venerdì 5 aprile 2013

Le tabelline secondo il metodo Bergoglio




(Cristian Martini Grimaldi) Nel barrio di Villa Devoto, a poche fermate di treno dal centro di Buenos Aires, c’è la chiesa dell’Immacolata Concezione, e accanto il seminario frequentato dal giovane Jorge Mario Bergoglio. Alberto sta rientrando a casa con un po’ di frutta comprata a pochi passi da casa sua. È la mattina del lunedi di Pasqua, il verduraio è uno dei pochi esercenti aperti oggi. Anche il collegio è chiuso.Alberto ha settantasei anni, la stessa età di Bergoglio. E vive qui dal 1959. «Dove battezzarono mio fratello, nella chiesa di Luigi Gonzaga, non lontana da qui, Bergoglio tenne una messa quando era cardinale. Lì io lo vidi», dice Alberto con un certo orgoglio. «Mi fece un’ottima impressione ma non mi chieda cosa disse perché non lo ricordo. Però ricordo che era molto alto». Alberto si passa la mano diversi centimetri sopra la testa come ad approssimare l’altezza immaginata di Papa Francesco. Lo accompagno verso casa, che si trova proprio di fronte all’entrata principale del seminario. «Il giovedì i seminaristi giocavano a calcio. Dietro la chiesa c’è un campetto. Lo ricordo, ogni tanto andavo anche a vedere le partite. Tra di loro c’era anche Bergoglio, lo so perché ora me lo ha detto il parroco, ma ovviamente allora nessuno poteva immaginare che il Papa poteva essere scelto tra questi ragazzi di un quartiere periferico di un paese, diciamocelo, non proprio centrale sia dal punto di vista geografico che politico. Oggi la chiesa è chiusa, prima era sempre aperta. Ma da qualche mese per via di vari furti devono chiudere in assenza del parroco e della segretaria».
Ci spostiamo al quartiere Flores, il quartiere dove è nato Bergoglio. Al numero 531 della calle Membrillar, c’è la casa natale di Jorge Mario. Le persiane sono tutte abbassate, al primo piano una foto di Papa Francesco e un foglio che dice: per favore le offerte in onore del Santo Padre Francesco devolvetele alla parrocchia di Santa Francesca Saverio Cabrini. A pochi passi c’è Plaza de la Misericordia. Qui si affaccia il collegio Nuestra Señora de la Misericordia. La congregazione ha anche una casa a Savona. Ci viene incontro suor Maria Ilda. L’istituto ospita la scuola elementare e media. C’è anche un liceo e si tengono corsi di specializzazione per insegnanti. «Il collegio ha centotrentasette anni», dice la religiosa. «Bergoglio era qui quando ne aveva sei. E da quando fu nominato vescovo veniva qui due volte l’anno. Riuniva tutte noi religiose della capitale. Ci dava gli orientamenti pastorali. Questo è per lui un luogo importante, è qui che ha preso la prima comunione, e venne qui poi da vescovo a celebrarne l’anniversario. Stiamo parlando dei primi anni Novanta».
Mentre suor Maria Ilda ci conduce nella cappella dove Bergoglio fece la sua prima comunione, le chiediamo quando è stata l’ultima volta che l’ha visto. «Il 10 novembre dell’anno passato, questa cappella compì settantacinque anni, e Bergoglio venne qui. Fu un gran giorno per noi». La cappella è di dimensioni modeste. L’unica concessione alla rilevanza storica recentemente conseguita è una foto del Papa sistemata davanti all’ambone. Non ci sono foto del Bergoglio alunno, dice la religiosa, che però ci mostra l’aula di studio del bambino Jorge Mario. Bisogna scendere delle scalette per raggiungere l’aula. Quelle scalette sono diventate a loro modo un pezzo di storia, come dice suor Maria Ilda: «Imparò a moltiplicare facendo su e giù su queste scale. Era il suo metodo, tutti gli altri ragazzi imparavano sul foglio, con le dita, lui invece si creò un metodo tutto suo. Anche da piccolo non era una persona a cui piaceva stare sui banchi, preferiva stare fuori, come poi ha detto recentemente in una omelia. È in mezzo alla gente che si compie il proprio dovere di pastore».
