Il testo che segue è tratto dalle "Omelie su Ezechiele" di san gregorio Magno, papa e monaco benedettino. Una delle cose che il patriarca del monachesimo occidentale e patrono d'Europa ci ha trasmesso è l'amore alla Scrittura. Nella preghiera mariana dell'Angelus di ieri (v. post), il Santo padre (Benedetto XVI) non ha mancato di sottolineare la necessità per i cristiani di ritagliarsi un tempo per Dio, al mattino e alla sera, dando a Lui il posto che Gli compete. Il primo, come soleva dire appunto il santo che abbiamo oggi festeggiato: nulla, assolutamente nulla anteporre a Cristo!
* * *
"Vi prego, fratelli carissimi, cercate di meditare le parole di Dio, non vogliate disprezzare gli scritti del nostro Creatore, che sono stati trasmessi. E' gran cosa che per essi l'animo si ridesti al calore per non intorpidirsi al freddo della sua malvagità. Quando conosciamo come abbiano agito con fortezza i giusti, siamo sollecitati a compiere anche noi generosamente il bene, e l'animo di chi legge è infiammato dagli esempi dei santi.
Desideriamo perseverare nell'umiltà onde conservare l'innocenza, anche se offesi dal prossimo? Venga davanti ai nostri occhi Abele, di cui è scritto che fu ucciso dal fratello e non si legge che gli abbia opposto resistenza.
Siamo solleciti di anteporre i precetti di Dio al nostro utile presente? Venga davanti ai nostri occhi Noè che, posposta la cura della propria famiglia, per comando del Signore onnipotente, trascorse cento anni tutti occupati nella costruzione dell'arca.
Ci sforziamo di abbracciare la virtù dell'ubbidienza? Dobbiamo guardare ad Abramo che, abbandonata la casa, la parentela e il paese, obbedì uscendo verso il luogo che doveva ricevere in eredità e partì senza sapere dove andava; egli che in vista della eterna eredità si mostrò pronto a sacrificare il diletto erede che aveva ricevuto. E poichè non si sottrasse dall'offrire al Signore il suo unico figlio, ricevette come discendenza una moltitudine di popoli.
Desideriamo dilatare il nostro animo nella benevolenza deponendo ogni sentimento di inimicizia? Si richiami alla mente Samuele che, rigettato dal popolo come capo, quando il popolo stesso gli chiese di pregare il Signore, rispose: "Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il Signore, tralasciando di supplicare per voi" (1Sam. 12, 23). Quell'uomo santo credeva di rendersi davvero colpevole se con la preghiera non avesse restituito la benignità della grazia a coloro che gli erano stati avversari fino a rifiutarlo. Egli ancora, mandato per ordine del Signore a ungere come re Davide, rispose: "Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà" (1Sam. 16,1) e tuttavia, sapendo che Dio era adirato con il medesimo Saul, si era afflitto talmente per lui che il Signore gli disse: "Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho ripudiato?" (1Sam 16,1).
Consideriamo quanto ardore di carità accendesse il suo animo, se piangeva persino per colui dal quale temeva di essere ucciso. Vogliamo dunque guardarci da chi temiamo? Prontamente dobbiamo pensare di non rendere male per male a colui che fuggiamo, quand'anche se ne presenti l'occasione.
Ricordiamoci di Davide, che, trovato il re che lo perseguitava così da poterlo uccidere, tuttavia, pur avendo la possibilità di colpirlo, scelse il bene che egli stesso doveva fare, non il male che quello meritava di subire e disse: "Mi guardi il Signore dallo stendere la mano su di lui, perchè è il consacrato del Signore" (1Sam. 24, 7). E quando il medesimo Saul fu poi ucciso dai nemici, egli che lo sopportò quale persecutore in vita, lo pianse da morto.
Decidiamo di parlare liberamente ai potenti di questo mondo che sbagliano? Si richiami alla mente l'autorità di Giovanni, che rimproverando la malvagità di Erode, non temette di essere ucciso per la rettitudine della sua parola. E poichè Cristo è la verità, egli diede la vita per Cristo, perchè la diede per la verità".
Dalle Omelie su Ezechiele di san Gregorio Magno, papa (Lib. 2, om. 3)
Desideriamo perseverare nell'umiltà onde conservare l'innocenza, anche se offesi dal prossimo? Venga davanti ai nostri occhi Abele, di cui è scritto che fu ucciso dal fratello e non si legge che gli abbia opposto resistenza.
Siamo solleciti di anteporre i precetti di Dio al nostro utile presente? Venga davanti ai nostri occhi Noè che, posposta la cura della propria famiglia, per comando del Signore onnipotente, trascorse cento anni tutti occupati nella costruzione dell'arca.
Ci sforziamo di abbracciare la virtù dell'ubbidienza? Dobbiamo guardare ad Abramo che, abbandonata la casa, la parentela e il paese, obbedì uscendo verso il luogo che doveva ricevere in eredità e partì senza sapere dove andava; egli che in vista della eterna eredità si mostrò pronto a sacrificare il diletto erede che aveva ricevuto. E poichè non si sottrasse dall'offrire al Signore il suo unico figlio, ricevette come discendenza una moltitudine di popoli.
Desideriamo dilatare il nostro animo nella benevolenza deponendo ogni sentimento di inimicizia? Si richiami alla mente Samuele che, rigettato dal popolo come capo, quando il popolo stesso gli chiese di pregare il Signore, rispose: "Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il Signore, tralasciando di supplicare per voi" (1Sam. 12, 23). Quell'uomo santo credeva di rendersi davvero colpevole se con la preghiera non avesse restituito la benignità della grazia a coloro che gli erano stati avversari fino a rifiutarlo. Egli ancora, mandato per ordine del Signore a ungere come re Davide, rispose: "Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà" (1Sam. 16,1) e tuttavia, sapendo che Dio era adirato con il medesimo Saul, si era afflitto talmente per lui che il Signore gli disse: "Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l'ho ripudiato?" (1Sam 16,1).
Consideriamo quanto ardore di carità accendesse il suo animo, se piangeva persino per colui dal quale temeva di essere ucciso. Vogliamo dunque guardarci da chi temiamo? Prontamente dobbiamo pensare di non rendere male per male a colui che fuggiamo, quand'anche se ne presenti l'occasione.
Ricordiamoci di Davide, che, trovato il re che lo perseguitava così da poterlo uccidere, tuttavia, pur avendo la possibilità di colpirlo, scelse il bene che egli stesso doveva fare, non il male che quello meritava di subire e disse: "Mi guardi il Signore dallo stendere la mano su di lui, perchè è il consacrato del Signore" (1Sam. 24, 7). E quando il medesimo Saul fu poi ucciso dai nemici, egli che lo sopportò quale persecutore in vita, lo pianse da morto.
Decidiamo di parlare liberamente ai potenti di questo mondo che sbagliano? Si richiami alla mente l'autorità di Giovanni, che rimproverando la malvagità di Erode, non temette di essere ucciso per la rettitudine della sua parola. E poichè Cristo è la verità, egli diede la vita per Cristo, perchè la diede per la verità".
Dalle Omelie su Ezechiele di san Gregorio Magno, papa (Lib. 2, om. 3)