
Apprezzamenti per la condanna dell’Is alla conferenza dell’Al Azhar
«Apprezzamento» per la condanna dei jihadisti del cosiddetto Stato islamico (Is) pronunciata giovedì scorso all’Al Azhar; necessità di «persistere in ogni sforzo di dialogo e in ogni azione volta a tendere la mano verso l’islam». Sono considerazioni espresse ieri dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, a margine di un convegno organizzato a Roma dal sito Vatican Insider del quotidiano «La Stampa». Parole che confermano il riconoscimento, da parte della Chiesa cattolica, del valore del documento diffuso al termine della conferenza tenutasi nella prestigiosa università sunnita e che ribadiscono l’impegno sulla strada del dialogo, un dialogo che, per il cardinale, non ha alternative: «Non si può essere ingenui nel dialogo interreligioso ma non vedo altra possibilità che fare ogni sforzo per tendere una mano.
La speranza è che la grazia illumini i cuori anche dei più violenti», che le religioni «giungano attraverso il dialogo a condannare insieme ogni abuso, conflitto o persecuzione di ogni credente».
Il cardinale — il quale ha peraltro detto che è «nel cuore e nella mente» del Papa un viaggio in Iraq, non ancora in programma a causa delle molte difficoltà esistenti nella regione — ha rinnovato con forza l’appello lanciato dal Pontefice in Turchia affinché tutte le religioni condannino chiaramente il terrorismo.
Alle parole del segretario di Stato vaticano si aggiungono le dichiarazioni del vescovo di Guizeh dei Copti, Antonios Aziz Mina, il quale, all’agenzia Fides, ha detto che la conferenza organizzata al Cairo dall’università di Al Azhar (considerata il più importante centro teologico dell’islam sunnita) «è un fatto di grande portata storica. Non so se in Occidente qualcuno se ne è accorto. È la prima volta che un’istituzione islamica così influente dice chiaramente che le teorie usate dai terroristi e dagli estremisti per giustificare con il Corano le loro azioni violente rappresentano una perversione dell’autentico islam. Finora le istituzioni e le accademie musulmane erano state quasi sempre molto timide nel condannare tali derive. Le condanne arrivavano solo davanti a fatti terroristici eclatanti, e venivano di solito riferite al singolo atto violento. Adesso — osserva monsignor Mina — viene presa di mira tutta l’ideologia malata che sta dietro le strategie dell’estremismo di marca islamista. È un passo importante e speriamo che produca frutti concreti».
Anche secondo il patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Gregorios III Laham, la conferenza tenutasi all’Al Azhar rappresenta «un evento fondamentale». L’intento «era quello di esprimere un rifiuto netto dell’ideologia dei jihadisti e mostrare come questi gruppi manipolano le parole dell’islam per perseguire un progetto di potere che non ha nulla a che vedere con l’autentica fede musulmana». Il patriarca sottolinea l’importanza dei tanti riferimenti ai cristiani presenti nel documento finale della Conferenza: «L’incontro del Cairo è andato oltre il semplice appello in favore del dialogo islamo-cristiano. Stavolta l’accento è caduto sulla necessità di resistere insieme a un’ideologia che fa male a tutti, sia cristiani sia musulmani». A giudizio di Laham, per concretizzare la prospettiva emersa nella conferenza dell’Al Azhar sarà utile delineare una strategia comune, attraverso riunioni periodiche tra i responsabili delle comunità musulmane e cristiane.
Dieci punti per condannare le violenze compiute nel Vicino oriente dai terroristi dell’Is e per sottolineare ancora una volta che «assalire i cristiani e i credenti di altre religioni rappresenta un tradimento degli autentici insegnamenti dell’islam». Nel documento finale della conferenza su islam, estremismo e terrorismo organizzata il 3 e 4 dicembre all’Al Azhar, sono molteplici i riferimenti specifici ai cristiani e alle sofferenze inflitte loro dai gruppi jihadisti. Ma, si osserva al punto 3, cristiani e musulmani «hanno vissuto in armonia nel Medio oriente per molti secoli, e continueranno a farlo». Il testo — ripreso anche dall’agenzia Fides — definisce «criminale» ogni azione tesa a costringere all’esodo forzato i cristiani che vivono nelle aree controllate da gruppi di militanti islamisti: «Incoraggiamo i cristiani a rimanere radicati nelle loro terre d’origine e a resistere a questa ondata di terrorismo che tutti noi stiamo soffrendo». Nel documento i gruppi jihadisti, come il cosiddetto Stato islamico (Is) e Al Nusra, vengono condannati senza appello come realtà «che non hanno nulla a che fare con l’islam», poiché «terrorizzare chi è inerme, uccidere l’innocente, assaltare le proprietà e i luoghi sacri sono crimini contro l’umanità che l’islam condanna senza eccezioni».
Al convegno hanno preso parte settecento fra studiosi e rappresentanti di istituzioni politiche, sociali e religiose provenienti da centoventi nazioni. Ad aprire i lavori è stato il gran imam di Al Azhar, Ahmed Al Tayyeb, il quale — oltre a condannare chi, in nome dell’islam, compie qualsivoglia atto di violenza — ha ammonito l’Occidente a «non giocare con le tensioni settarie ed etniche» per destabilizzare l’area mediorientale. Fra le personalità intervenute anche il patriarca copto ortodosso Tawadros II, il quale ha ripetuto che la violenza e il terrorismo praticati dalle fazioni islamiste sono incompatibili con l’insegnamento del Corano, sottolineando ancora una volta come quella musulmana sia una religione di tolleranza e che, in quanto tale, non abbia alcuna responsabilità nelle nefandezze compiute dai jihadisti in nome dell’islam.
L'Osservatore Romano