Cercasi strada per dare seguito ai Family Day
Le vicende degli ultimi anni intorno alle proposte di legge contro l’omofobia, per le unioni civili e per l’introduzione dell’ideologia gender nelle scuole hanno messo in evidenza un dato incontestabile. Quel popolo delle famiglie che nel giro di pochi mesi si è dato appuntamento due volte a Roma non ha un’adeguata rappresentanza politica, è sostanzialmente ignorato laddove si decidono le sorti dell’Italia. A parole sono in tanti a difendere la famiglia, all’ultimo Family Day hanno aderito circa 150 parlamentari, ma a condurre una battaglia vera in Senato sono stati poche unità. Tanti i motivi, non ultima la confusione che regna nella gerarchia cattolica; che in tanti suoi esponenti autorevoli ha ritenuto buona oggi una soluzione peggiore di quella per cui aveva chiamato alla protesta di piazza nel 2007. Per quanto riguarda poi l’origine del comportamento di tanti politici “cattolici” si rilegga l’intervista a monsignor Crepaldi.
Resta il dato di fatto: c’è un popolo, che costituisce l’ossatura del nostro Paese, che è anche la testimonianza visibile dei valori su cui si fonda la nostra Costituzione, che viene dileggiato da un Potere che controlla governo, Parlamento, media e magistratura (la nuova sentenza creativa di ieri in fatto di adozione per coppie omosessuali ne è l’ennesima dimostrazione). È un popolo che non trova rappresentanza, tanto che per fare sentire la sua voce si è praticamente autoconvocato.
Ora, dopo tutti gli ultimi accadimenti nasce la domanda: come dare continuità e incisività a questa mobilitazione? Come far sì che questo popolo, questa fetta importante di Italia conti qualcosa anche quando si mette mano a leggi che lo riguardano? Come garantirgli insomma quella rappresentatività che oggi manca? È questa la domanda oggi più ricorrente e il presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, Massimo Gandolfini, ce lo ha confermato nell’intervista pubblicata lunedì da La Nuova BQ. Le proposte sono diverse, ma sostanzialmente possono essere raggruppate in due opzioni: formare un nuovo partito oppure strutturarsi come movimento. In mezzo un ventaglio di possibilità. Ma non può essere solo una questione di forme. Al fondo c’è la necessità di dare sostanza e stabilità a una presenza che non può essere ridotta a sporadiche chiamate in piazza.
Su questo tema la Nuova Bussola Quotidiana vuole aprire un dibattito, che non riguarda solo il Comitato organizzatore dei Family Day, ma tutti quanti: nei prossimi giorni inviteremo a pronunciarsi sia nostri collaboratori sia i responsabili delle varie associazioni che hanno aderito ai Family Day, ma ci sarà spazio anche per il contributo di tutti i lettori. Mi permetto solo qualche nota introduttiva, che può essere un ulteriore spunto per altri interventi.
Credo che l’esperienza passata – vedi Family Day 2007 – dovrebbe insegnare a non pensare di ridurre tutto a un “progetto politico” o, peggio ancora, partitico. Pensare di incassare immediatamente i dividendi dei Family Day in termini di presenza in Parlamento può essere una grande tentazione ma può rivelarsi facilmente una altrettanto grande illusione.
Anzitutto perché tale presenza sarebbe per forza di cose limitata, sia che nasca un nuovo partito sia che ci si candidi in partiti già esistenti. Un nuovo partito - anche se non fosse monotematico e aspirasse invece, come diceva Giovanni Paolo II, a fare della famiglia il prisma attraverso cui devono passare tutte le politiche – sarebbe destinato a prendere solo una parte dei voti delle famiglie che pure hanno sostenuto i Family Day. È vero che oggi la situazione politica è molto fluida, c’è un centrodestra allo sbando, e – come insegna la storia dei grillini – c’è spazio per sorprese, ma realisticamente si potrebbe aspirare al massimo a una piccola pattuglia di eletti in Parlamento. Cosa ovviamente da non disprezzare, ma se tutta la mobilitazione di questi mesi si riducesse al lavoro di un gruppetto di neo-parlamentari ci si ritroverebbe esattamente al punto in cui siamo oggi.
Ma soprattutto, dando per scontato che a candidarsi siano anzitutto le persone che oggi rappresentano il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, significherebbe decapitare ancora una volta il movimento. Esattamente come accadde nel 2007. Con il risultato di disperdere le energie nate da questa mobilitazione, che invece è quella che fa più paura al Potere, perché non è controllabile. Ne è una dimostrazione il comunicato del presidente del Consiglio Matteo Renzi in risposta a Gandolfini che evocava – anche sulla Nuova BQ - una mobilitazione per il “no” alla riforma costituzionale per la quale ci sarà un referendum in ottobre. Renzi, che sulla riforma costituzionale ha scelto di giocare il suo futuro politico, non riesce a capire cosa c’entrino le unioni civili con la riforma costituzionale e si dice pronto a girare tutte le parrocchie (questa sì che è una minaccia!) per spiegare la sua riforma. In altre parole, ha paura proprio di un movimento che si muove libero nella società. Un movimento che, così come porta due milioni di persone in piazza, potrebbe anche risultare decisivo per bocciare la riforma costituzionale.
