mercoledì 13 luglio 2011

Il Kerygma 10: New York, 4.IV.1997




La grande intuizione che presiede alla nascita e alla diffusione dei Movimenti e che ha dato origine al conseguente slancio missionario che li caratterizza è la seguente: la vita cristiana è una dynamis, un cammino che non finisce mai, occorre continuamente annunciare la Buona Notizia ma occorre anche e contemporaneamente ascoltarla, perchè nella fede si cresce, fino all'ultimo giorno della nostra vita. La Nuova Evangelizzazione dunque è una azione pastorale indispensabile, soprattutto considerando che la cultura che ci attornia parla continuamente contro Gesù Cristo. Già da tempo i Vescovi pregano e riflettono su tale tema cruciale per la vita della Chiesa.
Di seguito il testo di una predicazione fatta da Kiko Arguello durante una
Convivenza a New York con la partecipazione di 253 vescovi delle Americhe sul tema:
"Evangelizzazione e Cammino Neocatecumenale"



La missione del Cammino nella Parrocchia
(Intervento di KIKO Arguello - venerdì 4 aprile 1997)

Certamente avete già capito qualcosa di ciò che il Cammino Neocatecumenale è. Avete capito che Dio ha scelto me, ha scelto Carmen e altre persone per svolgere un'opera che metterà nelle vostre mani. E' qualcosa per voi non è una cosa nostra. E' un'opera, come ha detto il Papa, da mettere a disposizione dei vescovi.
In risposta al questionario di ieri noi ci rendiamo conto che è urgente passare ad una pastorale di Evangelizzazione. Un gesuita, sociologo di fama, alcuni anni fa, ebbe un incontro con tutto il clero di Roma e mostrò questo grafico. Diceva: "E' urgente passare da una pastorale sacramentale o di conservazione, ad una pastorale di evangelizzazione". intendendo con la parola "pastorale" (che viene da pastore - chi è il pastore? Cristo è il buon pastore) il cercare di portare la gente a Cristo, condurli a Cristo. il vescovo è chiamato a portare la gente della sua diocesi a Cristo.
Dunque, cos'è una pastorale di sacramentalizzazione? Se io faccio qui un grafico di una parrocchia e metto qui la chiesetta, qui abbiamo la pianta di tutta la parrocchia, con le sue vie, questa è la piazza...
E' una parrocchia, supponiamo, che ha 40.000 abitanti. Una statistica europea assicura che attualmente continua a parteciparvi il 10%. Non so nelle vostre diocesi quanto sia, il 20%, il 30%, il 40%. Più basso? Mettiamo un 15%. Se questo che sto disegnando qui è il 100% (tutto il grafico) e questo il 15% (un cerchio attorno alla parrocchia), qui c'è un settore che ancora continua a venire in chiesa. Certo, se la parrocchia è molto grande, se sono 100.000 persone, figurati! Anche se soltanto viene il 10% e il 90% sono fuori, ma anche se ne venisse l' un percento, se la parrocchia è molto grande, di fatto il prete passa la sua vita facendo funerali e poi battezzando e poi le Messe... Questa è la pastorale sacramentale. In cosa consiste? Abbiamo detto che pastorale è portare la gente a Cristo, bisogna portarli a Cristo. Dov'è Cristo? Dice la Chiesa che Cristo è presente nei Sacramenti e nella gerarchia. Se Cristo è presente nei Sacramenti vuol dire che è presente nell'eucaristia, nella messa, nel battesimo, nel matrimonio; è presente nella confessione; è presente nella gerarchia, nel Papa, nel vescovo, nel prete; è presente in coloro che soffrono, nei poveri; è in cielo, ecc...
La pastorale sarà dunque l'organizzare tutto ciò che porta la gente a incontrarsi con Cristo.
Un sacerdote che debba portare avanti questa pastorale dovrà incaricarsi, se Cristo è presente nell'eucaristia, di formare un gruppo di adorazione notturna, di adorazione al Santissimo Sacramento (alla santa eucaristia). Se Cristo è presente nella Messa, deve dire messa la domenica, ogni giorno. Cristo è presente nel battesimo: bisognerà preparare la gente a ricevere il battesimo. E' presente nel matrimonio: il prete dovrà incaricarsi di organizzare la preparazione al sacramento del matrimonio. Nella confessione: come fare perché la gente si confessi. Se Cristo è presente nel Papa, devono ascoltare la voce del Papa. Nel vescovo, ecc. Nei poveri: caritas. Nel cielo: apostolato della preghiera. Tutto ciò che vuoi! Cristo è presente in coloro che soffrono: visita ai malati, gruppi di San Vincenzo de Paoli. E' presente nella famiglia: gruppo famigliare cristiano. Qui si può inventare tutto quello che ti pare. Il prete, se vuole lavorare, può lavorare quanto vuole. Soltanto che questa pastorale non è missionaria. Perché? Perché il tizio che è qui (fuori dal cerchio), se ne è andato dalla Chiesa. E' diventato cornunista o non so cosa, ha partecipato alla guerriglia, e inoltre odia i preti e ha perso completamente la fede, è ateo. Qual è il problema di questa pastorale? Che per credere che Cristo è nell'eucaristia ci vuole la fede. Per credere che Cristo è nella messa ci vuole la fede. Per credere che è nel Papa, la fede. Per credere che è nel prete,più fede; o nel vescovo, ancora, più fede. Per credere che è in coloro che soffrono, più fede ancora, perché molta gente dice che Dio non esiste proprio vedendo coloro che soffrono.
