venerdì 13 dicembre 2024
LA PAROLA DELL' "AVVENTO"
mercoledì 4 dicembre 2024
“Una nuova estetica nella Chiesa”, Kiko Argüello - 1 di dicembre, Cappella del Seminario Redemptoris Mater di Roma
“Una nuova estetica nella Chiesa”, Kiko Argüello
Molto bene! Grazie! Posso dire una parola?
Ringrazio il Cardinal Rys e Mons. Arrieta per la loro presenza. Ringrazio l’associazione ARTESACRA per questa medaglia “PER ARTEM AD DEUM”, che per me è stata una sorpresa inaspettata.
Quando avevo 20 anni ho ricevuto il premio nazionale straordinario di pittura in Spagna; poco tempo dopo ho abbandonato la mia carriera como pittore per andare a trovare Cristo in mezzo ai poveri; e il Signore mi ha dato il 100 per 1, perché un giorno mi hanno chiamato per dipingere l’abside e le vetrate della cattedrale di Madrid.
Il Signore ha fatto con Carmen e con me qualcosa di impressionante. Perché cosa molto più importante di tutta la mia opera artistica, è stato aprire un Cammino di Iniziazione Cristiana in tutta la Chiesa, che sta aiutando tante famiglie e tanti giovani. Questo sì che è un’opera d’arte.
Conoscete tutti la famosa frase di Dostoevskij nel libro “L’idiota”: “La bellezza salverà il mondo”. Il principe la pronuncia e poi dice che questa bellezza è Cristo. Abbiamo visto l’opera in cui Dio ci ha messo con il Cammino di Iniziazione Cristiana, e siamo totalmente stupiti… Il Signore ci ha portato a trovare un’estetica, delle immagini, un modo di esprimere la fede con un nuovo tipo di realizzazione, anche della Chiesa stessa.
La bellezza salverà il mondo. Quale bellezza? La bellezza oggi è importantissima perché siamo in un mondo dove il culto alla bellezza, al corpo è molto importante. La bellezza è necessaria perché senza la bellezza l’uomo cade nella disperazione. San Giovanni Paolo II aveva già detto che la mancanza di bellezza porta alla mancanza di speranza, alla disperazione e a un gran numero di suicidi tra i giovani.
La bellezza, si studia in filosofia, è il trascendentale dell’essere insieme alla verità e alla bontà. Volevo mettere la bellezza in rapporto al piacere, all’emozione estetica. Vi do una pennellata sulla bellezza.
Se aprite le Scritture, vedrete qualcosa di sorprendente. Nel libro del Siracide, al capitolo 42, si legge: “Dio ha fatto tutte le cose in due, l’una di fronte all’altra, e non ha fatto nulla di sbagliato. Ogni cosa afferma l’eccellenza di quella accanto”. Dice che ogni cosa che Dio ha creato canta l’eccellenza di quella che le sta accanto. Questo è il principio della bellezza. La relazione tra una cosa e il suo vicino. Quindi diciamo che il contenuto più profondo della bellezza è l’amore. Per esempio, un paesaggio: la morbidezza del cielo azzurro canta la bellezza delle nuvole grigie o bianche; la rugosità degli alberi canta la durezza delle rocce; il fiume sottostante canta la bellezza della spiaggia accanto. Ogni cosa canta la bellezza di ciò che le sta accanto.
In che relazione? Questo è il punto. Se la relazione d’amore è giusta, se ciò che è accanto canta bene, allora la bellezza appare immediatamente. Potremmo fare una lunghissima e bellissima conferenza su questo, ma voglio parlare di Gesù Cristo, perché tutto questo è legato a Gesù Cristo. Perché Dostoevskij dice che la bellezza è Cristo, in che senso? La bellezza produce sempre un’emozione estetica, cioè il piacere. Bellezza e piacere, come se Dio volesse dimostrare con la bellezza che ci ama, che ci vuole bene, per questo tutto è bello.
Gli ebrei parlano molto della bellezza. Dio ha creato l’uomo. Ha creato Adamo ed Eva. Sapete che Adamo ha dato i nomi agli animali mostrando la sua scienza e non ha trovato un aiuto simile a lui. Allora Dio ha preso una costola ed ha costruito una donna. Gli ebrei dicono che già la parola “costruire” è una parola artistica, per creare arte. Tutta la tradizione dice che non c’è stata donna più bella della prima Eva. Adamo quando l’ha vista è rimasto sbalordito: ecco questo sì, osso delle mie ossa, carne della mia carne. La chiamerò Iššah perché dall’uomo è stata tratta. Iššah in ebraico, varona in spagnolo, uomo-uoma. Uoma.
