La nostra cultura è debole, liquida, per tanti versi mortifera, alla lettera, perchè dà la morte ai più deboli e ai più poveri. Proprio a coloro cioè nei quali Dio si compiace di dimorare...
Il testo seguente, di Simeone il Nuovo Teologo, ce lo ricorda.
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Cerchiamo con ogni impegno di trovare Cristo e di vederlo quale Egli è nella Sua bellezza e dolcezza. Vediamo infatti che molti uomini per desiderio di beni passeggeri sopportano molte pene e fatiche e fanno lunghi viaggi; non solo, ma trascurano moglie, figli e ogni altra gloria o piacere, e nulla antepongono alla propria volontà pur di non fallire nel loro intento. Se dunque ci sono uomini che per beni passeggeri e corruttibili si impegnano completamente nella lotta fino a dare la propria vita, noi non daremo le nostre anime e i nostri corpi alla morte per il re dei re e Signore dei signori, creatore e sovrano di tutte le cose? E dove andremo fratelli o dove fuggiremo lontano dal suo volto? Se anche saliamo al cielo, là lo troveremo; se scendiamo negli inferi, Egli è là; se ce ne andremo all'estremità del mare, non sfuggiremo alla Sua mano, ma la Sua destra terrà strette le nostre anime e i nostri corpi...
Oh quale stupore da parte mia! Quanto sono magnifici i doni di Dio! Egli, trascurando ciò che di saggio, di forte, di potente è nel mondo, nella sua grande e ineffabile bontà, ha scelto quanto vi è di debole, stolto, miserabile. Chi potrebbe degnamente rendere grazie anche solo per questo?
Quasi tutti gli uomini infatti respingono con ripugnanza i deboli e i poveri; un re non ne sopporta la vista, i principi li sfuggono, i ricchi li guardano dall'alto e, quando li incontrano, passano oltre come se non esistessero; nessuno ha piacere di stare in loro compagnia. Dio, invece, a cui prestano servizio miriadi di potenze, Lui che tutto sostiene con la parola della sua potenza, la cui magnificenza nessuno può sostenere, non solo non ha disdegnato di farsi padre, amico, fratello di questi diseredati, ma ha voluto incarnarsi, per diventare in tutto simile a noi tranne che per il peccato, e renderci partecipi della sua Gloria e del Suo Regno. O ricchezza della Sua grande bontà! O ineffabile condiscendenza del nostro Signore e Dio!
Simeone il Nuovo Teologo, Catechesi 2, 68-86