Cari amici,
la sera dell’8 dicembre, festa dell’Immacolata e giorno di apertura della Porta Santa della Misericordia in San Pietro, sulla facciata della basilica vaticana sono stati proiettati filmati e fotografie scattate da grandi artisti dell’immagine, raffiguranti animali di ogni tipo e paesaggi. Lo spettacolo, offerto come forma di ringraziamento per l’enciclica «Laudato si’» di Francesco, era intitolato «Fiat Lux».
Una premessa, tanto per essere chiari: sono tra coloro che avrebbero fatto volentieri a meno di questo «grande evento» la sera dell’inizio di un Giubileo che non dovrebbe essere incentrato per l’appunto sui «grandi eventi» e sulla spettacolarizzazione. Non se ne sentiva il bisogno, per la giornata bastavano e avanzavano le parole del Papa e il gesto dell’apertura della Porta Santa.
Detto questo, sono rimasto però sorpreso (ma non troppo, in fondo) nel registrare le reazioni scandalizzate e apocalittiche di analisti e commentatori, inorriditi per la proiezione dissacrante che avrebbe trasformato in un trionfo del paganesimo animalista la grande facciata della basilica vaticana. «Fiat Lux» è stato definito una «baracconata» e un «osceno oltraggio» alla Madonna. C’è chi osservato «quanto siamo caduti in basso» e via di questo passo.
Quelle immagini proiettate ritraevano la natura, creazione di Dio. Siamo sicuri che la presenza di leoni, delfini, balene, api e farfalle sulla facciata di San Pietro sia stata una «dissacrazione»? Uno sguardo a ciò che è contenuto all’interno della basilica vaticana, cioè in uno spazio certamente più sacro rispetto alla sua facciata, avrebbe dovuto indurre a un po’ più di prudenza nei commenti di chi si è stracciato le vesti in questa occasione.
Dentro la basilica di San Pietro sono infatti raffigurate, con dovizia di particolari, ben 67 specie diverse di animali. Un primo conteggio lo fece in un mini-saggio un grande maestro del vaticanismo, Arcangelo Paglialunga, corrispondente dal Vaticano per i quotidiani «Il Gazzettino» e «Il Giornale di Brescia». Più recente è lo studio sistematico dello storico dell’arteSandro Barbagallo, che lavora ai Musei Vaticani e ha pubblicato il libro «Gli animali nell’arte religiosa. La Basilica di San Pietro» (Libreria Editrice Vaticana, 240 pagine, 33 euro), corredato con molte immagini suggestive.
Ebbene, tra le 67 specie di animali figurano rappresentante in sculture, dipinti, mosaici e bassorilievi ben 500 api, 470 colombe, 100 draghi (sì, avete capito bene, proprio draghi, quelli preferiti dagli amanti del Fantasy e di Harry Potter). Ci sono leoni, aquile, farfalle, serpenti, elefanti, delfini, gatti, cani, coccodrilli, giaguari, balene, lucertole. Ci sono anche pipistrelli, e creature mitologiche come unicorni e sfingi. Per questo monsignor Giovanni Fallani, presidente della Commissione di Arte Sacra ai tempi di Giovanni XXIII, amava definire quello di San Pietro un vero e proprio «zoo sacro».
Ora, che a qualcuno possa non essere piaciuto lo spettacolo di luci e immagini sulla facciata perché giudicato inappropriato alla circostanza, è più che comprensibile e, come ho detto, condivido la perplessità. In ogni caso è vero che i giochi di luce non sono una novità per la basilica vaticana: si veda quanto accadde nel 1940, con il mondo in guerra, e San Pietro trasformata in un trionfo di luminarie.
Ed è vero che lo spettacolo non è mai stato del tutto escluso dalla grande piazza vaticana: qualche anno fa venne montato un tendone del circo in occasione di un pellegrinaggio dei circensi.
Quello che suona a mio avviso stonato, in molti commenti, è il ritenere dissacrante la proiezione di immagini di animali sulla facciata di San Pietro. Ne hanno mostrati comunque di meno di quelli che vi sono rappresentati all’interno, mai ritenuti dissacranti neanche ai tempi della Controriforma e tutt’oggi ospitati nel più grande «zoo sacro» della cristianità insieme alle statue di Gesù, della Madonna, dei grandi santi e dei papi (santi e meno santi).
Andrea Tornielli