lunedì 5 novembre 2012

Lo Schindler della bassa verso gli altari




CARPI, lunedì, 5 novembre 2012.- Si è tenuto pomeriggio alle 16 presso il Seminario Vescovile di Carpi il primo incontro del Gruppo di lavoro per le celebrazioni in onore del Venerabile Servo di Dio Odoardo Focherini.
Dopo il saluto di monsignor Francesco Cavina, che illustrerà le finalità operative del comitato, è previsto un breve resoconto delle produzioni documentarie e divulgative ad oggi realizzate sulla figura di Odoardo Focherini, a cura di Paolo Trionfini, presidente del comitato scientifico per le celebrazioni del centenario della nascita di Focherini e vice-presidente nazionale del Settore adulti di Azione Cattolica. La riunione del gruppo segue un incontro informale tra monsignor Francesco Cavina e i famigliari di Focherini che era stato rinviato a seguito del terremoto di maggio.
Si avvia dunque il percorso di preparazione alla Beatificazione di Odoardo Focherini: l’annuncio era stato dato il 10 maggio scorso, quando il bollettino quotidiano della Santa Sede aveva notificato l’autorizzazione da parte di Benedetto XVI a promulgare il decreto riguardante il martirio in odium fidei del Servo di Dio carpigiano Odoardo Focherini, “laico, nato a Carpi (Italia) il 6 giugno 1907 e ucciso, in odio alla Fede a Hersbruck (Germania) il 27 dicembre 1944”.
“Si tratta – commenta il Vescovo – di un grande evento, sorgente di grazia e di consolazione per la nostra Chiesa locale. Il nuovo beato è segno indiscusso della fecondità della nostra Chiesa locale, ma è anche un forte richiamo a non lasciare inaridire le radici e a ritornare ad una testimonianza coerente, chiara, coraggiosa ed ecclesiale della nostra adesione a Cristo”.
Tra le finalità del Gruppo di lavoro sarà anche quella di individuare aree di interesse e relative proposte che permettano di far conoscere la figura di Focherini nei diversi ambiti sociali e luoghi geografici che lo hanno visto crescere ed operare.  

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V. a. l'interessante articolo:
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Riporto da Zenit del 19 marzo 2007.
CARPI, lunedì, 19 marzo 2007.- Per ricordare, a cento anni dalla nascita, Odoardo Focherini, giornalista e Direttore amministrativo de “L'Avvenire d’Italia” fino al 1944, i giornalisti cattolici dell’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) hanno organizzato il 17 marzo, presso la chiesa di Sant’Ignazio a Carpi, un convegno dal titolo “Testimoni da raccontare. La vita e i fatti dalla storia alla memoria”.

Le celebrazioni del centenario della nascita del Servo di Dio, sono state aperte dal Vescovo di Carpi, monsignor Elio Tinti, il quale ha spiegato che “Odoardo Focherini rappresenta la misura alta della vita cristiana quotidiana”.

“È stato un uomo che ha saputo dare sapore alla vita di tanta gente, soprattutto ai 105 ebrei che ha salvato, ma anche a tutti coloro che ha incontrato, offrendo con semplicità un esempio fulgido di come si può essere uomini”, ha continuato il presule.

Secondo il Vescovo di Carpi, “di lui va ricordato il profondo amore verso la famiglia, il tenerissimo legame con la moglie adorata, con i sette figli amatissimi. Legami saldi che scopriamo nelle lettere meravigliose che ha scritto, ma che non gli hanno impedito di vivere la sua vita fino in fondo, per gli altri”.

“Oggi vite come quella di Focherini vanno riproposte con vigore. Con speranza e devozione, ci auguriamo che presto la Chiesa lo possa riconoscere come martire. La sua vita da uomo vero è un inno alla santità”, ha aggiunto.

Focherini, padre di sette figli, iniziò a interessarsi agli ebrei molto prima dell’Armistizio con gli Alleati (8 settembre 1943), quando aiutò un gruppo di profughi giunti da Varsavia. Morì nel lager di Hersbruck (uno dei 74 sottocampi del lager di Flossenburg), il 27 dicembre del 1944, all'età di 37 anni.

Odoardo Focherini, già “Giusto tra le genti” e prossimo Beato (il processo di beatificazione è iniziato nel 1996) a 27 anni era già Presidente dell’Azione Cattolica (ACI). Durante la persecuzione fascista del 1933 corse tra una sede e l'altra dell’ACI per nascondere le bandiere, trafugare le carte e mettere al sicuro registri e verbali delle riunioni.

Nel 1939 alla vigilia della guerra, Focherini divenne Direttore amministrativo de “L’Avvenire d’Italia”. Il giornale era allora diretto da Raimondo Manzini, autore di accese polemiche contro il fascismo.

