mercoledì 13 luglio 2011

Intercedere (2)

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Una comunità cristiana o vive dell'intercessione reciproca o è destinata a morire. E' questa la tesi di Dietrich Bonhoeffer contenuta nel brano che presento di seguito.

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"La riflessione sulla Scrittura porta a pregare. Già si è detto che il cammino più sicuro per giungere a pregare è quello che si percorre facendosi guidare dalla Scrittura a pregare in base ad essa. In tal modo si evita il vuoto che domina in noi stessi. Allora pregare non significa altro che essere disponibili ad applicare a se stessi la Parola, sia per quanto riguarda la nostra personale condizione, sia per i no­stri specifici compiti, sia in rapporto alle nostre decisioni, ai peccati e alle tentazioni in cui incorriamo. Ciò che non può mai entrare nella preghiera in comune, qui può esser manifestato a Dio nel silen­zio. Sulla base della Parola della Scrittura, preghiamo per avere chia­rezza nella nostra giornata, per esser salvaguardati dal peccato, per crescere nella santificazione, per ottenere fedeltà e forza nel nostro lavoro, e possiamo esser certi che la nostra preghiera sarà esaudita, perché nasce dalla Parola e dalla promessa di Dio. La Parola di Dio ha trovato adempimento in Gesù Cristo, e questo è il motivo per cui tutte le preghiere che rivolgiamo in base a questa Parola trove­ranno compimento ed esaudimento in Gesù Cristo.
Un elemento negativo che minaccia specificamente la meditazione personale è la facilità con cui ci si distrae, e con cui i nostri pensieri divagano, in direzione di altre persone o fatti della nostra vita. No­nostante la frequenza di questa distrazione umiliante, anche in que­sto caso non dobbiamo scoraggiarci e preoccuparci, né tantomeno concludere che la meditazione non abbia alcun senso per noi. Tal­volta può esser di aiuto in tale situazione il rinunciare a reprimere con tutte le forze i nostri pensieri, e l’inserire con la massima calma nella nostra preghiera le persone o gli eventi a cui siamo riportati insistentemente, ritornando così, senza perdere la pazienza, al punto di partenza della meditazione.
La nostra preghiera personale viene collegata alla parola della Scrittura, e lo stesso avviene per l’intercessione. Nella meditazione in comune non è possibile intercedere per tutti coloro che ci sono affidati, o almeno, non è possibile farlo nel modo dovuto. Ogni cri­stiano ha delle persone che gli hanno chiesto di pregare per loro, o che egli si sente per buoni motivi di includere nella sua intercessio­ne. Anzitutto si tratterà di coloro che vivono insieme a lui quotidia­namente. Qui siamo giunti al cuore stesso di ogni forma di conviven­za cristiana. Una comunità cristiana vive della reciproca inter­cessione dei suoi membri, altrimenti è destinata al fallimento. Se prego per un fratello, non posso più odiarlo o condannano, qualsiasi problema possa procurarmi. Il suo volto, forse dapprima estraneo e insopportabile, nell’intercessione si trasforma nel volto del fratello, per amore del quale Cristo è morto, il volto del peccatore che ha ricevuto misericordia. È una scoperta molto felice per il cristiano che affronta per la prima volta la preghiera di intercessione. Non c’è antipatia, tensione o dissidio personale, che non si possa superare da parte nostra nell’intercessione. L’intercessione è il lavacro purifi­cante, nel quale devono immergersi ogni giorno i singoli individui e la comunità. Nell’intercessione può esserci una dura lotta con il fratello, ma c’è la promessa che il suo obiettivo sarà raggiunto.
In che modo? Intercedere non significa altro che presentare il fratello davanti a Dio, vederlo nella prospettiva della croce di Gesù, come un uomo povero e peccatore, che ha bisogno di grazia. A que­sto punto viene a cadere ogni motivo che mi allontana da lui, e lo vedo in tutta la sua povertà e miseria, anzi la sua miseria e il suo peccato assumono per me lo stesso peso e la stessa dimensione che se fossero i miei; a questo punto non posso fare altro che chiedere: Signore, sei Tu che devi intervenire, Tu solo, secondo il tuo rigore e la tua bontà. Intercedere significa ascrivere al fratello lo stesso diritto che abbiamo ricevuto, cioè la possibilità di presentarsi a Cri­sto e di aver parte alla sua misericordia."
Dietrich Bonhoeffer, La vita comune, Brescia 1969, pp. 130-133