano la Consacrazione; 6 classificati come “Altro Istituto di Vita Consacrata”; Ordo Virginum: 44 Vergini consacrate e altre 6 sono in attesa; Ordo Viduarum: di prossima istituzione - 8 membri; Eremiti: è presente in Roma una eremita in città.
Le Opere apostoliche degli Istituti religiosi: 42 Comunità femminili residenti nelle Parrocchie; 219 Comunità religiose che gestiscono Scuole Cattoliche; 191 Comunità religiose in Ospedali, Cliniche, Case di Cura e Case di Riposo (di proprietà e non); in altri ambiti (opere pubbliche, carceri, ecc.) possono essere presenti religiosi o religiose a vario titolo (volontariato, per convenzione, altro). A questi vanno aggiunte le Università Pontificie, i numerosi istituti di cultura e formazione intercongregazionale, le case di accoglienza (per pellegrini/turisti, per il clero, per religiose/i, case famiglia, universitari).
LA CARITÀ: PROMOZIONE UMANA E CRISTIANA
L’opera di promozione della carità nella Diocesi di Roma è affidata alla Caritas diocesana. L’opera pastorale che la Caritas diocesana di Roma svolge nell’ambito degli aspetti della carità e della promozione umana si esplica in animazione, coordinamento, assistenza diretta e formazione. L’organizzazione della Caritas diocesana si struttura in Settori (Volontariato, Territorio, Educazione alla Pace ed alla Mondialità, Intercultura) che coordinano la formazione e il coordinamento dell’animazione pastorale e della promozione culturale, e in Aree di intervento (Immigrazione, Sanità, Ascolto e accoglienza, Carcere, Minori, Aids, Rom e Sinti) che operano per la promozione attraverso alcuni servizi segno e svolgono un ruolo di coordinamento e aggregazione tra i vari organismi con cui collaborano.
SETTORE VOLONTARIATO
Organizza annualmente dei corsi di formazione al volontariato che coinvolgono oltre 700 nuove persone ogni anno: corsi base di conoscenza del volontariato e corsi specifici per svolgere volontariato con gli anziani (in collaborazione con USMI), giovani e corsi per i familiari e per coloro che operano con i malati di Alzheimer. Il Settore promuove anche la formazione permanente tra i volontari dei servizi Caritas.
SETTORE TERRITORIO
Coordina e promuove la formazione delle Caritas parrocchiali e dei Centri di Ascolto organizzando corsi di formazione per operatori parrocchiali e per responsabili di prefettura. Il settore ha lavorato in questi anni per collegare attraverso una rete informatica 8Sistema Informativo Sociale) i vari centri di ascolto parrocchiali per consentire una migliore conoscenza della povertà e promuovere migliori strumenti di intervento.  I Centri di Ascolto parrocchiali sono attualmente 215 di cui circa 60 collegati in rete.
SETTORE EDUCAZIONE ALLA PACE ED ALLA MONDIALITÀ
Il Settore Educazione alla Pace ed alla Mondialità promuove, coordina e sostiene le attività della comunità ecclesiale in vista dello sviluppo di una cultura di pace e di giustizia. A tal fine lavora sui temi della pace, della nonviolenza, della promozione e del rispetto dei diritti umani, dell’equa distribuzione delle risorse e della giustizia sociale, del rispetto dell’ambiente, del consumo critico e della finanza etica, dello sviluppo sostenibile. Il Settore organizza percorsi di formazione per i giovani, promuove il servizio civile e coordina i progetti di solidarietà internazionale della Caritas con le Chiese dei paesi poveri.
SETTORE INTERCULTURA
Promuove la conoscenza e lo scambio tra culture soprattutto nell’ambito scolastico e parrocchiale. Oltre all’organizzazione di corsi e incontri specifici, il settore promuove il Forum per l’Intercultura, un luogo di incontro e di scambio con e per le comunità straniere di Roma. Nell’ambito del settore si organizzano anche incontri con le altre comunità religiose e visite alla Moschea ed alla Sinagoga.