Anche qui Bergoglio giocava a calcio. Il campetto è all’interno del collegio ed è affiancato da una fontanella e una statua del Redentore che sembra una replica del Corcovado in piccole dimensioni. «L’anno passato tutte noi suore della congregazione partecipammo al Corpus Domini, Bergoglio era con noi, camminava per strada con tutta la gente, questa è una sua caratteristica. Prima di lui non avevo mai visto un cardinale camminare in processione in mezzo alla gente».
Il discorso va poi al giorno in cui è stato eletto Papa. «Eravamo tutte a guardare la televisione il 13 marzo, nessuna di noi se lo aspettava. Fu una tale sorpresa. È stato scritto che già nel 2005 ci era andato vicino, e pensavamo che di queste occasioni se ne ha solo una nella vita. È un pensiero che ci viene da una saggezza comune. Ma evidentemente anche la saggezza comune è soggetta al volere della Provvidenza. Ed è un bene, perché significa che puoi sempre nutrire una speranza. E quando è stato pronunciato il nome Bergoglio tra noi fu una festa». Sì, ma come festeggia una suora? «Con un buon pasto, ma anche un po’ di vino», concede sorridendo suor Maria Ilda. «Nella chiesa di San José de Flores quel giorno, nella messa serale, c’era una marea di gente. Io poi ebbi l’occasione, proprio grazie all’elezione di Papa Francesco, di incontrare delle mie vecchie compagne di scuola, che mi hanno visto in televisione. Infatti, nel giorno in cui il Papa ha celebrato la messa per l’inizio del ministero petrino, eravamo tutte in cattedrale. E la televisione ci ha inquadrato e intervistato. Alcune amiche del liceo, che non vedevo da più di trent’anni, mi hanno contattato; per me è stata una grande emozione. Da quando Bergoglio è stato eletto Papa per me ci sono stati dei momenti davvero intensi e indimenticabili».
La religiosa ci mostra il manifesto con cui le suore hanno festeggiato quel giorno. Il primo piano di Papa Bergoglio e dietro di lui la Madonna della cappella dove Bergoglio fece la sua prima comunione. «Sa cosa sarebbe bello?» dice suor Maria Ilda. «Se lui potesse vedere questa foto. Questo sì ci farebbe tutte molto felici».
L'Osservatore Romano, 6 aprile 2013.

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Il miracolo dello Spirito Santo
di p. Piero Gheddo

Da quasi un mese, dal 13 marzo, abbiamo la gioia di avere Papa Francesco, una gioia condivisa, perché il nuovo Vescovo di Roma ha toccato il cuore di molti. Dall’Algeria, paese musulmano, padre Silvano Zoccarato scrive: “La gente ripete con gioia: è uno di noi”. Dal Bangladesh, altro paese musulmano, padre Paolo Ballan scrive da Dacca che nelle celebrazioni pasquali della sua parrocchia di Mirpur, quartiere popolare della capitale, quest’anno sono convenuti molti musulmani, incuriositi a capire cosa succede nella Chiesa; ha dovuto mettere all’esterno della chiesa degli altoparlanti perché non pochi cristiani erano rimasti fuori.
Lo Spirito Santo ha preso Jorge Mario Bergoglio “quasi dalla fine del mondo” e l’ha portato nelle nostre antiche Chiese d’Europa come un seme di rinnovamento e una sfida al nostro modo di concepire il vescovo, il prete, la parrocchia, la pastorale e la vita cristiana.
Già da sacerdote gesuita e poi da vescovo ausiliare (1992) e da arcivescovo di Buenos Aires (1998), Giorgio Mario Bergoglio aveva dato molti segni delle novità di cui era portatore, eppure era stato eletto e scelto per compiti di sempre maggior responsabilità. Seguiva la sua linea con umiltà e pazienza, suscitando anche opposizioni e critiche, ma confidando sempre nello Spirito Santo.
