
Oggi, 21 febbraio, sono 14 anni dal giorno in cui nel Concistoro più numeroso nella storia della Chiesa, l'allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, fu creato cardinale da Papa s. Giovanni Paolo II.
*
(Luis Badilla) Sabato 21 febbraio, Papa Francesco riceve in Udienza la signora Angela Merkel, Cancelliera Federale di Germania, e poi a mezzogiorno un pellegrinaggio della diocesi di Cassano allo Jonio, guidato da mons. Galantino, Segretario generaledell'Episcopato italiano. E ciò accade a 14 anni di distanza dal Concistoro nel corso del quale l'allora Papa s. Giovanni Paolo II creò il maggior numero di cardinali nella storia della Chiesa: 42. Tra questi c'era l'arcivescovo di Buenos Aires, mons. Jorge Mario Bergoglio, il cui nome compariva in tutto gli elenchi ufficiali al 30.mo posto.
Le cronache dell'epoca pubblicate sulla stampa di Buenos Aires (Aica,La Nación, El Clarín) ricordano che le uniche dichiarazioni dell'arcivescovo Bergoglio dopo la diffusione della notizia della sua imminente creazione cardinalizia furono: "Essere cardinali significa una maggiore vicinanza al Papa e un servizio alla Chiesa Universale. Sono assolutamente certo che si tratta di una speciale considerazione e un particolare affetto del Papa verso la sede di Buenos Aires". In quei giorni mons. Bergoglio rifiutò decine di richieste d'interviste. Il suo ex portavoce, padre Guillermo Marcó, ricorda che il giorno della notizia, l'arcivescovo J.M. Bergoglio commentò ai suoi pochi collaboratori più vicini: "Mio padre mi diceva: quando ti capiterà di salire salutando tutti, ricordati che sono le stesse persone che saluterai nel momento della discesa".
Papa Wojtyla aveva fatto l'annuncio dei nomi dei futuri porporati in due momenti: nell'Angelus del 21 gennaio e poi, una settimana dopo, nell'Angelus del 28 gennaio. Giovanni Paolo II, in 9 Concistori, creò 231 cardinali provenienti da 69 Nazioni e quello del 2001 fu il penultimo.
Il numero di nuovi porporati e il profilo biografico di numerosi prelati inclusi nell'elenco crearono un notevole interesse mediatico. Oltre a Bergoglio, poco conosciuto, c'erano Re, Sepe, Nguyen Van Thuan, Mejía (argentino come l'arcivescovo bonaerense), Rodríguez Maradiaga, Hummes, Tucci, Egan ed altri.
In quell'occasione furono pubblicati i nomi di due cardinali "in pectore": Jaworski Marian (Ucraina/Concistoro 1998) Pujats Janis (Lettonia/Concistoro 1998).
Tra i 42 porporati, 38 erano elettori e 4 non-elettori. Se si tiene conto dei due cardinali "in pectore" pubblicati, gli elettori aumentarono a 40.
Le cronache dell'epoca pubblicate sulla stampa di Buenos Aires (Aica,La Nación, El Clarín) ricordano che le uniche dichiarazioni dell'arcivescovo Bergoglio dopo la diffusione della notizia della sua imminente creazione cardinalizia furono: "Essere cardinali significa una maggiore vicinanza al Papa e un servizio alla Chiesa Universale. Sono assolutamente certo che si tratta di una speciale considerazione e un particolare affetto del Papa verso la sede di Buenos Aires". In quei giorni mons. Bergoglio rifiutò decine di richieste d'interviste. Il suo ex portavoce, padre Guillermo Marcó, ricorda che il giorno della notizia, l'arcivescovo J.M. Bergoglio commentò ai suoi pochi collaboratori più vicini: "Mio padre mi diceva: quando ti capiterà di salire salutando tutti, ricordati che sono le stesse persone che saluterai nel momento della discesa".
Papa Wojtyla aveva fatto l'annuncio dei nomi dei futuri porporati in due momenti: nell'Angelus del 21 gennaio e poi, una settimana dopo, nell'Angelus del 28 gennaio. Giovanni Paolo II, in 9 Concistori, creò 231 cardinali provenienti da 69 Nazioni e quello del 2001 fu il penultimo.
