Canterò e inneggerò al Signore. Saremo sicuri, sicuri canteremo e sicuri inneggeremo, quando contempleremo la dolcezza del Signore, e saremo protetti nel suo tempio, nella incorruttibilità, allorché la morte sarà stata assorbita nella vittoria. Ma ora che cosa? Già infatti abbiamo parlato di quelle gioie che proveremo quando sarà stata accolta quell'unica richiesta. Ma ora? che dire? Esaudisci, o Signore, la mia voce. Ora gemiamo, ora preghiamo! Il gemito è dei miseri, la preghiera è dei bisognosi. Passerà la preghiera, e succederà la lode; passerà il pianto e succederà la gioia. Frattanto dunque, mentre siamo nei giorni della prova, non abbia sosta la nostra preghiera a Dio, al quale rivolgiamo quell'unica richiesta; e non cessiamo di ripetere tale richiesta, finché non perveniamo al suo compimento, grazie al suo dono ed alla sua guida. Esaudisci, o Signore, la mia voce, con la quale ho gridato verso di te; abbi pietà di me, ed esaudiscimi. Quell'unica cosa richiede, tanto a lungo pregando, piangendo, gemendo: solo una cosa chiede. Ha fatto tacere ogni desiderio, è rimasta solo quell'unica cosa e chiede.
Sii il mio aiuto, non mi abbandonare. Ecco, vedi, io sono per via; ti ho chiesto una sola cosa, abitare nella tua casa per tutti i giorni della mia vita, contemplare la tua dolcezza, che fosse protetto il tuo tempio; questa sola cosa ho chiesto; ma, per giungervi, ora sono in cammino. Forse tu mi dirai: Sforzati, cammina; ti ho dato il libero arbitrio, questo dipende dalla tua volontà; prosegui sulla via, cerca la pace e seguila; non deviare dalla strada, non fermarti in essa, non voltarti indietro; persevera nel camminare, perché chi avrà perseverato sino alla fine, quegli sarà salvo. Già tu, ricevuto il libero arbitrio, quasi presumi delle forze che ti fanno camminare; ebbene, non presumere troppo di te; se Egli ti abbandonasse, all'istante verresti meno nel cammino, cadresti, andresti fuori strada, ti fermeresti. Di' dunque a Lui: Senza dubbio mi hai concesso una libera volontà, ma senza di te a niente riesce il mio sforzo: Sii il mio aiuto; non abbandonarmi; e non respingermi, o Dio, mio Salvatore. Tu infatti sei mio aiuto, tu che mi hai plasmato, e non mi abbandoni, tu che mi hai creato.
Il salmista ritorna a quella unica richiesta dopo tante prove, pene, difficoltà; egli arde tra le mani dei persecutori e dei tormentatori, anelante, ansante, ed insieme fermo e sicuro perché Lui lo accoglie, lo aiuta, lo guida, lo regge. Tuttavia, dopo il giro fatto e il giubilo [che ne consegue], esultante di gioia e gemente nelle prove, emette infine un sospiro e dice: Ho fede di vedere i beni del Signore nella terra dei viventi. O beni del Signore, dolci, immortali, incomparabili, eterni, immutabili! Quando vi vedrò, o beni del Signore? Ho fede di vedervi, ma non nella terra di coloro che muoiono. Ho fede di vedere i beni del Signore nella terra dei viventi. Il Signore mi strapperà dalla terra dei mortali, Egli che per me si è degnato di caricarsi della terra dei mortali e di morire fra le mani di coloro che muoiono. Mi strapperà il Signore dalla terra dei mortali:ho fede di vedere i beni del Signore nella terra dei viventi. Ha detto queste parole sospirando, le ha dette soffrendo, le ha dette in mezzo ai pericoli di una immensa folla di tentazioni; ma tuttavia le ha dette perché spera tutto dalla misericordia di Colui al quale ha detto: Stabilisci per me una legge, o Signore.