domenica 7 aprile 2013

Un testimone della carità il primo Beato di Papa Francesco



(Evaristo Martínez de Alegría, Dehoniano, postulatore della causa)  È un testimone della carità verso i sofferenti il primo beato del pontificato di Papa Francesco: il sacerdote spagnolo Cristoforo di Santa Caterina, al secolo Cristoforo Fernández Valladolid (1638-1690), fondat0re della congregazione ospedaliera di Gesù Nazareno, domenica mattina 7 aprile viene elevato agli onori degli altari a Córdoba. Presiede il rito nella cattedrale, in rappresentanza del Santo Padre, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La prima beatificazione celebrata nella diocesi andalusa giunge al termine di un lungo processo iniziato nel 1773 e conclusosi nel dicembre scorso con il riconoscimento del miracolo.
Nacque a Mérida (Badajoz) il 25 luglio 1638, da Juan Fernández de Valladolid e Juana Orea, che ebbero sei figli. Era il secondogenito di quell’umile famiglia di “cristiani vecchi” — senza cioè radici ebree o musulmane — e venne battezzato nella parrocchia di Santa Eulalia.
All’età di dieci anni, il piccolo Cristoforo andò a bussare al convento dei francescani di Nostra Signora de la Antigua. I frati lo riportarono subito a casa, dove sua madre stava pregando disperata, dandolo per disperso. Trascorse l’infanzia nella dimora familiare, frequentando la scuola municipale ed entrando in contatto con alcune confraternite che alimentarono la sua spiritualità penitenziale. Pur mostrando interesse per gli studi, iniziò a lavorare a contatto con i malati nel nosocomio pubblico di Nostra Signora della Pietà, gestito dai fatebenefratelli, e si distinse per dedizione e spirito di servizio.
Nel 1661 ricevette la tonsura e gli ordini minori, ottenendo l’incarico di sacrestano nel convento dell’Immacolata Concezione. La liturgia, che capiva grazie alle sue conoscenze di latino, e l’esempio di san Francesco d’Assisi, poco a poco plasmarono la sua anima. Guidato dai padri domenicani, dopo aver sostenuto alcuni esami, fu ordinato sacerdote a Badajoz il 10 marzo 1663, da Jerónimo Rodríguez de Valderas.
Nel clima della guerra dei trent’anni che sconvolse tutta l’Europa, fu anche cappellano di un battaglione di fanteria. Ma dopo varie vicissitudini riuscì a ritornare a casa. Nel 1668 si trasferì nella Sierra di Córdoba, alla ricerca di una vita solitaria nel deserto di Bañuelo. Per due anni osservò la regola degli eremiti di San Paolo, poi entrò nel terz’ordine francescano di Córdoba e fondò una comunità eremitica di terziari, condividendo la vita comunitaria con i fratelli e aiutando i contadini che ne avevano bisogno. In quell’atmosfera di ritiro sentì la chiamata a dare un nuovo indirizzo alla propria vita sacerdotale e religiosa: lasciato il deserto, tornò nella città di Córdoba, per scoprire il volto di Cristo nei poveri, nelle donne umiliate e anziane, nei bambini.
Il suo ritorno nel 1673 fu una “discesa agli inferi” della miseria umana e spirituale, tra gli indigenti e gli emarginati, minori abbandonati, malati e invalidi. L’ospedale di Gesù Nazareno, la sua confraternita, il vescovo, la gente, trovarono in lui un amministratore efficiente e un uomo di Dio, che nelle strade cittadine con un sacco sulle spalle chiedeva l’elemosina per amore del Signore. Nel frattempo si prendeva cura dei malati più gravi e si dedicava alla fondazione della nuova congregazione dei fratelli e delle sorelle ospedalieri di Gesù Nazareno e dell’omonimo ospedale in Córdoba. Il vescovo lo incaricò di assumere l’amministrazione del nosocomio come sacerdote diocesano; ma successivamente il nuovo vescovo lo reintegrò nella fraternità ospedaliera, per la quale scrisse le Costituzioni. I frati si occupavano di raccogliere l’elemosina per l’ospedale e con l’aiuto delle confraternite, della nobiltà e del popolo, riuscivano a soddisfarne le diverse necessità. Padre Cristoforo aveva scritto all’ingresso: «La mia provvidenza e la tua fede terranno in piedi questa casa».
Cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi, mendicanti, conoscevano molto bene padre Cristoforo che, con il suo lavoro, la sua fede, il suo amore e la sua generosità, aveva accolto nell’ospedale tanti poveri che vivevano nelle strade in quel secolo di miseria, di peste e di fame. Stanco ed esausto, vittima di un’epidemia, morì il 24 luglio 1690. Ora riposa nell’ospedale da lui fondato. E se il ramo maschile si estinse verso la fine del diciannovesimo secolo, quello femminile delle suore è ancora oggi attivo in Europa e nelle Americhe.
L'Osservatore Romano, 7 aprile 2013.


Procesión “Nazarena”
Después de la celebración, pasadas las dos de la tarde, ha comenzado la procesión de “Jesús Nazareno” precedida por las reliquias del Padre Cristóbal hacia su sede. Mientras tanto, en el Patio de los Naranjos, en medio de una densa nube de incienso, cientos de fieles han aguardado esta salida procesional en la que no sólo han participado las autoridades civiles, sino que ha habido una numerosa participaron de las cofradías del Nazareno procedentes de diversos puntos de la diócesis.
Di seguito l'omelia (in spagnolo) del cardinal Amato.