giovedì 5 febbraio 2015

L’uomo che fissa le panche (o in cerca di una normale esistenza cattolica)



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«Sono completamente felice, dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi, dalla mano sinistra alla destra, come se fossi una croce. E proprio questa è la cosa più bella. Un’esistenza cattolica».
(Conversazioni di Thomas Bernhard, a cura di Kurt Hoffman, Guanda 1989)
 di Matteo Donadoni
Vien voglia di lasciar perdere. Adeguarsi all’andazzo.
Perché? Perché, in fondo, io non dovrei far parte pienamente della mia comunità? Vogliamo essere accettati, tutti noi agogniamo un certo qual riconoscimento da parte del prossimo. Un timbro, una pacca sulla spalla. Quella calda, avvolgente sensazione di sentirsi parte di un intero… lupi nel branco. O pecore del gregge, dovrei più cristianamente dire. Nel bene e nel male, in salute e in malattia. Come voleva il tisico Thomas Bernhard perfino nel sanatorio più angoscioso di Grafenhof: «Visto che ero qui, volevo far parte di questa comunità, anche se si trattava della comunità più mostruosa e raccapricciante che uno possa immaginare».
Perché allora nonostante la chiesa fosse riscaldata il giorno dell’Epifania, il clima era così freddo? Perché le prime cinque file di banchi erano rimaste desolatamente vuote. Scranni lignei di una nave che va dove nessuno la vede. Navigante silenziosa. Silenziosa perché ad adorare il Bambino non c’erano pecore né capre, ma soprattutto non c’erano bambini. C’era mio figlio, certo, con tre o quattro sparuti compagni qua e là.
E così mi sono ritrovato ad essere “l’uomo che fissa le panche”. Non avendo seguito per nulla le letture, anziché rivolgerlo Dio, tenevo lo sguardo fisso su lucidi banchi vuoti. Come è possibile, mi chiedevo, che in una delle festività più importanti dell’anno cattolico manchi la quasi totalità di bambini e ragazzi? Bisognerebbe forse essere teologi per saperlo.
Io non sono un teologo, tanto meno un santo, non sono nemmeno una brava persona, sono un semplice fedele che desidera una normale esistenza cattolica. Ma forse una risposta fa capolino fra i pochi pensieri di una mente male in arnese come la mia, una risposta a questo fatto di avvertirmi tisico, teologicamente tisico. Uno da scansare, evitare. Possibile che solo a me non sfugga questa leggerezza estrema nei confronti della religione, e, nel caso specifico, per l’Eucarestia (domenica tutti in fila per la Comunione)? che ne è stato della catechesi?
Ne è stato ciò che ne è della piccola chiesa domestica, la famiglia. Come è impossibile che non sappiate, visto il trambusto mediatico autunnale, questo 2015 è l’anno fatidico del Sinodo ordinario sulla Famiglia: «per cercare le linee operative per la pastorale della persona umana nella famiglia». Ora, mi rendo conto che l’argomento è scivoloso come un ipotenusa imburrato, ma credo sia proprio il caso di fare una riflessione, soprattutto prendendo atto di quanto sta succedendo da mesi all’interno del mondo cattolico.
In principio furono il povero Palmaro ed il buon Gnocchi, il quale, con santa pazienza, mi ha rispiegato per ben tre volte la sua posizione – e lo ringrazio pubblicamente. Poi tutti gli altri, passando da Socci per finire, poco fa, a Messori. In mezzo il corposo nulla di fatto del Sinodo Straordinario. Non voglio entrare nel merito, anzi, vorrei evitare di gettare benzina sul fuoco, ma, francamente, cosa dovremmo pensare noi semplici fedeli di questa frattura evidente all’interno della Chiesa cattolica? Dove dovremmo volgere lo sguardo noi, attoniti putti di stucco, quando gli apologeti diventano, fra un ave e un gloria, improvvisamente dei pervicaci quanto spregevoli conservatori preconciliari? Non si tratta solo di sospetti, ma, per quanto le prove siano solo circostanziali, come dice Sherlock Holmes: «A volte, le prove circostanziali sono molto convincenti, come quando si trova una trota nel latte, per citare l’esempio di Thoreau».
