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Viaggio Apostolico del Santo Padre Francesco in Messico (12-18 febbraio 2016)*
A San Giovanni in Laterano il Pontefice incontra i preti romani e parla del giubileo della misericordia
L'Osservatore RomanoAnno di grazia. E a Santa Maria Maggiore affida alla Vergine l’incontro con Cirillo e la visita in Messico. -- Papa Francesco è molto contento delle cose che stano accadendo in questo anno di grazia del giubileo straordinario. Lo ha confidato lui stesso ai sacerdoti della diocesi di Roma, incontrati giovedì mattina, 11 febbraio, nella basilica di San Giovanni in Laterano. A poche ore dalla partenza per il viaggio in Messico, che inizierà all’Avana con lo storico incontro con il Patriarca di Mosca, Francesco ha voluto compiere un “pellegrinaggio quaresimale” nel cuore di Roma, andando a trovare anche i suoi sacerdoti.
E così, alle 10.30, ha raggiunto la basilica di Santa Maria Maggiore per affidare la visita alla Salus populi Romani. Quindi, intorno alle 11, si è recato a San Giovanni in Laterano, dove era in corso il tradizionale incontro del clero romano per l’inizio della quaresima. In basilica il Papa ha confessato dieci sacerdoti, confessandosi poi a sua volta da uno dei penitenzieri della basilica lateranense.
È stato il cardinale vicario Agostino Vallini ad accogliere Francesco e a rivolgergli un saluto, assicurandogli la vicinanza del clero romano in questo viaggio e nell’incontro con il Patriarca, «una svolta nella storia dell’unità». E proprio l’insistere sulla missione di vescovo di Roma, ha detto Vallini, ha «molto colpito» anche il metropolita ortodosso Ilarione. Il cardinale ha quindi ringraziato il Papa per la visita che ha così mantenuto la tradizione dell’incontro con il suo clero. «Stiamo vivendo il giubileo con tanto impegno nelle parrocchie» ha assicurato infine il cardinale, «soprattutto facendo esperienza della misericordia attraverso le confessioni e il pellegrinaggio».
In un discorso a braccio, Francesco ha chiesto con insistenza ai sacerdoti di vivere sino in fondo la misericordia, di capire e perdonare la gente che si accosta al confessionale. Ha ricordato che la carezza di un prete fa tanto bene, indicando l’esempio del Signore che sempre è misericordioso. La gente — ha detto il Papa — deve trovare nel confessore un padre che non lascia andare lontano il figlio.
L’idea del giubileo della misericordia — ha poi confidato — è frutto di un’ispirazione spirituale e viene da lontano: risale a Paolo VI, ha affermato, richiamando poi il magistero di Giovanni Paolo II, il messaggio di santa Faustyna Kowalska e le catechesi di Benedetto XVI. Se dunque il Signore vuole un giubileo della misericordia — ha detto — è perché ci sia misericordia nella Chiesa, perché si perdonino i peccati. Da qui l’invito ai sacerdoti a essere generosi nel perdono e a capire i diversi linguaggi dei penitenti: c’è infatti il linguaggio delle parole, ma anche quello dei gesti che esprimono la volontà di attingere al perdono di Dio.
L’incontro al Laterano aveva un carattere penitenziale. Prima dell’arrivo del Papa era stato il vescovo ausiliare di Roma, monsignor Angelo De Donatis, che presiede il Servizio per la formazione permanente del clero, a suggerire una riflessione centrata sul rinnegamento di Pietro. Inoltre, come segno quaresimale, le offerte raccolte tra i sacerdoti durante l’incontro sono state destinate alla Caritas diocesana. Il cardinale Vallini ha infine donato, a nome del Papa, il libro Il nome di Dio è Misericordia a tutti i sacerdoti romani. Il Pontefice ha fatto rientro in Vaticano intorno alle ore 13.
Nel pomeriggio precedente Papa Francesco aveva celebrato nella basilica di San Pietro la messa del mercoledì delle Ceneri, introducendo la Chiesa nel tempo quaresimale. Al termine della celebrazione il Pontefice ha conferito il mandato ai missionari della misericordia. E all’omelia ha chiesto ai fedeli presenti di vincere ipocrisia, mondanità e indifferenza, mettendosi in cammino e lasciandosi riconciliare con il Padre.