Il numero di nuovi porporati e il profilo biografico di numerosi prelati inclusi nell'elenco crearono un notevole interesse mediatico. Oltre a Bergoglio, poco conosciuto, c'erano Re, Sepe, Nguyen Van Thuan, Mejía (argentino come l'arcivescovo bonaerense), Rodríguez Maradiaga, Hummes, Tucci, Egan ed altri.
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| J. Mejía - J.M. Bergoglio |
Tra i 42 porporati, 38 erano elettori e 4 non-elettori. Se si tiene conto dei due cardinali "in pectore" pubblicati, gli elettori aumentarono a 40.
Elettori e non-elettori
EUROPA (23, di cui 21 elettori)
(inclusi i due "in pectore" pubblicati)
AMERICA SETTENTRIONALE (3, di cui 2 elettori)
AMERICA LATINA (11, tutti elettori)
AFRICA (3, di cui 2 elettori)
ASIA (4, tutti elettori)
Nomi dei primi 37 Cardinali
(dall'annuncio del Santo Padre Giovanni Paolo II all'Angelus del 21 gennaio 2001)
(* sta per Cardinale elettore)
* RE Giovanni Battista
Italia
* NGUYÊN VAN THUAN François Xavier
Viêt Nam
* CACCIAVILLAN Agostino
Italia
* SEBASTIANI Sergio
Italia
* GROCHOLEWSKI Zenon
Polonia
* SARAIVA MARTINS José, C.M.F.
Portogallo
* SEPE Crescenzio
Italia
* MEJÍA Jorge María
Argentina
* DAOUD S.B. Ignace Moussa I
Siria
* POMPEDDA Mario Francesco
Italia
* KASPER Walter
Germania
* GONZÁLEZ ZUMÁRRAGA Antonio José
Ecuador
* DIAS Ivan
India
* AGNELO Geraldo Majella
Brasile
* RUBIANO SÁENZ Pedro
Colombia
* McCARRICK Theodore Edgar
U.S.A.
* CONNELL Desmond
Irlanda
* BACKIS Audrys Juozas
Lituania
* ERRÁZURIZ OSSA Francisco Javier, dei P. di Schönstatt
Cile
* RODRÍGUEZ MARADIAGA Oscar Andrés
Honduras
* AGRÉ Bernard
Costa d'Avorio
* BILLÉ Louis-Marie
Francia
* VELASCO GARCÍA Ignacio Antonio
Venezuela
* CIPRIANI THORNE Juan Luis
Perù
* ÁLVAREZ MARTÍNEZ Francisco
Spagna
* HUMMES Cláudio
Brasile
* VITHAYATHIL Varkey
India
* BERGOGLIO JORGE MARIO
Argentina
* DA CRUZ POLICARPO José
Portogallo
* POLETTO Severino
Italia
* MURPHY-O'CONNOR Cormac
Gran Bretagna
* EGAN Edward Michael
U.S.A.
GHATTAS S.B. Stéphanos II
Egitto
HONORÉ Jean
Francia
* TUCCI Roberto
Italia
SCHEFFCZYK Leo
Germania
DULLES Avery
U.S.A.
Nomi di altri 5 Cardinali
(dall'annuncio del Santo Padre Giovanni Paolo II all' Angelus del 28 gennaio 2001)
EUROPA (23, di cui 21 elettori)
(inclusi i due "in pectore" pubblicati)
AMERICA SETTENTRIONALE (3, di cui 2 elettori)
AMERICA LATINA (11, tutti elettori)
AFRICA (3, di cui 2 elettori)
ASIA (4, tutti elettori)
Nomi dei primi 37 Cardinali
(dall'annuncio del Santo Padre Giovanni Paolo II all'Angelus del 21 gennaio 2001)
(* sta per Cardinale elettore)
* RE Giovanni Battista
Italia
* NGUYÊN VAN THUAN François Xavier
Viêt Nam
* CACCIAVILLAN Agostino
Italia
* SEBASTIANI Sergio
Italia
* GROCHOLEWSKI Zenon
Polonia
* SARAIVA MARTINS José, C.M.F.
Portogallo
* SEPE Crescenzio
Italia
* MEJÍA Jorge María
Argentina
* DAOUD S.B. Ignace Moussa I
Siria
* POMPEDDA Mario Francesco
Italia
* KASPER Walter
Germania
* GONZÁLEZ ZUMÁRRAGA Antonio José
Ecuador
* DIAS Ivan
India
* AGNELO Geraldo Majella
Brasile
* RUBIANO SÁENZ Pedro
Colombia
* McCARRICK Theodore Edgar
U.S.A.
