Il debutto in Usa del papa che darà molti frutti
Corriere della Sera
(Luigi Accattoli) Un Papa in un Parlamento è cosa rara e mai nessun Pontefice aveva messo piede nel Congresso degli Usa, dove il 24 settembre Francesco parlerà ai due rami riuniti in seduta comune. Si tratterà d’una prima volta che avrà un ruolo di levatrice per visite ad altri Parlamenti, contribuendo al superamento su scala planetaria di residue pregiudiziali anticattoliche e antipapali. Pare che fino a oggi le visite di un Papa a un Parlamento siano solo tre e tutte motivate con ragioni di patria: Wojtyla parlò al Parlamento polacco nel 1999 e al Parlamento italiano nel 2002 (Italia come sua «nuova Patria»), Ratzinger a quello tedesco nel 2011.
Una ragione di patria è stata invocata dal presidente della Camera Bassa statunitense John Boehner nel formulare l’invito al Papa argentino in quanto «primo Papa delle Americhe». Ma resta un dato di novità sostanziale: con questa visita un Papa si indirizza a un Parlamento senza una titolarità specifica di appartenenza nazionale, sia nativa sia acquisita.
Quanto all’interesse dei Papi a rivolgersi ai Parlamenti esso è analogo a quello che li ha fatti ospiti già per quattro volte dell’Assemblea delle Nazioni Unite (Montini 1964, Wojtyla 1979 e 1995, Ratzinger 2008) e per due volte del Parlamento europeo (Wojtyla 1988, Bergoglio 2014): la Chiesa si ritiene «esperta in umanità» — come disse all’Onu Paolo VI — e coglie ogni possibile occasione per proporre il suo messaggio a qualificate rappresentanze di popoli e dell’intera comunità internazionale.
Anche Francesco, il Papa dei poveri e delle periferie, ha interesse a rivolgersi ai Parlamenti e alle capitali della politica mondiale. «Andare verso i poveri non significa che dobbiamo diventare una sorta di barboni spirituali» ha detto il 17 giugno 2013 parlando alla diocesi di Roma. Né ebbe difficoltà il marzo dell’anno scorso a celebrare in San Pietro per i nostri parlamentari, svolgendo una severa denuncia della lontananza dei politici dal popolo.
Una ragione di patria è stata invocata dal presidente della Camera Bassa statunitense John Boehner nel formulare l’invito al Papa argentino in quanto «primo Papa delle Americhe». Ma resta un dato di novità sostanziale: con questa visita un Papa si indirizza a un Parlamento senza una titolarità specifica di appartenenza nazionale, sia nativa sia acquisita.
Quanto all’interesse dei Papi a rivolgersi ai Parlamenti esso è analogo a quello che li ha fatti ospiti già per quattro volte dell’Assemblea delle Nazioni Unite (Montini 1964, Wojtyla 1979 e 1995, Ratzinger 2008) e per due volte del Parlamento europeo (Wojtyla 1988, Bergoglio 2014): la Chiesa si ritiene «esperta in umanità» — come disse all’Onu Paolo VI — e coglie ogni possibile occasione per proporre il suo messaggio a qualificate rappresentanze di popoli e dell’intera comunità internazionale.
Anche Francesco, il Papa dei poveri e delle periferie, ha interesse a rivolgersi ai Parlamenti e alle capitali della politica mondiale. «Andare verso i poveri non significa che dobbiamo diventare una sorta di barboni spirituali» ha detto il 17 giugno 2013 parlando alla diocesi di Roma. Né ebbe difficoltà il marzo dell’anno scorso a celebrare in San Pietro per i nostri parlamentari, svolgendo una severa denuncia della lontananza dei politici dal popolo.
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Francesco sarà il primo Pontefice a parlare al Congresso americano
Corriere della Sera
(Gian Guido Vecchi) L’annuncio dello speaker della Camera John A. Boehner, cattolico, è destinato a fare epoca: Francesco, il 24 settembre, andrà a Washington per parlare al Campidoglio e «sarà il primo Papa nella storia a rivolgere un discorso a una seduta congiunta del Congresso». La prima tappa di un viaggio, conferma padre Federico Lombardi, che porterà poi Bergoglio a New York — dal Palazzo di Vetro dell’Onu a Ground Zero — e infine a Filadelfia, per il congresso mondiale delle famiglie.
La Santa Sede, spiegava ieri Boehner, ha accolto l’invito che era stato rivolto al Papa lo scorso marzo, dopo la visita in Vaticano di Obama a Francesco. «Siamo commossi che abbia accettato», ha detto lo speaker: «In un momento di sconvolgimento globale, il messaggio di compassione e della dignità umana del Santo Padre ha commosso persone di tutte le fedi e origini. I suoi insegnamenti, le preghiere e il grande esempio ci riportano alle benedizioni di cose semplici e dei nostri obblighi reciproci».
