Nuovo tweet del Papa: "Nel cuore dell'uomo è il desiderio di vivere in libertà, in una terra in cui sia possibile cambiare, nella fraternità, nella solidarietà." (15 febbraio 2016)
*
Papa Francesco: "Io preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici ai volti imbellettati che non sanno di tenerezza e compassione"
Incontro con le Famiglie allo Stadio “Victor Manuel Reyna” di Tuxtla Gutiérrez
Testo dell'allocuzione del Papa - Il segno (...) indica parole pronunciate a braccio.
[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
Nel pomeriggio, dopo la visita alla Cattedrale di San Cristóbal de Las Casas, il Santo Padre Francesco raggiunge in papamobile l’eliporto da dove decolla alla volta di Tuxtla Gutiérrez per l’incontro con le famiglie. Al Suo arrivo allo stadio “Victor Manuel Reyna” di Tuxtla Gutiérrez, dopo aver girato in papamobile tra i fedeli all’esterno e all’interno dell’impianto sportivo, Papa Francesco è accolto dal Governatore dello Stato del Chiapas che gli consegna le chiavi della Città. L’incontro con le famiglie inizia alle ore 16.15 ed è introdotto dall’indirizzo di saluto dell’Arcivescovo di Tuxtla Gutiérrez, S.E. Mons. Fabio Martínez Castillo, e da quattro testimonianze che riflettono realtà familiari. Quindi il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:
Discorso del Santo Padre
Carissimi fratelli e sorelle,
voglio rendere grazie per essere oggi in questa terra del Chiapas. È bello essere su questo suolo, è bello essere su questa terra, è bello essere in questo luogo che grazie a voi ha sapore di famiglia, di casa. Rendo grazie a Dio per i vostri volti e la vostra presenza, ringrazio Dio per il palpitare della Sua presenza nelle vostre famiglie.
Grazie anche a voi famiglie e amici che ci avete regalato la vostra testimonianza, che ci avete aperto le porte delle vostre case e delle vostre vite; ci avete permesso di sedere alla vostra “mensa” dove condividete il pane che vi nutre e il sudore davanti alle difficoltà quotidiane. Il pane delle gioie, della speranza, dei sogni e del sudore davanti alle amarezze, alla delusione e alle cadute. Grazie per averci permesso di entrare nelle vostre famiglie, alla vostra mensa, nella vostra casa.
Manuel, (...) grazie per la tua testimonianza e soprattutto per il tuo esempio. Mi ha colpito quell’espressione che hai usato: “dare coraggio” (echarle ganas), come l’atteggiamento che hai assunto dopo aver parlato con i tuoi genitori. Hai iniziato a dare coraggio alla vita, dare coraggio alla tua famiglia, dare coraggio tra i tuoi amici e dare coraggio anche a noi qui riuniti. Credo che questo sia ciò che lo Spirito Santo vuole sempre fare in mezzo a noi: dare coraggio, regalarci motivi per continuare a scommettere, sognare e costruire una vita che sappia di casa, di famiglia. (...)
E questo è ciò che Dio Padre ha sempre immaginato e per il quale fin dai tempi antichi ha combattuto. Quando tutto sembrava perduto quella sera nel giardino dell’Eden, Dio Padre ha dato coraggio a quella giovane coppia e le ha mostrato che non tutto era perduto. Quando il popolo di Israele sentiva che non c’era più un senso nell’attraversare il deserto, Dio Padre lo ha incitato ad avere coraggio con la manna. Quando venne la pienezza dei tempi, Dio Padre ha dato coraggio all’umanità per sempre dandoci il suo Figlio.
Allo stesso modo, tutti noi che siamo qui abbiamo fatto esperienza che, in molti momenti e in forme differenti, Dio Padre ha dato coraggio alla nostra vita. Possiamo dunque chiederci il perché. Perché non può fare altrimenti. È capace di darci coraggio. Perché? Perché il suo nome è amore, il suo nome è dono gratuito, il suo nome è dedizione, il suo nome è misericordia. Tutto ciò ce lo ha fatto conoscere in tutta la sua forza e chiarezza in Gesù, suo Figlio, che ha speso la sua vita fino alla morte per rendere possibile il Regno di Dio. Un Regno che ci invita a partecipare a quella nuova logica, che mette in moto una dinamica in grado di aprire i cieli, in grado di aprire i nostri cuori, le nostre menti, le nostre mani e ci sfida con nuovi orizzonti. Un Regno che ha il sapore di famiglia, che ha il sapore di vita condivisa. In Gesù e con Gesù questo Regno è possibile. Egli è in grado di trasformare le nostre prospettive, i nostri atteggiamenti, i nostri sentimenti molte volte annacquati in vino da festa. Egli è in grado di guarire i nostri cuori e ci invita più e più volte, settanta volte sette a ricominciare. Egli è sempre in grado di rendere nuove tutte le cose.