* CONNELL Desmond
Irlanda
* BACKIS Audrys Juozas
Lituania
* ERRÁZURIZ OSSA Francisco Javier, dei P. di Schönstatt
Cile
* RODRÍGUEZ MARADIAGA Oscar Andrés
Honduras
* AGRÉ Bernard
Costa d'Avorio
* BILLÉ Louis-Marie
Francia
* VELASCO GARCÍA Ignacio Antonio
Venezuela
* CIPRIANI THORNE Juan Luis
Perù
* ÁLVAREZ MARTÍNEZ Francisco
Spagna
* HUMMES Cláudio
Brasile
* VITHAYATHIL Varkey
India
* BERGOGLIO JORGE MARIO
Argentina
* DA CRUZ POLICARPO José
Portogallo
* POLETTO Severino
Italia
* MURPHY-O'CONNOR Cormac
Gran Bretagna
* EGAN Edward Michael
U.S.A.
GHATTAS S.B. Stéphanos II
Egitto
HONORÉ Jean
Francia
* TUCCI Roberto
Italia
SCHEFFCZYK Leo
Germania
DULLES Avery
U.S.A.
Nomi di altri 5 Cardinali
(dall'annuncio del Santo Padre Giovanni Paolo II all' Angelus del 28 gennaio 2001)
(* sta per Cardinale elettore)
* HUSAR Lubomyr
Ucraina
* DEGENHART Johannes Joachim
Germania
* TERRAZAS SANDOVAL Julio
Bolivia
* NAPIER Wilfrid Fox
Sud Africa
* LEHMANN KarlGermania
Cardinali riservati "in pectore" nel Concistoro del 21 febbraio 1998
(dall'annuncio del Santo Padre Giovanni Paolo II all' Angelus del 28 gennaio 2001)
* JAWORSKI Marian
Ucraina
* PUJATS Janis
Lettonia
* HUSAR Lubomyr
Ucraina
* DEGENHART Johannes Joachim
Germania
* TERRAZAS SANDOVAL Julio
Bolivia
* NAPIER Wilfrid Fox
Sud Africa
* LEHMANN KarlGermania
Cardinali riservati "in pectore" nel Concistoro del 21 febbraio 1998
(dall'annuncio del Santo Padre Giovanni Paolo II all' Angelus del 28 gennaio 2001)
* JAWORSKI Marian
Ucraina
* PUJATS Janis
Lettonia
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Mons. Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, che sabato prossimo ricorda i 14 anni della sua porpora cardinalizia, fu promosso da s. Giovanni Paolo II arcivescovo coadiutore di Buenos Aires il 3 giugno 1997. Sette mesi più tardi, dopo la morte del cardinale Antonio Quarracino, arcivescovo della capitale argentina, mons. Bergoglio - il 28 febbraio 1998 - diventò arcivescovo titolare di Buenos Aires, primate dell'Argentina, Ordinario per i fedeli di Rito orientale residenti nel Paese e Gran Cancelliere dell’Università Cattolica.
La prima e unica reazione del futuro cardinale Bergoglio, il 21 gennaio 2001, dopo l’annuncio di Papa Wojtyla della creazione di 42 nuovi porporati, elenco in cui appariva il suo nome, fu un breve comunicato dell'arcivescovato: "Essere cardinale, diceva la nota, rappresenta una maggiore vicinanza al Papa e una collaborazione con il Sommo Pontefice nel servizio alla Chiesa Universale. E' il Papa che decide e in questo caso sono assolutamente certo che si tratta di una speciale considerazione e affetto verso la sede di Buenos Aires. Tutti i fedeli di questa città sono sotto lo sguardo del Santo Padre e poiché è questa la città capitale del Paese è uno sguardo che si estende a tutti gli argentini. Giovanni Paolo II vuole molto bene all'Argentina. Ancora ricordo la sua voce vibrante e il suo incoraggiamento nel corso della sua visita (al Paese): 'Argentina! Alzati!'. Il Papa segue da vicino i problemi della nostra patria con cuore paterno".