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Il cardinale Parolin sul viaggio in Messico e sull’incontro con Cirillo. Segno di speranza
L’incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca, venerdì 12 febbraio a Cuba, «è un grande segno di speranza, è veramente un momento che dà coraggio, che dà animo per continuare a cercare di costruire sempre più dei rapporti di intesa, di incontro, di dialogo». Per il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin — che ha rilasciato un’intervista al Centro televisivo vaticano alla vigilia del viaggio internazionale — «l’incontro si colloca da parte del Papa, e penso anche da parte del Patriarca, proprio in questa volontà di intesa e di incontro, in modo tale da contribuire insieme sia al cammino ecumenico sia al livello più generale del mondo e della situazione della società attuale». Il cardinale ha anche chiesto di accompagnare questo storico evento con la preghiera «perché possa essere efficace».
Rispondendo alle domande di Barbara Castelli, il cardinale Parolin ha tracciato l’itinerario del viaggio di Francesco in Messico, dal 12 al 18 febbraio, indicando temi e priorità. E se «misericordia, pace e speranza» sono sempre il cuore del messaggio del Papa, nei tanti incontri che si susseguiranno in Messico non mancheranno di essere affrontate questioni complesse come «la violenza, la criminalità, il narcotraffico e la povertà». Dando però sempre risalto alla «forza della fede del Messico», alla «sua straordinaria devozione mariana», alla sua cultura e anche alla «ricchezza delle popolazioni che la compongono, a partire da quelle indigene».
Secondo il segretario di Stato, Francesco riprenderà «anche i punti principali del viaggio di Benedetto XVI, nel 2012, che si è molto soffermato sul tema della dignità della persona e della libertà religiosa, tenendo conto che il Messico da questo punto di vista ha avuto anche una storia molto travagliata con la presenza di un forte laicismo che non ha permesso di sviluppare una relazione serena con la Chiesa». E «in questo senso — ha affermato — mi pare importante sottolineare che per la prima volta un Papa entrerà al palazzo nazionale, la sede ufficiale della autorità politica messicana, del presidente della Repubblica».
Nel viaggio sarà centrale «la dimensione mariana». Del resto, ha spiegato il cardinale, «sappiamo tutti come la Madonna di Guadalupe è proprio nel cuore della storia e della vita dei messicani. Io stesso ho potuto constatare sempre — ha confidato — quanta grande commozione del cuore, quanta venerazione, quanta fiducia, quanto abbandono c’è nella Vergine di Guadalupe che i messicani chiamano la Morenita del Tepeyac». Per il cardinale, «il Papa, in questa dimensione mariana, ripeterà spesso le parole che la Madonna disse a Juan Diego: “Perché hai paura, non sono qui io, che sono tua madre?”. Questo è un messaggio che si rivolge al Messico, a tutta l’America latina e, possiamo dire, a tutto il mondo in queste circostanze così difficili e tante volte drammatiche in cui si trova a vivere».
Inoltre, nell’anno santo della misericordia, «mi pare che la presenza del Papa in Messico — ha spiegato il segretario di Stato — voglia essere un aiuto al Paese, alla Chiesa per riscoprire e vivere, nella vita quotidiana, l’aspetto della misericordia, l’annuncio e la testimonianza della misericordia». È «importante che il Papa si incontrerà con tante categorie di persone per richiamare tutti proprio a questo impegno, a questo compromesso di tradurre la misericordia nella vita quotidiana, a partire dai politici, dai popoli indigeni». E così, ha precisato, «il Papa visiterà un carcere, un ospedale, si rivolgerà alle famiglie, ai giovani, al mondo del lavoro e, naturalmente, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose. Per tutti sarà un richiamo a essere misericordiosi, come misericordioso è il Padre dei cieli, che è poi il tema del giubileo della misericordia».
Il cardinale ha poi indicato «sfide e orizzonti di missione» per la Chiesa messicana. Partendo senz’altro dalla «sfida di denunciare il male che è presente: alzare la voce contro tutti quei fenomeni negativi, a partire dalla corruzione, dal narcotraffico, dalla violenza, dalla criminalità che impediscono al Paese di procedere speditamente sulla via del progresso materiale e spirituale». In sostanza la Chiesa deve «farsi buona samaritana nei confronti di tante situazioni di persone che soffrono e si trovano in necessità: pensiamo al fenomeno delle migrazioni e all’impatto disgregatore che ha sulle famiglie».
