Di seguito i testi della Liturgia di domani 5 giugno, Solennità della Ascensione al Cielo di Nostro Signore Gesù Cristo.
(Con due omelie, la prima del p. Raniero Cantalamessa ofmcapp. e la seconda della Congregazione per il Clero). Buona domenica!
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MESSALE
Antifona d'Ingresso At 1,11
«Uomini di Galilea,
perché fissate nel cielo lo sguardo?
Come l'avete visto salire al cielo,
così il Signore ritornerà». Alleluia.
«Uomini di Galilea,
perché fissate nel cielo lo sguardo?
Come l'avete visto salire al cielo,
così il Signore ritornerà». Alleluia.
Colletta
Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria. Egli è Dio...
Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria. Egli è Dio...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura At 1,1-11
Fu elevato in alto sotto i loro occhi.
Dagli atti degli apostoli
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
Salmo Responsoriale Dal Salmo 46
Ascende il Signore tra canti di gioia.Oppure:
Alleluia, alleluia, alleluia.
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.
Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.
Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.
Seconda Lettura Ef 1, 17-23
Lo fece sedere alla sua destra nei cieli.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli EfesìniFratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.
Canto al Vangelo Mt 28,19.20
Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia.
Mi è stato ogni potere in cielo e in terra.
Dal vangelo secondo MatteoIn quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
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Omelia 1 (p. Raniero Cantalamessa)
Nella prima lettura, un angelo dice ai discepoli: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo". Questa è l'occasione per chiarirci una buona volta le idee su che cosa intendiamo per "cielo". Presso quasi tutti i popoli, il cielo sta a indicare la dimora della divinità. Anche la Bibbia usa questo linguaggio spaziale. "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini".
Con l'avvento dell'era scientifica, tutti questi significati religiosi attribuiti alla parola cielo sono entrati in crisi. Il cielo è lo spazio entro cui si muove il nostro pianeta e l'intero sistema solare, e nulla più. Conosciamo la battuta attribuita a un astronauta sovietico, di ritorno dal suo viaggio nel cosmo: "Ho girato a lungo nello spazio e non ho incontrato da nessuna parte Dio!"
È importante dunque che cerchiamo di chiarire cosa intendiamo noi cristiani quando diciamo "Padre nostro che sei nei cieli", o quando diciamo di qualcuno che "è andato in cielo". La Bibbia si adatta, in questi casi, al modo di parlare popolare (lo facciamo del resto anche oggi, nell'era scientifica, quando diciamo che il sole "sorge" o "tramonta"); ma essa sa bene e insegna che Dio è "in cielo, in terra e in ogni luogo", che è lui che "ha creato i cieli" e, se li ha creati, non può essere in essi "racchiuso". Che Dio sia "nei cieli" significa che "abita in una luce inaccessibile"; che dista da noi "quanto il cielo è alto sulla terra".
Anche noi cristiani siamo d'accordo, quindi, nel dire che il cielo come luogo della dimora di Dio è più uno stato che un luogo. Quando si parla di lui, non ha alcun senso dire sopra o sotto, su o giù. Con questo non stiamo affermando che il paradiso non esiste, ma solo che a noi mancano le categorie per potercelo rappresentare. Prendiamo una persona totalmente cieca dalla nascita e chiediamogli di descriverci cosa sono i colori: il rosso, il verde, il blu...Non potrà dirne assolutamente niente, né un altro sarà in grado di spiegarglielo, perché i colori si percepiscono solo con gli occhi. Così succede a noi nei confronti dell'aldilà e della vita eterna che è fuori del tempo e dello spazio.