Il problema qual è? Che questo tizio non ha più fede. Pertanto tutto ciò che il prete fa per questo gruppo (dentro il cerchio) a questo tizio non lo tocca per nulla. Non entra in chiesa, né battezza i figli. In Europa più del 30% resta senza battezzarsi. Accanto a noi abbiamo ormai una società di gente non battezzata. Dunque quelle presenze (la presenza di Gesù Cristo nella messa, nei sacramenti, nella confessione, nel prete) non servono per uno che non ha la fede. Neanche il tempio. ln Olanda stanno vendendo le chiese, ultimamente ne hanno vendute tre; ne fanno dei magazzini. Molta gente secolarizzata entra nelle chiese come se si trattasse di un museo, non le hanno mai viste. Non è la situazione delle vostre diocesi. Stiamo parlando a vescovi d'America, ma basta che facciate una passeggiatina per l'Europa! Anche qui accadrà, e in alcune parti sta già accadendo.
Quelle presenze non servono a uno che non ha la fede, anzi si sente a disagio ogni volta che vede un prete vestito da prete. Se non ha fede non entrerà mai a pregare davanti tabernacolo, perché non crede che in quella scatola ci sia Dio. Come farà a pregare? Non ha fede. Queste presenze non servono. Bisognerebbe trovare una presenza di Cristo che non richieda da parte di questo tizio la fede, che anzi, lo chiami alla fede.
Domanda: esiste una presenza di Cristo che chiami gli uomini alla fede? Si che esiste. Quale? Lo dice Gesù nel Vangelo. "Amatevi come io vi ho amato". Come ci ha amato Cristo? ci ha amato così, nella croce. " Amatevi come io vi ho amati, in questo amore tutti sapranno che siete miei discepoli". Tutti sapranno... anche i lontani.
Il Concilio ha detto che la Chiesa è un sacramento, segno visibile, universale, di salvezza. Ora io domando: conoscete molta gente che ami così? Prima domanda: cos'è amare così? "Amatevi come io vi ho amato". Cristo ci amò quando eravamo suoi nemici, quando noi lo stavamo uccidendo e lui stava offrendo al Padre - senza che noi lo sapessimo - la sofferenza che noi gli stavamo dando con i nostri peccati. Guadagnando per noi, con i suoi meriti divini, il perdono dei Padre. E non soltanto perdonando per la sua sofferenza e la sua morte, ma anche inviandoci dal cielo la sua stessa vita, il suo Spirito Santo.
Questo cosa vuol dire? Può darsi che così non si capisca, allora faccio un esempio. Quando uccisero il primo martire, Santo Stefano, c'era un gruppo di fanatici integralisti, come quelli dell'Islam di oggi, decisi a perseguitare ed uccidere i cristiani. Un certo Saulo è il capo di questo gruppo. Stefano è discepolo di questo Gesù che ha detto: "Amatevi come io vi ho amato" e inginocchiatosi mentre lo lapidavano con pietre capaci di rompere le ossa, offrì il suo sangue per loro. Chiese a Dio di non imputare loro il peccato di ucciderlo. offrì per loro il suo sangue. Il sangue di Stefano sale a Dio per il suo assassino, sta intercedendo per lui. Dio ha accettato il suo sangue e non lo può punire. Come sappiamo noi che Dio accettò il sangue di Stefano? Molto semplice, sappiamo che il Padre accettò il sangue che Stefano offrì per i suoi assassini, perché guadagnò per i suoi assassini una grazia speciale: a San Paolo, loro capo, apparirà Cristo sulla via di Damasco.
Se tu mi picchi perché mi detesti, mi fai del male con un bastone e mi fai un danno terribile, bene, posso offrire questo dolore per te? Sì. Immagina che sei uno che mi odia, pensi che io sono un tizio che aliena i poveri e che bisogna togliermi di mezzo e porti un bastone e mi colpisci, immagina che io mi possa difendere e non lo faccio, offro quel dolore affinché Dio ti dia una grazia speciale. Se invece di colpirmi con un bastone mi tagli un braccio, quel dolore che io offro ha un valore, Dio lo ascolta. Tutto questo è per capire il martirio, anche se so che voi lo capite molto bene. Vuol dire che Dio vuole dargli delle grazie speciali perché io ho offerto per lui la mia sofferenza, gli ho voluto bene, l'ho amato così, senza giudicarlo. Mi sono offerto con Cristo.
Faccio un inciso. La Spagna ha dato i Cursillos de Cristiandad, l'Opus Dei, il Cammino Neocatecumenale e altre realtà. Sapete perché? Perché c'è stata la guerra civile spagnola, dove hanno ucciso più di 6000 preti, torturati, martiri. Non c'è stata nessuna apostasia. Le radici del Cammino Neocatecumenale sono bagnate nel sangue di molti martiri della Spagna. Anche nel Messico. Per questo in Messico ci sono i Legionari di Cristo, è pieno di vocazioni. Quanto hanno sofferto i cristiani in Messico!
Dunque, "Amatevi come io vi ho amato" vuol dire nella dimensione della croce. E perché questo
amore è un segno che crea un punto interrogativo a questo tizio? Perché la Chiesa annuncia una cosa sola: Cristo è risorto. Annuncia la vita eterna in noi. Cristo ha dato la sua vita per me. Il Padre mi dà la vita di Cristo vincitore della morte. Cristo ha vinto la morte, non muore più. lo non muoio più, lui mi dà la vittoria sulla morte. "Nike, nike!" dice la Chiesa ortodossa; lo scrive sul pane eucari-stico "Vittoria, vittoria". Ossia, dentro il mio cuore c'è la vita eterna.
