lunedì 2 febbraio 2015

Sergio Mattarella, nuovo Presidente della Repubblica. Commenti di parte cattolica.



di Mario Adinolfi
L’elezione alla presidenza della Repubblica di Sergio Mattarella è stata accolta da un plauso quasi generale. La sua naturale ritrosia verso il cicaleccio dei mezzi di comunicazione, il suo rigore di giurista e di uomo politico pronto anche a dimettersi da incarichi di rilievo pur di essere coerente con le proprie idee, la tragedia familiare da cui è stato colpito nel 1980 con l’assassinio da parte di Cosa Nostra del fratello Piersanti, hanno costruito un alone di rispetto attorno alla figura del Capo dello Stato. La fotografia di Mattarella mentre raccoglie devastato il corpo del fratello appena crivellato di colpi mafiosi di ritorno dalla Messa e quella in cui da uomo delle istituzioni coraggiosamente (in pochissimi l’avrebbero fatto) bacia l’anello di San Giovanni Paolo II incontrandolo, per quanto mi riguarda consegnano un’evidenza plastica di chi Mattarella sia. E’ un uomo. Un uomo forgiato nel fuoco del dolore indicibile (e infatti non ne ha mai parlato, non ne ha mai fatto sfoggio) e capace di nettezza nell’esposizione pubblica e persino fisica del proprio pensieri, il che in un tempo di camaleonti ambigui me lo rende assolutamente simpatico, nel significato anche etimologico del termine.
Il plauso, dicevo, è stato “quasi” generale. Normale, direi fisiologico: sarebbe persino pericolosa l’assenza di scontenti e di oppositori del nuovo Capo dello Stato. Un filo sorprendente è stata però la levata di scudi di qualche frangia del mondo cattolico che ha protestato con toni invero paradossali accusando, con una posizione che rivela un pregiudizio politico-ideologico, il neo presidente di essersi dimesso sì da ministro per la legge Mammì che diede il via libera alla costruzione dell’impero mediatico berlusconiano, ma di non aver fatto lo stesso “per la legge 40 o la legge sul divorzio lampo”. A parte che bisogna conoscere i fatti e Mattarella non è stato parlamentare né nella sedicesima né in questa diciassettesima legislatura repubblicana, dunque sul divorzio breve non avrebbe potuto dimettersi da alcunché. Per quanto riguarda la legge 40 io la considero una buona legge che non a caso i cattolici italiani hanno trionfalmente difeso rifilando una sonora e plateale batosta al fronte laicista che era sicuro di poterla abolire per via referendaria.


Ecco, io faccio parte di quel mondo cattolico lì: di un mondo cattolico che non chiacchiera, non alambicca, non si rifugia in eterni benaltrismi conditi da qualche sofisma che nasconde spesso pregiudizio e appartenenza partitica o comunque un approccio ideologico. Io sono convinto (e mi rafforzo sempre più in questa convinzione grazie all’insegnamento di Papa Francesco) che l’ideologia sia un male. Io mi considero un testimone della verità e un combattente. E nel combattimento c’è una dimensione di concretezza che cerco di non sacrificare mai alla presunta purezza ideologica.
La Croce esce in edicola il 13 gennaio 2015 con un titolo di apertura che ha scatenato mille polemiche la cui code insultante non si è ancora placata. Quattro parole: “Serve un presidente cristiano”. Il 31 gennaio un presidente cristiano è stato eletto. A qualcuno Mattarella non piace perché oltre ad essere cristiano è democristiano o perché ha militato nell’ala sinistra di quel partito o perché è “dossettiano”. Cretinate ideologiche, appunto. Mattarella è un presidente cristiano e per noi combattenti, consci che il 2015 sarà l’anno decisivo della battaglia per la difesa della cultura della vita e della famiglia dalle iniziative parlamentari già in corso che puntano a varare le norme sulle unioni gay e sulla legittimazione dell’utero in affitto tramite la stepchild adoption, è decisivo avere un cristiano non all’acqua di rose al Quirinale.
I cattolici che oggi protestano contro Mattarella e scrivono che un presidente “cattolico” (usano offensive virgolette) serve a liquidare i cattolici, chi avrebbero preferito? Walter Veltroni? Umberto Veronesi? Il proseguio del settennato di Napolitano, quello del caso Englaro?
Mattarella è la migliore soluzione nelle condizioni date. Non dico la migliore soluzione in assoluto, noi avevamo candidato con un articolo strepitoso di Costanza Miriano la splendida Paola Bonzi al Quirinale, in rappresentanza di tutti i cattolici e gli uomini e le donne di buona volontà che si battono concretamente per la cultura della vita. Ma in politica si ragiona sulle soluzioni possibile nelle condizioni date. Come cattolici dovremo imparare a farlo e rapidamente perché la battaglia da combattere è talmente complessa che adesso servono i soldati, non i filosofi sofisti alla ricerca di purezze spaccando il capello in quattro. Bisogna ragionare sulle soluzioni possibile nelle condizioni date, per un obiettivo preciso da raggiungere: tutelare l’Italia da un’offensiva normativa che dal matrimonio omosessuale all’eutanasia ha messo radici, informo i distratti, negli ordinamenti di tutta Europa. In tutta Europa, ma in Italia no. Merito dei cristiani che resistono e, forse, anche dei tanti vituperati democristiani. Che hanno eletto un presidente cristiano alla presidenza della Repubblica.
Chi non capisce che, nelle condizioni date, va ringraziato il Signore per questo miracolo semplicemente non è in battaglia. Chiacchiera, sì, ma qui le chiacchiere stanno a zero. Bisogna vincere un combattimento difficile contro forze che ci sovrastano per numero e furbizia. Sarà bene affilare le armi dell’intelligenza, perché continuando a bearsi di cretinerie ideologiche prive di concretezza, ci si espone a certa e devastante sconfitta.
01/02/2015
www.lacrocequotidiano.it/

