lunedì 5 dicembre 2011

Non smettere mai di desiderare di vedere Dio



Dalla "Vita di Mosè" di san Gregorio di Nissa.
Affermiamo che anche il grande Mosè diventa sempre più grande, e non si ferma mai nella salita nè si pone alcun limite nell'ascesa alle realtà dell'alto, ma una volta che ha cominciato a salire sulla scala sulla quale, come dice Giacobbe, si appoggiò Dio, sale sempre al gradino superiore e non smette mai di salire, per il fatto che trova sempre un gradino più alto di quello che ha raggiunto nell'ascesa...

Dopo aver raggiunto così alte cime, la sua brama ancora non è sazia e mira a ottenere di più. Egli avverte di aver ancora sete dopo aver be­vuto a sazietà e prega come se non avesse ottenuto e supplica Dio di rivelarglisi non già in modo pro­porzionato alle proprie capacità, ma così come egli è.

Mi pare che questo si ripeta esattamente anche nell’anima che tende per sua natura alla vera bel­lezza. Essa, sorretta dalla speranza di passare da una bellezza inferiore precedentemente ammirata a una superiore ancora nascosta, accende di continuo il suo desiderio. Per questa sua struttura l’anima tende a spingersi irresistibilmente verso la bellezza, nella speranza di giungere a cogliere pienamente la figu­ra stessa del modello originario. Qui sta l’oggetto dell’ardi­ta preghiera di Mosè, che supera i confini stessi del desiderio.

Egli vuole godere della bellezza, ma non riflessa in uno specchio, bensì faccia a faccia. La risposta di Dio, nelle brevi parole con cui respinge simile pre­ghiera, apre davanti a noi un abisso immenso di pensiero.

Dio gli concesse il dono di soddisfare il suo de­siderio, ma non gli diede la cessazione e la sazietà di esso. Se Mosè, contemplando la visione di Dio, avesse estinto in sé la brama che ne aveva, Dio non gli si sarebbe mostrato. Comprendiamo allora che vedere Dio consiste realmente nel non mai saziarsi del desiderio di lui.

Dice infatti il Signore: «Non potrà un uomo ve­dere il mio volto e poi vivere». La Scrittura ci mo­stra invece che il vedere Dio non può causare la morte perché non è possibile che il volto dell’Essere che è la vita per eccellenza, procuri morte a chi lo contempla.

Vedere Dio realmente significa non trovare mai nessun appagamento al desiderio che abbiamo di lui. Il desiderio, prendendo le mosse da ciò che di Dio possiamo conoscere, viene a crescere sempre più.

Si scoprirà allora che non esiste un termine al­la nostra ascesa verso Dio, perché la Bellezza per essenza non possiede limiti e il desiderio di essa non giungerà mai a sazietà.