Dimmi una cosa: Che significa amare un povero? Tu gli dai la casa ed io la Vita Eterna: dimmi un po' chi l'ama di più? Anche questo è un punto molto importante. La Vita Eterna. E a cosa serve avere dentro la Vita Eterna? Avere dentro la Vita Eterna significa che puoi amare oltre la morte, così, "come io vi ho amato". Se io ho la Vita Eterna... Eterno, è l'opposto della morte, vuol dire che io non muoio mai. Perciò il matrimonio per chi è cristiano adulto è indissolubile! Perché anche se il marito crocifiggesse la moglie, questa sa che lei stessa - che è Cristo - ha la missione di portare su di sé i peccati del marito, lasciarsi crocifiggere, salire sulla croce e offrire per il marito le sofferenze che le procura con le sue ubriachezze.
Oggi in un mondo anticristiano sapete che non ci permettono di amare così, non ci lasciano amare così in Europa. Dicono che questo è aberrante. Che quella donna che ha il marito ubriaco si deve separare, che lo deve denunciare, perché ciò è una mostruosità. In tutto il mondo europeo hanno tolto le croci da ogni parte. Questa è l'antropologia che si sta seminando nella gente attraverso tutti i mezzi di comunicazione: bisogna separarsi, non bisogna sopportare nessuna ingiustizia, neanche la più piccola. Bisogna alzare il pugno. Cosa vuol dire portare su di sé i peccati degli altri? Proprio quello. Chi l'ha detto? Un tale Gesù Cristo. E chi è Gesù Cristo?
Un gruppo di fratelli andò in Russia, quando ancora era comunista. Il prete che andò insieme a loro mi raccontò: "Kiko, sono rimasto terrorizzato! Ci hanno portato in un museo e c'era un crocefisso e la guida mostrando il crocefisso disse: Ecco l'antiuomo. Guardate! Ha le mani e i piedi inchiodati per non fare nulla per i poveri". E questo prete disse alla guida: "Senta, lei ci faccia vedere l'arte, ma per piacere non faccia commenti di questo tipo". "Amatevi come lo vi ho amato". Come faccio a sapere che ho la Vita Eterna? Perché posso amare oltre la morte. E come si chiama l' amare oltre la morte? Amare il nemico. Dunque, ora si capisce Gesù Cristo quando dice nel Sermone della Montagna: "Amate i vostri nemici". Questo è conseguenza del battesimo, è la conseguenza di avere sepolto l'uomo vecchio nell'acqua e di essere risorto con Cristo a una nuova vita. sei un figlio di Dio, partecipi alla sua natura divina. Cosa ti dà il battesimo? Vita Eterna. Quando voi siete stati battezzati, il prete vi ha chiesto: "Cosa chiedi alla Chiesa di Dio?" "La fede". "E che ti dà la fede?" "La Vita Eterna". Però non Vita Eterna per domani, ma ora. Quello che dice san Giovanni: "Colui che odia suo fratello è un assassino e nessun assassino ha la Vita Eterna". Che significa odiare il fratello? Vuol dire che se questo fratello mi sta calunniando, mi sta togliendo la fede, io devo difendermi perché mi sta uccidendo. E come mi difendo? Odiandolo, detestandolo; il che dimostra che io non ho la Vita Eterna. Certo, chi ha solo la propria vita la deve difendere.
Il primo segno è questo: se noi cristiani ci amiamo in questa dimensione mostriamo al mondo la vittoria sulla morte. E per amarci in questa dimensione non dobbiamo opporci al male, resistere al male. Dice Gesù Cristo. "Non resistete al male". Come? Ciò è una cosa generica! Dice Cristo: ve lo spiego io e molto concretamente.
Il primo male grande che ti possono fare è che attentino il tuo onore, che ti tolgano l'onore; che dicano che la tua famiglia è una famiglia di ladri, che avete rubato. Dice il Vangelo: "Se qualcuno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra tu porgigli anche la sinistra". E sapete cos'è destra e sinistra? Lo sapete già. Se io dò un cazzotto a uno, glielo do sulla guancia sinistra (questo lo spiega bene Joachim Jeremias). Per colpirlo sulla guancia destra non posso farlo così (con la palma della mano), ma devo farlo in questa maniera (col dorso della mano).Questo gesto, dal Medioevo e fra i semiti, è un gesto di disprezzo. All'epoca dei duelli, per sfidare un uomo a morte si prendeva un guanto e si faceva così: paf!., sulla guancia destra; il che significava disprezzo, e dovevano battersi. Duello a morte. Gesù Cristo dice: avete udito che l'onore si difende col sangue, con la vita, come tra gli zingari. Se passi accanto a uno zingaro e gli sputi addosso ti ammazza, ti infila un coltello. Avete visto in Sicilia
come la gente si uccide per l'onore. In Messico il machismo, le pistole e tutto quel macello. L'onore lo difendono col sangue. Ma non così voi, dice Gesù Cristo. Se a voi qualcuno toglie l'onore, se qualcuno vi disprezza, porgete l'altra guancia. Questo è il primo male, il più doloroso, il più grande, quello che riguarda l'onore.
Altra specie di male: che ti facciano causa per toglierti la casa; che dicano che nell'eredità li hai derubati e ti denunciano. Che, servendosi della legge, dicano che sei un ladro. E' una menzogna. Quello fa male! E' un male concreto. Dice Gesù Cristo: se qualcuno ti fa causa per toglierti la casa, non andare in giudizio, dagli la casa; e non soltanto la casa, ma anche il campo. "Come? Lei sta rivoluzionando il mondo! E gli scioperi che facciamo chiedendo giustizia? Ah! Allora non bisogna lottare perla giustizia, ma lei cosa dice? E' pazzo. Kiko, hai perso il senno, vattene via di qui". "Se qualcuno ti fa causa per toglierti la tunica, dagli anche il mantello". Questo è parola di Gesù Cristo, oppure no? 0 sono dei consigli? Dice Gesù Cristo: "Se qualcuno ti ruba ciò che è tuo non glielo reclamare". Sai chi te l'ha rubato? Allora non denunciarlo alla polizia, non reclamarglielo nemmeno.