Quando Mosè prende il popolo e lo porta al Monte Sinai, Dio appare e dice “Adonai Elohenu, Adonai Ehad, io sono l’unico” e “amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore”. Appare Dio come uno sposo. Dio è amore. Dicono che Mosè presenta a Dio l’assemblea come Dio ha presentato Eva ad Adamo. Perché sarà la sposa di Dio. Il profeta Osea parlerà dello sposo di Israele e fa un parallelismo fra la genesi e questo momento dell’alleanza. Però attenzione, mentre la prima Eva appare tutta bella, Israele viene dall’Egitto, viene dall’idolatria, dove sono stati in schiavitù e sono pieni di discordia, pieni di zoppi, di ciechi. Perché gli idoli ti schiavizzano, era un popolo di schiavi. Dio, dicono i rabbini, trasforma questo popolo, questa assemblea, dice che non ci sono più zoppi, perché tutti camminavano, non ci sono più sordi perché tutti ascoltarono la parola e il popolo d’Israele si accampò, al singolare non al plurale: non si accamparono, ma si accampò. Vuol dire erano diventati uno. Dio non poteva dare la Torah ad un popolo di schIAVI, costruisce un’assemblea profetica che va ad annunziare i nuovi tempi messianici.
Questo tema della bellezza dell’assemblea di Israele sarà sviluppato durante tutto il rabbinismo attraverso molti midrash. Cristo conosceva questi midrash. Quando si presentano i discepoli di Giovanni a nostro Signore Gesù, domandano: “Sei tu il Messia, o dobbiamo aspettare un altro?”. Ascoltate quello che risponde Cristo: “Dite a Giovanni: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i sordi odono”. Perché dice questo? Perché già aspettavano il Messia come colui che avrebbe organizzato non solo il popolo di Israele, ma la nuova umanità. Una nuova umanità.
La stessa cosa che ha fatto Cristo con noi! Ci ha fatto ascoltare la sua parola, ci ha aperto l’orecchio. Ci ha aperto gli occhi, come ha fatto con il cieco. Cristo ha fatto con la sua saliva un po’ di fango e lo ha applicato sugli occhi del cieco. E il cieco ha visto l’amore di Dio che gli ha dato la vista. Lo stesso che ha fatto con noi mediante l’iniziazione cristiana. La parola di Dio, che è come la saliva, illumina profeticamente la nostra povertà, i nostri peccati. Fa del fango e ci lo mette davanti agli occhi. Ci mette davanti i nostri peccati con quel fango. E poi ci dice: “Lavati”. La cosa più difficile è considerarsi peccatori, questo non si fa senza la saliva, la parola di Cristo. E ci sono stati perdonati tutti i peccati. Adesso non siamo più schiavi. Aviamo visto l’amore a voi, peccatori.
Ecco: i ciechi vedono, i sordi odono, gli zoppi camminano, camminano aiutando il prossimo, i lebbrosi sono mondati. È arrivato Cristo, è il segno che è arrivato il salvatore del mondo, colui che fa di noi una nuova creazione. C’è una prima creazione e Israele concepisce l’alleanza come una nuova creazione. Viene il Messia che fa con noi una nuova alleanza, una nuova creazione.
Questa nuova creazione viene descritta nell’Apocalisse, quando si parla della nuova Gerusalemme che scende dal cielo. E si parla della bellezza. Tutta splendente come una fidanzata, come una sposa. La bellezza! È importantissimo. Oggi siamo in una epoca in cui si parla di globalizzazione. C’è un’immagine del mondo che è Babilonia che è la grande prostituta dell’Apocalisse.
