
Riprendo stasera la presentazione della dottrina cristiana della Grazia con un testo di Giovanni Battista Montini che meravigliosamente commenta il canone 8 del Concilio di Orange. Il post precedente sulla Grazia è : "Doce sentire..." del 29 aprile scorso.
"Ed ora io vi dirò cosa che tutti già conosciamo, ma che non mai abbastanza meditiamo nella sua fondamentale importanza e nella sua inesausta fecondità; ed è questa: essere Gesù Cristo a noi necessario. Non si dica consueto il tema: esso è sempre nuovo. Non lo si dica già conosciuto: esso è inesauribile. Fra tante proposizioni in cui il cristianesimo, per la sua mirabile unità e coerenza di dottrina, può sintetizzarsi, pare questa a me ora la più opportuna, sia per la sua intrinseca importanza, sia anche per la rispondenza che essa può nel momento presente incontrare nel momdo degli spiriti e degli avvenimenti.
"Tutto abbiamo in Cristo", esclama sant'Ambrogio; "tutto è Cristo per noi. Se tu vuoi curare le tue ferite, egli è medico. Se sei ardente di febbre, egli è fontana. Se sei oppresso dall'iniquità, egli è giustizia. Se hai bisogno di aiuto, egli è vigore. Se temi la morte, egli è vita. Se desideri il cielo, egli è la via. Se rifuggi dalle tenebre, egli è la luce. Se cerchi cibo, egli è alimento".
Sì, tutto è Cristo per noi. Ed è dovere della nostra fede religiosa, bisogno della nostra umana coscienza ciò riconoscere, confessare e celebrare. A lui è legato il nostro destino, a lui la nostra salvezza".
(dalla Lettera pastorale dell'arcivescovo Giovanni Battista Montini all'arcidiocesi ambrosiana per la santa Quaresima dell'anno 1955).
Concilio di Orange del 529
"Tu ci sei necessario, o Redentore nostro"
Canone 8. Se qualcuno afferma che alcuni possono giungere alla grazia del battesimo per la misericordia di Dio, e altri invece per mezzo del libero arbitrio - il quale in tutti gli uomini, nati dal peccato del primo uomo, risulta con ogni evidenza ferito - si dimostra estraneo alla retta fede. Infatti egli così afferma che non in tutti gli uomini, attraverso il peccato del primo uomo, è stato ferito il libero arbitrio; oppure reputa che sia stato sì danneggiato, ma in modo tale che alcuni siano tuttavia in grado di poter conseguire il mistero della salvezza eterna da loro stessi, senza la rivelazione di Dio. Come sia invece vero l'opposto, lo prova lo stesso Signore, il quale dice non che alcuni, ma che nessuno può venire a Lui, se non "colui che il Padre avrà attirato" (Gv. 6,44), come anche dice a Pietro: "Beato te Simone, figlio di Giona, perchè nè la carne nè il sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt. 16,17); e anche l'Apostolo dice: "Nessuno può dire che Gesù é Signore se non sotto l'azione dello Spirito Santo" (1Cor.12,3).