di Lorenzo Bertocchi
Il dibattito sulla riforma della curia si è riacceso in occasione del recente concistoro. Il cardinale Danneels dal Belgio dice a Kerknet.be che è rammaricato per il fatto che una minoranza non sia favorevole alla riforma, «preoccupato, ma non inquieto».
Secondo quanto ha dichiarato padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, la riforma non sarà comunque pronta prima del 2016. L'unico punto fermo attualmente sembra essere quello che porterà a due futuri dicasteri, uno si occuperà di laici, famiglia e vita, mentre l'altro carità, giustizia e pace. Tutto il resto è in discussione.
Le vere resistenze sembrano esserci soprattutto intorno agli affari economici. Di fronte alla proposta del cardinale Pell di sottomettere il controllo della gestione di tutti i beni mobili e immobili al segretariato per l'economia, si sono alzati venti contrari piuttosto forti. I resistenti -documenta Sandro Magister nel suo blog - sarebbero nelle stanze della Segreteria di Stato, in quelle del governatorato del Vaticano e anche dalle parti di Propaganda Fide, ma soprattutto il problema verrebbe dal Pontificio consiglio per i testi legislativi diretto dal Card. Coccopalmerio. Sul portale web Vatican Insider ci tengono a far sapere che il Pontificio consiglio per i testi legislativi ha agito su mandato del papa, come a dire che il card. Pell dovrebbe moderare un po' le sue uscite e le sue pretese.
Ma il recente concistoro è stata occasione per un dibattito che si è allargato verso altri temi di rinnovamento della Chiesa. Il pensiero di molti è volato subito al Sinodo sulla famiglia. Lo stesso Danneels, parlando della riforma della Curia e delle resistenze che incontra, ha fatto notare che «la Chiesa affronta le tappe in modo graduale. Sarà lo stesso per il Sinodo della famiglia, che si terrà in ottobre. Questo sinodo – ha detto l'ex primate del Belgio – è un momento estremamente importante, ma io non mi aspetto che ponga fine al dibattito. Le concezioni intorno alle relazioni tra partners sono in continua evoluzione nel mondo. Anche la posizione della Chiesa evolve».
L'omelia del Papa di domenica scorsa, pronunciata davanti ai neo cardinali, per qualcuno è stata un'altra occasione di riflettere sui temi del Sinodo. Su Avvenire la bella immagine usata dal Papa sulla Chiesa che non «pone barriere», diventa spunto per indicare una possibile via di uscita nel dibattito sinodale, in particolare sulla questione dei divorziati risposati. Le parole di Francesco sulla necessità «di uscire dal proprio recinto per andare a cercare i lontani nelle periferie dell’esistenza», sono viste sul quotidiano della CEI come «destinate a segnare il percorso verso il Sinodo sulla famiglia del prossimo ottobre». Anche, par di capire – scrive la giornalista Stefania Falasca - riguardo alla particolare e delicata questione dei divorziati risposati, in quei passaggi in cui Francesco si sofferma a parlare degli atteggiamenti di fronte ai «lontani, ai sofferenti e agli emarginati per qualsiasi motivo».
A proposito di questo tema un vescovo francese, monsignor Marc Aillet, in questi giorni ha realizzato un'iniziativa interessante che va però in senso contrario rispetto alla soluzione che sembra prospettare il commento di Avvenire e la convinzione del card. Danneels. Il 7 febbraio il vescovo di Bayonne ha incontrato coppie di divorziati coinvolti in una nuova unione, con l'obiettivo di accompagnarli nella vita ecclesiale. Uno dei partecipanti ha preso di petto il vescovo e gli ha chiesto conto sul tema dell'accesso all'eucaristia.
«L'Eucaristia non è un diritto – ha risposto mons. Aillet - né un medicamento magico. L'Eucaristia è un dono gratuito di cui nessuno è degno. (…) L'unico modo per avvicinarsi degnamente all'eucaristia è di lasciarsi interiormente trasformare dalla Parola di Dio, per discernere le zone d'ombra in noi e fare ricorso alla misericordia divina».
Dopo queste parole una coppia presente all'incontro ha testimoniato che la loro sete per l'Eucarestia è stata più forte di tutto, hanno deciso di rinnovare il loro amore vivendo nella castità. Cioè la via che la dottrina della Chiesa indica ai divorziati risposati per poter accedere al Corpo e Sangue di Cristo. Salvo “evoluzioni”; che però sembrano abbastanza improbabili leggendo quanto indicato dal card. Muller a proposito della riforma della curia: «Nella “dittatura del relativismo” e nella “globalizzazione dell’indifferenza”, (...), i confini tra verità e menzogna, tra bene e male, si confondono. La sfida per la gerarchia e per tutti i membri della Chiesa consiste nel resistere a queste infezioni mondane e nella cura delle malattie spirituali del nostro tempo».
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Baldisseri: Sinodo famiglia in ascolto del popolo di Dio
La costante attenzione della Chiesa al matrimonio e alla famiglia è stata ribadita dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, durante la presentazione del libro “Persona e matrimonio: mistero, riflessioni e vita” edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Il volume ha dato l’occasione al porporato di evidenziare come finora il diritto ecclesiastico si sia occupato principalmente di matrimonio e poco di famiglia. Lo spiega lo stesso cardinale Baldisseri:
R. – Si è accentuato molto nel passato il ruolo del matrimonio che è fondamentale, è la cellula fondamentale della società è quella che costituisce la famiglia. Ma l’accento ora vorremmo porlo sulla famiglia. La famiglia non è solo la coppia. Il matrimonio sono due persone che si uniscono, un progetto, quello di formare una famiglia. Ma poi la famiglia si costituisce soprattutto con la venuta dei figli. E allora la famiglia diventa una realtà molto più ampia, pertanto anche nel campo del diritto c’è bisogno di fare un passo in più. Si è parlato molto del bonum coniugum, cioè il bene dei coniugi, e noi vogliamo accentuare il bonum familiae.