Ma di fronte a Babilonia c’è un’altra città: la Gerusalemme celeste che viene dal cielo, vestita di bianco come una sposa, vestita delle buone opere, vestita di lino splendente. C’è un’opera di fronte a Babilonia. Dio ci sta chiamando a costruire la bellezza di Cristo. È il corpo di Cristo che salverà il mondo. La bellezza di Cristo. E qual è questa bellezza? La nuova Gerusalemme: sono diventati tutti belli perché Cristo li ha rivestiti della sua santità ed appare la comunità cristiana: la Chiesa, tutta splendente, che è l’Agnello che vince la bestia, questa bellezza salverà il mondo. Il mondo sta aspettando i cristiani. Stanno aspettando di vedere questi uomini che vedono l’amore di Dio, quando la gente non vede l’amore di Dio da nessuna parte. Stanno aspettando questi che camminano ad annunciare il Vangelo come i poveri. Stanno aspettando questi che ascoltano la Parola, che si amano, che hanno un solo cuore: “Amatevi, come io vi ho amato da questo amore conosceranno che siete miei discepoli”. Appare una bellezza che è Cristo.
Nella tradizione della Chiesa c’è un giardino nell’Eden, c’è anche un secondo giardino sul monte Sinai, dove la cima appare come un albero che dà frutto, che è la Torah, ma c’è un terzo giardino. C’è il giardino dell’Eden ed il giardino dell’Apocalisse, dove appare la nuova Gerusalemme, dove c’è un albero di vita che dà frutti perenni. Ma c’è un quarto giardino: il Golgota. C’è il giardino dove è stato crocefisso Cristo. In quel giardino c’è un sepolcro, c’è un risorto, c’è un nuovo giardiniere che è Cristo, nuovo Adamo, c’è una donna che viene dalla prostituzione che si chiama Maria Maddalena e quando lo vede, dice: “Rabbunì!”, lo va ad abbracciare, ma Cristo le dice “Noli me tangere” “Non mi toccare perché ancora non sono salito al Padre”. Questo testo: “Non mi toccare” è importantissimo perché è in relazione con la nuova Gerusalemme. “Va’ ed annunzia che salgo al Padre, Padre mio e Padre vostro; mio Dio e vostro Dio”. Le dà un annuncio del Kerygma, va a realizzare una opera immensa. Cristo prende la natura umana e la porta nella Santa Trinità.
Dice S. Paolo che nella creazione c’è uno specchio, una epifania dell’amore di Dio verso di noi, attraverso la bellezza. C’è qualcosa nella natura che ti tocca, c’è la sua bellezza, c’è come una mansuetudine, come un’obbedienza. Che cosa è l’uomo? È un divenire, è un progetto, è un prodigio. L’uomo! L’uomo è un prodigio. Siamo un progetto in costante realizzazione, cioè in costante precarietà. Non abbiamo diritto di togliere all’uomo la possibilità di realizzarsi come Dio lo ha creato, perché è un progetto in costante realizzazione.
San Paolo, nella seconda Lettera ai Corinti, afferma che Cristo è morto per tutti perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. Ecco la visione dell’uomo secondo la Rivelazione, ecco l’antropologia cristiana: l’uomo, schiavo del peccato, è obbligato ad offrire tutto a se stesso, proprio perché è schiavo, ka perso la dimensione della bellezza che è l’amore, l’uscire da se stessi per amare l’altro. L’opera di salvezza consiste nello strappare l’uomo da questa maledizione restituendolo alla bellezza dell’amore.
Per questo uomo stiamo cercando di creare un nuovo tipo di parrocchia; facciamo parrocchie con una corona misterica dove il cielo è presente, con i misteri più importanti della nostra fede. La Chiesa di oggi non ha un’estetica definita… Questo ci ha spinto, in un certo senso, a cercare un’estetica. A Madrid abbiamo fatto una parrocchia con un tetto dorato, con pietra bianca e vetro, con un catecumenium: un insieme di sale che si affacciano su una piazza centrale, con una fontana. A piano terra ci sono tutti i servizi sociali e sopra, in un altro piano, ci sono tutte le stanze per ciascuna comunità, ecc.
Stavo parlando di bellezza. Ogni riforma della Chiesa ha portato con sé inevitabilmente anche un rinnovamento estetico: pensiamo al gotico, al barocco… Non poteva essere diversamente con il Concilio Vaticano II.