AMBITI DI INTERVENTO
Ognuna delle sette Aree gestisce dei servizi “segno” che consentono ogni giorno di erogare 1.600 pasti e dare alloggio ad oltre 600 persone senza dimora (famiglie, minori, malati di Aids, ex detenuti rifugiati politici ed homeless) attraverso 36 centri: sociali, case famiglia, ostelli, comunità di accoglienza, poliambulatori medici, centri di ascolto.
Nelle aree sono impegnati oltre mille volontari: professionisti (medici, infermieri, avvocati), gruppi parrocchiali, giovani, pensionati di ogni estrazione sociale.
Nell’ambito dei servizi diocesani lavorano più di 200 operatori sociali organizzati in una cooperativa sociale.
Le aree, oltre a assistere direttamente, promuovono politiche sociali, coordinano gruppi di lavoro (in particolare la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, la Federazione delle Comunità alloggio per Minori del Lazio, il Coordinamento Nazionale Asilo delle Caritas diocesane e la Consulta della Regione Lazio per le Malattie Mentali sono presiedute da operatori della Caritas diocesana di Roma) ed organizzano campagne di sensibilizzazione e promozione.
LE PRINCIPALI ATTIVITÀ SVOLTE DALLA CARITAS DI ROMA NEL CORSO DELL’ANNO 2011
ASCOLTO
Nel corso del 2011 sono state incontrate nei Centri di Ascolto circa 38.000 persone. Di queste, 15.000 nei 200 Centri d’ascolto parrocchiali, 7.000 nel Centro di Ascolto per italiani alla Stazione Termini, 9.800 nel Centro di Ascolto Stranieri di Via delle Zoccolette e 5.600 ad Ostia, dove numerosi sono stati i cittadini rom.
Tra le persone che si sono rivolte ai Centri di Ascolto si può dire che si tratta di donne in sette casi su dieci, che la richiesta di aiuto riguarda l’intero nucleo familiare (quindi anche i figli) in tre casi su dieci, che si tratta di stranieri in sei casi su dieci.
Mediamente, ognuno di loro, è tornato al Centro di Ascolto almeno tre volte (quindi più colloqui) e due su cinque si sono rivolti alla Caritas per la prima volta durante il 2011.
Tra le richieste, quelle più frequenti sono state aiuti alimentari e consigli/sostegno per la ricerca del lavoro. Tra gli stranieri (dove il 30% era presente in Italia in modo irregolare) numerosi hanno chiesto aiuto per il disbrigo di pratiche burocratiche (ricongiungimento familiare, contratti di lavoro, residenza, richiesta di protezione).
ACCOGLIENZA
Nei Centri di accoglienza sono stati offerti 170mila pernottamenti per circa 2.500 persone, suddivise in questo modo: Ostello Don Luigi Di Liegro: circa 58.000 pernotti; Casa Santa Giacinta: circa 27.000 pernotti; Centro Prima Accoglienza Gabriele Castiglion – Ostia: circa 22.000; Nei Centri di accoglienza per stranieri sono stati accolti 90 uomini al Ferrhotel e 83 donne nella Casa “Monteverde”: sette su dieci sono titolari di protezione internazionale, uno su dieci aveva già ottenuto avuto il riconoscimento dello status di rifugiato.
I minori transitati nei tre Centri di Pronto Intervento Minori (CPiM) sono stati 272 (235 ragazzi e 37 ragazze) per un totale di 11.183 permanenze.
I malati di AIDS accolti nelle tre case famiglia di Villa Glori sono stati 27.
Nelle Case per Madri con bambini sono state accolte 58 mamme + 80 bambini: Casa dell’Immacolata (28 mamme + 35 bambini), Casa di Cristian (30 mamme + 45 bambini).
Tantissime poi sono le iniziative di accoglienza promosse direttamente dalle comunità parrocchiali su tutto il territorio cittadino.
MENSE
I pasti erogati dalle mense sono stati complessivamente 357.000. Mensa Don Luigi Di Liegro: circa 95mila pasti erogati; Mensa Giovanni Paolo II: circa 170mila pasti erogati; Mensa Ostia: circa 57mila pasti erogati; Mensa Primavalle e Mensa Casa Santa Giacinta: 27.500; Pasti a domicilio: 7.500. Anche qui, tante sono le Parrocchie all’interno delle quali sono attive mense sociali o dove operano volontari per la distribuzione di pasti caldi per senza dimora che si incontrano soprattutto la sera in prossimità delle principali stazioni ferroviarie della città.
