lunedì 4 agosto 2014

Serendipity

serendipity
In epoca di serendipità la religione che si porta meglio è senza dubbio quella della spiritualità non religiosa. Perchè “ti fa stare bene” senza troppi impegni, né doveri verso chicchessia, fosse anche il Padreterno. Oggi annusi il vento profumato di una foresta, domani ti liquefai dentro lo sguardo di un cucciolo in estinzione, dopodomani la spiritualità on demand volerà da qualche altra parte.
Non c’è bisogno di scomodare tanti studi di sociologia per dire che in fondo aveva ragione Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, quando cantava che “siamo tutti una grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa”.
Parlare di vera religione, vera chiesa, salvezza eterna, sono come bestemmie alla serendipità, eppure proprio trovando qualcosa che apparentemente non si cerca a volte capita di imbattersi in quelle storie chiamate “conversione”.
Nella vecchia Europa non è che se ne parli tanto, ma in America ci fanno trasmissioni televisive e siti internet dedicati. Oltreoceano hanno il vizio di mettere tutto sul mercato e le conversioni diventano un po’ come come la prova d’acquisto. In questo supermarket dello spirito c’è almeno il fatto positivo che non ci si vergogna a parlare di teologia o filosofia delle religioni, roba che da noi devi fare a bassa voce e non davanti a tutti, perchè ti accusano subito di crisi mistica.
Per loro non si tratta di questioni da salotto, ma ne parlano sulla metro e davanti al barbecue, in palestra e all’Università: argomenti importanti per vivere la vita. Semmai il problema è proprio la serendipità diffusa, che contrasta fortemente con quel sano spirito di battaglia che dovrebbe animare la ricerca della verità sulle cose ultime. Quel grande convertito al cattolicesimo che è stato il Beato J.H. Newman diceva che la sua conversione fu “come entrare in porto dopo essere stati nel mare in burrasca”, non un placido galleggiamento sulle insidiose acque chete di un qualsiasi laghetto new age.
Il prossimo 6 agosto sarà il quattordicesimo anniversario della Dominus Iesus, la scottante dichiarazione (circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della chiesa) che la Chiesa Cattolica fece uscire nell’anno del giubileo per ricordare a tutti che le domande “chi è Dio?” e “come posso incontrarlo?” hanno una risposta, non una risposta qualsiasi, ma la risposta.
dominus iesus
Il documento sollevò un polverone, inguaiando non poco anche l’allora prefetto della Dottrina della Fede Card. Joseph Ratzinger. Per qualche zelante commentatore, nell’epoca del dialogo, la Chiesa stava rispolverando inutili fondamentalismi.
Ma se leggiamo le storie di conversione dell’americanissimo whyimcatholic.com ci possiamo accorgere che la questione della vita eterna e dell’unico e vero Dio non è poi così peregrina. Steve Ray, passato dal protestantesimo battista al cattolicesimo, dice che ha cominciato a farsi delle domande visitando le chiese cristiane antiche in Israele, Italia, Egitto, Turchia e Grecia. Ognuna di esse aveva un punto focale: l’altare, luogo del sacrificio. “Dov’era nella mia chiesa battista il sacrificio cultuale?”.
E poi: “chi parla per Dio? Nel mio mondo protestante mi accorgevo che non c’era alcun accordo su questioni fondamentali”. Profondi problemi di teologia e salvezza sono interpretati in vario modo, al punto che chiesa che vai, interpretazione che trovi. Anche nella morale, dice Ray, si trovano risposte diverse su problemi quali ad esempio l’aborto o l’eutanasia.
La sua conclusione fu semplice: la maggioranza degli americani sceglie la religione come se dovesse scegliere un ristornate, di qua il McDonald, di là Burger King. Questione di serendipity. Steve Ray si mise a studiare a fondo affrontando tutti gli ostacoli, uno alla volta: il Papa, Maria, la sola fide, la confessione, l’Eucaristia…”alla fine mi sono buttato sul pavimento con le lacrime agli occhi. Mia moglie mi ha detto: Steve cosa c’è? Non c’è nulla, io sono un cattolico!” (La Voce di Romagna, 3/8/2014)