
La miseria nel pensiero di padre Joseph Wresinski.
(Jean Tonglet) «Molti non capiscono la preoccupazione che abbiamo di informare, di far conoscere, di spiegare. Alcuni pensano che dovremmo accontentarci di aiutare, di soccorrere, di dare la mano, di incoraggiare le famiglie povere che vivono nelle baracche. Hanno ragione quando ci urlano dietro: “Temerari, fate attenzione a non ridurvi a un intellettualismo della miseria che può divenire sterile”. Noi li ringraziamo, poiché ci aiutano a non allontanarci da quel contatto umano fatto di presenza, di ascolto, di comunione, di interventi discreti. Come essere veramente presenti se non conosciamo il genere di vita nelle baracche, come ascoltare senza conoscere il senso delle parole, come essere in comunione con lo sconosciuto, come aiutare senza conoscere i bisogni? Queste due attitudini sono complementari: non si condannano né si respingono: amare per conoscere e conoscere per amare sono le fondamenta di ogni approccio fraterno».
Queste parole, firmate «il segretariato», sono estratte dall’editoriale del bollettino «Igloos», numero 5, datato 1° novembre 1961, pubblicato dall’associazione Aide a Toute Detresse, fondata qualche anno prima, a Noisy-le-Grand, da padre Joseph Wresinski e dagli abitanti del campo dei senzatetto, dove egli era giunto nel luglio 1956. «Amare per conoscere, conoscere per amare»: questa formula, che ricorda quella del filosofo francese Maurice Blondel, ne «L’Action», riassume in maniera esemplare le circostanze che hanno fatto del fondatore del Movimento Atd Quarto Mondo, conosciuto soprattutto come uomo d’azione, creatore di un movimento di lotta contro la povertà e come prete portatore di una riflessione spirituale e teologica, contemporaneamente e inseparabilmente, un uomo di pensiero e di riflessione sull’uomo, sul suo destino, sul divenire delle nostre società.
I testi raccolti in questa pubblicazione ci permettono di scoprire ordinatamente le dimensioni epistemologiche, antropologiche, giuridiche e politiche del pensiero di padre Joseph Wresinski. Cosa sono il sapere, la scienza? Di quale sapere, di quale scienza abbiamo bisogno per lottare contro il male assoluto rappresentato dalla miseria? Nella lotta che egli ha ingaggiato contro questo flagello, prende subito coscienza che per combattere la miseria, scienza e servizio devono allearsi in modo che i più poveri non restino fuori della nostra consapevolezza.
«Certamente, potranno essere accettati nel nostro cuore», egli scrive nel 1961. «Tuttavia — aggiunge — le città sono costruite non sull’amore ma sull’intelligenza e indipendentemente dal fatto che questa sia o meno animata dall’amore. Il povero che non è stato inserito nell’intelligenza degli uomini non sarà nemmeno introdotto nelle loro città. Fin quando il povero non viene ascoltato, fin quando i responsabili dell’organizzazione di una città non avranno una conoscenza profonda sua e del suo mondo, le decisioni prese che lo riguardano saranno soltanto dei gesti occasionali di tamponamento che rispondono a esigenze superficiali e di opportunità».
Dagli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta non si è mai smesso di invocare una vera alleanza tra il mondo delle scienze, l’Università e il mondo di coloro, donne e uomini, che vivono e combattono la grande povertà. Chi è l’uomo? Cosa resta di lui quando viene sopraffatto dalla violenza della miseria, quando la sua dignità viene sbeffeggiata dall’ordine violento che lo schiaccia? Come fa a resistere da decenni, da secoli, alla sorte che gli viene imposta? A cosa richiama tutti noi se non alla fraternità universale, quella che sostituisce alla violenza dell’esclusione dei più deboli quella dell’amore? Due testi approfondiscono tale tematica verso i poveri e delle risposte non-violente che vi possono essere opposte.
Che cosa sono i diritti, proclamati nella Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo nel 1948, dove si affermava, sin dal preambolo, la volontà di liberare l’umanità dal terrore e dalla miseria? Come mai rimangono lettera morta quando le donne e gli uomini sono condannati a vivere nella miseria?