Altra maniera di farti del male: nel lavoro, l'ingiustizia sociale. Ad esempio, la legge proibiva che un uomo portasse un peso di 40 chili per una distanza superiore a un miglio, perché lo si poteva uccidere. Ciò era vietato dalla legge, ma la gente abusava degli schiavi per fare soldi, li sfruttavano. Dice Gesù Cristo: Se a voi (sta parlando a gente speciale, che mostrerà al mondo la Buona Notizia, che è venuta da Dio, la Vita Eterna), qualcuno vi obbligasse ad andare carichi con 40 chili per un miglio, voi fatene due! "Fate il bene, dice Gesù Cristo. Se fate il bene a coloro che vi amano, che fate di straordinario? Anche le prostitute che amano i loro protettori fanno lo stesso. Amate i vostri nemici".
Si tratta di una nuova morale? No. E' "come lo vi ho amato". Attenzione, questo è il punto: tutto ciò che io ho descritto è come Cristo ci ha amato. Sono stato io colui che ha schiaffeggiato Cristo nel suo onore di Figlio di Dio, e lui cosa ha fatto? Mi ha offerto l'altra guancia. Sono stato io a fargli causa dicendogli: "Com'è che nasce quel bambino subnormale? Tu sei un mostro! Ho fatto causa a Dio, a Cristo, sono stato io a rubargli la sessualità, che è sua, e l'ho usata come ho voluto... E' così come lui mi ha amato... Dice il Sermone della Montagna: "Ciò che vorrete che gli uomini facciano a voi, fatelo a loro". Nel contesto si capisce: "Hai visto, Kiko, come ti ho voluto bene? Credi che questo amore è la verità?" "Sì, Signore". "Dunque, ama gli altri come lo ho amato te". "Amatevi come io ho amato voi. Da quest'amore tutti riconosceranno che siete i miei discepoli". E non questo soltanto: "Siate perfettamente uno e quest'uomo crederà". Attenzione: "crederà". Cioè, dice Cristo che se in questa parrocchia esistessero dei cristiani che si amassero così, soltanto per il fatto che esistono, stanno evangelizzando tutti i pagani che ci sono intorno.
Ora io vi domando: nelle parrocchie delle vostre diocesi esiste una fede così? Mettiamo che esista una vecchietta, mettiamo che una donna sopporti il marito che la picchia; può darsi che esista: individualmente senz'altro. Ma Gesù Cristo dice: Amatevi come segno. Amare chi, se la parrocchia è una massa? "Amate tutti, dice S. Paolo, soprattutto i fratelli nella fede". In parrocchia siamo un battaglione. Dicono gli psicologi che se io ti ordino di scrivere su un foglio di carta il nome, cognome e l'indirizzo delle persone che tu conosci, non arrivi nemmeno a 40; anzi, neanche a 30. Siamo limitati. Allora, la comunità cristiana non può essere troppo grande, perché dobbiamo dare il segno dell'amore. Se siamo in 200 e uno si ammala, siccome lo conosco ma non so dove abita, non andrò a visitarlo. Che segno di amore è quello? Se Cristo ha detto: "Amatevi", che si veda come vi amate; allora si può capire il perché si dovevano fare piccole comunità dove si possa arrivare a questa fede.
Dunque, fratelli, il Cammino parte da questo. Cosa fare perché un cristiano arrivi ad avere una fede adulta? Intendendo per fede adulta questa dimensione di fede: "come io vi ho amato". Andiamo in una parrocchia il cui parroco ha conosciuto il Cammino e chiama un'équipe. Non è sufficiente che il parroco chiami; l'équipe gli dice: "Lei deve parlare con il Vescovo". Si va a parlare con il Vescovo. Questi ha sentito dire delle cose sul Cammino, alcune buone, altre non tanto, ma dice che se il parroco lo vuole, che si cominci. Allora la prima cosa che fa l'équipe è dire queste stesse cose, che io vi sto dicendo, a tutti i gruppi della parrocchia, se c'è qualcosa nella parrocchia, se ci sono dei gruppi. Perché non vogliamo fondare il nostro movimento. Questo è un punto molto importante per noi: noi vogliamo aiutare la Chiesa. Perché vogliamo farlo? Perché, se abbiamo lo Spirito di Cristo, dice S. Paolo: "Caritas Christi urget nos". L'amore di Cristo ci spinge, come un fuoco, al pensiero che se Cristo è morto per tutti, tutti sono morti. Cristo ha dato la sua vita per tutti gli uomini affinché avessero accesso gratis a una vita nuova. E dice S. Paolo: "Ed è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che è morto e risorto per loro".
Fa' attenzione all'antropologia che ha S. Paolo riguardo al peccato. Il peccato è ciò che obbliga l'uomo a vivere per se stesso, condannato all'egoismo, a offrire tutto a se stesso. "Ed è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che è morto e risorto per loro". Dunque, quando io vedo della gente per strada, i ragazzi che si suicidano (sono migliaia i giovani che si suicidano), come non portare loro questo annuncio perché sappiano che possono ricevere la Vita Eterna gratis? Cristo ha dato la vita per loro. Come non evangelizzare, come non aiutare le parrocchie?