Poi J. M. Bergoglio accentuò ancora di più la sua conosciuta riservatezza e discrezione. Non rilasciò nessuna intervista e non accettò festeggiamenti e eventi celebrativi, neanche al suo rientro dopo aver ricevuto la beretta e l’anello cardinalizio. Continuò il suo lavoro pastorale come oggi giorno senza cambiare una sola riga della sua fitta agenda di impegni. Il futuro cardinale non volle neanche comprare gli abiti cardinalizi e fece adattare alla sua taglia quelli del suo predecessore, il card. Quarracino, piuttosto robusto. Ad un gruppo di fedeli che annunciarono la loro intenzione di accompagnarlo a Roma per il Concistoro del 21 febbraio 2011, mons. Bergoglio chiese accoratamente di non farlo e di destinare il denaro a opere di assistenza ai più bisognosi.
J. M. Bergoglio, nel 2001, era una figura ecclesiastica argentina e latinoamericana di grande prestigio e rilevanza. Forse lo era un po' meno nell'ambito internazionale anche se nelle sfere ecclesiali era molto conosciuto. Oltre alla sua discrezione si parlava spesso della sua singolare capacità di combinare una severità tenera con una poco comune umanità e partecipazione. Si ricordava spesso anche la sua totale e continua vicinanza al suo clero e al riguardo, oggi, si conoscono i suoi comportamenti più unici che rari, come ad esempio, assistere, anche di notte, sacerdoti malati o in fin di vita.
Anche dopo la "nomina" cardinalizia J. M. Bergoglio continuò a fare ciò che faceva sempre. Il suo edicolante - Luis Del Regno - ricorda che, ogni mattina, da lunedì a sabato, buttava oltre il cancello della casa di J. M. Bergoglio, dentro una busta di plastica - legata con un grosso elastico - i principali quotidiani e settimanali. "Il cardinale ogni fine del mese passava a pagare e mi ridava indietro i 30 elastici", aggiunge Del Regno e precisa: "La domenica non c'era consegna dei giornali poiché lui passava puntualmente alle 5.30 del mattino, chiacchierava con me 10 minuti, e poi prendeva l'autobus 28 per recarsi a Lugano dove dava del mate cocido ai ragazzi malati".
Il 18 marzo 2013 da Santa Marta Papa Francesco fece una telefonata a Luis Del Regno ma l'edicolante era assente e perciò parlò con il figlio Luis, il quale non credette alla persona che diceva di essere il "cardinale Jorge" convinto che fosse uno scherzo di un amico. "Dai Luis, è una cosa seria. Sono Jorge Bergoglio e ti chiamo da Roma", si sentì dire il figlio dell'edicolante e poi aggiunge: "Mi ha chiesto per noi, per i membri della famiglia, per papà in particolare, mi ha chiesto di pregare per lui e alla fine mi ha detto di sospendere la consegna dei giornali ... perché tu sai cosa è successo ..."
Aggiornamento e correzione (19 febbraio 2015, ore 18.48)
La vaticanista e corrispondente de La Nación (Argentina), Elisabetta Piqué, con grande gentilezza ci ha fornito nuove informazioni che correggono parzialmente quanto abbiamo detto. Il futuro cardinale Bergoglio, prima di recarsi a Roma per il Concistoro, rilasciò proprio a lei un'ampia e interessante intervista. In quella occasione, E. Piqué, autrice di una conosciuta biografia di Papa Francesco, incontrò per la prima volta l'arcivescovo e oggi ricorda che, dopo questo incontro, il futuro cardinale la chiamò personalmente a casa per ringraziarla.
La prima e unica reazione del futuro cardinale Bergoglio, il 21 gennaio 2001, dopo l’annuncio di Papa Wojtyla della creazione di 42 nuovi porporati, elenco in cui appariva il suo nome, fu un breve comunicato dell'arcivescovato: "Essere cardinale, diceva la nota, rappresenta una maggiore vicinanza al Papa e una collaborazione con il Sommo Pontefice nel servizio alla Chiesa Universale. E' il Papa che decide e in questo caso sono assolutamente certo che si tratta di una speciale considerazione e affetto verso la sede di Buenos Aires. Tutti i fedeli di questa città sono sotto lo sguardo del Santo Padre e poiché è questa la città capitale del Paese è uno sguardo che si estende a tutti gli argentini. Giovanni Paolo II vuole molto bene all'Argentina. Ancora ricordo la sua voce vibrante e il suo incoraggiamento nel corso della sua visita (al Paese): 'Argentina! Alzati!'. Il Papa segue da vicino i problemi della nostra patria con cuore paterno".