Il Papa aveva chiesto di parlare con parresia dei problemi che gravano sulle nostre disastrate famiglie oggi e che lo stesso pontefice aveva giustamente messo in evidenza: la crisi del matrimonio e della famiglia in Occidente e la conseguente sfida nell’affrontare in modo cattolico le difficoltà incontrate da chi, in questa crisi, è rimasto ferito. Ma qualcosa è andato storto: complice un’informazione superficiale e maliziosa, il discorso è sembrato concentrarsi sui problemi dei divorziati risposati e sul riconoscimento o meno delle coppie omosessuali. E l’aspetto più grave è che, oltre ad aver generato un’immagine caricaturale di chi ha ribadito la tradizionale dottrina cattolica su famiglia e matrimonio, si è voluta spostare l’attenzione da quanto era stato chiesto dal Papa, col tentativo sventato di dirottare – tramite relazione intermedia – il dibattito dalle questioni nodali verso il “Divieto di Comunione”, come pretesto per un più ampio dibattito sulla natura della dottrina e sullo sviluppo che, secondo l’opinione dei “novatori”, essa dovrebbe avere.
Inutile dire che le questioni chiave verranno affrontate nei prossimi mesi. Nel frattempo, però, mi sia concesso chiedere se non sia il caso di ripensare alla situazione in cui versa la catechesi in Occidente, alla luce del progetto di nuova evangelizzazione voluto da san Giovanni Paolo II ed elevato a programma di pontificato da Francesco nella Evangelii Gaudium nel 2013. E’ ancora possibile, se mai lo è stato, credere di prepararsi efficacemente al matrimonio sacramentale tramite le tre-quattro mini lezioni dei vari corsi organizzati dalle diocesi, quando possiamo ogni benedetta domenica notare la beata assenza della stragrande maggioranza dei fedeli nella fascia d’età compresa fra i 15 e i 50 anni? Altro che risposati. Altro che ripartire da Lutero come suggerisce il card. Marx! Abbiamo un problema serio e disarmante di trasmissione della fede, in famiglia ed in parrocchia. Naturalmente consequenziale allora il rigurgito di protesta che i vescovi africani, a partire dal card. Napier e dal card. Sarah, hanno avuto al Sinodo straordinario lo scorso ottobre: non vogliono sentire lezioni dai vescovi del nord Europa, la cui opera di catechesi ha fallito pesantemente su tutta la linea dal post-Concilio ad oggi.
Allora parafrasando quanto dice George Weigel su First Things: dato che con l’insegnamento della verità sul matrimonio e la complementarietà dei sessi la Chiesa cattolica offre un progetto stabile e rassicurante ed una via di felicità, il Sinodo 2015 è un’importante occasione di chiarire ai fedeli l’essenziale differenza tra il patto sacramentale del matrimonio cattolico da una parte e una qualsiasi convivenza o perfino semplice relazione sessuale, riconosciuta o meno dallo Stato, dall’altra. Siamo fiduciosi che tutto andrà per il meglio. Ma è altresì l’occasione per imbastire umilmente un ragionamento che vada alla radice di tutto: è ancora valido, se mai lo è stato, il modello di catechesi che viene proposto ai ragazzi? O è il caso di recuperare, almeno in nuce, le certezze del Catechismo di San Pio X? Alla radice di tutto c’è Cristo e il Vangelo, e l’evangelizzazione (o rievangelizzazione), la quale, mi pare, è ancora la missione primaria della Chiesa.

