giovedì 4 febbraio 2016

«Stepchild adoption» ? Scrivete in italiano, coglioni!




Il commento di cui sopra è di Vittorio Sgarbi.  Dicono a Roma: quanno ce vo ce vo...

Invece, il punto di vista che segue (da leggere assolutamente!) è di Giovanni Bonini,  un medico pediatra che risponde al caciara time sollevato dopo le dichiarazioni di Corsello sulle Unioni Civili, richiamando l'attenzione sul vero protagonista indiscusso e e unico soggetto da difendere, quello sempre volutamente "dimenticato": il bambino!

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Come prevedevo voci pediatriche dissonanti si sono levate ed ho allora risposto:
Caro xxxxxxx, cari colleghi, scusami ma con questi tuoi interventi stai parlando da pediatra o da politico?
Perché se parli da politico ti rispetto, hai le tue idee, che non condivido, ma sono tue idee, se parli da pediatra allora mi chiedo se stai parlando nell’interesse principale del bambino o meno.
Su queste pagine, ma anche su tante altre pagine, si parla del pediatra come advocacy dell’infanzia, ma in questo frangente, e su questo argomento, mi chiedo se la pediatria abbia messo al centro davvero il bambino come persona da tutelare o meno.
Vi è un dibattito lacerante sulla genitorialità same sex, che ricordo origina da un desiderio primario di coppie intrinsecamente sterili di avere un figlio, e non dalla necessità per quel bambino di creargli tutti i presupposti non solo materiali, ma anche di crescita e maturazione psicoaffettiva migliori possibili.
Da queste pagine però non ho sentito mai trapelare dubbi sulla eticità di questa evenienza.
Tu citi società scientifiche di un paese, gli Stati Uniti d’America, dove la pratica dell’utero in affitto (pardon Gravidanza per Altri, secondo la neolingua politically correct) viene praticata in cliniche che afferiscono ad una rete molto potente economicamente, capace di sovvenzionare le campagne elettorali di concorrenti alla Casa Bianca. Figuriamoci se non si possono indirizzare Società scientifiche ben politicizzate come l’APA.
Su questo forum, però non ho sentito una sola parola su questa aberrante pratica, sulle conseguenze che ha sul bambino, sulla separazione che il bimbo ha dalla madre subito alla nascita, sulla privazione dell’allattamento al seno, sulla separazione della diade materno infantile così importante per lo sviluppo psicaffettivo del bambino.
Uno dei senatori della Repubblica Italiana che ha acquistato un figlio con questo sistema, ha escluso pubblicamente in una intervista televisiva, che la separazione del piccolo dalla madre possa avere delle influenze su quel bambino, ed a maggior ragione l’impedimento a prendere latte al seno (uno scienziato direi!). Un'altra coppia di genitori same sex che ha adottato la stessa pratica per avere un figlio, in un’altra intervista televisiva, ha detto testualmente che “la madre è un concetto antropologico”. Capito la mentalità di queste persone, che per il proprio desiderio passano sopra a quelli che sono i cardini del nostro sapere pediatrico (il rapporto con la madre, l’allattamento al seno, il processo di identificazione separazione che accompagna il piccolo per i primi 3 anni di vita). Certo a loro l’ignoranza è concessa fanno il loro interesse, ma a noi proprio no.
E te parli di prudenza nell’esprimere certi concetti perché il presidente della SIP (eroicamente visto il clima intimidatorio) ha fatto sentire la sua voce nel silenzio assordante di tutta la scienza italiana che se la fa sotto ad aprire bocca?
Sono stati scritti e lo sono tutt’oggi, miglia di articoli in 120 anni di neuropsichiatria infantile e psicologia clinica, sul ruolo del padre, sul ruolo della madre, sulle conseguenze della mancanza della figura materna o paterna, e più recentemente sulla sindrome da alienazione genitoriale, poi improvvisamente, perché ci sono persone che rivendicano il diritto di non discriminazione ci dimentichiamo di tutto, anzi ci vengono i dubbi che un padre e una madre siano necessari, perchè se non lo dimostriamo con studi alla mano non lo possiamo più dire; ormai è vero tutto e il contrario di tutto?
Su tutti i giornali ed in televisione sono usciti i “favolosi” articoli dell’APA e della AAP sulla no difference, salvo poi andarli a studiare e vedere come erano stati condotti (già tre anni fa li avevo mandati in visione, materiali metodi e risultati: casistiche risicate, niente casi controllo, selezione dei casi a "valanga di neve", report con questionari compilati dai genitori, spesso gruppi di amici degli studiosi, età dei casi che non arrivavano all'adolescenza; insomma una letteratura poco attendibile, e non definitiva).
Mi chiedo, vi chiedo, ma la pratica dell’utero in affitto la considerate una pratica etica e fatta nell’interesse del nascituro? Se domani le coppie same sex potessero adottare, con quale stato d’animo privereste quel bambino di una delle due figure di riferimento (maschile o femminile) optando per una coppia dello stesso sesso piuttosto di una etero con pari requisiti?
Non è un problema di affetto, cultura e benessere ma di globalità di stimoli.
Concludo riaffermando che per me l’advocacy del bambino vuol dire considerare lui un soggetto di diritti, e non l’oggetto dei diritti degli altri, e che per trarre delle conclusioni siamo ben lontani dal trarre conclusioni che ci diano sicurezza su queste scelte, mentre il pensiero comune vorrebbe farci credere il contrario.
Un caro saluto.
Dott. Giovanni Bonini
Pediatra
Pistoia