domenica 20 marzo 2016

Partecipare alla gloria della risurrezione



Commento alla preghiera colletta della Domenica delle Palme

Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione.


“Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto che il nostro salvatore assumesse la nostra carne e si sottoponesse alla croce, per offrire agli uomini un esempio di umiltà, concedi nel tuo amore che possiamo fare nostri gli insegnamenti della sua pazienza e partecipare alla sua resurrezione”.
Siamo alle soglie della Settimana Santa con la Domenica delle palme. La colletta del giorno introduce a quel che vivremo nei giorni che seguono, per lasciare agire Dio in noi.
Nella prima parte con l’immagine dell’assunzione della carne da parte del Salvatore e della sua sottomissione alla croce sono descritti i due poli dell’abbassamento del Figlio unico (Fil 2,6-11). Qui si rivela la condiscendenza del Padre: nel mistero della solidarietà del Figlio alla nostra condizione sino alle sue estreme conseguenze, la morte e una morte che è una condanna capitale che ascrive tra i malfattori.
In questo movimento c’è un esempio di umiltà e – come aggiunge la seconda parte – gli insegnamenti della sua pazienza, che la chiesa vuole fare suoi. Umiltà e pazienza sono strettamente legate. In una colletta di quaresima abbiamo chiesto a Dio di guardare con amore alla confessione della nostra umiltà, al riconoscimento della nostra condizione di esseri limitati e precari. Oggi abbiamo la risposta divina a questa supplica: l’umiltà del Figlio. Lo sguardo d’amore del Padre è nel mistero del Figlio che assume la nostra carne sino alla morte. Nel Figlio Dio si fa uno di noi, perché noi possiamo diventare lui, vivere con lui. La santità e l’onnipotenza di Dio vanno perciò pensate non più come separazione né distanza ma come capacità di comunione sino a divenire l’altro da sé, sino a occupare quel posto che è segno di maledizione e lontananza da Dio (2Cor 5,21Gal 3,13-14). E insieme come esistenza nell’amore per altri (Mc 10,45). Questa è la rivelazione divina nel racconto della passione. Questo è il vangelo, che non va impallidito declinando la fede con parole marginali! La Settimana Santa è tempo di discernimento e di purificazione, facendoci vivere il centro della nostra fede.
Perciò la chiesa, al limitare della Settimana santa, chiede per sé la disponibilità a fare suoi, nella coscienza, nel pensiero e nell’azione, gli insegnamenti della pazienza di Cristo. Il termine latino “patientia” indica sia la resistenza, la perseveranza (Lc 8,15; 21,19; 1Tm 6,11) sia la longanimità, la magnanimità (Gal 5,22Gc 5,10Col 3,12). Cristo nel tempo della passione resiste a ciò che lo vuole allontanare dalla longanimità del Padre verso gli esseri umani. Resiste in un cuore grande. Sopporta le bassezze degli esseri umani, le miserie dei discepoli, la falsità dei capi religiosi, la pusillanimità del potere civile, la fluidità delle folle. Porta il peso del peccato degli esseri umani rimanendo fedele allo sguardo di amore che il Padre dona loro. La via dell’umiltà e della pazienza di Cristo è la via della misericordia di Dio, via da indicare e da vivere. La chiesa chiede di  partecipare alla resurrezione di Cristo. Passione e resurrezione vanno insieme. La seconda senza la prima sarebbe un mito alienante e un’evasione dalla storia, la prima senza la seconda sarebbe solo un esempio morale. In questo equilibrio la chiesa domanda di entrare in questi giorni, celebrando, vivendo il mistero dell’amore di Dio nel dono di sé fatto dal Figlio per noi esseri umani.
Davide Varasi, monaco di Bose