Qualunque sia la strada che si prenderà la cosa più importante sarà comunque rafforzare il movimento delle famiglie, anche da un punto di vista culturale; rendere esso stesso un soggetto politico capace di incidere sull’agenda del governo e del Parlamento, renderlo un gruppo di pressione anche a livello locale. Forse bisogna guardare con più attenzione a cosa succede in Francia dove la Manif pour Tous ha colto importanti successi pur non essendosi costituita in partito.
In ogni caso il dibattito è aperto.
***
Il voto sulle unioni civili è uno "scandalo"
Dopo il voto favorevole al ddl sulle unioni civili da parte di diversi parlamentari cattolici che hanno partecipato al Family Day, c'è chi minimizza la gravità del sostegno alla norma senza adozioni. Mentre chi è convinto che si sarebbe dovuto votare “no” all'intero ddl è accusato di astrazione o inesperienza politica. Eppure nel più che mai citatodocumento del 2003 della Congregazione per la dottrina della fede (non so quanto letto) a firma dell'allora cardinal Ratzinger e di san Giovanni Paolo II si parla chiaramente di «atto gravemente immorale» e di «scandalo» prodotto da chi non chiarisca la propria opposizione al riconoscimento delle unioni omosessuali proposte per la prima volta in aula.
Pertanto, senza voler giudicare i nostri fratelli, non si può tacere su un operato che produce questo scandalo introducendo nel popolo cattolico l'idea che se si può negoziare su un testo simile allora quel che è accaduto non è poi così grave e che, pertanto, non è nemmeno così importante se ora basta il sentimento per sposarsi, se i figli non c'entrano con il fine del matrimonio e quindi se il sesso è vissuto come un godimento privo di uno scopo in cui l'altro viene sfruttato. Non è così terribile se ci si abitua a una visione in cui la fedeltà non è essenziale e in cui l'omosessualità praticata diventa un valore da tutelare.
Infatti, dichiarando la propria opposizione non negoziabile alla norma solo nel caso di adozione dei figli, purtroppo non può che diffondersi la convinzione che senza di essa questa legge sia meno grave. «Non si poteva fare altro», si sente dire, «abbiamo salvato qualcosa». Ma siamo sicuri? Non avrebbe prodotto nel popolo una coscienza forte e unita di sé, la sola capace di farsi cultura, la scelta compatta contro un'ideologia disumana? Non abbiamo mancato nel testimoniare ai giovani che ci sono verità per cui si può sacrificare tutto?
Forse non si comprendono le reali implicazioni delle conseguenze descritte dal documento del 2003 sul fatto che «il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune», contribuendo «al dilagare del fenomeno» che non è «in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana». Queste parole non sono più vere oggi? Non bastano a far capire che il voto a una legge che mina la Creazione apre a scenari spaventosi? E che la mancata opposizione/educazione priva i giovani degli anticorpi necessaria resistere al lavaggio del cervello Lgbt?
Infatti, dichiarando la propria opposizione non negoziabile alla norma solo nel caso di adozione dei figli, purtroppo non può che diffondersi la convinzione che senza di essa questa legge sia meno grave. «Non si poteva fare altro», si sente dire, «abbiamo salvato qualcosa». Ma siamo sicuri? Non avrebbe prodotto nel popolo una coscienza forte e unita di sé, la sola capace di farsi cultura, la scelta compatta contro un'ideologia disumana? Non abbiamo mancato nel testimoniare ai giovani che ci sono verità per cui si può sacrificare tutto?
Forse non si comprendono le reali implicazioni delle conseguenze descritte dal documento del 2003 sul fatto che «il concetto di matrimonio subirebbe un cambiamento radicale, con grave detrimento del bene comune», contribuendo «al dilagare del fenomeno» che non è «in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana». Queste parole non sono più vere oggi? Non bastano a far capire che il voto a una legge che mina la Creazione apre a scenari spaventosi? E che la mancata opposizione/educazione priva i giovani degli anticorpi necessaria resistere al lavaggio del cervello Lgbt?
Fatte queste considerazioni c'è da domandarsi come si possa pretendere che il popolo del Family Day, che ha implorato rappresentanza, ora si accontenti (di cosa poi)? C'è anche da chiedersi come si possa accusarlo di ideologia perché cita un documento che, fino a che non ve ne sia uno successivo non può essere superato? Come si può non capire il dolore di chi chiede di essere educato ad amare ed essere fedele alla legge naturale come protezione alla propria e altrui tendenza a decadere (che, siamo realisti, da soli non reggiamo)?
