sabato 21 febbraio 2015

I Domenica di Quaresima - Anno B

Nella prima domenica di Quaresima la liturgia ci propone il Vangelo in cui lo Spirito sospinge Gesù nel deserto e lì rimane quaranta giorni, tentato da Satana. Poi si reca in Galilea, proclamando il vangelo di Dio, dicendo:
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». 
Su questo brano evangelico il commento di don Ezechiele Pasotti:Il Vangelo di Marco colloca le tentazioni del Signore subito dopo il Battesimo di Gesù al Giordano. La voce del Padre ha dichiarato: “Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento” (Mc 1,11), e lo Spirito Santo fa vibrare in Gesù questo amore del Padre che lo “spinge” nel deserto, per lanciarlo nella missione che è pronta per lui. La Chiesa inizia il tempo di Quaresima, questo tempo di scuotimento da parte dello Spirito Santo, per rimuoverci di dosso tutto ciò che non è di Dio, tutti gli orpelli che nel frattempo ci siamo messi addosso. Come ci ricorda il Concilio, in questo tempo siamo invitati “all’ascolto più frequente della parola di Dio e alla preghiera” (SC 109) per prepararci a celebrare il mistero della Pasqua. Ci uniamo a Cristo in questo tempo di deserto per fare nostro il suo combattimento e la sua vittoria contro lo spirito del male: «Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato» (Eb 4,15). “La Chiesa ogni anno si unisce al mistero di Gesù nel deserto con i quaranta giorni della Quaresima” (CCC 540), tempo particolarmente adatto per la penitenza, per qualche privazione volontaria, come il digiuno e l’elemosina, per la condivisione fraterna (opere caritative e missionarie) (cf CCC 1438). È importante ricordare che questo non è tempo di tristezza, ma di conversione al Vangelo, di fede, perché annuncia dinanzi a noi la Pasqua, la vittoria definitiva di Gesù sul peccato e sulla morte.

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Lo Spirito guida il Signore alle nostre vite, al deserto che esse sono

Commento al Vangelo della I Domenica di Quaresima - Anno B


Molto spesso la nostra vita è un deserto. Insidie d'ogni genere, precarietà all'ordine del giorno e, soprattutto, pochissima vita, di quella vera, di quella che vale la pena essere vissuta. Tutto passa, scorre via senza poter distillare neanche un attimo di felicità.
Lo scriveva Leopardi, la giovinezza, e tutte le effervescenze della vita si "passan tutta via". E la sapienza della Bibbia, senza giri di parole, lo ripete: "l'uomo è come l'erba, al mattino fiorisce, alla sera è falciata e dissecca".
E dentro tutti noi un'insopprimibile desiderio che non finisca tutto così, e una lotta titanica, attraverso affetti, lavoro, svaghi, studio, corpo, salute, beni e denari, per non essere un timbro stampato su una pagina di calendario girato in fretta.
Ma niente. Gira e rigira, lotta e batti i pugni, ma nulla, la vita resta un deserto, arido, senz'acqua, nel migliore dei casi qualche oasi di refrigerio, per il resto sabbia tra i denti, fame e sete e la mente popolata di miraggi, speranze in un domani migliore presto tramutate in idoli tiranni a cui dedicare senza requie tutto noi stessi. Un deserto popolato di losche figure, pensieri e tentazioni, abili a sfruttare precarietà e sofferenze per sferrare i loro attacchi.
Fare miracoli, "umani" è ovvio, compromessi, imbrogli, "permute" e quant'altro perché le pietre divengano pane; salire in alto, più in alto di tutti perché qualcuno si accorga di noi; prostrarsi in adorazione a qualunque imbonitore pur di lucrare potere e denaro.
La nostra vita è lanciata verso la fine e noi a tentare di scappare, di allungare la mano in uno sforzo prometeico per acciuffare il frutto dell'albero della vita, l'anello, l'arca perduta, il sacro graal capace di vincere la morte.
Embrioni generati per fare le cavie, mostruosità scientifiche d'ogni tipo, la natura osannata e disprezzata, sono solo alcuni episodi dello sceneggiato cui stiamo assistendo: la folle corsa all'onnipotenza, gravida di morte, la più atroce.
Lo Spirito guida il Signore nel deserto. Per esservi tentato 40 giorni e quaranta notti, il tempo necessario secondo il valore simbolico del numero 40. Lo Spirito guida il Signore alle nostre vite, al deserto che esse sono. Irrompe il Suo amore proprio dove tutto sembra perduto. E' qui, accanto a noi, a prender le sberle che il demonio ha preparato per noi.
Le nostre tentazioni, le menzogne e gli inganni che ci tempestano ogni giorno, sono il Suo cibo. Dio s'è fatto uomo per ciascun uomo. Per scendere al deserto d'ogni uomo e strapparlo all'angoscia mortale d'una vita senza speranza.
Gesù viene oggi esattamente dove siamo, lì, nelle nostre lotte, nelle nostre sofferenze, nelle nostre angosce. Per vincere e donarci la vita. La vita nella morte, l'acqua nel deserto. Senza cambiare il deserto. Niente miraggi, piuttosto il miracolo d'un uomo che può vivere nel deserto.
La quaresima è anche questo, accogliere il Signore nella nostra vita e viverla, esattamente come è, sperimentando la possibilità di non morire, di essere sereni nella precarietà, in pace anche nella malattia. Il Mistero Pasquale del Signore compiuto in noi è l'unico, vero miracolo. Per noi e per un mondo incapace di soffrire la minima incertezza, la più piccola ingiustizia, ipersensibile alla sofferenza.
Nella quaresima possiamo imparare a vivere della Parola di Dio, vivere di Gesù, anche dove non c'è null'altro, dove umanamente è realmente impossibile sopravvivere. Questo è il cristianesimo, il Cielo che appare sulla terra e apre, per ciascun uomo, la porta sulla vita eterna distruggendo, definitivamente, la parola fine apposta sull'esistenza di tutti dal demonio come sigillo della sua fabbrica. Nel deserto sboccia la vita. E' questa la buona notizia per questa quaresima, il grembo dove, come fu il deserto per Gesù, é gestata la missione.
Senza deserto non potremo annunciare il vangelo. Senza il deserto di ogni giorno non sapremo trasmettere la fede ai nostri figli. Senza sofferenza, e debolezza, e fame, senza la morte non esiste la risurrezione!
Accogli allora tutto quello che in questa Quaresima ti farà presente il deserto: le umiliazioni, i problemi, le incomprensioni, i rifiuti, le ansie e le angosce. Accogli tutto perché in tutto sperimenterai la presenza e il potere di Gesù Cristo, che diverrà in te un segno per il mondo.
Ami davvero i tuoi figli? Accetta il deserto, ogni giorno. Entraci con Cristo, per uscirne vittorioso e annunciare loro, credibilmente, che la morte è vinta, che il Regno di Dio è vicino, anche se stanno nel peccato, o se sono confusi.
Coraggio, perché la Quaresima è un tempo meraviglioso dove imparare a vivere qui sulla terra appoggiati all'unica sicurezza, l'amore di Dio, per annunciarlo con zelo e coraggio a una mondo impaurito e senza speranza.