D. – A che punto siamo nel cammino verso il prossimo Sinodo?
R. - Siamo nel momento inter-sinodale, tra una prima assemblea celebrata e l’altra assemblea del mese di ottobre 2015, il momento di riflessione su tanti punti ma specialmente quelli più sensibili che sono apparsi nella Relatio Synodi. Per questo siamo molto interessati di poter studiare, approfondire, avere poi anche elementi di risposta ai temi e ai problemi.
D. – E’ in fase di svolgimento il questionario nelle diocesi di tutto il mondo. Attendete queste risposte?
R. – Il questionario, infatti, è stato inviato. C’è già un documento base che è quella Relatio Synodi dell’ultima assemblea e su quel testo abbiamo chiesto ancora, con delle domande, la reazione da parte delle Conferenze episcopali, del popolo di Dio nel mondo, che ci possano offrire qualche elemento in più. E’ piuttosto una riflessione: vedere loro oggi che cosa propongono, la gente, le componenti di tutta la Chiesa, che cosa possono offrire perché i sinodali possano avere elementi maggiori per trovare linee pastorali adeguate.
Radio Vaticana
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Il teologo che si batte per la riammissione dei preti sposati. E Papa Francesco gli risponde: «È un problema presente nella mia agenda»
Corriere della Sera
Corriere della Sera
(Fabrizio Caccia) Io sono un po’ sordo eh?, magari ho capito male, ma mi pare che Papa Francesco abbia proprio detto: Il problema dei preti sposati è presente nella mia agenda... Importante, no?».Don Giovanni Cereti, fine teologo, è il rettore della confraternita di San Giovanni Battista de’ Genovesi a Roma. Ma è anche uomo di spirito: «Adesso scherzate pure sul fatto che mi chiamo don Giovanni come il celebre seduttore...».
La sua battaglia in favore dei preti sposati però ha radici antiche («Non chiamateli spretati, si resta preti in eterno») e così ieri, in Vaticano, durante l’incontro di Francesco con i sacerdoti della Capitale, don Cereti è tornato alla carica: «La Chiesa di Roma riammetta al ministero tutte queste persone preparate e serie, i preti sposati. Sapesse Santità in quanti tornerebbero. A migliaia...». E Bergoglio a sorpresa gli ha risposto in quel modo.
Il rettore spiega l’urgenza della sfida col fatto che «la Chiesa latina oggi è in difficoltà, c’è la crisi delle vocazioni e può capitare che un prete debba coprire anche 7-8 parrocchie da solo. La scristianizzazione, la secolarizzazione, sono legate proprio alla carenza di sacerdoti, non ce n’è abbastanza per seguire le persone... Possibile che il Papa vada in Parlamento (lo fece Wojtyla nel 2002, ndr ) a chiedere l’amnistia e l’indulto per i detenuti, eppure ancora oggi la Chiesa non sia capace di dare un indulto, di dare l’indulgenza cioè, ai suoi preti sposati, concedendo loro di riprendere il ministero?».
Qui non è un problema di uniformarsi – aggiunge don Cereti – ai cristiani ortodossi e alle Chiese orientali, dove i preti sposati possono celebrare la Messa e consacrare l’Eucaristia. Sembra piuttosto questione di sopravvivenza: «Anche il valore del celibato, oggi, con in giro tanti celibi per egoismo, andrebbe forse rivisto in favore del matrimonio come testimonianza di fede». Papa Francesco, ieri, ha detto pure che il 10 febbraio, a Santa Marta, ha festeggiato il 50° anniversario di sacerdozio di 7 preti che hanno concelebrato con lui. E alla messa – ha svelato – erano presenti anche 5 preti sposati. Forse, un orizzonte che si apre: «Io sono fiducioso – conclude don Giovanni —. Perché sento che il Papa vuole realizzare quella riforma della Chiesa decisa dal Concilio Vaticano II e applicata finora solo parzialmente. Perciò continuerò a battermi anche per l’ordinazione al presbiterato (non solo al diaconato) dei laici sposati e per l’assoluzione dei divorziati risposati. Sapete, io ho 82 anni e a sposarmi, in verità, rinunciai ben 55 anni fa. Presi la decisione serenamente insieme con un’altra persona, ora consacrata nel mondo. E sto bene così».La sua battaglia in favore dei preti sposati però ha radici antiche («Non chiamateli spretati, si resta preti in eterno») e così ieri, in Vaticano, durante l’incontro di Francesco con i sacerdoti della Capitale, don Cereti è tornato alla carica: «La Chiesa di Roma riammetta al ministero tutte queste persone preparate e serie, i preti sposati. Sapesse Santità in quanti tornerebbero. A migliaia...». E Bergoglio a sorpresa gli ha risposto in quel modo.
Il rettore spiega l’urgenza della sfida col fatto che «la Chiesa latina oggi è in difficoltà, c’è la crisi delle vocazioni e può capitare che un prete debba coprire anche 7-8 parrocchie da solo. La scristianizzazione, la secolarizzazione, sono legate proprio alla carenza di sacerdoti, non ce n’è abbastanza per seguire le persone... Possibile che il Papa vada in Parlamento (lo fece Wojtyla nel 2002, ndr ) a chiedere l’amnistia e l’indulto per i detenuti, eppure ancora oggi la Chiesa non sia capace di dare un indulto, di dare l’indulgenza cioè, ai suoi preti sposati, concedendo loro di riprendere il ministero?».