Il cardinale Parolin ha fatto notare come la Chiesa stia già «facendo molto a questo livello» ma «dovrà continuare a fare molto». E poi, ha rimarcato, «rimane sempre il compito principale della Chiesa: educare le coscienze, nel senso di rendere sensibili di fronte ai fenomeni negativi, per esempio denunciare ed educare contro un’idolatria del denaro che porta a non rispettare nessun valore, neppure quello della vita umana. E poi, anche e soprattutto, ad annunciare il Vangelo, tenendo conto che questa è la forma migliore per combattere contro tutti questi fenomeni negativi».
Fenomeni negativi — migrazione forzata, traffico di armi e di droga — che sembrano a volte difficili da contrastare. Ma, ha assicurato Parolin, «il Papa ci dà un grande esempio» con «questo coraggio di continuare, di non cedere, di non arrendersi di fronte al male che pur continua a diffondersi e a far sentire i suoi effetti nel mondo di oggi». Davvero, ha affermato il cardinale, «il Papa si china come un buon samaritano su queste piaghe». La sua «non è tanto una denuncia, quanto un prendersi a cuore queste situazioni negative e invitare le persone a lottare contro questi fenomeni e soprattutto a cambiare il cuore». Un «atteggiamento», ha precisato, «sempre di misericordia, ma non per giustificare il male» quanto piuttosto «per cambiare il cuore e lottare contro il male».
Certamente «il Papa — ha affermato il cardinale — metterà poi in rilievo anche tutte le ricchezze del Messico, che sono tante. Veramente chi ha vissuto in Messico può dire che si tratta di un Paese meraviglioso, con una varietà e una ricchezza di cultura, di popolazione, di risorse, che è veramente grande». E, ha concluso, «proprio sulla base di questi doni che ha ricevuto dal Signore, il Messico può trovare il coraggio e la strada per combattere contro il male e progredire verso traguardi di benessere per tutti».
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A Cuba il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia. Forza fisica e spirituale
«Sarà un viaggio lungo e difficile» e «richiederà forza fisica e spirituale»: lo ha detto il Patriarca Cirillo prima di imbarcarsi sul velivolo con cui giovedì mattina, 11 febbraio, è partito alla volta di Cuba alla vigilia dello storico incontro con Papa Francesco. Come riferisce l’agenzia Ria Novosti, il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia è partito dall’aeroporto internazionale di Vnukovo, accompagnato da un seguito di un centinaio di persone. Tra loro trenta giornalisti e venti coristi dell’eparchia della regione di Mosca.
La televisione russa ha mostrato le immagini dell’inizio del primo viaggio ufficiale in America latina, che durerà undici giorni e farà tappa anche in Paraguay e in Brasile. E a Cuba è arrivato giovedì 11 anche il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, accompagnato dal domenicano Hyacinthe Destivelle, officiale del dicastero. Alla vigilia della partenza il porporato ha rilasciato un’intervista a Radio vaticana, definendo l’incontro dell’Avana «un passo coraggioso che porterà buoni frutti nel dialogo ecumenico». Rispondendo alle domande di Mario Galgano, dopo aver rimarcato «il fatto che per la prima volta nella storia un Patriarca russo-ortodosso e il vescovo di Roma, come Pontefice della Chiesa universale cattolica» abbiano deciso di incontrarsi, il cardinale Koch ha sottolineato che nel previsto colloquio non si potrà parlare di tutto, «ma sicuramente si parlerà delle questioni che riguardano i due capi delle Chiese, da un punto di vista personale ed ecclesiale». Il cardinale Koch si è anche detto fiducioso che l’incontro tra Francesco e Cirillo «sicuramente andrà a forgiare i rapporti all’interno dell’ortodossia: con molti dei Patriarchi ortodossi non abbiamo finora contatti, e questo incontro potrebbe contribuire anche ad approfondire i rapporti intra-ortodossi, in vista del Concilio panortodosso che si svolgerà a giugno a Creta. A quel punto, sicuramente porterà frutti buoni per il dialogo teologico, che noi conduciamo non solo con singole Chiese ma con l’insieme dell’ortodossia». Infine, interpellato su eventuali timori e riserve, il porporato ha sgombrato il campo da ogni dubbio: «Credo che il Patriarca russo-ortodosso sia profondamente consapevole di questa atmosfera, di queste reazioni, e questo è a più forte ragione conferma della volontà di realizzare questo incontro. In questo senso — ha concluso — quello del Patriarca è sicuramente un passo coraggioso».
L'Osservatore Romano