Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di nuovi Cardinali. Indirizzo di omaggio del Card. Dominique Mamberti
Sala stampa della Santa Sede
insieme con i confratelli Vescovi che oggi entreranno a far parte del Collegio Cardinalizio, desidero porgerLe un deferente saluto, insieme ai nostri sentimenti di sincera gratitudine e di filiale devozione. Si unisce a noi nella preghiera S.E. Mons. José de Jesús Pimiento Rodríguez, il quale ha chiesto di poter ricevere la berretta in Colombia, non riuscendo a venire a Roma per l’avanzata età.
(Mons. Mamberti aggiunge a braccio un saluto speciale e affettuoso a Benedetto XVI)
Nella lettera che Vostra Santità ci ha indirizzato il giorno in cui ha reso pubblica la decisione di aggregarci al Collegio Cardinalizio, Ella ci ha anzitutto ricordato che siamo chiamati ad un nuovo servizio, che è a un tempo «di aiuto, di sostegno e di speciale vicinanza alla persona del Papa e per il bene della Chiesa». Le siamo grati per averci scelti, da ogni parte del mondo, per condividere in modo particolare il Suo ministero, ricordandoci che ogni vocazione ecclesiale è anzitutto un servizio ai fratelli e alla Chiesa stessa.
Attraverso di Lei, Padre Santo, il Signore ha voluto rinnovare quell’elezione che un tempo fece di ciascuno di noi, invitandoci a seguirlo e a donargli la nostra vita nel sacerdozio ministeriale. La porpora stessa ci ricorda anzitutto che il Signore ci chiede di condividere il Suo amore per tutti gli uomini: un amore che, nell’obbedienza al Padre, è offerta di sé usque ad mortem, mortem autem crucis (Fil 2, 8). Se c’è, dunque, un onore di cui siamo insigniti è quello di essere sollecitati a una più intima unione con Gesù, a una partecipazione più viva e profonda alla Sua oblazione, a essere con Lui sulla Croce, che è salvezza, vita e resurrezione nostra, attraverso la quale siamo salvati e liberati (Cfr. Gal 6, 14). In questa immedesimazione profonda con Cristo sta l’origine della responsabilità cui siamo chiamati e del servizio che con umiltà, generosità, et usque ad effusionem sanguinis desideriamo compiere per la salvezza delle anime e il bene del Popolo di Dio.
(Mons. Mamberti aggiunge a braccio un saluto speciale e affettuoso a Benedetto XVI)
Nella lettera che Vostra Santità ci ha indirizzato il giorno in cui ha reso pubblica la decisione di aggregarci al Collegio Cardinalizio, Ella ci ha anzitutto ricordato che siamo chiamati ad un nuovo servizio, che è a un tempo «di aiuto, di sostegno e di speciale vicinanza alla persona del Papa e per il bene della Chiesa». Le siamo grati per averci scelti, da ogni parte del mondo, per condividere in modo particolare il Suo ministero, ricordandoci che ogni vocazione ecclesiale è anzitutto un servizio ai fratelli e alla Chiesa stessa.
Attraverso di Lei, Padre Santo, il Signore ha voluto rinnovare quell’elezione che un tempo fece di ciascuno di noi, invitandoci a seguirlo e a donargli la nostra vita nel sacerdozio ministeriale. La porpora stessa ci ricorda anzitutto che il Signore ci chiede di condividere il Suo amore per tutti gli uomini: un amore che, nell’obbedienza al Padre, è offerta di sé usque ad mortem, mortem autem crucis (Fil 2, 8). Se c’è, dunque, un onore di cui siamo insigniti è quello di essere sollecitati a una più intima unione con Gesù, a una partecipazione più viva e profonda alla Sua oblazione, a essere con Lui sulla Croce, che è salvezza, vita e resurrezione nostra, attraverso la quale siamo salvati e liberati (Cfr. Gal 6, 14). In questa immedesimazione profonda con Cristo sta l’origine della responsabilità cui siamo chiamati e del servizio che con umiltà, generosità, et usque ad effusionem sanguinis desideriamo compiere per la salvezza delle anime e il bene del Popolo di Dio.