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Il deserto come tempio

Lectio Divina sulle letture liturgiche della I Domenica di Quaresima 2015


Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi la seguente lectio divina sulle letture liturgiche della I Domenica di Quaresima (Anno B), 22 febbraio 2015.
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Il deserto come tempio
I Domenica di Quaresima1 - Anno B - 22 febbraio 2015. 
Rito Romano
Gen 9,8-15; Sal 24; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15  
Rito Ambrosiano 
Is 57,15-58,4a; Sal 50; 2Cor 4,16b-5,9; Mt 4,1-11
1) Gesù, il nuovo Adamo ed il nuovo Mosè. 
La Quaresima dura quaranta giorni in ricordo del digiuno di Gesù, nostro Signore e fratello, nel deserto dove fu tentato, come oggi leggiamo nel Vangelo, che ce ne fa un racconto sintetico2. Scrivendo che Gesù è “sospinto” nel deserto, possiamo interpretare che l’evangelista Marco parla di Gesù come di un nuovo Adamo e di un nuovo Mosè. Il vecchio Adamo fu spinto fuori dal giardino terrestre ed entrò nel deserto della vita. A questo riguardo Sant’Ambrogio di Milano commenta: “Bisogna ricordarti come il primo Adamo è stato cacciato fuori dal paradiso nel deserto, perché la tua attenzione sia richiamata sul modo in cui il secondo Adamo torna dal deserto al paradiso. Vedi infatti come la prima condanna viene sciolta nello stesso modo in cui era stata legata, e come i benefici divini sono ristabiliti sulle tracce degli antichi. Adamo viene da una terra vergine, Cristo viene dalla Vergine; quello è stato fatto a immagine di Dio, questo è l’Immagine di Dio (Col 1,15). Mediante una donna è venuta la stoltezza, mediante una vergine, la sapienza ; la morte è venuta da un albero, la vita dalla croce. Adamo è stato cacciato nel deserto, Cristo viene nel deserto: infatti sapeva dove trovare il condannato che sarebbe stato ricondotto al paradiso, liberato dalla sua colpa… Senza guida, come avrebbe potuto ritrovare nel deserto la strada smarrita, colui che nel paradiso aveva perso per mancanza di una guida, la strada che stava seguendo?”‬‬‬‬‬ 3‬. 
Seguiamo dunque Cristo che non solo è il nuovo Adamo, ma anche il nuovo Mosè, e potremo tornare dal deserto al paradiso. 
Seguiamo Cristo che, andando nel deserto, si inserisce nella storia della salvezza del suo popolo, del popolo eletto e dell’umanità. 
Dopo l’uscita dall’Egitto, quella storia prosegue con una migrazione di quarant’anni nel deserto. In questi quarant’anni di esodo si trovano i giorni dell’incontro con Dio: i quaranta giorni che Mosè passò sul monte, nel digiuno assoluto, lontano dal suo popolo, nella solitudine della nube, sulla cima della montagna (Es 24,18). Ritroviamo questa durata di quaranta giorni nella vita di Elia: perseguitato dal re Acab, egli cammina quaranta giorni nel deserto, tornando all’origine dell’alleanza, alla voce di Dio, per una nuova tappa della storia della salvezza (1 Re 19,8). 
Nel suo stare nel deserto, Gesù rivisse le tentazioni del suo popolo, le tentazioni di Mosè. Come Mosè, si offrì in santo e amoroso scambio: essere cancellato dal libro della vita per salvare il suo popolo (cfr Es 32,32). Gesù infatti divenne l’Agnello di Dio, per portare i peccati del mondo. Lui è il vero Mosè, che è veramente “nel seno del Padre” (Gv 1,18) faccia a faccia con lui, per rivelarlo. Nei deserti del mondo, è veramente la fonte dell’acqua viva (cfr. Gv 7,38), colui che non si limita a parlare, ma è, in persona, la Parola di vita vera (cfr. Gv 14,6). Dall’alto della croce, ci diede l’alleanza nuova. Lui, il nuovo e vero Mosè, è entrato mediante la sua risurrezione nella vera Terra promessa, il cui accesso è stato rifiutato a Mosè e, con la chiave della croce, ce ne apre la porta.

2) Il nuovo Popolo guidato dal nuovo Mosè nel deserto. 