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Sergio Mattarella, nuovo Presidente della Repubblica. Il direttore di Civiltà cattolica Spadaro: la visione sua e di Bergoglio sono consonanti. «Un presidente dalla fede non muscolare. Per lui la politica deve essere costruzione» 
Corriere della Sera
 
(Maria Antonietta Calabrò) Padre Antonio Spadaro, direttore della rivista dei Gesuiti, la Civiltà cattolica , ha postato su Twitter una videointervista su YouTube in cui Mattarella descrive l’entusiasmo con cui ha vissuto gli anni del Concilio Vaticano II. 
Perché? 
«Perché mi ha molto colpito. Il video mostra che è stato eletto presidente una personalità ricca, un giurista, un politico di elevata statura, la cui formazione cattolica ha dato frutti. È un cattolico non muscolare, non ideologico, cresciuto in un periodo complesso, che considera la sua fede come un enzima». 
Un enzima? 
«Nella videointervista, che è del 2010, parla di sogni e di ideali, non di tattiche e di strategie. Per lui la fede è lievito dentro la storia. Non è un’ideologia astratta che si impone sulla realtà. Si richiama a due Papi: Giovanni XXIII e Paolo VI. Entusiasmo, speranza e innovazione per lui sono le tre parole chiave dell’eredità di quegli anni. Nel Concilio lo colpiva il senso pieno dell’universalità della Chiesa e la dimensione profetica della fede». 
Un presidente d’altri tempi? 
«No. E per lo stesso Mattarella non sempre il passato è migliore del presente. E il cristiano vive nel presente. Niente amarcord». 
Mattarella si è formato a stretto contatto con i gesuiti, questo c’entra con il suo cattolicesimo non ideologico? 
«Sì. C’è una parola che esprime questa caratteristica tipica dell’educazione dei gesuiti e che mi sembra abbia giocato un ruolo decisivo per Mattarella, così come emerge dalla sua stessa intervista, la parola “discernimento”. Essa esprime una visione positiva della realtà, un’apertura dialogica e la capacità di ascolto dell’altro. Oltre agli stretti contatti da adulto con padre Bartolomeo Sorge e padre Ennio Pintacuda. La sua formazione ha comunque avuto punti di riferimento plurale: i Fratelli maristi, l’Azione cattolica, i Padri rosminiani, la Pro civitate cristiana». 
Il primo pensiero del presidente è andato «alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini». 
«Nel video dice testualmente: “Studiare insieme, vivere insieme un’esperienza di classe, di comunità e di studio mi ha aiutato a comprendere le esigenze, i problemi e le attese degli altri. Si cresce, se si cresce insieme. Ci si realizza, se ci si realizza insieme”. Sembra di sentire papa Francesco che si esprime negli stessi termini». 
Mattarella è stato segnato dalla tragedia del fratello. Oggi mafia e corruzione sono ancora emergenza. 
«Mattarella è sceso in politica a causa di questa ferita viva nella carne: e dal fratello , che è stato politico di rottura , ha imparato la necessità della lotta alla corruzione. Questo è un tratto forte dell’identità del presidente, oggi particolarmente rilevante». 
È singolare che un cattolico sia una riserva della Repubblica? 
«No, anzi. È proprio il suo cattolicesimo a dargli una concezione “laica” della politica, intesa come costruzione — da parte di persone di diverse esperienze e culture — della cosa pubblica e del bene comune. E questo è anche il pensiero di papa Francesco. Le due visioni del neoeletto e di papa Francesco mi sembrano straordinariamente consonanti».
fonte

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Famiglia Cristiana
(Alberto Bobbio) Il delitto del fratello Piersanti, ucciso dalla mafia nel 1980, ha segnato la sua vita. Figlio del cattolicesimo democratico, dopo il delitto Moro volle restare in Sicilia per riscattare l'Isola e preparare, in silenzio, la "primavera di Palermo". Fino alle dimissioni da ministro per la legge (...)