In alcuni testi letti o pronunciati tra il 1973 e il 1987, padre Joseph Wresinski traccia un cammino che permette all’umanità di prendere coscienza che la miseria non è soltanto una violazione dei diritti dell’uomo, dell’insieme dei diritti dell’uomo; ma che i più poveri sono essi stessi i veri testimoni dell’indivisibilità dei diritti fondamentali e dell’indivisibilità dell’umanità e che, nel fare questo, essi sono i motori, gli agenti dei diritti dell’uomo, i costruttori di una società più conforme agli ideali di quella che viene proclamata, i difensori dei diritti di tutti.
E infine, che cos’è la politica se non la volontà determinata e l’arte di costruire, per tutti e con tutti, una società nella quale ognuno abbia un suo posto, una società che disponga degli strumenti per cancellare in permanenza, sin dalla prima apparizione, processi che conducono all’esclusione sociale e alla riproduzione della grande povertà? E il progetto di questo tipo di società che padre Joseph Wresinski presenta, nel 1983, in un rapporto preparato su richiesta dell’allora ministro della Pianificazione, Michel Rocard.
«In ogni cosa — egli scrive in conclusione del rapporto — gli affari pubblici debbono ispirarsi, prioritariamente, alle condizioni di vita dei sottoproletari, non per creare dei circuiti particolari destinati a queste popolazioni, ma per reintrodurre i più sfavoriti fra gli altri cittadini (...). Le difficoltà che i più sfavoriti incontrano devono essere il segno delle trasformazioni da intraprendere che avranno un senso per tutti i cittadini».
L’insieme dei testi raccolti è stato elaborato sulla base dei documenti scritti e/o delle registrazioni conservate negli archivi del Centro Internazionale Joseph Wresinski a Baillet-en-France, nella Val d'Oise.
Molti altri testi, sugli stessi temi e su molti altri, avrebbero potuto essere ugualmente presi in considerazione. È stato necessario operare delle scelte. E abbiamo scelto, quando ciò era possibile, di selezionare i testi che si riferivano a un periodo più lungo, dagli anni Sessanta e Settanta sino agli anni Ottanta, in modo da mettere in evidenza la persistenza con cui padre Joseph Wresinski non ha cessato, strada facendo, scavando alle radici della sua esperienza di povertà e di frequentazione costante dei più poveri, di approfondire la propria riflessione, di affinare la sua analisi, di sviluppare il suo pensiero, in continuità con le sue intuizioni iniziali, ma riapprendendo in maniera permanente ciò che la vita e la lotta dei più poveri non cessavano di insegnargli.
Se, come padre Joseph stesso scrive in uno dei testi pubblicati in questo volume, il pensiero dei più poveri deve alimentare una conoscenza che ci conduca alla lotta, i testi che vengono qui raccolti testimoniano che la lotta contro la miseria, l’azione intrapresa insieme alle famiglie più povere, sin dalla sua infanzia e al momento in cui raggiunse, nel 1956, il campo dei senzatetto di Noisy-le-Grand per fondare il Movimento Atd Quarto Mondo, e tutto ciò che ne è seguito sino alla sua morte nel febbraio del 1988, hanno alimentato un vero e profondo pensiero sull’uomo, il suo destino, la società nella quale vive.
L'Osservatore Romano
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Vatican Insider
(Giacomo Galeazzi) E’ il titolo di un libro che raccoglie i discorsi di padre Joseph Wresinki. Secondo il fondatore del movimento Atd-Quarto Mondo, è la povertà il male assoluto. La Chiesa deve annunciare il Vangelo «in povertà», la «salvezza non è una teologia della prosperità» e chi lo annuncia deve avere come unico obiettivo quello di alleviare le miserie dei più poveri, senza mai dimenticare che questo servizio è opera dello Spirito Santo e non di forze umane, ha ricordato il 5 febbraio il Papa nell'omelia della messa a Santa Marta.
