Eviti il pastore la tentazione di desiderare
di essere amato dai fedeli anziché da Dio
o di essere troppo debole per timore di perdere l'affetto degli uomini;
non si esponga al rimprovero divino:
«Guai a quelli, che applicano cuscini a tutti i gomiti...
Il pastore deve bensì cercare di farsi amare,
ma allo scopo di farsi ascoltare,
non di cercare quest'affetto per utile proprio
S. Gregorio Magno
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Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.
Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi;
non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi,
curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.
(Dal Vangelo secondo Luca 10,1-9)
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Eviti il pastore la tentazione di desiderare
di essere amato dai fedeli anziché da Dio
di essere amato dai fedeli anziché da Dio
o di essere troppo debole per timore di perdere l'affetto degli uomini;
non si esponga al rimprovero divino:
«Guai a quelli, che applicano cuscini a tutti i gomiti...
Il pastore deve bensì cercare di farsi amare,
ma allo scopo di farsi ascoltare,
non di cercare quest'affetto per utile proprio
S. Gregorio Magno
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Buon San Valentino a tutti! Perché no? C’è infatti Uno che è follemente innamorato di ciascuno di noi. Non ci regala cioccolatini, ma la sua vita, che è eterna. Basta riceverla, meglio se con l’entusiasmo di una ragazza innamorata, sognando un futuro meraviglioso con la persona amata. Allora dai, accogli il suo amore proprio come fosse un cioccolatino, e comincia a scartarlo e ad assaporarlo. Gusterai il dolce della misericordia, ma anche l’amaro della sofferenza, perché l’amore, qui sulla terra, o sale sulla Croce o è una finzione, passione e cuore palpitante, ma nulla di più. Come accadde a Cirillo e Metodio, i due giganti del cristianesimo che la Chiesa festeggia oggi. Avevano conosciuto e accolto l’amore di Dio fatto Parola di carne in Cristo. Se n'erano innamorati al punto che avrebbero voluto chiudersi in un monastero per goderne senza ostacoli e distrazioni. Ma per loro Dio aveva pensato qualcosa di diverso: apostoli "inviati" ad annunciare il Vangelo innanzitutto, e poi pastori di quanti avrebbero accolto lo stesso dono che aveva trasformato loro. E così è stata la loro vita, nella quale brilla il volto sollecito della Chiesa. Essa, infatti, "esiste per evangelizzare, vale a dire per predicare ed insegnare, essere il canale del dono della grazia, riconciliare i peccatori con Dio" (Paolo VI). Il loro monastero divennero le terre slave sulle quali l'amore li spinse senza posa. L'amore più grande, infatti, è annunciare l'amore, che ha un nome, che è una persona, Cristo Gesù. L'annuncio del Vangelo è sempre un'apparizione di Cristo risorto: ovunque giungano i suoi messaggeri, si rinnova il prodigio della sera di Pasqua: "Pace a voi! Pace a questa casa". San Paolo scriveva agli Efesini che "Egli è venuto ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini". Egli nei suoi apostoli, Egli nella sua Chiesa, "è venuto", e "viene" ogni giorno, passando attraverso la porta sprangata dietro la quale si nasconde l'uomo deluso e sofferente di ogni tempo, che nega l'eterno facendo delle proprie vuote parole l'assoluto su cui fondare l'esistenza. Come canta John Lennon in "Imagine":
Immagina che non esiste paradiso,
è facile se provi.
Nessun inferno sotto di noi,
nient’altro che il cielo su di noi.
Immagina tutta la gente vivere per l’oggi,
immagina non ci sono patrie.
Immagina tutta la gente vivere la vita in pace.
E questa sarebbe la pace che desiderano gli uomini? Festeggiare il giorno di San Valentino come un oggi unico e assoluto, senza passato né futuro? Non è possibile, non è vero, perché l'inferno non è sotto di noi, ma accanto a noi, spesso anche in noi. Per questo Cristo è venuto ad annunciare la Pace quale testimonianza e caparra di quel Paradiso che Lennon invitava a negare come una utopia malvagia. Come gli esploratori inviati da Mosè nella Terra di Canaan sono tornati con le primizie ivi raccolte, Gesù ha fatto ritorno dal Paradiso portando il suo frutto più squisito, la Pace che rompe ogni barriera tra gli uomini. La Pace che stringe nel perdono chi stava per divorziare, che fa accogliere il frutto del proprio grembo anche se malato, che ti fa entrare nella malattia e nella morte nella certezza che di là c'è davvero il Paradiso. Accogliere oggi il dono di Cristo è lasciare che questa Pace entri in noi per creare, come fecero Cirillo e Metodio, un alfabeto nuovo per tradurre in una lingua comprensibile a tutti, le parole e i gesti dell'amore. Così, ti troverai come loro, "agnelli in mezzo ai lupi", nelle "città" e nei "luoghi" della tua storia dove Cristo "deve venire", per annunciare la "pace" in mezzo alla guerra, il perdono che polverizza il rancore. Che san Valentino ci aspetta fratelli... Altro che fiori e cioccolatini, è la nostra vita spogliata d'ogni sicurezza umana ma piena e felice in Cristo il dono che aspetta chi ci ama, e ogni altra persona che incontreremo.