Poi J. M. Bergoglio accentuò ancora di più la sua conosciuta riservatezza e discrezione. Non rilasciò nessuna intervista e non accettò festeggiamenti e eventi celebrativi, neanche al suo rientro dopo aver ricevuto la beretta e l’anello cardinalizio. Continuò il suo lavoro pastorale come oggi giorno senza cambiare una sola riga della sua fitta agenda di impegni. Il futuro cardinale non volle neanche comprare gli abiti cardinalizi e fece adattare alla sua taglia quelli del suo predecessore, il card. Quarracino, piuttosto robusto. Ad un gruppo di fedeli che annunciarono la loro intenzione di accompagnarlo a Roma per il Concistoro del 21 febbraio 2011, mons. Bergoglio chiese accoratamente di non farlo e di destinare il denaro a opere di assistenza ai più bisognosi.
J. M. Bergoglio, nel 2001, era una figura ecclesiastica argentina e latinoamericana di grande prestigio e rilevanza. Forse lo era un po' meno nell'ambito internazionale anche se nelle sfere ecclesiali era molto conosciuto. Oltre alla sua discrezione si parlava spesso della sua singolare capacità di combinare una severità tenera con una poco comune umanità e partecipazione. Si ricordava spesso anche la sua totale e continua vicinanza al suo clero e al riguardo, oggi, si conoscono i suoi comportamenti più unici che rari, come ad esempio, assistere, anche di notte, sacerdoti malati o in fin di vita.
Anche dopo la "nomina" cardinalizia J. M. Bergoglio continuò a fare ciò che faceva sempre. Il suo edicolante - Luis Del Regno - ricorda che, ogni mattina, da lunedì a sabato, buttava oltre il cancello della casa di J. M. Bergoglio, dentro una busta di plastica - legata con un grosso elastico - i principali quotidiani e settimanali. "Il cardinale ogni fine del mese passava a pagare e mi ridava indietro i 30 elastici", aggiunge Del Regno e precisa: "La domenica non c'era consegna dei giornali poiché lui passava puntualmente alle 5.30 del mattino, chiacchierava con me 10 minuti, e poi prendeva l'autobus 28 per recarsi a Lugano dove dava del mate cocido ai ragazzi malati".
Il 18 marzo 2013 da Santa Marta Papa Francesco fece una telefonata a Luis Del Regno ma l'edicolante era assente e perciò parlò con il figlio Luis, il quale non credette alla persona che diceva di essere il "cardinale Jorge" convinto che fosse uno scherzo di un amico. "Dai Luis, è una cosa seria. Sono Jorge Bergoglio e ti chiamo da Roma", si sentì dire il figlio dell'edicolante e poi aggiunge: "Mi ha chiesto per noi, per i membri della famiglia, per papà in particolare, mi ha chiesto di pregare per lui e alla fine mi ha detto di sospendere la consegna dei giornali ... perché tu sai cosa è successo ..."
Aggiornamento e correzione (19 febbraio 2015, ore 18.48)
La vaticanista e corrispondente de La Nación (Argentina), Elisabetta Piqué, con grande gentilezza ci ha fornito nuove informazioni che correggono parzialmente quanto abbiamo detto. Il futuro cardinale Bergoglio, prima di recarsi a Roma per il Concistoro, rilasciò proprio a lei un'ampia e interessante intervista. In quella occasione, E. Piqué, autrice di una conosciuta biografia di Papa Francesco, incontrò per la prima volta l'arcivescovo e oggi ricorda che, dopo questo incontro, il futuro cardinale la chiamò personalmente a casa per ringraziarla.
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Incontrai a Roma l'arcivescovo di Buenos Aires, cardinale Jorge Mario Bergoglio, nell'autunno del 2005. Lui, alla mia richiesta d'intervista aveva risposto al telefono con grande affabilità ma al tempo stesso con fermezza. "Preferirei evitare l'intervista ma ci possiamo incontrare comunque per parlare", fu la sua risposta. L'appuntamento fu fissato in un convitto per il clero vicino al Vaticano dove il cardinale doveva incontrare un confratello vescovo. Arrivando la prima sorpresa fu singolare: seppure io ero in anticipo di 15 minuti il cardinale già mi aspettava nella hall leggendo un piccolo libro, forse di preghiere. Il saluto, con una stretta di mano, fu cordiale e affettuoso. Il suo sorriso immediato e trasparente mi trasmise subito fiducia ed entusiasmo al punto che, per qualche istante, ho pensato che avrebbe concesso l’intervista.
