venerdì 13 febbraio 2015

Tre rami per il Corano




Delegazione iraniana in visita in Vaticano. Undici donne attorno a un tavolo

(Giulia Galeotti) Per la prima volta nella storia dei rapporti bilaterali, il 12 febbraio una vicepresidente iraniana, Shahindokht Molaverdi, ha guidato una delegazione di sole donne in Vaticano per discutere con Papa Francesco e con i dicasteri della Santa Sede come difendere la famiglia e promuovere il ruolo delle donne nelle società e nella politica internazionale. Le donne sono oggi sempre più le vittime della violenza e del fondamentalismo, eppure possono essere proprio loro il motore per un cambiamento radicale delle società. Questo, in sintesi estrema, il succo dell’incontro che si è svolto prima presso il Pontificio Consiglio per la famiglia, e poi in Vaticano, dove le delegate iraniane hanno incontrato il Pontefice.
Nel corso della tavola rotonda moderata da monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, undici donne — sei della Repubblica islamica dell’Iran, capitanate dalla vice presidente Molaverdi, e cinque in rappresentanza del Vaticano — si sono confrontate su temi legati all’identità femminile e alla famiglia.
Oltre alla vice presidente, la delegazione iraniana era composta da Zohreh Sefati, consigliere per le questioni inerenti al diritto islamico, Ashraf Gheramizadegan, responsabile per le questioni legali, Aliye Shokrbeighi, segretario del gruppo di lavoro per una sana famiglia, Fatemeh Rahmati, consigliere per le questioni internazionali e Atefeh Karbalaei, giornalista dell’agenzia Isna. Per parte vaticana, sono invece intervenute Flaminia Giovannelli, sotto-segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, Mary Melone, rettore della Pontificia Università Antonianum, Lucetta Scaraffia, editorialista del nostro giornale e responsabile dell’inserto «donne chiesa mondo», Myriam Tinti, docente di diritto canonico, e chi scrive.
Pur nelle differenze, davvero molti sono stati i punti di contatto tra le partecipanti al dibattito. Se guerre, violenza, povertà e disuguaglianze minacciano sempre più le donne, se la crisi della paternità, il calo della fertilità, gli aborti forzati e le nuove forme di schiavitù e di compravendita del corpo femminile sono preoccupazioni comuni, le relatrici hanno comunque espresso un certo ottimismo circa la capacità femminile di reagire a questo stato di cose. Lavorando, tra l’altro, sull’identità, l’istruzione, la cura e la rappresentanza politica.
Resta il profondo significato dell’incontro in sé. Nel giorno della festa nazionale della Repubblica islamica dell’Iran, monsignor Paglia ha infatti compiuto un piccolo miracolo: attorno al tavolo di discussione, undici donne si sono confrontate sulle donne. Un binomio per nulla scontato, ma terribilmente benaugurante.
L'Osservatore Romano


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Una ricerca internazionale alla Freie Universität di Berlino. 

«Il Profeta e i suoi compagni pensavano che il loro messaggio valesse per il mondo intero. Oggi sembra rivolgersi solo al mondo musulmano, ed è un peccato». Lo dice Angelika Neuwirth, docente di letteratura araba alla Freie Universität di Berlino in un’intervista pubblicata su «Le Monde» del 7 febbraio.
Secondo la studiosa, l’islam è stato escluso a torto dalla cultura occidentale. «Se l’ebraismo appartiene alla nostra cultura, allora anche l’islam» ne fa parte, dice Neuwirth, che aggiunge: «È più facile integrare un giudaismo familiare rispetto al vasto islam, che si preferisce tenere a distanza. Abbiamo trascurato troppo a lungo il lavoro intellettuale sul Corano e sull’islam».
Neuwirth dirige un programma di ricerca internazionale sotto l’egida dell’Accademia delle scienze di Berlino insieme ai colleghi Michael Marx e Nicolai Sinai. Denominato Corpus Coranicum, il progetto si fonda sull’idea di riunire i tre rami delle scienze che approfondiscono il testo sacro all’islam: lo studio della tradizione manoscritta, le fonti dello stesso Corano e i testi risalente soprattutto alla tarda antichità che ne aiutano la comprensione e, infine, il commento delle sure, nel tentativo di contestualizzare il testo sacro all’interno dei dibattiti del suo tempo. «Si scopre così — sostiene la studiosa — che se il Corano insiste sulla misericordia, la carità, l’attenzione verso i deboli, è per contrastare» tradizioni diverse e incoraggiare la ricerca spirituale.
I lavori di Neuwirth mirano a dimostrare che il Corano è «figlio della tarda antichità, un momento molto particolare in cui ogni religione rivisita la propria tradizione per trasformarla. Il giudaismo e il cristianesimo nascente erano gemelli e hanno sviluppato identità distinte solo dopo lunghi dibattiti. L’islam è stato troppo presto considerato “altro”: dai cristiani, per ragioni politiche legate alle conquiste musulmane, e dai musulmani stessi, che proclamavano la novità assoluta del Corano. Questa idea, a mio parere falsa, ha condizionato il nostro sguardo» dice Neuwirth.
Per questo è il momento di ricollocare il Corano nel suo tempo. Quando il testo «apparve, nel VII secolo — sostiene la studiosa — c’era già una lunga tradizione di trasmissione orale delle storie bibliche. I racconti, conosciuti da tutti, interessavano meno delle interpretazioni. Non si trattava di rinnovare la trama per divertire il pubblico, ma di riformulare certi episodi a uso della comunità nascente. Il grande interrogativo che i primi seguaci meccani di Maometto si ponevano era sapere come preservare la fede di fronte alle persecuzioni. La Bibbia forniva loro degli exempla che li aiutarono a resistere malgrado l’oppressione. Si assiste così alla costruzione di un’identità separata in un contesto decadente, quello delle città d’Arabia dell’epoca, un po’ come Mosè in Egitto».

L'Osservatore Romano

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Vatican invites Iranians to join Pope Francis in Philadelphia   
Crux
 
(John L. Allen Jr.) A senior Vatican official said Thursday that a delegation of leading women from Iran, including one of the country’s vice presidents, has been invited to be on hand when Pope Francis visits Philadelphia for the World Meeting of Families in September. (...)