
Comunicato finale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Tempo di carità pastorale
Passare «da una pastorale del campanile a una del campanello»: è l’immagine della Chiesa “in uscita” usata da monsignor Nunzio Galantino per spiegare la conversione pastorale, quasi il cambio di passo, che sono chiamati a compiere i sacerdoti nella loro missione. Il vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei) ha presentato questa mattina a Roma il comunicato finale del Consiglio permanente che si è tenuto da lunedì 14 a mercoledì 16 a Genova. Buona parte dei lavori, ha spiegato Galantino, sono stati dedicati alla preparazione dell’assemblea plenaria di maggio, che Papa Francesco aprirà anche quest’anno, «a conferma di una disponibilità generosa e attenta», il cui tema principale sarà appunto quello del rinnovamento del clero a partire dalla formazione permanente.
«Dalla formazione iniziale alla paternità episcopale e alla fraternità presbiterale; dalla cura della vita interiore alla carità pastorale»: questi gli aspetti che verranno trattati, nella consapevolezza che la formazione permanente risponde «non tanto o solo a un’esigenza di qualificazione, quanto alla necessità di approfondire un mistero di vocazione mai pienamente esaurito».
Di qui la necessità di passare a una “pastorale del campanello”, una nuova direzione di marcia a partire dalla consapevolezza che oggi è in questione «il modello stesso del prete, chiamato a misurarsi con un contesto attraversato da un rapido processo di scristianizzazione». Ecco allora l’attenzione posta dai vescovi ad alcune dimensioni fondamentali: «Il percorso formativo assicurato dal seminario, i criteri di ammissione e di valutazione e, soprattutto, l’investimento per educatori di qualità; le modalità con cui esercitare l’autorità episcopale, con l’impegno prioritario a curare la paternità nei confronti dei propri sacerdoti e il loro senso di appartenenza al presbiterio». E, ancora, «la cura della vita interiore sulla base di una regola di vita, dove la fede — il rapporto con Gesù Cristo — rimane la questione veramente essenziale; l’esercizio del ministero — la carità pastorale — quale risposta appassionata di sequela evangelica e di disponibilità a tempo pieno per i reali bisogni della gente».
In tale prospettiva pastorale si colloca anche l’impegno della Chiesa in Italia per i migranti. A questo riguardo i vescovi hanno rilevato «l’urgenza di superare un’informazione allarmistica e ideologica per riconoscere cause, responsabilità e dimensioni» del fenomeno migratorio. A partire dalla prospettiva indicata dal cardinale presidente Angelo Bagnasco nella prolusione — si legge nel comunicato della Cei — i vescovi «si sono lasciati interrogare dalle situazioni di instabilità del Medio oriente e, più ancora, del Nord Africa, facendosi solidali con quanti chiedono protezione internazionale». E hanno «condiviso la preoccupazione per gli esiti di gestione dei flussi migratori, che segnalano una vera e propria selezione — e, quindi, un’esclusione — di nazionalità». Quanto all’accoglienza — che nelle strutture ecclesiali coinvolge oltre 20.000 persone, circa un quinto dell’intero contributo italiano — i vescovi hanno rimarcato «la necessità di giungere a un sistema unico e diffuso, che risponda a standard e procedure comuni e sia sottoposto a verifiche puntuali rispetto ai servizi da erogare e alla trasparenza nella gestione dei fondi». Su questa linea, monsignor Galantino ha anche reso noto che al Consiglio permanente sono stati presentati «alcuni criteri essenziali, volti a confermare e rafforzare ulteriormente la chiarezza e la trasparenza nell’amministrazione dei beni della Chiesa».
Tra le decisioni prese, la data della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017.
L'Osservatore Romano