Ebbene, noi del Cammino vogliamo presentare questa bellezza, che è la bellezza dell’amore in questa dimensione: Cristo (indicando la croce). E vogliamo presentarla in una comunità cristiana, perché pensiamo… Perché Cristo dice: “amatevi, amatevi”, ma per amare chi? I primi cristiani vivevano in una piccola comunità, si conoscevano tutti. La comunità non può essere molto grande perché si tratta di mostrare, di creare un segno pubblico di amore. Il numero di una comunità è 30, 40, perché bisogna dare una testimonianza concreta dell’amore. Deve tornare il grido dei pagani: “Vedete come si amano”, gridavano questo quando vedevano i cristiani. Perché Cristo nel Vangelo dice: “amatevi, amatevi, amatevi”. Questa è la bellezza che salva il mondo: l’amore nella dimensione della croce. Dimostra che se ci amiamo nella dimensione del nemico, abbiamo dentro la vita eterna. Perché altrimenti è impossibile amarsi così, ma perché Dio ci ha dato la fede dentro e la fede ci dà la vita eterna, la vita immortale… Abbiamo qualcosa dentro che ci sostiene, che ci tiene, che è la vita di Dio in noi, la vita di Cristo, la sua vittoria sulla morte in noi, concessa dallo Spirito Santo. Infatti, ciò che dobbiamo proclamare è la risurrezione di Cristo presente in noi.
Vogliamo essere un Cammino serio, una via seria, perché stiamo per dare una grande battaglia al mondo, al diavolo, al grande drago, siamo la donna che sta dando alla luce il figlio maschio, minacciato dal grande drago che è il principe di questo mondo. Gli ebrei dicevano che nel mondo vince sempre il diavolo. Interessante, avete visto? Il nazismo prima e il comunismo poi sembravano aver conquistato tutto, tutto, intere nazioni. Capiamo perché tutta l’Europa oggi sta andando in apostasia, capiamo perché c’è una secolarizzazione totale. Qui il diavolo sembra vincere sempre, perché in questo mondo Cristo non ha dove posare il capo e con lui i cristiani. Ma noi, con Cristo, abbiamo vinto la morte e abbiamo una gioia immensa, per questo dobbiamo annunciare e testimoniare l’amore che Dio ha per noi, che ci ha dato la vita eterna dentro di noi.
Cristo dice: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”. Cristo ci ha amati, e in questo amore i pagani secolarizzati, che ci circondano, sapranno che siete miei discepoli. Cristo ci ha amati nella dimensione del nemico, cioè non si è opposto al nostro male. Il Discorso della Montagna dice: “Non resistete al male”. “Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite quelli che vi perseguitano”. Che cos’è questo? Il cristianesimo.
Perché il punto è questo: cosa significa essere cristiani oggi, cosa dobbiamo testimoniare? San Paolo dice: “Portiamo sempre e ovunque il modo di morire di Gesù”. Il modo di morire, cioè Cristo morto crocifisso – dice – “Portiamo sempre e dovunque, nel nostro corpo, il modo di morire perché si veda che nel nostro corpo Cristo è vivo”. Il Concilio Vaticano II ha parlato della Chiesa, sacramento di salvezza universale… Cristo ci ha mostrato una giustizia che è la giustizia dell’amore nella dimensione della croce.
La bellezza salverà il mondo, che è Cristo che vive nei cristiani nelle comunità cristiane. Abbiamo detto alla Santa Sede che non vogliamo fare una congregazione, vogliamo portare questo messaggio alla Chiesa: è meraviglioso vivere la fede in una comunità cristiana nelle parrocchie.
La cosa più bella delle comunità è che abbiamo visto l’azione di Dio nei fratelli e nelle sorelle, tutti sono arricchiti dal bene di tutti. Tutti in tutti. C’è una ricchezza comune e costante in tutti. È meraviglioso vedere che i ciechi vedono l’amore di Dio nella loro vita. Cristo ha vinto la morte, non guardiamo alla morte con orrore, né alla vecchiaia, né alla malattia. E non è che siamo molto bravi, ma che siamo tutti peccatori, poveri.
Nella risurrezione di Gesù Cristo Dio dimostra una cosa grandiosa, che questo che è risorto dai morti ed è salito al cielo, Dio lo ha costituito Kyrios. La parola kyrios è la parola di Dio sul Monte Sinai. Quindi quest’uomo che è morto in croce per noi è Dio stesso.
Cristo è morto perché l’uomo esca da questo circolo di egoismo, perché non viva più per se stesso, ma per colui che è morto ed è risorto per lui, Cristo, la bellezza divina fattasi uomo, divenuto uno di noi, perché l’uomo potesse ricevere la gloria di Dio