Ma attenzione: per evangelizzare ci vogliono i segni della fede; senza di essi la gente non ascolta, non hanno l'orecchio aperto, capiscono tutto al contrario. Mi sentite parlare? Be' capiscono solo moralismi: pensano che io gli stia dicendo che devono essere buoni, ed essere buoni vuol dire che devono sforzarsi, non capiscono nient'altro. Perché gli si apra l'orecchio, ci vogliono i miracoli, come negli Atti degli Apostoli, i segni della fede. Ma quando gli apostoli hanno ormai fatto dei miracoli ed appare la fede sulla terra, in quanto appare quello che in teologia viene chiamato miracolo morale, i miracoli quasi spariscono. Perché qui c'è un miracolo più grande: il miracolo per il mondo, la Chiesa. Se s'intende per Chiesa la Chiesa che ama in questa dimensione, la comunità cristiana: alcuni fratelli, una piccola comunità di fratelli.
Dicemmo a Roma a un parroco, P. Sirio, dei Martiri Canadesi: "Veda padre, l'amore e l'unità è Parola di Dio. Se noi riuscissimo a far si che nella sua parrocchia ci fosse una comunità che arrivasse a questa statura di fede... La gente ha fede a diversi livelli: la fede religiosa, sono molto buoni, vengono a chiedere delle cose a Sant'Antonio, vengono a Messa; si può vivere la fede a molti livelli. Ora dunque, il Concilio ha parlato di una nuova ecclesiologia. la Chiesa come sacramento; cioè, che la nostra fede sia visibile, con dei segni; che la nostra fede si faccia sacramento. Allora noi diciamo: se noi riuscissimo a far sì che nella parrocchia ci fosse una comunità che desse questi segni, che si amasse così, guardi, dopo un po' di tempo la sua parrocchia sarebbe piena di gente". Dice il parroco: "Se qui ogni volta ce n'è di meno ...... Sapete quante comunità neocatecumenali ci sono oggi ai Martiri Canadesi, che era una parrocchia di 4000 persone anziane? Ventiquattro comunità. Sapete quanti figli hanno queste comunità? Novecentocinquanta bambini: non ci stiamo nella chiesa, non possiamo fare la Pasqua tutti insieme. Tutte le comunità in processo di evangelizzazione, con i loro catechisti. Il parroco, che è ancora vivo ed ha 80 anni, ricevette Mons. Morcillo che venne a parlare con lui a Roma, e questi gli disse: "Non abbia paura di Kiko e di Carmen, non abbia paura, questo viene da Dio". Così ci raccontò dopo Mons. Morcillo. E ci aiutò, perché il parroco voleva chiudere le catechesi.
Perché è ovvio che noi abbiamo un linguaggio per l'uomo moderno. La catechesi non è una conferenza; bisogna dire delle cose che arriveranno alle persone, che ascolteranno. Viene della gente a sentirci e sono contrari alla Chiesa, viene gente di ogni tipo... atei... è difficilissimo. Bisogna parlare con verità, con sincerità, mettendoci la vita e sperando che Dio agisca. Il parroco disse: "Kiko, cominciamo". Allora io arrivai ai Martiri Canadesi, parlai col gruppo dell'Azione Cattolica e della "Legio Mariae" e feci loro questa catechesi. Dopo preparammo dei manifesti per tutta la parrocchia e dissi al parroco: "Diremo, in tutte le Messe, che faremo delle catechesi per adulti, che abbiamo bisogno di una fede migliore...". "Si, va bene, io ti permetto di parlare durante l'omelia, o alla fine della Messa, quando lo vuoi fare?" "Quando lei preferisce", gli risposi. Mi permise di parlare durante l'omelia e disse: "Ora parlerà un catechista, cominceremo nella parrocchia delle catechesi per adulti". Mi sono fatto avanti e ho detto: "Fratelli, io sono uno spagnolo che non so l'italiano, sono un disgraziato, ma se c'è qualcuno che soffre, che venga; se qualcuno sta soffrendo, Cristo è risorto per lui; che venga, che venga!". E vennero. Gruppi di sinistra, un gruppo di giovani che si chiamava "Che Guevara", terribili.... la prima comunità. Ecco qui il responsabile della comunità. Quanti anni fa cominciammo? "Ventinove anni fa, nel 68, con tutto il problema della rivoluzione europea del 1968".
Allora, qual è il problema? Non basta una comunità che abbia una fede adulta, perché io potrei, nella parrocchia, prendere uno di qua, un altro di là, e farne un gruppetto che abbia una fede adulta. Il problema qual è? Che forse qui c'è uno che è ateo e che, vedendo questa fede, dice: "voglio essere cristiano anch'io". Ma questi fratelli non sanno come farlo diventare cristiano. Gli devono dire: "Vieni ai nostri gruppi". E lui risponde: "Ma voi siete già cristiani, io ancora no. Non c'è un processo per cominciare?". Non si tratta di dare questo segno, ma si tratta di offrire uno strumento, un cammino capace di prendere un pagano, un lontano dalla Chiesa e portarlo, trasformarlo in un cristiano.
Cosa abbiamo fatto dunque? Abbiamo cominciato nella parrocchia da zero. Abbiamo detto al parroco: "Senta, siccome qui c'è gente che ha fede, noi non cominceremo ora a dare segni della fede facendo miracoletti o cose simili. Non penserà che io debba compiere dei miracoli perché la gente creda, no? Forse, se ce ne fosse bisogno, Dio ci darebbe anche il potere di farli, ma i miracoli fisici sono abbastanza problematici, perché la gente che viene per i miracoli, non s'interessa di Gesù Cristo, viene per essere guarita; io preferisco non seguire questa linea. C'è un miracolo maggiore: la conversione della gente; colui che è avaro, attaccato ai soldi, colui che si ubriaca; colui che si droga; colui che gioca; colui che mena ... ... Il miracolo è la Vita Divina che agisce nell'uomo. Bene.