L’entrare a far parte del Collegio Cardinalizio ci inserisce in modo particolare nella storia e nella vita della Chiesa di Roma, che – secondo la bella espressione di S. Ignazio di Antiochia – presiede nella carità. Siamo perciò invitati a uscire da noi stessi, dalle nostre abitudini e comodità, per servire la missione di questa Chiesa, consapevoli che ciò implica avere un orizzonte più ampio. E qui è davvero presente tutto il mondo, essendo i nuovi Cardinali espressivi di tutti i continenti. Appartenere alla Chiesa di Roma significa, dunque, servire la comunione della Chiesa universale. Una comunione che è continuamente nutrita e alimentata dalla carità stessa di Cristo – che ci spinge a vivere non più per noi stessi, ma per Lui che è morto e risorto per noi (Cfr. 2 Cor 5, 14-15) – ed è fecondata dal sangue dei molti martiri che qui hanno dato la vita. Il loro esempio e la loro intercessione ci diano la forza e il coraggio necessari per essere testimoni del Signore risorto fino ai confini della terra (Cfr. At 1, 6) e per chinarci sulle ferite e sulle piaghe dell’uomo di oggi a portare la Sua misericordia (1).
«Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà» (Sal 39 [40]). Il servizio alla comunione della Chiesa esige che rinnoviamo il proposito di compiere la volontà del Signore, ovvero che ci disponiamo a seguirlo con fiducia e in umiltà, come Vostra Santità ci ha chiaramente indicato. Beato sarà, infatti, quel servo che si sarà mostrato fedele nel poco (cfr. Mt 25, 21), che non si è inorgoglito, né è andato in cerca di cose troppo grandi e superiori alle sue forze (cfr. Sal 130 [131]).
Padre Santo,
Padre Santo,
nel rinnovarLe ancora il nostro grazie, desideriamo assicurarLe la nostra collaborazione leale e sincera e la certezza che Ella ci troverà vicini e pronti a sostenerLa nella missione che Nostro Signore Le ha affidato, di guidare la Chiesa, confermando i fratelli nella fede (Cfr. Lc 22, 32). Soprattutto, Le promettiamo la nostra costante preghiera, affidando la Sua persona e il Suo ministero alla materna protezione della Vergine Maria, all’aiuto discreto di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, e all’intercessione dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, celesti protettori di questa nostra Chiesa di Roma.
(1) Cfr. FRANCESCO, Omelia per la canonizzazione dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, 27 aprile 2014
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Sono venti i cardinali che saranno creati oggi da papa Francesco. Per la precisione si tratta di 15 elettori e 5 con più di 80 anni, età che li esclude dal prossimo Conclave. L'appuntamento è alle 11 nella Basilica Vaticana. A ricevere la berretta saranno però solo in 19, visto che l'arcivescovo colombiano José de Jesús Pimiento, 96 anni il prossimo 18 febbraio, ha rinunciato al viaggio per motivi di salute.
Con la celebrazione odierna cambia anche la composizione del Collegio cardinalizio. Dei venti nuovi porporati infatti otto sono europei (5 elettori e 3 over 80), 3 gli asiatici (tutti elettori), 3 gli africani (2 più 1) due sono originari dell’America del Sud (1 più 1), altrettanti dell’Oceania (entrambi elettori) 1 dall’America Centrale (elettore) e 1 dell’America del Nord (elettore). Complessivamente con i nuovi ingressi l’Europa, il continente più rappresentato, conterà 57 elettori, l’America del Nord 18, l’Africa 15, l’Asia 14, 12 l’America del Sud, 6 l’America Centrale, 3 l’Oceania. In totale il numero dei porporati che potrebbero partecipare al prossimo Conclave sale a 125 cui vanno aggiunti 102 non elettori. Tra i nuovi cardinali gli italiani sono 3: l’arcivescovo di Ancona-Osimo Edoardo Menichel-li, l’arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro e l’arcivescovo Luigi De Magistris, pro-penitenziere maggiore emerito, che il 23 febbraio compirà 89 anni.
Sempre in San Pietro ma domani alle 10, il Papa celebrerà l’Eucaristia con i nuovi cardinali.
Il libretto della celebrazione
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