mercoledì 1 giugno 2011

Quelli che Tu hai redenti, conservali, o Cristo!

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Riprendo la presentazione della dottrina cattolica della grazia col canone 23 del Concilio di Orange, che ripropone l'affermazione di Paolo in Fil. 2, 13: "E' Dio che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni". A commento, pubblico un breve brano di Agostino dal "De gestiis Pelagii ad Aurelium" 3, 5 e l'inizio dell'articolo che don Luigi Giussani pubblicò sull'Avvenire di domenica 30 aprile 2000, all'inizio del mese mariano di quell'Anno Santo... Il post precedente sulla grazia lo trovate il giorno 27 maggio col titolo: "La carne è debole, ma proprio tanto...".


La cosa migliore che può fare la libertà è lasciarsi portare dalla grazia.

"La libera volontà non può fare niente di meglio in noi che lasciarsi portare da Colui che non può agire male; e non dubiti, dopo averlo fatto, di essere stata aiutata a farlo da Colui al quale si dice nel Salmo: "Dio mio, la Tua misericordia mi precederà" (Sal. 59, 11)".

La nostra risposta alla grazia è una preghiera.

"Quos redemisti, tu conserva, Christe": quelli che Tu hai redenti - quelli che hai voluto, progettati per Te - Tu salvali, Tu conservali, Cristo. Salvali, in qualunque circostanza Tu li faccia permanere. E' con sicurezza che noi gridiamo a Dio la nostra riconoscenza.
"Quelli che Tu hai redenti, conservali, Cristo". Quelli che Tu hai chiamati. Ognuno di noi è stato chiamato, toccato dal dito del Signore, investito dalla fiamma del cuore.
La risposta a questa elezione sta tutta quanta nella preghiera di cui siamo capaci. La nostra risposta è una preghiera, non è una capacità particolare; è solo l'impeto della preghiera. Entriamo nel mese di maggio. Il popolo cristiano, da secoli, è stato benedetto e confermato nell'essere proteso alla salvezza, io credo, specialmente da una cosa: il Santo Rosario. Il Rosario è come la sintesi di tutto quello che il popolo cristiano è capace di pensare e di dire a Cristo.
Sintesi di tutto il programma della redenzione del mondo, della dignità da riconoscere, di una carità da vivere, nella vittoria sulla morte... L'uso del Santo Rosario, la meditazione di quello che ci impone, il Mistero che si rivela in esso è la sicurezza di quello che la Madre di Gesù può fare per la nostra vita, fa per la nostra vita. Gesù non si è mosso per noi per perdere tempo!".


Concilio di Orange del 529

Canone 23. La volontà di Dio e dell'uomo.
Gli uomini fanno la volontà propria, non quella di Dio, quando compiono ciò che a Dio dispiace; quano invece fanno ciò che vogliono al fine di ubbidire alla volontà di Dio, sebbene compiano ciò che compiono di propria volontà, essa è tuttavia la volontà di Colui dal quale è preordinato e comandato ciò che vogliono.