(Gaetano Vallini) «Finalmente». La prima parola pronunciata da Francesco dopo lo storico abbraccio con Cirillo dice quanto questo momento fosse da sempre sperato e troppo a lungo atteso. «Siamo fratelli» ha aggiunto in spagnolo il Papa ripetendo più volte la parola hermano. «Adesso le cose sono più facili» ha detto il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia. «È più chiaro che questa è la volontà di Dio», gli ha risposto il Pontefice. L’inverno ecumenico tra Roma e Mosca si è così dissolto in un caldo pomeriggio di Cuba, con un gesto che non cancella certo secoli di divisioni, ma che segna un nuovo, promettente inizio. Un rilancio delle relazioni che passa anche attraverso la prima dichiarazione congiunta firmata da un Pontefice e da un capo dell’ortodossia russa.
Annunciato a sorpresa appena una settimana fa, l’incontro destinato a lasciare un segno nel cammino ecumenico è avvenuto venerdì alle ore 14.25, ora locale, all’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana, dove l’aereo con a bordo Papa Francesco era atterrato pochi minuti prima. Una deviazione dalla rotta che in origine avrebbe dovuto portarlo direttamente in Messico, dove il Pontefice è poi arrivato nel tardo pomeriggio.
All’Avana si sono incrociate due visite apostoliche. È stato l’incontro di due pellegrini. Cirillo infatti è da ieri a Cuba, tappa iniziale del suo primo viaggio in America latina che lo porterà a visitare in una decina di giorni anche Paraguay e Brasile. Una coincidenza, è stato detto, ma significativa, perché l’isola caraibica ha un legame speciale con la Russia fin dai tempi dell’Unione Sovietica. Inoltre la storia degli ortodossi nell’isola è cominciata tra il XVIII e il XIX secolo con i primi emigrati russi. Ma Cuba è anche un Paese verso il quale la Santa Sede e i Pontefici hanno sempre guardato con grande interesse e attenzione, come dimostrato dalle tre visite papali e dalla mediazione, fortemente voluta da Francesco, che ha portato alla storica ripresa delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. E soprattutto è un luogo lontano dalla vecchia Europa, sempre più secolarizzata ed evocatrice di quelle divisioni e di quei contrasti che finora avevano reso impossibile questo incontro.
Di nuovo Cuba, dunque, per quella che è una tappa importantissima, per quanto altrettanto breve, del cammino ecumenico.
All’arrivo Francesco è stato accolto dal presidente cubano Raúl Castro Ruz, che gli aveva dato il benvenuto appena cinque mesi fa per la vista ufficiale. Erano anche presenti il nunzio apostolico, arcivescovo Giorgio Lingua, salito a bordo del velivolo con il capo del protocollo per il tradizionale primo benvenuto, l’arcivescovo della capitale, cardinale Jaime Ortega y Alamino, l’arcivescovo di Santiago de Cuba e presidente della Conferenza episcopale cubana, Dionisio Guillermo García Ibáñez, nonché il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, padre Hyacinte Destivelle, officiale del medesimo dicastero, José Alcaide Manuel Borreguero, segretario della nunziatura apostolica a Cuba, e monsignor Visvaldas Kulbokas, della Segreteria di Stato, lituano, che ha fatto da interprete al Papa durante il colloquio con Cirillo.
Non ci sono dunque stati cerimoniali particolari, né la presenza di rappresentanti di fedeli e cittadini cubani. Dopo il cordiale saluto di benvenuto, Castro ha accompagnato Francesco all’interno dell’aerostazione, fino all’ingresso della sala dove si è svolto l’incontro. Sala in cui il Pontefice e il Patriarca sono entrati da due diverse porte, accomodandosi su due poltrone dietro le quali spiccavano un crocifisso con ai lati le bandiere del Vaticano e del Patriarcato. Dopo l’abbraccio e il tempo per i fotografi di immortalare il momento consegnandolo così alla storia, Francesco e Cirillo hanno avuto l’incontro privato. Oltre ai rispettivi interpreti, erano presenti il metropolita Ilarione di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato, e il cardinale Koch, la cui presenza qui a Cuba nei giorni di permanenza del Patriarca è stata chiesta direttamente dal Papa come segno di cortesia.
Al termine dell’incontro, durato circa due ore, c’è stato lo scambio dei doni. Francesco ha regalato a Cirillo un reliquiario con una reliquia di san Cirillo che era custodita nella parrocchia di San Clemente a Roma, un calice con patena in argento — con la richiesta di pregare per lui e il desiderio di poter un giorno celebrare insieme — e una copia autografata dell’enciclica Laudato si’. Il Patriarca ha ricambiato donando al Papa una copia della Madonna di Kazan, di dimensioni più piccole dell’originale che venne restituito ad Alessio da Giovanni Paolo II (che avrebbe desiderato compiere di persona questo gesto) e un suo libro riguardante questioni sociali.
Subito dopo i due si sono recati in una sala attigua dove, presenti il presidente Castro e le rispettive delegazioni, hanno firmato la dichiarazione comune, redatta in due copie, una in italiano e l’altra in russo. Un documento importante, con significative aperture e convergenze, dal tono solenne, che affronta diversi temi cruciali, dettato dalla situazione contingente, tra cui la comune preoccupazione per la sanguinosa persecuzione nei confronti dei cristiani in Medio oriente, che richiede una più stretta cooperazione tra tutti i credenti in Cristo ma anche interventi decisi da parte della comunità internazionale. Così come per le crisi in Siria e Iraq, in Ucraina, per il fenomeno dei profughi e dei migranti, per il terrorismo e le violenze perpetrate in nome di Dio, per le limitazioni alla libertà religiosa, per gli attacchi alla famiglia e alla vita. Ma anche un documento in cui si deplora la perdita dell’unità tra le due Chiese e si esprime «determinazione a compiere tutto ciò che è necessario per superare le divergenze».
Quindi il Papa e il Patriarca hanno preso la parola, parlando a braccio, per due brevi interventi. Cirillo ha sottolineato l’importanza di questo incontro per il futuro del cristianesimo, con l’opportunità di aver ascoltato le rispettive posizioni, verificato la convergenza su diversi temi importanti, con l’assicurazione che le due Chiese possano cooperare per il futuro. Anche Francesco, che ha detto di aver sentito la consolazione dello Spirito, ha sottolineato che si studieranno una serie di iniziative che si spera di poter attuare insieme. Il Papa ha anche ringraziato per l’opportunità il popolo cubano e il suo presidente, al quale ha donato una penna e consegnato una lettera di ringraziamento. Temi ripresi più tardi con i giornalisti sul volo verso il Messico.
Successivamente, dopo la presentazione delle rispettive delegazioni ufficiali, Francesco e Cirillo si sono ritirati, accompagnati da Castro, nella sala in cui si era svolto il colloquio privato per congedarsi. Quindi il Pontefice è stato accompagnato dal presidente cubano alla scaletta dell’aereo, che è decollato alle 17.25.
In tutto la presenza del Papa a Cuba è durata meno di tre ore e mezza ma sufficienti per scrivere un capitolo nuovo nel cammino ecumenico. Un momento a lungo atteso, ma che non era stato possibile realizzare nonostante gli sforzi dei suoi predecessori che pure lo avevano tenacemente perseguito. Dunque un altro “muro” è crollato. Da oggi Roma e Mosca sono più vicine. Ma probabilmente anche altre distanze che finora sembravano incolmabili si sono accorciate.
L'Osservatore Romano