Mi hai chiesto, Manuel, di pregare per tanti adolescenti che sono scoraggiati e vivono momenti difficili. Tanti adolescenti senza slancio, senza forza, svogliati. E come hai detto bene, spesso questo atteggiamento nasce perché si sentono soli, perché non hanno nessuno con cui parlare. (...) Questo sentimento mi ha ricordato la testimonianza che ci ha donato Beatriz. Se non ricordo male, Beatriz, ci hai detto: “La lotta è sempre stata difficile per l’incertezza e la solitudine”. (...) La precarietà, la scarsità, molto spesso il non avere neppure il minimo indispensabile può farci disperare, può farci sentire una forte ansia perché non sappiamo come fare per andare avanti e ancora di più quando abbiamo dei figli a carico. La precarietà, non solo minaccia la stomaco (e questo è già molto), ma può minacciare perfino l’anima, ci può demotivare, toglierci forza e tentarci con strade o alternative di apparente soluzione ma che alla fine non risolvono nulla. (...) C’è una precarietà che può essere molto pericolosa, che può insinuarsi in noi senza che ce ne accorgiamo, ed è la precarietà che nasce dalla solitudine e dall’isolamento. E l’isolamento è sempre un cattivo consigliere. (...) Entrambi avete usato, senza accorgervene, la stessa espressione, entrambi ci mostrate come tante volte la più grande tentazione che abbiamo di fronte è starcene da soli, e lungi dal darci coraggio questo atteggiamento, come la tarma, ci inaridisce l’anima.
Il modo di combattere questa precarietà e questo isolamento, che ci rendono vulnerabili da tante apparenti soluzioni, va dato a diversi livelli. Uno è attraverso leggi che proteggano e garantiscano il minimo necessario affinché ogni famiglia e ogni persona possa crescere attraverso lo studio e un lavoro dignitoso. E l’altro, come hanno ben sottolineato le testimonianze di Humberto e Claudia quando ci hanno detto che stavano cercando di trasmetterci l’amore di Dio che avevano sperimentato nel servizio e nell’assistenza agli altri. Leggi e impegno personale sono un buon abbinamento per spezzare la spirale della precarietà. (...)
Oggi vediamo e viviamo su diversi fronti come la famiglia venga indebolita e messa in discussione. Come si crede che essa sia un modello ormai superato e incapace di trovare posto all’interno delle nostre società che, sotto il pretesto della modernità, sempre più favoriscono un sistema basato sul modello dell’isolamento.(...) Certo, vivere in famiglia non sempre è facile, spesso è doloroso e faticoso, ma, come più di una volta ho detto riferendomi alla Chiesa, penso che questo possa essere applicato anche alla famiglia: preferisco una famiglia ferita che ogni giorno cerca di coniugare l’amore, a una società malata per la chiusura e la comodità della paura di amare. Preferisco una famiglia che una volta dopo l’altra cerca di ricominciare a una società narcisistica e ossessionata dal lusso e dalle comodità. (...) Io preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici ai volti imbellettati che non sanno di tenerezza e compassione. (...)
Mi hanno chiesto di pregare per voi e voglio iniziare a farlo proprio ora, assieme a voi. Voi, cari messicani, avete un “di più”, correte avvantaggiati. Avete la Madre, la Madonna di Guadalupe che ha voluto visitare queste terre, e questo ci dà la certezza che, attraverso la sua intercessione, questo sogno chiamato famiglia non sarà sconfitto dall’insicurezza e dalla solitudine. Lei è sempre pronta a difendere le nostre famiglie, il nostro futuro, è sempre pronta a darci coraggio donandoci il suo Figlio. Per questo vi invito a prenderci per mano e dire tutti insieme: “Ave Maria…”
*
Estadio “Víctor Manuel Reyna”. Encuentro con las familias. Testimonios de cuatro familias
Sala stampa della Santa Sede
Somos Humberto y Claudia Gomez. Yo Humberto antes era soltero y yo Claudia divorciada con 3 hijos, tenemos 16 años de casados por el civil ,El Señor nos permitió la bendición de tener un hijo de ambos que actualmente tiene 11 años y es monaguillo.
