giovedì 2 maggio 2013

A seno scoperto

Assalto di Femen all'arcivescovo Leonard


L'ultimo episodio è di qualche giorno fa: l’arcivescovo Andre-Joseph Leonard, capo della Chiesa cattolica belga, è stato attaccato da un gruppo di attiviste Femen mentre stava tenendo una lezione presso l’Università Ulb di Bruxelles. Agli slogan contro l’omofobia e alle accuse di ipocrisia rivolte alla Chiesa dalle ragazze a seno scoperto, il prelato ha risposto in maniera esemplare: si è messo a pregare, attendendo l’intervento della sicurezza. 

In ordine temporale, questo è solo l’ultimo episodio che ha visto all’opera le attiviste di Femen, un’organizzazione fondata da Anna Hutsol in Ucraina nel 2008 per cercare di sovvertire l’impostazione, a suo dire maschilista, della società ucraina. 

Inizialmente, per attirare l’attenzione, le Femen manifestavanoindossando solamente biancheria intima; dall’agosto 2009, invece, le donne scendono in strada in topless e assumono atteggiamenti assai provocatori e chiaramente erotici. Negli ultimi cinque anni si è anche assistito all’espansione delle Femen oltre i confini ucraini: il 18 settembre 2012, ad esempio, è stato aperto a Parigi un quartiere generale dell’Associazione. Poco prima dell’evento le Femen hanno affermato: «Siamo un movimento internazionale. In Francia apriremo una base a cui potranno rivolgersi gli attivisti di qualsiasi luogo – Europa, Asia, America – per studiare le strategie e le tattiche Femen. Saremo attive in Europa Centrale ed Orientale, in America, in Brasile. Abbiamo intenzione di occupare il mondo con la nostra attività». 

Quest’ultima affermazione inquadra bene cosa sia Femen. Non un movimento sprovveduto che agisce senza una precisa logica con il solo scopo di provocare, bensì un gruppo molto ben organizzato che ha dalla propria parte facoltosi finanziatori internazionali. 

Queste notizie sono state rese pubbliche da una giovane giornalista ucraina, la quale è riuscita ad infiltrarsi nel movimento femminista fingendosi fedele sostenitrice delle loro istanze. Dopo essere stata addestrata a tenere un comportamento aggressivo e ad attrarre l’attenzione dei giornalisti – in particolare mostrando il seno alle telecamere –, alla cronista infiltrata è stato proposto di partecipare ad un’azione a Parigi. Il viaggio era interamente pagato da Femen: aereo, albergo, taxi e pasti erano stati quantificati in 1.000 euro al giorno, spesa alla quale va aggiunto un salario di circa mille dollari al mese, tre volte uno stipendio medio in Ucraina. La giornalista non è riuscita a focalizzare con certezza chi sia a finanziare il movimento, tuttavia stanno emergendo alcune ipotesi attendibili, riferite soprattutto al contesto europeo. Molti sono infatti gli indizi che portano al solito finanziere George Soros.

Vi è tuttavia un altro aspetto che occorre qui evidenziare: la cristianofobia manifestata da Femen. Se si analizzano le varie azioni compiute dal movimento ucraino, infatti, non si può che notare una sorta di fil rouge.Vediamo alcuni episodi, solo a titolo d’esempio: nel novembre del 2011 tre attiviste protestano per i diritti delle donne durante l’Angelus in Piazza San Pietro; nell’aprile 2012 le Femen protestano in una cattedrale di Kiev contro la legge che vieta l’aborto; il 17 agosto, le attiviste segano con la sega elettrica la croce nel centro di Kiev, manifestando così il sostengo alle partecipanti del gruppo Pussy Riot: “Sega le croci – salva la Russia”, hanno scritto sul loro sito; in novembre le Femen hanno fatto irruzione in una manifestazione in favore della famiglia naturale, come di consuetudine a seno nudo ma con un velo da suora in testa; hanno diffuso manifesti con la scritta «Kill Kirill» (Uccidi Kirill), contro il Patriarca degli ortodossi; il 13 gennaio scorso, durante l’Angelus in piazza San Pietro, quattro Femen hanno manifestato in difesa delle minoranze sessuali: sui loro busti si leggeva “Noi confidiamo nei gay”; in febbraio, alla notizia della rinuncia di Benedetto XVI, le femministe ucraine hanno festeggiato spogliandosi nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, al grido: “Mai più un Papa”; la stessa parodia si è ripetuta il 13 marzo, giorno dell’inizio del conclave, a piazza San Pietro, quando due attiviste a seno nudo hanno acceso un fumogeno a simulare la fumata che sancisce l’elezione del papa… e gli esempi potrebbero continuare. 