Focherini aveva assunto a “L’Avvenire d’Italia” il giornalista ebreo Giacomo Lampronti, licenziato a causa delle leggi razziali e già nel 1942, su richiesta di Raimondo Manzini, a cui il Cardinale di Genova Pietro Boetto aveva inviato alcuni ebrei provenienti dalla Polonia, si prodigò per metterli al sicuro dalla persecuzione su un treno della Croce Rossa Internazionale.

Da allora quella che era stata un'attività sporadica divenne dall’ottobre del 1943 la principale occupazione del Servo di Dio.

Con l'inasprimento delle leggi antigiudaiche e l'inizio delle deportazioni razziali, Odoardo Focherini insieme a don Dante Sala, la signora Ferrarini delle Concerie Donati di Modena e pochi altri, organizzò una rete efficace per l'espatrio verso la Svizzera di oltre un centinaio di ebrei.

Odoardo era l'anima dell’organizzazione: contattava le famiglie, si procurava i documenti dalle sinagoghe, cercava i finanziamenti, forniva i documenti falsi. Un amico compiacente gli aveva infatti procurato delle carte di identità che egli abilmente compilava con i nomi di comuni del sud già in mano agli alleati (Carpi diventava così Capri).

Una volta organizzato un gruppetto lo affidava alle cure di don Dante Sala che li accompagnava fino a Cernobbio, dove, grazie alla complicità di due coraggiosi cattolici che stazionavano sul confine, potevano raggiungere la Svizzera.

Nonostante l’assoluta segretezza delle operazioni, i nazisti ricevettero alcune lettere anonime e arrestarono don Dante Sala, il quale scampò alla pena per insufficienza di prove.

L’11 marzo 1944, Focherini fu preso all’ospedale mentre si prodigava per un ebreo malato. Fu trasferito al Comando delle “SS” di Bologna e da qui alle carceri di San Giovanni in Monte.

Durante una visita il cognato Bruno Marchesi gli disse: “Sta attento, forse ti stai esponendo troppo, non pensi ai tuoi figli?”. Al che Odoardo rispose: “Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli ebrei, non rimpiangeresti se non di aver fatto abbastanza per loro, se non di averne salvati in numero maggiore”.

Trasferito al campo di concentramento di Gries (Bolzano), vi rimase fino al 5 settembre 1944. Segregato nel lager di Flossenburg, Focherini fu trasferito nel campo di lavoro di Hersbruck, dove si lavorava dalle 3 e mezza di mattina fino a sera, e chi non resisteva veniva segnato con una “K” sulla fronte e inviato immediatamente nei forni crematori.

Ferito ad una gamba e mai curato, contrasse la setticemia e morì il 27 dicembre 1944. Prima di morire dettò all'amico Olivelli le due ultime lettere ai familiari. Olivelli le scrisse in tedesco per non avere problemi con la censura del campo e Odoardo le siglò con la sua firma.

Ecco le parole affidate all’amico di prigionia: "l miei sette figli...vorrei vederli prima di morire... tuttavia, accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu, insieme a mia moglie, ai mie genitori, a tutti i miei cari”.

“Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica apostolica romana e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia Diocesi, per l'Azione Cattolica, per il Papa e per il ritorno della pace nel mondo. Vi prego di riferire a mia moglie che le sono sempre rimasto fedele, l'ho sempre pensata, e sempre intensamente amata”, scriveva.

La notizia della morte arrivò a Carpi nel giugno del 1945 e da quel momento Odoardo Focherini viene ricordato come una figura eccezionale.

Don Claudio Pontiroli, Vicepostulatore della causa di beatificazione, ha raccontato: “Abbiamo trovato più di 300 lettere di condoglianze, tra cui 62 in cui si parla di Odoardo come di un martire della carità. Per lui sono state fatte celebrazioni come per nessun altra vittima della guerra”.

Olga Focherini, una delle figlie di Odoardo, ha così ricordato suo padre: “Per trent’anni ho patito l’idea del padre importante, dell’eroe inimitabile, un padre grande e lontano, fino a quando mia madre mi ha consegnato le sue lettere ed è allora che mi sono riappropriata di un padre normale. Dotato di una bella intelligenza, coraggioso ma normale”.

“La sua grandezza sta nel fatto che di fronte al male che stava distruggendo la società, lui non si è voltato dall’altra parte come hanno fatto in tanti – ha continuato Olga Focherini –. Ha guardato la sofferenza dei perseguitati ed ha creduto che valesse la pena rischiare la propria vita per aiutarli, allo stesso modo in cui avrebbe aiutato i suoi figli e i suoi familiari”.

Tra le memorie di questo eroe italiano spicca il racconto di una signora ebrea di Ferrara, che una volta disse alla vedova di Odoardo: “Ho perduto quattordici dei miei, m'è rimasto solo questo figliolo, ma ho trovato la forza di salvarmi e di sopravvivere per quello che mi ha detto suo marito: Avrei già fatto il mio dovere se pensassi solo ai miei sette figlioli, ma sento che non posso abbandonarvi, che Dio non me lo permette”.