Nuestra relación ha sido de amor y comprensión, somos afines en cosas importantes pero hace 3 años que el Señor nos habló y entramos al grupo DVC cambio nuestra vida, nos acercamos a la Iglesia y recibimos amor, misericordia de nuestros coordinadores, hermanos DVC y de nuestros guías monseñor Alfonso Miranda y el Padre Oscar Lomelín, después de recibir el abrazo y amor de nuestro Señor, sentimos que el corazón no cabía en nuestro pecho.
Los DVC no podemos acceder a la eucaristía, pero podemos comulgar a través del hermano necesitado, del hermano enfermo, del hermano privado de su libertad, etc. Buscamos la manera de transmitir el amor de Dios, que hemos sentido, nos invitaron a ser parte de los voluntarios del IMSS, visitamos enfermos para darles ánimo, decirles que Dios esta con ellos, al visitarlos vimos la necesidad de alimento, ropa y cobija para los familiares de los enfermos, nos organizamos y gracias a Dios tenemos más de 2 años compartiendo el alimento con nuestros hermanos, posteriormente Claudia aceptó ayudar como coordinadora de voluntarias de la guardería que está dentro del penal del topo chico, Las Trabajadoras sociales comentaron las necesidades de los internos que están en la clínica de rehabilitación de adicciones en el penal de hombres y aceptamos colaborar como matrimonio, platicando con ellos y llevando art de higiene personal.
El Señor es maravilloso y nos permite servir a quien lo necesita, solo dijimos Si y El se ha encargado de decirnos hacia donde caminar. Es maravilloso tener un matrimonio y familia donde el centro es Dios.
Beatriz, madre soltera
Mi nombre es Beatriz Muñoz Hernández, tengo 52 años, soy enfermera de profesión y madre soltera. Soy la tercera de una familia de 12 hermanos. Mi infancia estuvo marcada por la pobreza, la violencia y el abandono de mi padre, lo que me hizo no sentirme querida y fornicar en la adolescencia, quedando embarazada en varias ocasiones a lo largo de mi vida y experimentando la tristeza, el rechazo social y la soledad mas profunda.
Me encontré con el amor de Dios a travez de su Iglesia, y me rescató, anunciándome que me amaba, que no me rechazaba y que sobre todo me perdonaba.
Siendo enfermera, muchas veces se me ofreció la oportunidad de abortar pero Dios me ayudó a no permitir atentar contra la vida de mis hijos. La lucha siempre ha sido difícil, pues la precariedad, la soledad y el educar a los hijos sola, la tentación del aborto siempre se presentó como una alternativa que parecía la solución a los problemas, pero con la ayuda de Dios, he podido salir victoriosa de esas batallas y encontrarme con que la verdadera felicidad no está en lo que ofrece la sociedad, sino en encontrarse con el amor del Padre, la misericordia de la Iglesia y el perdón de los Pecados en Cristo.
A través de un proceso de constante catequesis que ma ha ayudado a entender y apreciar la palabra de Dios, a entrar en la oración, a la vida dentro de la comunidad, la práctica de los sacramentos, sobre todo la comunión y la reconciliación, alimentan ahora mi vida y me permiten vivir la misericordia de Dios que Usted, Santo Padre, anuncia para todos los fieles, permitiendo que en mi trabajo de enfermera y en mi familia, pueda dar testimonio, anunciando el amor de Dios a los adolescentes, madres solteras y familias destruídas, siempre impulsando al encuentro con Cristo a través de la Iglesia que me ha acogido como Madre.
Santo Padre, solo pido su bendición, oración y fortaleza para las miles de mujeres que se enfrentan ante la falsa salida del aborto, para que puedan encontrarse como yo, con una Iglesia que les ama y las acoge.