Allora convochiamo un gruppo della parrocchia, normalmente è gente della parrocchia: è venuto un gruppo, abbiamo fatto le catechesi e si è formatala prima comunità. Questa comunità comincia un cammino; il tempo di pre-catecumenato. Noi catechisti designiamo come responsabile di questo gruppo colui che è stato scelto da loro per votazione. Dopo le catechesi li invitiamo a dare offrire la loro esperienza: che dicano cosa gli è sembrato, e tutti parlano di ciò che li ha "colpiti", del bene che gli ha fatto. Gli diciamo: "Volete dunque inaugurare un'iniziazione cristiana? Coloro che lo vogliono possono dirlo liberamente. Se dite di sì, bene; quelli che diranno di no, avranno fatto delle catechesi che saranno comunque servite".
Chiamiamo le catechesi iniziali "fase Kerigmatica": 15 incontri. Parola, Liturgia (una Celebrazione Penitenziale, una Celebrazione della Parola con la consegna della Bibbia ed un'Eucaristia) e infine una convivenza finale nella quale si forma la Comunità e si sceglie il responsabile. Don Casimiro Morcillo ci disse: "Andate nelle parrocchie, ma il parroco deve essere al centro". Questo è un altro problema abbastanza grave che abbiamo avuto, perché il parroco dice: "Ma come! lo al centro? Di cosa? Della pastorale di Kiko... lo ho la mia pastorale! Che significa che il parroco deve essere al centro?". Se il Cammino è un movimento in più, ci sono tanti movimenti, puoi metterne 1, 2, 3, 8, 9,10... Allora il parroco non seguirà tutti i movimenti, deve coordinarli tutti; su questo non c'è nessun dubbio. Dunque, il Cammino è un'iniziazione cristiana che. finisce nella parrocchia, non come un movimento.
Prima nasce una comunità, in essa dopo tre o cinque anni si scelgono dei catechisti, coloro che abbiano più fede, un'équipe; quest'équipe della parrocchia fa le catechesi e nasce un'altra comunità, e poi un'altra ancora... un cammino. In breve tempo avremo un corpo di catechisti. A poco a poco la parrocchia si trasforma in una rete di piccole comunità come ha detto il CELAM a Santo Domingo: "la parrocchia, rete di comunità", in una struttura di tipo atomico senza distruggere ciò che già esiste, accanto a tutta la realtà della parrocchia e senza competitività. Non c'è bisogno di mettersi a dire "tu sei peggiore, io sono migliore".
Quello che ci vuole è che il parroco svolga una mediazione giusta, perché in alcune parrocchie il "fratello maggiore" del vangelo è geloso perché il parroco celebra l'Eucaristia con loro, e lui non vuole entrare; "e in più ballano!"; perché noi dopo l'Eucaristia facciamo una danza. Racconta il Vangelo che il fratello maggiore viene dal campo e sente le danze, una festa, e non vuole entrare. lo chiedo: chi realizza nella parrocchia la mediazione affinché il fratello maggiore non si arrabbi? Se alcuni gruppi nelle parrocchie ci attaccano, cosa dobbiamo fare? Non ballate, non fate nulla di diverso rispetto agli altri nel celebrare l'Eucaristia, non muovetevi! Non facciamo nulla perché altrimenti gli altri si arrabbiano, perché non si divida la parrocchia? Ma così si distrugge tutto! Questo fratello, che è arrivato da lontano, si sentirà tutto oppresso. La mediazione non la deve realizzare questo fratello "maggiore" togliendo tutto all'altro, ma il padre. E' lui che va in cerca del figlio maggiore e gli dice: "Questo tuo fratello era morto ed è risuscitato". Questo sì è importante.
Ho detto questo a un Cardinale in Germania, perché ci fu un problema in una parrocchia: "Lei crede che l'antropologia, che hanno i gruppi in queste parrocchie, è quella di cui parla il Vangelo? "Adesso nella diocesi di Clifton (Bristol) hanno distrutto dieci comunità, le hanno assassinate. "Lei crede che il Consiglio Pastorale della parrocchia, gente che molte volte non so dove abbia ricevuto una formazione, perché mettono a far parte dei Consigli Pastorali uno qualunque della strada, un altro dell'Islam, un altro ancora di non so dove, ci mettono qualsiasi tipo di persone perché venga rappresentata tutta la parrocchia... e poi sono i Consigli Pastorali quelli che non vogliono che predichiamo nella parrocchia, ci attaccano da tutte le parti, Lei crede che questo Consiglio Pastorale ha questa antropologia?". Dico: Chi ha formato quei signori che passano quattro ore al giorno davanti
alla televisione? Come faremo noi a convincerli? Lo preferisco un prete: almeno il prete è stato in seminario, se gli parli di Dio si commuove, invece quei laici della Germania, della Francia, del nord Italia, che non so quale formazione abbiano avuto, non ti ascoltano neanche. Non ti ascoltano. Pensano al femminismo, alla pillola, pensano così... Allora io dicevo al Cardinale: "Lei crede che la gente che frequenta la parrocchia pensi che coloro che se ne sono andati sono morti? Lei crede che chi non conosce Cristo è morto? La gente lo crede?" Se fosse così ci darebbero una medaglia, non ci si metterebbero contro. Ci direbbero: "Coraggio, Kiko!, bisogna evangelizzare, bisogna portare la gente a Cristo in qualunque maniera, perché chi trova Cristo trova la Vita Eterna, che gli altri non hanno". Non ci si opporrebbero. Questa mediazione la deve fare il parroco. A Madrid, nella parrocchia di San José de la Gran Via, il gruppo dell'Azione Cattolica si mise contro il Cammino e il parroco andò a fargli una visita egli disse: "Signori, voi state in parrocchia da quando io sono arrivato e io sono qua da diciassette anni. Ditemi di una sola conversione in questi 17 anni, di una sola persona portata alla fede! Anzi, quattro o cinque del vostro gruppo sono morti. Il Cammino Neocatecumenale ha tirato su dodici comunità, piene di gente atea. Perché vi mettete contro di loro? Il Regno di Dio è grandissimo, c'è posto per tutti, dobbiamo evangelizzare!". Gli disse questo, e il problema finì. Entrammo poi in comunione e ora siamo intimi amici. La mediazione è il prete. A volte poi cambiano il parroco e il parroco nuovo non ci vuole neanche vedere, perché ha la sua pastorale... lo domando: perché è importante che il parroco sia al centro? Perché lo deve governare. Non può lasciare in mano le catechesi a Kiko Argúello, perché chi ha la catechesi in mano avrà la chiesa del futuro, avrà i cristiani. E' il parroco che deve avere la responsabilità su tutti i suoi catechisti, ma egli non li può governare clericalmente: "Senti, tu mi devi obbedire!". Sto parlando dell'Europa; sono persone che normalmente vengono dall'ateismo ed è difficile. Non è che ti debbano obbedire e basta, non è così. Perché possa parlargli, perché possa volergli bene, è importante che il parroco conosca il contenuto del Cammino, conosca il linguaggio che ha il Cammino.