SALUTE
Durante il 2011 sono stati oltre 1.800 i pazienti visitati per la prima volta presso il Poliambulatorio della Caritas alla stazione Termini e quasi 5mila i pazienti totali. Il 19% dei nuovi pazienti sono senza dimora. I pazienti provengono da oltre 80 nazioni diverse (i più rappresentati: romeni, cinesi, bengalesi, ucraine, bulgari, …). Sono state effettuate circa 4.500 visite di medicina generale, 3.200 visite specialistiche (in particolare ginecologia, dermatologia e cardiologia), 2.800 attività di medicheria ed oltre 1.000 prestazioni diagnostiche. Complessivamente si stimano le prestazioni sanitarie effettuate in circa 15.000 a cui vanno aggiunte le terapie farmacologiche direttamente erogate ai pazienti (sono stati distribuiti farmaci per circa 16.000 cicli di terapia completa) e la selezione e preparazione di donazioni di farmaci per altri enti o gruppi che hanno una specifica attività assistenziale nel Lazio o nell’ambito di progetti di aiuto in paesi poveri: nel 2010 in totale 546 pacchi per 40 organizzazioni (13 di queste attive per interventi all’estero a cui sono stati consegnati 319 pacchi per un totale di circa 4 quintali di medicine).
Da febbraio a settembre 2011 attraverso un progetto di offerta attiva di orientamento sanitario su strada, sono stati contattati, ascoltati ed orientati 203 cittadini senza dimora (14% donne).
Nell’ambito del progetto “Ferite Invisibili” per rifugiati o richiedenti asilo vittime di violenza intenzionale e di tortura, sono stati presi in carico 53 pazienti e sono state effettuate circa 500 sedute etnopsicoanalitiche.
EMPORIO DELLA SOLIDARIETÀ
Le famiglie che hanno usufruito dell’emporio e alle quali è stata rilasciata la tessera nel corso del 2011 sono state 1.057, il 18% della quali ha riguardato famiglie con almeno un minore di 2 anni (tessera neonato, con particolari caratteristiche per l’accesso ai prodotti per l’infanzia).
ASSISTENZA DOMICILIARE
Nel corso del 2011 sono state effettuate 252 segnalazioni, 120 riguardanti anziani e il resto famiglie in difficoltà. Di queste le prese in carico sono state 163 (seguiti regolarmente a domicilio), 81 riguardano gli anziani soli, 5 malati di SLA e il resto famiglie con difficoltà.
Un particolare servizio è quello dell’Assistenza domiciliare per malati di AIDS che ha visto nel 2011 l’erogazione di 3.450 prestazioni sanitarie (mediche e infermieristiche) per 45 pazienti.
ASILO NIDO “PICCOLO MONDO”
Il servizio, rivolto a famiglie con particolari difficoltà e fragilità, ha accolto 78 bambini (62 stranieri provenienti da 32 nazioni), dei quali 31 i nuovi inseriti nel corso dell’anno
VOLONTARIATO E PROMOZIONE
Circa 1.300 sono i volontari che almeno una volta a settimana prestano servizio nei 36 centri Caritas nella Diocesi. Almeno 5.000 i volontari che hanno fatto esperienza per uno o più giorni senza però garantire una presenza costante (scuole, gruppi parrocchiali, associazioni, scout, anche di altre diocesi ospiti della foresteria). 400 i volontari delle parrocchie romane che sono stati in Abruzzo (continuano le iniziative di animazione a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto). 20 i giovani che hanno fatto esperienza di solidarietà internazionale: nei Balcani, in Mozambico, in Argentina. 160 le classi delle scuole superiori incontrate per proporre esperienze di volontariato oltre 200 le classi di scuole elementari e medie dove abbiamo proposto incontri sull’Intercultura. Più di 250 i convegni/seminari/incontri organizzati o in cui hanno partecipato rappresentanti della Caritas di Roma sui temi della promozione, della solidarietà e del contrasto al disagio. 7 i libri pubblicati nel corso del 2011, più svariati sussidi a servizio dell’attività di formazione.
Fonte: Vicariato di Roma