Tornai a vivere questo saluto caldo e affettuoso, ma questa volta offertomi da Papa Francesco, la mattina del 25 dicembre 2014, dopo il suo Messaggio Urbi et Orbi, a ridosso del finestrone della Loggia della Basilica dove poc'anzi aveva implorato la pace per il mondo. Quella mattina non ho potuto evitare il ricordo del 2005 anche se le circostanze erano del tutto differenti, ma ebbi una sensazione insolita che mi fece pensare: cambia la missione alla quale sei chiamato ma non cambia l’uomo. Pensai subito a quanto spesso mi dice un amico ebreo che ama profondamente Papa Francesco: “E’ un grande Papa e un grande sacerdote perché è un grande uomo”.
Ricordo che nel nostro incontro del 2005, che si prolungò per quasi mezz'ora, il cardinale subito dopo i saluti, mentre cercavamo di avvicinare due poltroncine, è tornato a precisare con dolcezza che non desiderava rilasciare nessun'intervista. Poi, seconda sorpresa, cominciò a farmi un gran numero di domande (raramente poste da altri intervistati in molti anni di servizio per il Programma Ispanoamericano di Radio Vaticana). Era molto interessato alla persona che aveva davanti e mi ha chiesto, per esempio, da quale Paese latinoamericano provenivo, perché stavo a Roma, se ero sposato e quanti figli avevo, se i miei genitori erano vivi, come era il mio lavoro ... Ascoltò le mie risposte, spesso laconiche, con interesse e partecipazione al punto di domandarmi a quale età e perché erano morti i miei genitori o come si svolgeva specificamente il mio lavoro. Era evidente che le mie risposte non era rimaste nell'aria. S'interessò anche per la mia salute scherzando con la mia magrezza per poi aggiungere: ma sai molte persone mingherline sono dei falsi magri. Io stesso sono stato per molti anni un falso magro, aggiunse sorridendo.
Ad un certo punto guardandomi quasi con severità mi chiese: ma Lei quali domande mi voleva fare?
Ricordo di aver risposto subito: diverse domande Eminenza, ma soprattutto una in particolare ... Vorrei che Lei mi spiegasse una sua espressione che mi ha sempre affascinato: “Il pastore deve avere l'odore delle sue pecore!” La sua risposta immediata è stata: E' una cosa che dico spesso ai miei sacerdoti perché loro devono ricordare in ogni istante che il Signore ha dato loro la missione di custodire e guidare il gregge. Le pecore si fidano e si lasciano guidare solo se riconoscono nel proprio pastore ciò che cercano e di cui hanno bisogno. Il 13 marzo 2013, in un breve commento per la Radio Vaticana, due ore dopo l’elezione di Papa Francesco, ricordai alla collega che m’intervistava questo momento e la spiegazione di questo suo pensiero, che poi, come è noto, lui stesso ha ribadito e spiegato a più riprese.
Mentre parlavo con il cardinale Bergoglio, quasi dieci anni fa – ed ero certo che parlava a me, persona non conosciuta e senza nessuna importanza nè titolo – lo faceva con trasporto e partecipazione. Il suo sguardo, vivace e penetrante, accompagnava il movimento delle sue mani, fortemente espressive. Ascoltandolo avevo una sensazione precisa e mi dicevo: parla a me e desidera farsi ascoltare perché convinto dell'importanza di quanto sta dicendo. Rimase molto colpito poiché raramente mi era capitato di parlare con una persona che facesse ogni sforzo possibile per farsi ascoltare; una persona che guardandoti negli occhi ti dedica interamente il suo tempo, seppure breve, con l'intento di comunicare veramente, cercando nell'interlocutore riscontro e reazioni ...
Dopo aver parlato anche su ciò che chiamò "idolatrie del nostro tempo", pronunciò una frase per me molto significativa: "C'è una grande bisogno di rinnovare la fede". Alla mia richiesta sul senso ultimo di questa frase, la sua risposta fu perentoria: “Tornare a Gesù, come dice Paolo, ‘ricordati di Cristo’. E’ lui che regna su ogni cosa e lo fa dalla Croce. Se togliamo la Croce nulla ha senso".
Mentre scandiva queste parole con grande patecipazione, dalla tasca della giacca tirò fuori una piccola croce di legno e depositandola nelle mie mani aggiunse: "Viene da Terra Santa".