Manuel, adolescente discapacitado
Santo Padre Francisco: Amigo de los adolescentes y jóvenes. Soy Manuel, un adolescente de 14 años. Quiero decirle: Gracias por ser nuestro amigo y estar cerca de nosotros. Gracias por venir a nuestra tierra chiapaneca. Gracias por traernos el mensaje de paz a nuestras familias. Que Dios lo bendiga mucho, mucho.
Santo Padre Francisco. Le comparto algo de mi vida personal: antes caminaba, corría, jugaba como todo niño, pero a los 5 años empecé a caerme, se dieron cuenta mis papas, y los médicos detectaron mi capacidad especial; tengo distrofia muscular. Fui perdiendo fuerza en todo mi cuerpo hasta que quedé en silla de ruedas y me puse muy triste al ver que no podía caminar, ni correr, ni jugar. Después platiqué con mis papas, les dije que no se pusieran tristes, que podía hacer cosas más grandes, aunque no pueda hacer lo que otros niños hacen y empecé a echarle ganas. Mis papás me apoyan en mis planes sintiéndome sin límites como toda persona normal.
Tengo mucha fe y ha crecido mi esperanza. Sé que Dios me ha bendecido con esta capacidad especial. En El confió. Y si es su voluntad me dará mi salud física. Antes que conociéramos a Dios en mi familia siempre había pleitos, hasta que Dios llegó a nosotros y empezamos a ir a la Iglesia. Al principio no me gustaba. Hoy agradezco a mi hermano, el cual siendo coordinador de adolescentes me motivó mucho. Así inicié en el grupo de adolescentes de la parroquia y me gustó mucho.
Ahora salgo en mi silla de ruedas a evangelizar y lo hago con mucha alegría a invitar a muchos adolescentes que no conocen el amor de Dios. También con mi familia misionamos y visitamos enfermos.
Santo Padre, ore por nosotros, los adolescentes de México, ya que hay muchos jóvenes desanimados; hay algunos adolescentes que están en malos pasos y como nadie los escucha caen en malas compañías y los llevan por malos caminos.
Hay mucha violencia entre adolescentes. Como adolescente les digo que si se encuentran desanimados y en malos pasos ¡Animo!, que se incorporen a un grupo. Y recuerden: somos los consentidos de Dios. Somos la esperanza de la iglesia. Ore por nosotros y siga presentando al Dios amor y misericordioso. Papa amigo, los adolescentes de México oraremos por usted y que la Virgencita lo cubra con su manto maternal.
¡Viva el Papa Francisco!… ¡Viva el Papa Francisco!
Mensaje de la familia de la Diócesis de Tapachula
Santo Padre, nos da mucha alegría que haya venido a Chiapas a visitarnos. Su presencia en medio de nuestro pueblo es una gran bendición. Nos sentimos muy felices con su visita.
Mi esposa, mis hijos y yo hemos venido acompañando a mis papás, que han vivido, gracias Dios, más de cincuenta años juntos. Ellos son Aniceto Hernández y Criselda Roblero. De ellos nacimos 5 hermanos: Mauro, Regina, Maximiliano, Adrián y un servidor: Menelio Hernández.
Las parejas de esposos aquí presentes que renuevan su alianza matrimonial, dan testimonio que el amor fiel es posible. Ellos hace 50 años juraron amarse y dar vida en sus hijos. Junto con ellos mi familia se siente bendecida por que a través de nuestros padres, Dios nos ha regalado la fe católica. Gracias a su testimonio y sus enseñanzas hemos aprendido el valor de la oración, la escucha y la lectura de la palabra de Dios.
Hemos aprendido a reconocer el gran valor de nuestra participación en los sacramentos. También reconocemos el regalo de Dios a través de la persona de usted, de los obispos y sacerdotes que van guiando nuestra fe. Damos gracias a Dios por la sabiduría de nuestros padres ancianos.
Le pedimos que haga mucha oración por nosotros, por nuestra patria y por nuestro pueblo que sufre mucha pobreza por la falta de trabajo, los salarios bajos y los precios tan altos de los productos básicos. Somos un pueblo que sufre pero que tiene esperanza, fe y mucho amor para seguir transmitiendo el amor de Dios a nuestros hijos y a las nuevas generaciones.
Nuevamente gracias por su visita y vaya usted con la confianza de que los fieles católicos de Chiapas, siempre oraremos por usted. Dios lo bendiga Santo Padre.