Il Cammino ha un linguaggio. Non scandalizzatevi del linguaggio, anzi. Ci diceva un esperto di mezzi di comunicazione, che se il Cammino non ha un linguaggio, non ha nulla. Colui che scopre qualcosa, immediatamente arricchisce la lingua, ha un modo di parlare, ha un linguaggio proprio; questo è cultura. E alcuni preti sono così incolti che dicono che abbiamo un linguaggio: "i neocatecumenali hanno i propri canti, hanno un modo loro di parlare, hanno un linguaggio". Ma è ovvio che dobbiamo avere un linguaggio! Dobbiamo avere una sintesi, questo è fondamentale. Ciò di cui c'è bisogno è vedere se questo linguaggio è profetico, reale, se aiuta veramente le persone.
In poco tempo nella parrocchia si ha una realtà enorme, delle comunità. Vedete che ho disegnato qui (nella lavagna) otto comunità e nelle parrocchie di Roma ce ne sono ventiquattro, ventisette, diciotto comunità in ognuna di esse. Questo è stato possibile perché ci ha appoggiato il Papa. E a Madrid, cinquantasette parrocchie con dodici, quindici comunità. Ovvio, ventiquattro è una massa enorme; se un matrimonio ha sette figli, un altro ne ha cinque, fate la somma dei bambini, ce ne sono più di un centinaio. Il parroco che vuole svolgere una pastorale di giovani dice che non può dedicarsi al Cammino perché ha la pastorale di giovani. Non dico che non deve farla, fa bene, ma non per quello deve ucciderci! Se tu capissi ciò che facciamo, presto avresti tantissimi giovani. Giovani educati dalle loro famiglie e non da catechesi o attività, balli o teatro che tu devi inventare: oggi con i giovani è difficilissimo Invece se tu hai delle famiglie cristiane dietro, hai i giovani e se hai famiglie cristiane, hai vocazioni. Tutto ciò che abbiamo detto si è compiuto.
Guarda, moltiplica il numero di figli che hai per ogni comunità per il numero di comunità che hai nella parrocchia, quanti giovani del Cammino ha una parrocchia? Te lo posso far vedere. Quattrocento giovani nella parrocchia. Non sono tutti della stessa età. inoltre noi diciamo: passare la fede alla prossima generazione è prioritario. Non lo diciamo noi, ma la Parola di Dio. Dio appare sul monte Sinai e dice: "Shemà, Israel: Adonai Elohenu, Adonai Ehad". "Ascolta, Israele, il Signore è Uno. E amerai il Signore con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze". "Questo - dice -, insegnerai a tuo figlio. Lo porterai tra i tuoi occhi, nel cuore e lo insegnerai a tuo figlio quando ti corichi e ti alzi". Allora nelle comunità i genitori sanno che devono pregare con i figli quando si coricano e si alzano. Quando andrai in viaggio devi chiamare tuo figlio e dirgli: "Devo andare via per un poco, figlio mio, tuo padre se ne va, però, ricordati che il Signore è uno. E amare lui con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze vale più che qualsiasi altra cosa". Bisogna amarlo con tutte le forze, cioè con tutto il denaro. Noi nel Cammino facciamo una liturgia domestica per passare la fede ai figli; siccome noi celebriamo l'Eucaristia il sabato sera per rapportarla alla Veglia di Pasqua, la domenica bisogna santificarla. La domenica mattina dunque, si celebra una liturgia domestica familiare. Siccome hanno figli di otto, nove, dieci anni, - la media nel Cammino è di cinque figli per ogni famiglia, ed è altissima - si celebra una liturgia familiare. Ce l'aveva già detto la Congregazione del Culto, Mons. Bugnini, che la Chiesa aveva bisogno di una liturgia domestica. In essa, che cosa si fa? Si mette una tovaglia bella sul tavolo della sala da pranzo, si mettono dei fiori, un cero, che è simbolo di Cristo risorto, la Bibbia di casa. Dopo che si sono lavati e dopo aver fatto colazione, si radunano tutti e il figlio dice: "Babbo, voglio andare a giocare a calcio!" "Tu sei figlio di un cristiano, al calcio ci vai dopo, questo viene prima". Replica il bambino: "ma sono rimasto d'accordo con i miei amici, è domenica ...... "Tu sei figlio di un cristiano, il calcio dopo", risponde il padre. Chiedete a tutte le comunità del mondo com'è che celebrano la liturgia domestica. A Parigi, Mons. André Vingt-Trois, braccio destro del Cardinale Lustiger, visitò la casa di una famiglia francese che ha sette figli e vide come celebravano la liturgia domestica, rimase impressionatissimo. Vide come i bambini cantavano i salmi con le chitarre, con i tamburi. Dopo aver cantato i salmi, si apre la Bibbia e il padre e la madre hanno preparato una Parola che può essere quella della domenica. La proclamano e domandano: "Che cosa ha detto a te la Parola?". Ognuno dice ciò che la Parola ha suggerito a lui, ciò che Dio ha detto. Quando tutti hanno finito di parlare, il padre fa una specie di omelia, di dialogo, e dopo si mettono in piedi e pregano; pregano per la nonna, per la zia che è malata, tutti pregano. Si scambiano un saluto di pace e poi il padre benedice ognuno dei figli. Così semplice. Da qui provengono i 5.000 ragazzi che si alzeranno nel prossimo incontro dei giovani a Parigi per diventare presbiteri, 3.000 appartengono a queste famiglie.
