giovedì 4 febbraio 2016

Renzi e l'Europa gay

Sulle unioni gay Renzi diventa un agnellino europeo
di Robi Ronza

Chi è l’"Europa"? É la matrigna cattiva e incline a darci ...lezioncine che dobbiamo rispedire subito al mittente, oppure  è la mamma buona che ci mette affettuosamente in bocca il matrimonio omosessuale e altri dolcetti che non possiamo rifiutare? Da quel che in queste settimane ci cantano in coro i menestrelli al servizio del governo Renzi non si sa più che cosa credere. Da Bruxelles in questi giorni è tutto un fuoco a volontà contro il governo italiano, cui Renzi, andato in Africa forse per prendere più da lontano la rincorsa, risponde caricando a testa bassa. Chissà poi se avrà anche il tempo di occuparsi di ciò per cui è sceso nel Ghana e nel Senegal; magari, ma non possiamo saperlo. 
Secondo, infatti, una pessima abitudine, che passa indenne da un governo italiano all’altro, tutti igiornalisti al seguito del premier in missione oltrefrontiera non sono inviati di esteri bensì cronisti parlamentari in gita-premio, che ovunque si trovino non staccano gli occhi e il cuore da piazza Montecitorio. Frattanto, però, a proposito del ddl Cirinnà dal medesimo coro giunge contemporaneamente un grido opposto: «Ce lo chiede l’Europa, non possiamo dire di no!». Qui siamo tra l’altro al massimo della mistificazione: da una lato, infatti, in tema di diritto di famiglia l’Unione europea non ha alcuna competenza, e quindi non può dire nulla; dall’altro, come già ricordammo, non è affatto vero che siamo «l’ultimo Paese dell’Unione a non avere regolamentato le unioni civili». I Paesi membri che non l’hanno mai fatto e non intendono farlo sono 12. E, in quanto poi al mondo nel suo insieme, i Paesi dove è stato introdotto il matrimonio omosessuale sono circa 20 su 200. Inoltre, non stanno affatto aumentando. 
Il carattere strumentale, e come abbiamo visto anche mistificatorio, del richiamo all’"Europa" merita a questo punto qualche approfondimento. Per ormai antica e consolidata tradizione l’”Europa” (quella appunto tra virgolette, che ha ben poco a che vedere con quella vera) è una divinità principale del Pantheon dell’area che ancora oggi su si usa chiamare “sinistra”. Si tratta in effetti di un’isola che non c’è: un presunto paradiso terrestre che coincide con un’immagine di sogno del Nord Europa secolarizzato di tradizione protestante. D’altra parte – osserviamo per inciso -- le virgolette sono di rigore anche nel caso dell’odierna “sinistra”, tanto essa è ormai remota dagli ideali e dai programmi tipici dell’antico movimento operaio. 
Sin dall’origine si confrontano in sede europea due diversi filoni di pensiero: quello di matricecattolica, soprattutto influente nella fase iniziale, ai tempi di Adenauer, Schuman e De Gasperi, e quello di matrice illuministica che dagli Anni ’80 del secolo scorso in avanti è divenuto predominante. Una  prima e celebre espressione dell’europeismo di tale matrice fu il manifesto di Ventotene “Per un’Europa libera e unita”, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e altri nel carcere appunto di Ventotene ove il regime fascista li aveva reclusi, e giunto alla sua stesura definitiva nel 1944. In questo documento, come in genere in questo pensiero, all’autonomia della persona, alla società civile, insomma al principio di sussidiarietà non viene riconosciuto spazio alcuno. 
Tutta la speranza sta nel potere politico federale europeo, nei prospettati Stati Uniti d’Europa. E ciò nel presupposto, di cui non si trova alcuna ragionevole motivazione, che essi saranno ipso facto tanto luminosi quanto tenebrosi furono e sono gli Stati nazionali. In realtà però ciò che li rende tanto luminosi agli occhi degli autori del manifesto di Ventotene è il convincimento che essi provocheranno un’irresistibile omologazione dell’intero Continente al modello, ritenuto aureo, del Nord Europa. Quindi un passaggio di fatto alla Riforma, seppur nella forma secolarizzata propria dell’epoca, anche dell’Europa del Sud e del Sudest: un passaggio ritenuto conditio sine qua non per il loro reale ammodernamento. 
É questa la filigrana sullo sfondo della quale si muove, ma con crescente difficoltà, il progetto politico di cui Renzi è l’alfiere. Provenendo da La Pira, quel (poco) che c’è di buono nella sua cultura politica non lo predispone infatti all’obbedienza pronta, cieca e assoluta all’“Europa” che qualcuno esige da lui. Ogni tanto, quasi suo malgrado, qualcosa non funziona. Chissà mai che ciò non lo induca a un salutare esame di coscienza.