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"Un elezione che riempie il nostro cuore di speranza"

Salvatore Martinez (RnS) accoglie con favore il nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella


“L’elezione di un cattolico praticante alla Presidenza della Repubblica italiana riempie il nostro cuore di speranza. L’on. Sergio Mattarella è uomo di provate virtù morali e sociali; merita la nostra stima e le nostre preghiere, dal momento che la Scrittura esorta i credenti ad avere riguardo per chi è chiamato ad esercitare un potere civile”.
Lo dichiara il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, Salvatore Martinez, all’indomani dell’elezione del nuovo capo dello Stato.
Il Rinnovamento nello Spirito, “guardando alla realtà del nostro tempo, auspica che il neo Presidente sappia porre ancor più la sua vita a servizio del bene comune e dell’unità del Paese, di quelle“speranze e difficoltà” che ha voluto immediatamente evocare nel suo primo e improvvisato saluto agli italiani”, prosegue Martinez.
“Che il bene dell’uomo – di ogni cittadino, credente e non credente, italiano o straniero vivente nella nostra Nazione – a partire dalla difesa e dalla promozione della sua dignità integrale e trascendente, abbia a prevalere su ogni svilimento del senso e della memoria storica, sulla perdita di passione civile, su ogni conflitto ideologico e su ogni interesse di parte. Che Dio benedica il Presidente Mattarella e tutti gli italiani!”, conclude poi il presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito.

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Sergio Mattarella nuovo Presidente della Repubblica. L’apprezzamento del Vaticano e la sintonia con Bergoglio

(Franca Giansoldati) Con il Papa non si sono ancora mai visti, telefonata dopo il giuramento -- A Santa Marta, dove abita Papa Francesco, alcuni particolari apparentemente insignificanti di questi ultimi due giorni non sono sfuggiti e hanno aiutato a misurare l'uomo. Come per esempio il fatto che Sergio Mattarella va a messa ogni domenica, è allergico alle scorte, gira abitualmente su una utilitaria, non ostenta il potere, ed è attaccato ai figli e ai nipoti in una dimensione familiare molto tradizionale. Insomma, tutto in linea con l'understatement tanto apprezzato dal pontefice. Cosa non da poco visto che, in prospettiva, è destinata a segnare un percorso comune, da costruire sulla base di similitudini. 
AFFINITÀ ELETTIVE 
Bergoglio e Mattarella si intenderanno. In Vaticano, a tal proposito, ci sono pochi dubbi. Le affinità elettive non sono difficili da individuare. Di più. Rispetto alla figura di Renzi, anch'egli di formazione scout, è proprio un profilo come quello di Mattarella a fare ben sperare, benché allo stato delle cose il Papa e il Capo dello Stato non si conoscano ancora personalmente; per ora hanno avuto solo uno scambio ufficiale. Il telegramma inviato dalla Segreteria di Stato a nome del Papa un secondo dopo l'elezione. Al quale seguirà un messaggio di risposta a firma del nuovo inquilino del Colle. 
Per i contatti telefonici diretti si aspetta il giuramento. Fin qui la prassi secondo regole protocollari prestabilite. Eppure già tra le righe del breve testo di Begoglio vengono fatti notare due passaggi che riflettono un'attenzione tutt'altro che casuale. Il primo riferimento sottolinea l'attesa per un compito istituzionale al servizio «dell'unità e della concordia del Paese». Bergoglio aveva palesato le sue preoccupazioni anche con il presidente Napolitano. Il secondo passaggio, invece, riguarda il rilievo sul «bene comune nel solco degli autentici valori umani e spirituali del popolo italiano», vale a dire le radici cristiane. Sotto questo aspetto sia Mattarella che Bergoglio appoggiano una idea di laicità capace di favorire la pacifica convivenza tra le tante realtà presenti, le confessioni, le culture. Per Francesco la laicità dello Stato rispetta e «valorizza la presenza del fattore religioso favorendone le sue espressioni concrete». 
L’OSSERVATORE ROMANO 
Insomma, nessuna ingerenza, ma mutuo rispetto, una separatezza ben definita, con ruoli non sovrapponibili benché racchiusi in una cornice solidale per il bene del Paese. E' certo che Mattarella, pur non avendo al momento grosse frequentazioni, in Vaticano troverà buona accoglienza. Il cardinale Pietro Parolin ha commentato assai positivamente l'elezione. L'Osservatore Romano ha messo in luce il percorso umano lineare di Mattarella, definito «credibile». Vicesegretario della Dc, ministro in diversi governi, deputato per la Margherita, di formazione cattolica, proveniente dalle fila dell'Azione Cattolica, organismo che lo ha salutato con ampio entusiasmo. «In questo senso Mattarella è il successore naturale di Napolitano, entrambi esponenti di una classe politica che, funestata dagli eventi di tangentopoli, è stata capace di esprimere statisti e uomini delle istituzioni del cui stile e dei cui valori spesso, negli ultimi decenni se ne è sentita la mancanza». Come dire che Mattarella è lontano anni luce dal berlusconismo. Un uomo sobrio ed equilibrato, ha scritto il giornale di Vian. E' stimato da diversi prelati che lo hanno incontrato in precedenza: monsignor Fisichella, per anni cappellano alla Camera, monsignor Paglia, monsignor Celli, il cardinale De Giorgi, già arcivescovo di Palermo e ora in pensione a Roma, monsignor Plotti, il gesuita padre Sorge, conosciuto ai tempi del Centro di Padre Arrupe. Naturalmente i consiglieri cattolici non mancheranno, ma chi lo aiuterà certamente a districarsi nel frastagliato mondo vaticano sarà sicuramente l'ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Francesco Greco. Un ex collaboratore conosciuto da Mattarella quando era ministro della Difesa. Fu Greco a preparargli, a suo tempo, i dossier sulla Nato, sull'Albania, sul Kosovo, sulla Polonia e sull'Ucraina.