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«Sulla famiglia la Chiesa ha tradito Papa Wojtyla»
di Lorenzo Bertocchi
Lo scorso 31 gennaio Papa Francesco ha ratificato le nomine dei membri eletti da alcune Conferenze episcopali per il prossimo Sinodo di ottobre. Si tratta di 28 delle 114 Conferenze episcopali del mondo. I partecipanti al prossimo Sinodo ordinario saranno circa 370, oltre agli eletti delle Conferenze episcopali ci saranno membri di nomina papale per circa un 15% del totale. Come sappiamo il direttivo del Sinodo è stato confermato, con l'unica aggiunta del cardinale Napier, vescovo di Durban in Sud Africa.
Osservando le nomine appena ratificate vi sono diverse ragioni per sostenere che anche il prossimoSinodo sarà caratterizzato da quel clima di “parresia” che ha animato quello straordinario del 2014. A supporto di questa previsione vi sono anche le recenti dichiarazioni di alcuni prelati particolarmente in vista, come ad esempio il cardinale tedesco Marx e il Segretario Generale del Sinodo Baldisseri. Entrambi si sono mostrati particolarmente attivi nel promuovere “scelte pastorali coraggiose” per risolvere i problemi dei divorziati risposati e per l'accoglienza delle coppie omosessuali.
Molte Conferenze episcopali con le loro nomine sembrano, invece, andare in altra direzione.Innanzitutto, la pattuglia africana di membri eletti si mostra, ancora una volta, come la più refrattaria a spericolate corse in avanti. I vescovi del Kenia sono entrambi noti per le loro posizioni in difesa della dottrina della Chiesa e della cultura africana, altrettanto si può dire del vescovo del Ghana e del Burundi. I quattro vescovi eletti dalla Conferenza episcopale americana sono tutti preoccupati di promuovere le posizioni tradizionali della Chiesa, basta citarne i nomi: monsignor Kurtz, Di Nardo, Chaput, Gomez. Proprio il presidente Kurtz ha dichiarato che i vescovi degli Stati Uniti sono molto cauti nel modificare la prassi per i divorziati risposati e sono, invece, preoccupati di promuovere «il vincolo del matrimonio e l'integrità di tale legame».
Curioso che anche la piccola Conferenza episcopale neozelandese, invece, di inviare al Sinodo ilcardinale, fresco di nomina, John Dew, ha eletto monsignor Drennan che certamente non è sulle posizioni del neo-cardinale. Quest'ultimo è da tempo che auspica una misericordiosa via di accesso alla comunione per i divorziati risposati. Ma lo hanno messo in panchina. Anche dai Paesi Bassi e dalla Lituania vengono nominati vescovi considerati “conservatori”, mentre più possibiliste per una nuova prassi risultano le posizioni del vescovo di Westminster e di alcuni dei vescovi eletti da Francia e Spagna. Il clima comunque è molto acceso e le decisioni che dovrà prendere Papa Francesco sui temi più controversi del Sinodo non saranno affatto facili e scontate. 
Dalla Polonia arrivano come un uragano le dichiarazioni rilasciate al giornale Niedzieladall'arcivescovo di Varsavia, monsignor Hoser. Si tratta di parole dure e accorate. «Vi dirò brutalmente. La Chiesa ha tradito Giovanni Paolo II. Non la Chiesa come sposa di Cristo, non la Chiesa del nostro Credo, perché Giovanni Paolo II è stato una voce autentica della Chiesa; ma è la pratica pastorale che ha tradito Giovanni Paolo II. È una tesi che sottoscrivo perché 40 anni del mio sacerdozio sono stati dedicati al matrimonio e alla famiglia, durante i quali ho promosso il tema dell'evangelizzazione dell'intimità coniugale. In molti altri Paesi, a causa della contestazione agli insegnamenti della Chiesa, espressi dal Beato Paolo VI, la pastorale famigliare è stata fermata».
Il tradimento di Giovanni Paolo II, secondo monsignor Hoser, si sarebbe, appunto, consumato nella pratica pastorale, proprio quella che molti vorrebbero modificare per stare al passo con i tempi. Anzi, non mancano prelati che ritengono superata la celebre enciclica del santo papa polacco, la Familiaris Consortio, in quanto non darebbe risposte sufficienti per alcune nuove “esigenze” della nostra realtà sociale (divorziati risposati, coppie “irregolari” e dello stesso sesso). Il vescovo di Varsavia ritiene, invece, che le indicazioni di quella “straordinaria” enciclica in realtà sono state disattese e non applicate nella prassi pastorale. Giovanni Paolo II aveva chiesto ai “pastori di condividere” quell'insegnamento, ma i pastori non l'hanno condiviso “perchè non l'hanno letto, o non lo ricordavano.”

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Il sinodo fatto e quello da farsi. Intervista al card. L. Baldisseri
Settimana - L'Indice del Sinodo
 

(Lorenzo Prezzi e Marcello Matté) Il tempo intersinodale dev’essere dedicato all’approfondimento della Relatio synodi, che costituisce i Lineamenta per la prossima Assemblea ordinaria dei vescovi (4-25 ottobre 2015). Tutto nello stile della parresia e della sinodalità voluto da papa Francesco. Al segretario generale del Sinodo dei vescovi, il card. Lorenzo Baldisseri, (...)

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Dal blog di Sandro Magister:

Tra un sinodo e l'altro, la battaglia continua

I più attivi sono i cardinali, i vescovi, i teologi che vogliono innovare la dottrina e la prassi della Chiesa su matrimonio e omosessualità. Ma nel primo lotto degli eletti al prossimo sinodo i difensori della tradizione sono molto più numerosi