Alla luce di tutto questo, dunque, nonostante la (voluta?) miopia dei media, non si può continuare a sostenere che Femen sia solamente un gruppo di donne esaltate, desiderose di apparire. Femen è un’organizzazione complessa, che si sta espandendo sempre più grazie a cospicui finanziamenti e che, fra l’altro, ha una chiara matrice anticristiana.
Giulia Tanel

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Democrazia anti-cristiana
di Riccardo Cascioli

Non solo è inquietante il filo rosso anti-cristiano delle azioni delle attiviste di Femen, ancor più lo è la reazione ostentatamente “morbida” delle forze di polizia nei vari paesi europei teatro delle esibizioni delle donne in topless. Se poi - vedi la Francia - mettiamo a confronto la tolleranza di cui godono gli attacchi delle Femen con l’inaudita violenza usata dalle forze di polizia ai danni dei pacifici dimostranti contro le unioni omosessuali, l’inquietudine diventa allarme.

Il fenomeno è così evidente che il governo francese dovrà rendere ragione della sua disparità di trattamento al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Tale organismo riunisce gli ambasciatori dei 47 paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa; esso esercita soprattutto un potere di controllo sugli Stati per quanto riguarda il rispetto della democrazia, dei diritti umani, e dello stato di diritto.

Nei giorni scorsi quindi è stata presentata un’interrogazione al Comitato dei ministri da parte di Luca Volontè, presidente del gruppo del Partito Popolare Europeo all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, il quale ricorda la violenza gratuita delle forze di polizia contro quell’enorme folla che nelle settimane scorse ha sfilato pacificamente per Parigi per protestare contro la legge – voluta dal presidente Holland – che permette il matrimonio a persone dello stesso sesso e addirittura l’adozione. Ci sono numerose riprese fotografiche e video che mostrano come le forze francesi abbiano usato il pugno di ferro contro i manifestanti, tra cui numerose donne e bambini.

La violenza è poi divenuta intimidazione: si ricorda il caso dell’uomo costretto a pagare una multa salata perché indossava una t-shirt con il logo della manifestazione, e poi i 67 giovani arrestati e tenuti in guardiola per una giornata intera solo per aver protestato (peraltro in silenzio) vicino alla sede dell’Assemblea Nazionale.

Dall’altra parte, invece, le attiviste di Femen godono di una impunità ben poco comprensibile all’apparenza, visto che le loro aggressioni contro persone e luoghi di culto si stanno moltiplicando. Perciò l’interrogazione chiede anche che il Consiglio d’Europa intervenga per far cessare in Francia le violenze delle forze dell’ordine contro i cristiani, oltre che indagare sulle attività di Femen.

La Francia però è solo la punta dell’iceberg, come ha dimostrato un convegno organizzato a Bruxelles sempre in questi giorni da una organizzazione non governativa cristiana.  Qui sono stati messi in evidenza i nuovi attentati alla libertà di coscienza sulle leggi che riguardano il matrimonio, l’adozione omosessuale e la non discriminazione. C’è un clima di crescente ostilità e intolleranza in Europa – è stato denunciato – nei confronti del cristianesimo e delle persone legate alla famiglia e alla morale naturale. E questa ostilità si traduce in una violenza sempre più aperta e tollerata, anche da giornali e tv.

Non è la prima volta che si mettono in rilievo forme di discriminazione e ostilità nei confronti dei cristiani in Europa, ma ciò che sta accadendo in Francia segnala un pericoloso salto di qualità, con lo Stato direttamente coinvolto in violenze e soprusi contro i difensori del diritto naturale.
La dittatura del relativismo è una realtà concreta. 
Lanuovabq