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Celli: «Mattarella? Si troverà in piena sintonia con Francesco»

Intervista a Vatican Insider del ministro vaticano della Comunicazione, amico da molti anni del nuovo presidente della Repubblica

GIACOMO GALEAZZICITTA’ DEL VATICANO

«Nel mio amico Sergio Mattarella mi ha sempre colpito la sobrietà e il pudore nei sentimenti», spiega a Vatican Insider l’arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Ad unire il docente di diritto parlamentare eletto dodicesimo presidente della Repubblica e il ministro vaticano è soprattutto la comune sensibilità per il mondo della formazione universitaria e l’impegno per i giovani. Celli, infatti, si occupa da molti anni a Roma, di Villa Nazareth, la residenza per studenti fuori sede fondata nell’immediato dopoguerra dal cardinale Domenico Tardini, segretario di Stato durante il pontificato di Giovanni XXIII.


Mattarella è uomo di «grande sensibilità» che appartiene al mondo della «politica pensosa» e sarà in grande «sintonia» con papa Francesco. «Il suo stile è improntato alla semplicità, lo si è subito visto anche dalle prime dichiarazioni rilasciate da capo dello Stato- spiega l’arcivescovo-. Non è un mattatore della politica, è un uomo di profondi contenuti che non strafà, ha da sempre un profilo defilato, si muove con discrezione. E’ un atteggiamento per lui spontaneo. Caratterialmente è pensoso, attento, sensibile alla storia della sua famiglia. Non è mai stato un personaggio da copertina». Ma  «alla modestia del suo comportamento corrispondono visioni ampie del contesto europeo e mondiale».


Riguardo alla fede, precisa Celli, «quando diciamo che una persona è religiosa, ne diamo un’accezione di culto, ossia se va o non va alla messa», mentre Mattarella è religioso «nel senso più profondo del termine, cioè di ciò che Dio pensa per l’uomo».


Celli sottolinea una affinità del nuovo capo dello Stato con Bergoglio: «Mattarella, come il Papa, ha sempre portato avanti la cultura dell'incontro. Immaginabile, quindi, che si troveranno in sintonia». Inoltre, «come dimostra la sua carriera politica, ha il pudore di non mettere in mostra sentimenti e riflessioni intime, non ama mettersi in piazza, non è banale e dalle conversazioni emerge il suo spessore». La sua attenzione è rivolta «alla cultura, alla formazione dei giovani» intesa dossettianamente  quale confronto tra coscienze.


L'arcivescovo è «molto felice» per l'elezione di Mattarella e  tiene a rispettare la riservatezza del neo presidente. «Ora lo lascerò respirare - sorride -. Ci sentiremo più avanti» quando magari insieme potranno concedersi anche qualche battuta distensiva. L’arcivescovo ricorda le tante conversazioni con l'amico: «Negli anni abbiamo parlato lungamente insieme. Nelle conversazioni si poteva spaziare su tanti argomenti. E, a seconda dell'argomento che si toccava, emergeva l'uomo di legge, il politico. In ogni caso, la sua grande sensibilità». Un uomo riservatissimo, Mattarella, come hanno evidenziato tutti che, nel suo primo breve intervento ha detto: «Il mio pensiero a speranze e difficoltà dei nostri concittadini». Misurate ed efficaci parole che fanno dire all'amico arcivescovo: «Mattarella è sempre stato un uomo pensoso e sensibile e saprà ben rappresentare l'Italia che vive in un contesto europeo e nel mondo. Sarà molto attento».