martedì 19 agosto 2014

La fiducia del cuore



Con il pensiero alle vittime della violenza. 

Ricordo di fratel Roger.«Anche oggi siamo sconcertati dalle violenze e dalle catastrofi nel mondo. Pensiamo ai conflitti armati in Ucraina, a Gaza, in Iraq e altrove. Non siamo tuttavia condannati alla passività. Anche noi possiamo preparare la pace». È un passaggio della meditazione — della quale pubblichiamo ampi stralci — pronunciata il 14 agosto dal priore della comunità di Taizé in ricordo di fratel Roger, a nove anni dalla morte avvenuta il 16 agosto 2005. Sabato scorso, nella chiesa della Riconciliazione, c’erano tanti giovani riuniti in preghiera. Solo un’anteprima di quanto accadrà nel 2015 quando si celebreranno il 100° anniversario della nascita di fratel Roger e il 75° di fondazione della comunità.
(Fratel Alois) Fratel Roger amava invitare alla gioia. Non pensava però molto a questi grandi momenti di felicità che tutti conosciamo ma che restano fuggevoli. La gioia di cui parlava mi sembra piuttosto vicina alla pace, quella che sperimentiamo quando interiormente siamo uniti, non divisi o lacerati. Questa unità interiore non possiamo crearla da noi stessi. 
Dobbiamo riceverla. La sentiamo soprattutto quando sappiamo di essere amati. Ma l’amore che ci viene da altre persone e che noi stessi diamo agli altri è così fragile e dolorosamente limitato. Deve rinnovarsi costantemente. Fratel Roger sapeva che possiamo ferire anche le persone che amiamo. E che dire di tutti coloro che sono rifiutati dalla società, coloro che conoscono la violenza, la guerra, delle malattie incurabili? Spesso siamo impotenti di fronte alle calamità e alle lacerazioni che vediamo nel mondo o proprio vicino a noi.
Di fronte al male, fratel Roger ha preso risolutamente il cammino che gli sembrava quello del vangelo: abbandonarci a Dio nella fiducia del cuore. Sempre più vedo il valore di questo cammino di fratel Roger quando diceva «Beato chi si abbandona a te o Dio, nella fiducia del cuore». Cosa voleva dire? È un combattimento che può richiedere tutte le nostre forze: prendere la decisione interiore di affidarci a Dio. Non a un Dio lontano, ma a un Dio che è amore, che nel Cristo ha condiviso le nostre gioie e le nostre pene e che abita in noi attraverso lo Spirito Santo. Avere fiducia in Cristo, anche senza sentire la sua presenza, ecco che cosa è la “fiducia del cuore” di cui parlava fratel Roger. In tutte le situazioni prendiamo il rischio di avere fiducia che l’amore di Dio avrà l’ultima parola nelle nostre vite e nello svolgersi della storia. La fiducia del cuore si fortifica in noi quando lasciamo che impregni la nostra vita: quando non rispondiamo troppo in fretta a una parola che ci ferisce, quando rifiutiamo di accusare tutto un popolo di cui solo una parte agisce male, quando restiamo vicini a un malato anche senza poterlo aiutare.
Fratel Roger è venuto a Taizé da solo all’età di 25 anni. Era l’inizio della seconda guerra mondiale. Di fronte alla violenza e alla negazione dell’umanità, cosa poteva fare? Non aveva mezzi per arrestare la barbarie. Ma, anche da solo, ha potuto accogliere persone in difficoltà. E soprattutto ha preso la decisione di preparare già la pace. In che modo? Egli era cosciente che i cristiani avevano una responsabilità particolare per la pace. Diceva a se stesso: iniziamo con qualcuno a vivere veramente la pace e la riconciliazione fra di noi.
Riconciliamoci fra cristiani per essere insieme un segno della pace di Cristo. Anche oggi, siamo sconcertati dalle violenze e dalle catastrofi nel mondo. Pensiamo certamente ai conflitti armati in Ucraina, a Gaza, in Iraq e anche altrove. Non siamo tuttavia condannati alla passività. Anche noi possiamo preparare la pace. In questo non c’è forse un appello di fratel Roger verso tutti noi oggi? Iniziamo con qualcuno laddove siamo, laddove siamo inviati. Sappiamo che l’efficacia durevole non viene da azioni spettacolari, ma da una pace che riceviamo da Cristo, e che si irradia per tutte le persone che abbiamo intorno. «Consegui la pace e una moltitudine la troverà intorno a te»: fratel Roger amava citare queste parole di san Serafino di Sarov.
Quando penso a Maria, penso al coraggio che lei ha avuto nel dire sì a qualcosa che sembrava impossibile, che la superava completamente. Lei ha dovuto accettare, talvolta duramente, che Gesù fosse del tutto diverso dalle attese umane. Maria ha però accompagnato il suo unico figlio sotto la croce, là dove ogni speranza sembra morire. È una gioia cantare con lei, che è in cielo, il suo canto, il Magnificat: «L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore». Domani sera, durante l’eucaristia, accoglieremo nella nostra comunità un giovane del Guatemala, si chiama Henry. Chiedendo di essere un fratello della nostra comunità, vuole seguire Cristo e dire insieme a fratel Roger «Beato chi si abbandona a te, o Dio, nella fiducia del cuore».
L'Osservatore Romano