Tornai a vivere questo saluto caldo e affettuoso, ma questa volta offertomi da Papa Francesco, la mattina del 25 dicembre 2014, dopo il suo Messaggio Urbi et Orbi, a ridosso del finestrone della Loggia della Basilica dove poc'anzi aveva implorato la pace per il mondo. Quella mattina non ho potuto evitare il ricordo del 2005 anche se le circostanze erano del tutto differenti, ma ebbi una sensazione insolita che mi fece pensare: cambia la missione alla quale sei chiamato ma non cambia l’uomo. Pensai subito a quanto spesso mi dice un amico ebreo che ama profondamente Papa Francesco: “E’ un grande Papa e un grande sacerdote perché è un grande uomo”.
Ricordo che nel nostro incontro del 2005, che si prolungò per quasi mezz'ora, il cardinale subito dopo i saluti, mentre cercavamo di avvicinare due poltroncine, è tornato a precisare con dolcezza che non desiderava rilasciare nessun'intervista. Poi, seconda sorpresa, cominciò a farmi un gran numero di domande (raramente poste da altri intervistati in molti anni di servizio per il Programma Ispanoamericano di Radio Vaticana). Era molto interessato alla persona che aveva davanti e mi ha chiesto, per esempio, da quale Paese latinoamericano provenivo, perché stavo a Roma, se ero sposato e quanti figli avevo, se i miei genitori erano vivi, come era il mio lavoro ... Ascoltò le mie risposte, spesso laconiche, con interesse e partecipazione al punto di domandarmi a quale età e perché erano morti i miei genitori o come si svolgeva specificamente il mio lavoro. Era evidente che le mie risposte non era rimaste nell'aria. S'interessò anche per la mia salute scherzando con la mia magrezza per poi aggiungere: ma sai molte persone mingherline sono dei falsi magri. Io stesso sono stato per molti anni un falso magro, aggiunse sorridendo.
Ad un certo punto guardandomi quasi con severità mi chiese: ma Lei quali domande mi voleva fare?
Ricordo di aver risposto subito: diverse domande Eminenza, ma soprattutto una in particolare ... Vorrei che Lei mi spiegasse una sua espressione che mi ha sempre affascinato: “Il pastore deve avere l'odore delle sue pecore!” La sua risposta immediata è stata: E' una cosa che dico spesso ai miei sacerdoti perché loro devono ricordare in ogni istante che il Signore ha dato loro la missione di custodire e guidare il gregge. Le pecore si fidano e si lasciano guidare solo se riconoscono nel proprio pastore ciò che cercano e di cui hanno bisogno. Il 13 marzo 2013, in un breve commento per la Radio Vaticana, due ore dopo l’elezione di Papa Francesco, ricordai alla collega che m’intervistava questo momento e la spiegazione di questo suo pensiero, che poi, come è noto, lui stesso ha ribadito e spiegato a più riprese.
Mentre parlavo con il cardinale Bergoglio, quasi dieci anni fa – ed ero certo che parlava a me, persona non conosciuta e senza nessuna importanza nè titolo – lo faceva con trasporto e partecipazione. Il suo sguardo, vivace e penetrante, accompagnava il movimento delle sue mani, fortemente espressive. Ascoltandolo avevo una sensazione precisa e mi dicevo: parla a me e desidera farsi ascoltare perché convinto dell'importanza di quanto sta dicendo. Rimase molto colpito poiché raramente mi era capitato di parlare con una persona che facesse ogni sforzo possibile per farsi ascoltare; una persona che guardandoti negli occhi ti dedica interamente il suo tempo, seppure breve, con l'intento di comunicare veramente, cercando nell'interlocutore riscontro e reazioni ...
Dopo aver parlato anche su ciò che chiamò "idolatrie del nostro tempo", pronunciò una frase per me molto significativa: "C'è una grande bisogno di rinnovare la fede". Alla mia richiesta sul senso ultimo di questa frase, la sua risposta fu perentoria: “Tornare a Gesù, come dice Paolo, ‘ricordati di Cristo’. E’ lui che regna su ogni cosa e lo fa dalla Croce. Se togliamo la Croce nulla ha senso".
Mentre scandiva queste parole con grande patecipazione, dalla tasca della giacca tirò fuori una piccola croce di legno e depositandola nelle mie mani aggiunse: "Viene da Terra Santa".

