Quanta ostinazione nel voler distruggere la famiglia
Se qualcuno era così ingenuo da contare almeno sulla correttezza istituzionale ieri deve avere avuto un brusco risveglio, seguendo le gesta del presidente del Senato Pietro Grasso. Ed è anche chiaro che la Costituzione italiana è un optional in mano al potere che di volta in volta decide a suo uso e consumo come interpretarla.
Ieri Grasso, dopo avere già sorvolato sul mancato passaggio del ddl Cirinnà in Commissione (obbligatorio secondo l’art. 72 della Costituzione) ha impedito il voto segreto su un emendamento di 74 senatori che chiedevano di ristabilire la corretta procedura. Così Grasso ha inteso facilitare il passaggio immediato alla discussione in aula, secondo il desiderio del premier Renzi. Sia ben chiaro, probabilmente il voto segreto non avrebbe avuto esito diverso (ci sarebbero voluti una cinquantina di franchi tiratori per sovvertire il risultato) ma certo quello di ieri è un ulteriore segnale che il “padrone del vapore” non accetta bastoni fra le ruote e vuole procedere spedito. Eventuali guastatori sono avvertiti.
E il presidente del Senato si è adeguato volentieri offrendo anche una disinvolta interpretazione della Costituzione, e anticipando allo stesso tempo quello che dovrà essere il giudizio dell’Aula. Ha detto infatti che il ddl Cirinnà ha a che fare con l’articolo 2 della Costituzione (riferito alle formazioni sociali in cui si svolge la personalità del singolo) e non con gli articoli 29 e seguenti, che si riferiscono alla famiglia fondata sul matrimonio. Peccato che proprio questa sia invece una delle questioni più discusse del ddl Cirinnà, su cui il Senato dovrà decidere.
Ma Grasso è andato anche oltre perché ha affermato che le formazioni sociali definite dall’articolo 2 della Costituzione, includono le «famiglie non fondate sul matrimonio». Il che ha dell’incredibile perché in effetti la Costituzione italiana riconosce una sola famiglia, quella «società naturale fondata sul matrimonio». Le convivenze non sono neanche prese in considerazione dalla Costituzione, figurarsi se possono essere definite famiglia. Ma per il presidente del Senato – che è pure un ex magistrato – queste evidentemente sono sottigliezze.
Del resto, campione di questa lettura della Costituzione «al passo con i tempi» è proprio la Corte Costituzionale che, oltre ad aver sancito un inesistente “diritto al figlio” (nel 2014), è anche responsabile (nel 2010) di avere indicato nell’articolo 2 la chiave per legalizzare le convivenze. Come abbiamo più volte spiegato, in realtà i padri costituenti non avevano affatto in testa qualcosa come le convivenze, scrivendo l’articolo 2. Chi presentò la relazione esplicativa affermò chiaramente che per formazioni sociali vanno intese le “comunità naturali”. Per cui, disse all’Assemblea Costituente Giorgio La Pira, «I diritti essenziali della persona umana non sono rispettati – e lo Stato perciò non attua i fini pei quali è stato costruito – se non sono rispettati i diritti della comunità familiare, della comunità religiosa, della comunità di lavoro, della comunità locale, della comunità nazionale». È perciò la famiglia la prima comunità naturale tutelata dall’articolo 2 della Costituzione, che va letto dunque come premessa – e non come aggiunta - all’articolo 29 che più specificamente si riferisce alla famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio».
Del resto, campione di questa lettura della Costituzione «al passo con i tempi» è proprio la Corte Costituzionale che, oltre ad aver sancito un inesistente “diritto al figlio” (nel 2014), è anche responsabile (nel 2010) di avere indicato nell’articolo 2 la chiave per legalizzare le convivenze. Come abbiamo più volte spiegato, in realtà i padri costituenti non avevano affatto in testa qualcosa come le convivenze, scrivendo l’articolo 2. Chi presentò la relazione esplicativa affermò chiaramente che per formazioni sociali vanno intese le “comunità naturali”. Per cui, disse all’Assemblea Costituente Giorgio La Pira, «I diritti essenziali della persona umana non sono rispettati – e lo Stato perciò non attua i fini pei quali è stato costruito – se non sono rispettati i diritti della comunità familiare, della comunità religiosa, della comunità di lavoro, della comunità locale, della comunità nazionale». È perciò la famiglia la prima comunità naturale tutelata dall’articolo 2 della Costituzione, che va letto dunque come premessa – e non come aggiunta - all’articolo 29 che più specificamente si riferisce alla famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio».
Questo veloce ripasso, a cui andrebbero aggiunte tante sentenze dei tribunali italiani, ci dice però che quando si tratta di vita e famiglia ci si scontra con un “potere superiore” più che mai determinato a distruggerle, sovvertendo anche la Costituzione e ovviamente infischiandosene del popolo, pure quando scende in piazza massicciamente. Del resto lo abbiamo già scritto: il popolo del Circo Massimo ha contro tutti i poteri: politico, economico e anche quello ecclesiastico.