La Quaresima è il tempo di penitenza che precede la Pasqua e dura quaranta giorni in ricordo del digiuno di nostro Signore nel deserto.L’immagine del deserto è una immagine assai eloquente della condizione umana. Il Libro dell’Esodo narra l’esperienza del popolo di Israele che, uscito dall’Egitto, peregrina nel deserto del Sinai per quarant’anni prima di giungere alla terra promessa. Durante quel lungo viaggio, gli ebrei sperimentarono tutta la forza e l’insistenza del tentatore, che li spingeva a perdere la fiducia nel Signore e a tornare indietro; ma, al tempo stesso, grazie alla mediazione di Mosè, impararono ad ascoltare la voce di Dio, che li chiamava a diventare il suo popolo santo. Seguendo Cristo, il nuovo Mosè, possiamo comprendere che per realizzare pienamente la vita nella libertà occorre superare la prova che la stessa libertà comporta, cioè la tentazione. Solo liberata dalla schiavitù della menzogna e del peccato, la persona umana, grazie all’obbedienza della fede che la apre alla verità, trova il senso pieno della sua esistenza e raggiunge la pace, l’amore e la gioia. Dunque, il deserto è il luogo della purificazione, è il “luogo austero, la terra arida senza acqua” in cui Dio conduce il suo popolo o colui al quale egli vuole rivelarsi, colui col quale vuole parlare. 
Per aiutare a capire e vivere il deserto come luogo “indispensabile” per la vita nostra, presento un elenco di alcuni personaggi biblici, per i quali il deserto fu un luogo davvero indispensabile. 
Abramo. Per questo Patriarca il deserto fu partire dalla casa paterna, dal luogo della sua sicurezza materiale e fisica, per inoltrarsi in un mondo a lui ignoto, in un luogo di cui non conosceva neppure il nome: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria, dalla casa di tuo padre, verso il Paese che io ti indicherò” (Gn 12, 1). 
Mosè ebbe la vita segnata dal deserto. Infatti, il deserto segnò il luogo della sua chiamata e il momento determinante della sua vita: “Mosè stava pascolando il gregge di Jetro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb” (Es 3, 1). 
Elia se ne andò per salvarsi, giunse a Betsabea di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo. Egli invece si inoltrò nel deserto per una giornata di cammino” (1 Re 19, 3-4). 
Per il profeta Osea, uno dei più travagliati profeti, il deserto rappresenta il luogo dell’incontro in cui Dio dice parole di amore: Perciò ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto perché è là che io voglio parlare al suo cuore”. (Os 2, 16) 
Ma questa esperienza del deserto non è limitata agli uomini dell'Antico Testamento, essa è pure esperienza dei grandi personaggi del Nuovo Testamento e di Gesù stesso. 
Il PrecursoreIn quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea; egli portava un vestito di peli di cammello ed una cintura di pelle attorno ai fianchi e suo cibo erano locuste e miele selvatico”. (Mt 3, 1-4). 
Gesù stesso. Subito dopo lo Spirito Lo condusse nel deserto e vi rimase per quaranta giorni”. (Mc 1, 12).Al mattino Gesù si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava”.(Mc 1, 35) 
I discepoli di Cristo. Il deserto è il luogo a cui il Signore li invita per stare con lui e discorrere del loro lavoro: “Gli Apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po' ". Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte”. (Mc 6, 30-32) 
Nella Bibbia, il deserto dunque rappresenta un momento privilegiato dell' incontro con Dio. Facciamo di questa Quaresima un momento di deserto perché anche per noi sia un luogo di silenzio, cioè di capacità di tacere noi per ascoltare Dio che parla al nostro cuore.
Nel deserto di questa quaresima facciamo pratiche di pietà (preghiere) e di carità (elemosine) affinché Dio “ grazie al nostro il digiuno quaresimale, vinca le nostre passioni, elevi lo spirito, infonda la forza e doni il premio” della vita con Lui per sempre” (prefazio IV di Quaresima).
Non dimentichiamo però che la penitenza è pura formalità o solo rimorso se non è fatta per amore. Se digiuniamo senza unirci di cuore a Cristo, imitandolo, e pregandolo che voglia far suo il nostro digiuno, che lo voglia associare al suo, cosicché noi possiamo essere in lui e lui in noi.