Alla luce di quello che abbiamo detto, che cosa significa proclamare che Gesù "è asceso al cielo"? La risposta la troviamo nel Credo: "È salito al cielo, siede alla destra del Padre". Che Cristo sia salito al cielo significa che "siede alla destra del Padre", cioè che, anche come uomo, egli è entrato nel mondo di Dio; che è stato costituito, come dice san Paolo nella seconda lettura, Signore e capo di tutte le cose. Quando si tratta di noi, "andare in cielo", o andare "in paradiso" significa andare a stare "con Cristo" (Fil 1,23). Il nostro vero cielo è il Cristo risorto con cui andremo a ricongiungerci e a fare "corpo" dopo la nostra risurrezione e in modo provvisorio e imperfetto già subito dopo morte. Si obbietta a volte che nessuno, però, è mai tornato dall'aldilà per assicurarci che esso esiste davvero e non è soltanto una pia illusione. Non è vero! C'è uno che ogni giorno, nell'Eucaristia, torna dall'aldilà per assicurarci e rinnovare le sue promesse, se sappiamo riconoscerlo.
Le parole dell'angelo: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?" contengono anche un velato rimprovero: non bisogna stare a guardare in cielo e speculare sull'aldilà, ma piuttosto vivere in attesa del suo ritorno, proseguire la sua missione, portare il suo Vangelo fino ai confini del mondo, migliorare la stessa vita sulla terra. Egli è andato al cielo, ma senza lasciare la terra. È solo uscito dal nostro campo visivo. Proprio nel brano evangelico lui stesso ci assicura: "Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
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Omelia 2 (Congregazione per il Clero)
Tra gli avvenimenti della vita terrena di Gesù che suscitano più interesse, occorre annoverare certamente anche la sua “ascensione al cielo”, la quale, non va trascurato, avvenne con il suo proprio corpo. Senza comprendere fino in fondo il perché, gli stessi Apostoli si resero conto della straordinarietà di questo evento, tanto da non riuscire più a distogliere lo sguardo dal cielo: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?» (At 1,11).
Come i primi seguaci del Signore, ancora oggi lo sguardo degli uomini è rivolto verso le altezze della conoscenza, senza però riuscire a trovare una risposta che sia corrispondente alle aspettative del cuore.
In questo senso, l’ascensione di Cristo potrebbe essere intesa come un abbandono dei discepoli, da parte del Maestro buono: Egli che si era mostrato come detentore di “un’acqua viva”, con la quale non avremmo più avuto sete (Cfr. Gv 4,14), e che aveva acceso la speranza di veder ricostruito il “regno di Israele”, inteso come il Paradiso in terra (Cfr. At 1,6), ad un certo punto salì in cielo per non tornare più, se non alla fine dei tempi.
In realtà, con la propria ascensione, il Signore non ha abbandonato la sua Chiesa, come abbiamo del resto ascoltato nel vangelo di Matteo: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Bisogna invece accogliere l’ascensione di Gesù come a quell’evento attraverso il quale Egli, in modo definitivo, ha ricevuto «ogni potere in cielo e sulla terra» (Mt 28,18): inizio del compimento definitivo della domanda di cui l’uomo è plasmato, poiché è nel «Figlio asceso al cielo» che «la nostra umanità è innalzata» accanto al Padre (Cfr. Colletta). L’ascensione è pertanto la grande manifestazione di ciò: siamo certi, vivremo con Cristo nella gloria: quella letizia e quella pienezza del cuore che non finiranno mai!
Ora tutto ciò lo «viviamo nella speranza» (Cfr. Colletta)! La virtù della speranza è come il motore che ci permette di avanzare nella quotidianità, a volte difficile e dolorosa, con la stessa baldanza che ebbero gli Apostoli, disposti a morire pur di mettere in pratica quanto il Signore aveva loro comandato.
La Chiesa esiste proprio per questo: da una parte è anticipo e realizzazione qui sulla terra di quella felicità che solo in cielo potremo possedere interamente; ma dall’altra, la comunità dei credenti è anche il luogo in cui ciascuno è chiamato, come può, ad essere testimone non solo a «Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa», cioè nei propri ambiti, ma addirittura «fino ai confini della terra» (At 1,9).
Non lasciamoci dunque spaventare dal fatto che il Signore sia asceso al cielo, ma dopo averlo contemplato salire al Padre, rituffiamo lo sguardo nelle realtà terrene, certi di scorgervi i segni della Sua dolce presenza e, con letizia, lavoriamo nella vigna del Signore perché, attraverso l’azione dello Spirito Santo, in essa e in noi maturino frutti graditi a Dio (Cfr. Gv 15,2).