Bene, fino ad ora abbiamo parlato della fase kerigmatica e del pre-Catecumenato, con il Primo Scrutinio battesimale si passa al Catecumenato. Dopo aver ascoltato e imparato il linguaggio biblico, adesso studieranno le grandi tappe della storia della salvezza. C'è un Primo Scrutinio e un Secondo Scrutinio. in mezzo c'è una convivenza chiamata dello Shemà, poi iniziano le catechesi dogmatiche, il Credo, tutto il Catechismo della Chiesa Cattolica, che è diviso in tappe, pian piano. L'Iniziazione alla Preghiera, dopo la Traditio e la Redditio. Nella Traditio, dopo che hanno studiato il Credo in piccoli gruppi e in comunità, li si manda a due a due a tutte le case della parrocchia. Questo lo sapete, molti vescovi tra di voi li hanno mandati a due a due. Visitano tutte le case annunciando il Credo, il Kerigma, e raccontando la loro esperienza. Questo dura due anni. Ci sono alcune parrocchie, dalle quali, al nostro arrivo, i testimoni di geova se ne vanno. Inoltre, stiamo facendo sì che molta gente che apparteneva alle sette ritorni alla Chiesa; qui abbiamo vari testimoni di questo. A Los Angeles, a New York, lo possono testimoniare, non sto raccontando favole. I testimoni di geova hanno la sala del regno; noi abbiamo la sala della comunità, meravigliosa. Hanno la piccola comunità; anche noi. Ascoltano la Scrittura; noi, più di loro. E siamo Cattolici. “Ah! Quella è una setta, i kikiani”. Quello lo dici tu. Una setta? Noi di settario non abbiamo nulla, usiamo la comunità come un elemento formativo di primo ordine. In questo quadro della Vergine Maria è scritto: “Bisogna fare comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazaret, che vivano in umiltà, semplicità e lode; nelle quali l’altro è Cristo”. L’originale di questo quadro – questa è una fotografia fatta male, l’icona originale è in una cappella della Cattedrale di Madrid – l’ho dipinto io nell’anno 1973. Perché ho dipinto questa Vergine? Perché prima del Cammino, nell’anno1959 – questo lo racconto con umiltà e mi vergogno di farlo – ebbi un’apparizione, o chiamatela come volete, della Madonna, e su questo non posso dire nient’altro. “Bisogna fare delle comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazaret, che vivano in Umiltà (tutto questo tempo si chiama umiltà). E questo tempo Semplicità, per arrivare all’ultima parte del Cammino che si chiama Lode. Arrivare alla lode, scoprire che la vita è una liturgia di santità. Avere una fede adulta è scoprire che l’altro è Cristo. Questo è l’itinerario del Cammino Neocatecumenale”.
Lo quando ho sentito questo, quando ho ricevuto questo dalla Vergine, non sapevo che cosa volesse dire.Dopo lo raccontai al Papa, chiedendo se me lo poteva interpretare, e adesso scopro con sorpresa che il luogo fisico dove Gesù Cristo si fa adulto è la Famiglia di Nazaret.Che cosa significa essere come la Famiglia di Nazaret? Che tu non puoi crescere senza obbedire a Giuseppe e a Maria. Un bambino, per crescere, ha bisogno di obbedire. Se il padre gli dice: “Figlio mio, fa’ questo”, il bambino lo fa. “Vai a scuola”, e il bambino va. “Lavati”, e si lava. Nelle parrocchie dov’è l’obbedienza? Insegnargli a pregare, insegnargli l’impegno cristiano nella vita. Dove? Come? Perché soltanto Cristo come uomo adulto salirà sul Calvario; non come bambino ma come uomo. I nostri cristiani hanno una fede religiosa molto buona, ma molto infantile. Hanno bisogno di crescere nella fede per arrivare ad essere cristiani adulti. Allora, l’immagine che abbiamo nel Cammino è l’immagine della Vergine Maria.
La Vergine Maria ha ricevuto un annuncio dell’angelo, la Buona Novella, così come nelle prime catechesi, che sono un annuncio, lo Spirito Santo copre con la sua ombra colui che accoglie quell’annuncio, e rimane gravido, rimane “incinto” di Dio.
La Parola di Dio, l’annuncio del Kerigma penetrando in lui fa rivivere la grazia battesimale. Questo annuncio crea un tempo di gestazione. Poi c’è la nascita. Dopo la nascita di Cristo, la vita occulta a Nazaret. Poi c’è il Battesimo, e dopo il Battesimo, salirà al monte per essere crocefisso. Queste fasi sono quelle che noi vogliamo percorrere. Bisogna infatti imitare cristo che è l’unico modello.
Kiko Arguello