3) Le vergini consacrate e il deserto. 
Non consideriamo cosa difficile vivere per 40 giorni quello che le Vergini consacrate nel mondo sono chiamate a fare per tutta la vita. E’ in questo senso che il Vescovo eleva la preghiera di consacrazione su di loro: “Sii tu per loro la gioia, l’onore e l’unico volere; sii tu il sollievo nell’afflizione; sii tu il consigliere nell’incertezza; sii tu la difesa nel pericolo, la pazienza nella prova, l’abbondanza nella povertà, il cibo nel digiuno.” (RCV, n 38). 
La verginità induce a fuggire ogni forma di attaccamento, in un atteggiamento di ascesi e di penitenza. Al tempo stesso, la maternità spirituale richiede l’impegno a condividere con generosità ciò che si ha a disposizione per il bene dei fratelli, testimoniando in modo particolare la carità di Cristo. Le vergini consacrate vivono nella solitudine, perché hanno rinunciato ad avere una famiglia naturale, ma con Cristo, loro Sposo, non si isolano, non si separano dal mondo. Con Lui loro sono nel mondo senza essere del mondo. Per essere fedeli a questa vocazione tengono sempre presente l’invito del Vescovo: “Nutrite la vostra vita religiosa con il corpo di Cristo, fortificatela con il digiuno e la penitenza, alimentatela con la meditazione della Parola, con l’assidua preghiera e con le opere di misericordia” (Proposta di omelia del RCV). E così testimoniano una vita veramente umana e piena, perché rinnovata dall’Amore. Queste donne consacrate all’Amore di Dio testimoniano che il cuore umano è “da Dio” e dunque “per Dio”, e che possiede una grandezza che gli viene direttamente da Colui che l’ha fatto, Dio origine e termine d’ogni amore. Esse dimostrano la solidità e la tenerezza dell’amore di Dio. 
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NOTE

1 Tre sono in particolare i temi, che ci vengono proposti dalla liturgia quaresimale: 1. Il tema pasquale. Poiché la Quaresima è preparazione alle celebrazioni pasquali, il tema morte-vita assumono un'importanza primaria. Comincia fin dalla seconda domenica (la Trasfigurazione) e si fa più esplicito nelle ultime due settimane. 2. Il tema battesimale. La Quaresima nella sua struttura fondamentale si formò attorno al sacramento del Battesimo amministrato agli adulti durante la veglia pasquale. I cristiani prendono maggior coscienza del proprio battesimo. 3. Il tema penitenziale. Viene sviluppato soprattutto all'inizio della Quaresima (mercoledì delle ceneri e il vangelo delle tentazioni di Gesù della prima domenica). Nella Quaresima la Chiesa, sposa del Cristo che soffre e muore, vive più intensamente l'aspetto penitenziale.
2 Vangelo della I Domenica di Quaresima::
“In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. 
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,12-15).
3 Sant’Ambrogio (circa 340-397), Vescovo di Milano e Dottore della Chiesa.