La visita del Papa arriva in un momento molto importante nei rapporti tra Usa e Santa Sede. La sera del 20 gennaio, nel suo discorso sullo stato dell’Unione, il presidente americano aveva chiesto di togliere l’embargo su Cuba e citato Francesco, che ha avuto un ruolo fondamentale nel disgelo tra Washington e L’Avana: «Come Sua Santità ha detto, “la diplomazia è un lavoro fatto di piccoli passi”».
Francesco — che il 6 giungo andrà a Sarajevo, a luglio in America Latina (Bolivia, Ecuador e Paraguay) e a fine anno in Africa (Repubblica centrafricana e Uganda) — è atteso come un leader globale, oltre che religioso, in un Paese dove la maggior parte dei cattolici è latinoamericana come il pontefice. La sua voce si fa sempre più importante nei tentativi di risoluzione pacifica dei conflitti e di dialogo con l’Islam moderato. Negli Stati Uniti, tra l’altro, c’è grande attesa per la prossima enciclica sulla custodia del creato che Bergoglio intende pubblicare a giugno, prima della conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici.
L’esortazione Evangelii Gaudium , con le sue pagine durissime contro l’«economia che uccide», aveva creato polemiche nei settori più conservatori della Chiesa e della politica americane. Ma l’epoca della prevalenza gerarchica dei «valori non negoziabili», con relative «battaglie» concentrate solo sui temi etici , è al tramonto.
Un segnale di cambiamento è arrivato con la nomina a sorpresa, in settembre, dell’arcivescovo Blase Joseph Cupich a Chicago, attento anche ai temi sociali, a cominciare dall’immigrazione. L’incontro di Filadelfia, prima del sinodo di ottobre, sarà importante per capire a che punto è arrivata una transizione non facile.
La credibilità del Papa negli Usa è sostenuta anche dalla sua azione contro la pedofilia nel clero. Oggi tornerà a riunirsi in Vaticano la commissione per la tutela dei minori coordinata dal cardinale di Boston Sean O’Malley. Ieri Francesco ha inviato una lettera a tutte le conferenze episcopali e agli ordini religiosi del mondo: «Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori».
La Santa Sede, spiegava ieri Boehner, ha accolto l’invito che era stato rivolto al Papa lo scorso marzo, dopo la visita in Vaticano di Obama a Francesco. «Siamo commossi che abbia accettato», ha detto lo speaker: «In un momento di sconvolgimento globale, il messaggio di compassione e della dignità umana del Santo Padre ha commosso persone di tutte le fedi e origini. I suoi insegnamenti, le preghiere e il grande esempio ci riportano alle benedizioni di cose semplici e dei nostri obblighi reciproci».
La visita del Papa arriva in un momento molto importante nei rapporti tra Usa e Santa Sede. La sera del 20 gennaio, nel suo discorso sullo stato dell’Unione, il presidente americano aveva chiesto di togliere l’embargo su Cuba e citato Francesco, che ha avuto un ruolo fondamentale nel disgelo tra Washington e L’Avana: «Come Sua Santità ha detto, “la diplomazia è un lavoro fatto di piccoli passi”».
Francesco — che il 6 giungo andrà a Sarajevo, a luglio in America Latina (Bolivia, Ecuador e Paraguay) e a fine anno in Africa (Repubblica centrafricana e Uganda) — è atteso come un leader globale, oltre che religioso, in un Paese dove la maggior parte dei cattolici è latinoamericana come il pontefice. La sua voce si fa sempre più importante nei tentativi di risoluzione pacifica dei conflitti e di dialogo con l’Islam moderato. Negli Stati Uniti, tra l’altro, c’è grande attesa per la prossima enciclica sulla custodia del creato che Bergoglio intende pubblicare a giugno, prima della conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici.
L’esortazione Evangelii Gaudium , con le sue pagine durissime contro l’«economia che uccide», aveva creato polemiche nei settori più conservatori della Chiesa e della politica americane. Ma l’epoca della prevalenza gerarchica dei «valori non negoziabili», con relative «battaglie» concentrate solo sui temi etici , è al tramonto.
Un segnale di cambiamento è arrivato con la nomina a sorpresa, in settembre, dell’arcivescovo Blase Joseph Cupich a Chicago, attento anche ai temi sociali, a cominciare dall’immigrazione. L’incontro di Filadelfia, prima del sinodo di ottobre, sarà importante per capire a che punto è arrivata una transizione non facile.
La credibilità del Papa negli Usa è sostenuta anche dalla sua azione contro la pedofilia nel clero. Oggi tornerà a riunirsi in Vaticano la commissione per la tutela dei minori coordinata dal cardinale di Boston Sean O’Malley. Ieri Francesco ha inviato una lettera a tutte le conferenze episcopali e agli ordini religiosi del mondo: «Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura. Non potrà, pertanto, venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori».