venerdì 19 febbraio 2016

Giubileo della misericordia. Tempo favorevole



Può l’anno santo della misericordia essere il motore di un autentico rinnovamento della compagine ecclesiale? È l’interrogativo che sottende al libro, a firma del vaticanista de ilfattoquotidiano.it, "Il giubileo della misericordia. La vera riforma di Papa Francesco" (Todi, Tau editrice, 2015, pagine 124, euro 10). Il volume, di cui pubblichiamo ampi stralci del capitolo intitolato Misericordiae vultus, intende introdurre il lettore, in modo accurato ed essenziale, alle varie sfaccettature di una realtà, quella del giubileo della misericordia, intesa come principale chiave interpretativa del pontificato.
(Francesco Antonio Grana) Mafiosi e corrotti convertitevi. È il forte appello che Papa Francesco ha rivolto nella bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia, Misericordiae vultus.

Bergoglio, non nuovo a dure condanne della corruzione, ha guardato «in modo particolare agli uomini e alle donne che appartengono a un gruppo criminale, qualunque esso sia. Per il vostro bene — ha detto loro il Papa — vi chiedo di cambiare vita. Ve lo chiedo nel nome del Figlio di Dio che, pur combattendo il peccato, non ha mai rifiutato nessun peccatore». Parole che richiamano la dura scomunica ai mafiosi pronunciata da Bergoglio, il 21 giugno 2014, nella piana di Sibari. Un monito ancora più forte di quello pronunciato da Giovanni Paolo II nel 1993 ad Agrigento, un anno dopo gli omicidi dei magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Lo stesso invito alla conversione il Papa lo ha rivolto «anche alle persone fautrici o complici di corruzione. Questa piaga putrefatta della società — ha scritto Bergoglio — è un grave peccato che grida verso il cielo, perché mina fin dalle fondamenta la vita personale e sociale. La corruzione impedisce di guardare al futuro con speranza, perché con la sua prepotenza e avidità distrugge i progetti dei deboli e schiaccia i più poveri». Ma da essa, precisa il Papa, «nessuno può sentirsi immune». Per debellarla dalla vita personale e sociale — scrive ancora Bergoglio — «sono necessarie prudenza, vigilanza, lealtà, trasparenza, unite al coraggio della denuncia. Se non la si combatte apertamente, presto o tardi rende complici e distrugge l’esistenza».
Per Francesco, dunque, l’anno santo straordinario della misericordia «è il momento favorevole» per i mafiosi e i corrotti «per cambiare vita». Davanti al male commesso, anche a crimini gravi, «è il momento di ascoltare il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della dignità, degli affetti, della stessa vita. Rimanere sulla via del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. È sempre disposto ad ascoltare, e anch’io lo sono, come i miei fratelli vescovi e sacerdoti. È sufficiente solo accogliere l’invito alla conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre la misericordia».
Nessuno sconto di pena, però. «Chi sbaglia — scrive il Papa — dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono. Dio non rifiuta la giustizia».
Porte aperte anche all’ebraismo e all’islamismo. «Questo anno giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione».
L’invito di Francesco è anche quello a riscoprire le opere di misericordia corporale e spirituale. «Sarà un modo — sottolinea Bergoglio — per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina. La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli». Nell’omelia della celebrazione durante la quale Francesco ha consegnato, nella basilica vaticana, la bolla di indizione dell’anno santo, il Papa ha voluto nuovamente pregare per i cristiani perseguitati: «La pace — ha detto Bergoglio — soprattutto in queste settimane permane come il desiderio di tante popolazioni che subiscono la violenza inaudita della discriminazione e della morte, solo perché portano il nome cristiano». Ma il Papa ha voluto anche spiegare il senso del suo Giubileo: «È il tempo favorevole per curare le ferite, per non stancarci di incontrare quanti sono in attesa di vedere e toccare con mano i segni della vicinanza di Dio, per offrire a tutti la via del perdono e della riconciliazione».

L'Osservatore Romano