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La Francia insegna: «Chi sfida la volontà del popolo delle famiglie, pagherà alle elezioni»
di Riccardo Cascioli

Chi sfida la volontà del popolo poi si ritroverà il conto da pagare al momento di andare alle urne. E perseverare nella mobilitazione è l’unica arma che permette al popolo di raggiungere risultati concreti. È questa la lezione che viene dalla Francia, come ci dice Ludovine de la Rochere, presidente della Manif pour Tous (Manifestazione per tutti), l’associazione che si batte per la difesa della famiglia naturale e che ha più volte portato in piazza in Francia milioni di persone, stupendo l'Europa intera. In Francia il popolo è “in guerra” contro il governo già dal 2012. È allora infatti che il governo socialista di Francois Hollande ha iniziato l’iter parlamentare per approvare una legge sul matrimonio omosessuale, denominata legge Toubira - dal nome del ministro della Giustizia Christiane Toubira, che è stata relatrice e forte sostenitrice del provvedimento - e riassunta nello slogan “Mariage por Tous” (Matrimonio per tutti). La legge è stata effettivamente approvata nell’aprile 2013 ma da allora tra famiglie e governo la lotta è aperta e non è certo questa l’ultima delle ragioni del tracollo elettorale del Partito socialista di Hollande sia alle elezioni europee del 2014 sia alle recenti amministrative, come la stessa de la Rochere ha sottolineato più volte.
Ludovine de la Rochere, 45 anni, sposata, quattro figli, è discendente da una antica famiglia nobile francese. Lavora come responsabile della comunicazione per la Fondazione Jerome Lejeune (il grande genetista cattolico di cui è in corso la causa di beatificazione) e proprio da qui è partita la sua vocazione all’impegno pubblico: è presidente della Manif pour Tous dall’inizio del 2013. L’abbiamo incontrata sul palco del Family Day al Circo Massimo, il 30 gennaio.
Signora de la Rochere, anzitutto viene spontaneo chiederle che differenze o che somiglianze vede tra il Family Day italiano e la Manif pour Tous francese.
L’obiettivo è lo stesso, però le modalità dell’avvenimento sono molto diverse. Da noi c’è un punto di incontro, ma poi si marcia attraverso la città, e questo fa una differenza e sottolinea maggiormente anche l'umore della piazza. Qui infatti anche il clima è diverso. Non so come andrà avanti, ma vedo un’atmosfera più pacifica, più tranquilla. In Francia c’è stata sempre molta più tensione, anche perché non volevano ascoltarci. Non si deve dimenticare che avevamo presentato una petizione contro la Legge Toubira con 700mila firme: è stata completamente ignorata, l’arroganza del governo ha umiliato il popolo. E il popolo umiliato ha reagito: a partire dal 2012 abbiamo organizzato 400 manifestazioni in tutte le città, ma non solo: ci siamo impegnati in dibattiti con i ministri, abbiamo organizzato forum pubblici, tantissime attività. La mancanza di rispetto verso il popolo è stata talmente forte che la mobilitazione continua. Questo è un punto decisivo: noi non possiamo tornare indietro, non possiamo tollerare questa mancanza di ascolto del popolo, per cui continuiamo a manifestare.
I governi, i politici vanno per la loro strada, questo – come si vede – non accade solo in Francia. Tanto che c’è chi sostiene che queste manifestazioni alla fine non sono utili, non cambiano nulla. Cosa dice la vostra esperienza francese?
È il contrario, queste manifestazioni sono molto importanti e sono molto utili. Anzitutto perché cambiano chi le fa. In questi anni abbiamo visto molti giovani in Francia che hanno preso coscienza della posta in gioco; sono entrati nella vita civile, politica, associativa, la loro vita è molto cambiata e questo cambierà l’avvenire della Francia. 
Ma dal punto di vista politico?
Anche qui i risultati che abbiamo ottenuto sono molto importanti. Abbiamo impedito la legalizzazione della fecondazione artificiale, la legalizzazione dell’utero in affitto, abbiamo bloccato l’insegnamento della teoria del gender a scuola, l’adozione alle coppie conviventi. La legge Toubira è passata ma poi è stato bloccato tutto il resto. E adesso quando provano a proporre qualcos’altro del genere, basta che noi diciamo “Manif” e si bloccano. Anche perché al presidente Hollande questa arroganza, questo disprezzo del popolo è costato molto caro politicamente.
Nei giorni scorsi, il ministro Toubira si è dimessa dal governo. C’è qualche relazione con le vostre proteste?
No, i motivi sono altri anche se lei è stata quella che ha messo insieme le forze per approvare la legge sul matrimonio gay. Però il problema è che la Toubira se ne è andata dal governo ma la sua legge è ancora lì.
Ma lei pensa che si possa realisticamente pensare di abrogare la legge Toubira?
Il popolo francese ha visto subito le conseguenze negative della legge Toubira e quindi la sua esistenza non è stata digerita. Perciò io credo che se il popolo francese avrà la forza di continuare, continuare, continuare – perché la perseveranza è la cosa più difficile - raggiungeremo anche questo obiettivo.

(Ha collaborato Pierre Cabantous)