Fino al fatto imprevisto e a priori incredibile: che 115 cardinali (età media 73 anni), provenienti dai cinque continenti, che parlano lingue diverse (si intendono in italiano e latino), hanno vissuto storie diverse, vengono da culture e paesi diversi, in grande maggioranza non si erano mai incontrati; ebbene, questi 115 anziani si riuniscono in clausura nella Cappella Sistina, pregano, discutono, votano e un giorno e mezzo dopo eleggono il Papa che nessuno prevedeva: proprio il Giorgio Mario Bergoglio, conosciuto come prete gesuita, vescovo e cardinale portatore di novità diciamo “rivoluzionarie” nella Chiesa cattolica. Sia pure la “rivoluzione” del Vangelo che non è mai una rottura col passato, ma un passo in avanti. Verso dove? Verso il modello di Gesù Cristo, l’uomo-Dio che ha salvato l’umanità sacrificandosi sulla Croce e risorgendo il terzo giorno.
E poi, i 115 rappresentanti di ogni parte del mondo, eccoli uno dopo l’altro, con tutte le loro grandi diversità che assieme hanno formato una ricchezza, a giurare obbedienza e fedeltà al Papa. Certamente non pochi di essi, all’inizio, non erano favorevoli a tutto quello che Bergoglio rappresentava e rappresenta. Eppure, un giorno e mezzo nella Cappella Sistina convince tutti: hanno scelto lui con grande coraggio.
Un amico mi dice: “Non avrei mai creduto possibile che 115 anziani avrebbero scelto un giovane di spirito così diverso da quasi tutti loro!”.
Nella nostra Italia, più d’un mese dopo le elezioni politiche, i nostri eletti dal popolo non riescono a darci un governo e un nuovo Capo di Stato. E non parliamo dei veti incrociati che bloccano l’Onu e la Comunità Europea!
Per noi credenti in Cristo, l’elezione di Papa Francesco, oltre a tutto il resto, è la lampante conferma della nostra Fede nello Spirito Santo che, al di là di ogni crisi, governa e guida la Chiesa. Nulla nel mondo è paragonabile all’unità e fedeltà del miliardo e 200 milioni di cattolici che, chiunque esso sia, credono e vedono nel Papa il Vicario di Cristo e, pur con tutti i limiti, gli alti e bassi e i tradimenti degli uomini, gli obbediscono, lo seguono e si riconoscono nel “Corpo mistico di Cristo” rappresentato visibilmente dal Pontefice romano. Questa volta eletto, come sappiamo, da 115 anziani, non più intelligenti o sapienti di tanti altri come loro, che ancora ricoprono posti di comando.
Ma quale altro impero o ente internazionale, quale altra religione o multinazionale, ha prodotto qualcosa di simile a quello che abbiamo visto con i nostri occhi il 13 marzo scorso? Ma tutto questo non può essere assolutamente un vanto di cui gloriarci. Sarebbe assurdo! E’ una conferma della nostra Fede non solo in Dio Padre, in Gesù Cristo e nello Spirito Santo, ma proprio nella Chiesa cattolica che ha questa vitalità e giovinezza interna per cui, da duemila anni, risorge dopo aver ricevuto batoste mortali, persecuzioni interminabili e sanguinosissime, tradimenti e abbandoni dolorosi che l’hanno umiliata e tramortita.
Quanti battezzati dicono: “Gesù Cristo sì, ma la Chiesa e i preti no”. Sappiano, questi cari amici (ne conosco parecchi), che l’autentico Cristo s’incontra solo nella Chiesa cattolica, che apre le porte a tutti. Fuori dell’obbedienza alla Chiesa e al Papa si incontrano molti “cristi fai da te” che non sono autentici e portano fuori strada.
Solo Dio giudica le intenzioni dei singoli, ma la verità è questa, come dimostrano l’elezione di Papa Francesco e i suoi primi passi. Ma questo non basta. Tutti noi, credenti in Cristo, siamo impegnati a seguire Papa Francesco e ad accompagnarlo con la preghiera e la testimonianza, cioè la “tensione missionaria” verso l’annunzio ai lontani, agli ultimi, alle pecorelle smarrite. 
Fonte: La nuova bq