Come si può non capire lo sconcerto di chi si sente dire che questa legge non può essere imposta alla società civile, quando il catechismo, dice che, nel caso di «prescrizioni della legge naturale, il Magistero della Chiesa esercita una parte essenziale della sua funzione profetica di annunziare agli uomini ciò che essi sono» e che l'«osservanza della legge naturale (…) è necessaria alla salvezza»? Come accusare di ignoranza il popolo in nome del fatto che il Magistero non regge di fronte a una realtà politica complessa, come se la fede non potesse entrare nel dettaglio?
C'è un episodio del Vangelo che descrive questa scissione. È quello della tempesta mentre i discepoli sono in barca con Gesù che dorme. Nelle sue rivelazioni alla mistica Maria Valtorta Cristo stesso spiega che gli apostoli lo consideravano un grande “Rabbi”, ma un incapace in quanto pescatore (non importa se aveva riempito di pesci le loro reti). Per questo gli chiedevano di dormire quando saliva in barca. Lui accettava, dato che non si impone mai. Ma quando Pietro ha riconosciuto che da quella tempesta non si sarebbe salvato da sé ha implorato: «Salvami». E Gesù, che non aspettava altro, lo ha esaudito.
Con amarezza bisogna constatare che anche noi per tanto tempo lo abbiamo ritenuto incapace di entrare in ogni aspetto della vita, motivo per cui stiamo affondando. Forse se avessimo provato ad opporci, facendo entrare il suo criterio di giudizio anche in Parlamento, avremmo proibito anche la fecondazione artificiale (allora c'erano addirittura i numeri in per tentare) o forse no, ma sicuramente la Chiesa sarebbe stata rinvigorita nella sua coscienza, cosa che non può fare se ci ostiniamo a tenerlo dormiente in sacrestia.
Chesterton dice che l'ideale non si realizza non perché sia impossibile, ma perché viene abbandonato per la sua difficoltà a realizzarlo. E che un politico che non affermi l'ideale è poco pragmatico. Così, a furia di ripetere scetticamente che “tanto è impossibile”, si è abbandonato l'ideale della verità, lasciando spazio a chi invece non ha ritenuto impossibile l'imporsi di una follia, lavorando senza sosta fino a rendere il contrario dell'evidenza non più così evidente. Nemmeno a noi.
Come si può non capire lo sconcerto di chi si sente dire che questa legge non può essere imposta alla società civile, quando il catechismo, dice che, nel caso di «prescrizioni della legge naturale, il Magistero della Chiesa esercita una parte essenziale della sua funzione profetica di annunziare agli uomini ciò che essi sono» e che l'«osservanza della legge naturale (…) è necessaria alla salvezza»? Come accusare di ignoranza il popolo in nome del fatto che il Magistero non regge di fronte a una realtà politica complessa, come se la fede non potesse entrare nel dettaglio?
C'è un episodio del Vangelo che descrive questa scissione. È quello della tempesta mentre i discepoli sono in barca con Gesù che dorme. Nelle sue rivelazioni alla mistica Maria Valtorta Cristo stesso spiega che gli apostoli lo consideravano un grande “Rabbi”, ma un incapace in quanto pescatore (non importa se aveva riempito di pesci le loro reti). Per questo gli chiedevano di dormire quando saliva in barca. Lui accettava, dato che non si impone mai. Ma quando Pietro ha riconosciuto che da quella tempesta non si sarebbe salvato da sé ha implorato: «Salvami». E Gesù, che non aspettava altro, lo ha esaudito.
Con amarezza bisogna constatare che anche noi per tanto tempo lo abbiamo ritenuto incapace di entrare in ogni aspetto della vita, motivo per cui stiamo affondando. Forse se avessimo provato ad opporci, facendo entrare il suo criterio di giudizio anche in Parlamento, avremmo proibito anche la fecondazione artificiale (allora c'erano addirittura i numeri in per tentare) o forse no, ma sicuramente la Chiesa sarebbe stata rinvigorita nella sua coscienza, cosa che non può fare se ci ostiniamo a tenerlo dormiente in sacrestia.
Chesterton dice che l'ideale non si realizza non perché sia impossibile, ma perché viene abbandonato per la sua difficoltà a realizzarlo. E che un politico che non affermi l'ideale è poco pragmatico. Così, a furia di ripetere scetticamente che “tanto è impossibile”, si è abbandonato l'ideale della verità, lasciando spazio a chi invece non ha ritenuto impossibile l'imporsi di una follia, lavorando senza sosta fino a rendere il contrario dell'evidenza non più così evidente. Nemmeno a noi.