Data questa determinazione nel perseguire il “male comune” e considerati i numeri in Parlamento, si può tranquillamente affermare che allo stato attuale solo un miracolo potrà impedire che il ddl Cirinnà diventi legge (con o senza adozione del figliastro). Ed è appunto per un miracolo che continuiamo a lavorare e pregare.
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Unioni civili: Renzi ha fretta, Grasso lo aiuta La battaglia ora è su emendamenti e voto segreto
Il disegno di legge sulle unioni civili ha superato un altro scoglio in Senato. Il Presidente del Senato, Piero Grasso ha negato il voto a scrutinio segreto sull’ordine del giorno presentato da Gaetano Quagliariello e Roberto Calderoli sul non passaggio agli articoli del ddl Cirinnà e quindi sul loro ritorno in commissione per un approfondimento. E così, col voto palese, quell’ordine del giorno è stato respinto: 195 no, 101 sì e un astenuto. Decisivo il voto dei senatori del Movimento Cinque Stelle.
Grasso si è subito adeguato alla linea del Pd, cioè quella di respingere tutte le proposte che abbiano il fine di non far partire il dibattito. È evidente che il premier vuole accelerare per evitare di impantanarsi su un tema che gli sta molto a cuore. Carlo Giovanardi, tra i 74 senatori che avevano firmato la richiesta di voto segreto annuncia battaglia: «Domani (oggi per chi legge, n.d.r.) porteremo davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione perché i cittadini devono sapere che la legge in commissione Giustizia non è stata discussa nemmeno per un minuto violando l'articolo 72 della Costituzione, che prevede che l'esame dei testi di legge avvenga prima in commissione, e poi in aula».
Ora la battaglia si sposta sugli emendamenti. La Lega ne ha presentati circa 5.000, che potrebbe ritirare in larga parte, ove il Pd rinunciasse all’”emendamento canguro” proposto da Marcucci, che eliminerebbe gran parte degli emendamenti dell’opposizione e quindi scavalcherebbe di fatto l’aula, mettendo la sordina a ogni opinione diversa da quella sintetizzata nel testo Cirinnà.
Sulla libertà di coscienza, però, il Pd è spaccato. Sull’art.5 (adozione dei figli da parte di coppie omosessuali) e sull’affido condiviso i cattolici dem non arretrano. Anzi rilanciano chiedendo ai vertici del loro partito la libertà di coscienza anche su altri 9 articoli. Le richieste di voto segreto arrivate sul ddl per le unioni civili dovrebbero essere circa 125: 50 avanzate dalla Lega, 50 da Forza Italia e 25 da Ncd. Il capogruppo Pd, Luigi Zanda, ricorda che con gli altri capigruppo si era stabilito che i voti segreti fossero tra i 10 e i 30.
Ma quali sono i rapporti di forza attuali? La situazione è fluida, perché nelle votazioni segrete potrebbe succedere di tutto. Ecco perché alcuni esponenti Pd, favorevoli all’intero testo del ddl Cirinnà, stanno facendo il diavolo a quattro per ridurre al minimo il ricorso al voto segreto.
In teoria il governo dovrebbe avere i numeri per far passare il provvedimento. Soprattutto nelle votazioni palesi, il Pd dovrebbe risultare compatto e poter contare anche sui venti senatori del gruppo misto, sui 19 verdiniani, sui 10 senatori del gruppo Autonomie e su quasi tutti i grillini. Senza dimenticare che molti senatori di Forza Italia si sono dichiarati favorevoli alle unioni civili e perfino alle adozioni gay. Ma Beppe Grillo ha lasciato libertà di voto ai suoi in particolare sulla stepchild adoption, e quindi non è detto che non possano esserci sorprese, almeno sugli articoli più controversi.
L’atmosfera rimane elettrica, anche perché l’accordo tra i principali gruppi sull’eventuale ritiro degli emendamenti appare alquanto lontano. Le votazioni in aula riprenderanno martedì.
Ma un dato politico rilevante si può già cogliere: Ncd alla fine voterà quasi tutto il testo del ddl Cirinnà. Lo si è capito dalle parole pronunciate ieri dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha definito quel provvedimento “una buona legge scritta male”, che avrebbe quindi dato adito a semplici ma risolvibili incomprensioni.
Renzi, in difficoltà su altri fronti (ora anche per quanto riguarda la Rai), ha bisogno di portare a casa in tempi brevi l’approvazione della legge sulle unioni civili, da sbandierare come altro successo epocale del suo governo, e quindi come riforma ascrivibile al suo dinamismo e alla sua perseveranza. Con o senzastepchild adoption, il ddl Cirinnà appare quindi destinato a passare. Ma gli strascichi polemici potrebbero porre le premesse per una lacerazione ulteriore all’interno del Pd e per la formazione di un fronte trasversale di cattolici in vista del referendum abrogativo che certamente Ncd e Area popolare dovrebbero promuovere. Almeno per tentare di salvare la faccia.
- DIRITTI? LE COPPIE GAY CE LI HANNO GIA' TUTTI, di Simona Muzzo