giovedì 4 febbraio 2016

L’Italia del Family Day




Family Day: ritorna la gioiosa macchina da guerra con le sue propaggini


(di Giusppe Rusconi su Rossoporpora.orgLeggendo ‘Avvenire’ del post-Family Day ci si rende conto del tentativo di appropriazione indebita e di manipolazione a scopo inciucio di una manifestazione in cui si è espressa la volontà di centinaia di migliaia di cattolici di affossare l’intero disegno di legge Cirinnà. Cattolici ‘poltronisti’ e un’intervista del vescovo Giampaolo Crepaldi al “Timone”. La nota e gioiosa macchina da guerra in soccorso del segretario generale della Cei Nunzio Galantino con un’intervista incredibile, se si pensa a quel che è avvenuto prima del ‘Family Day’ (e che sta avvenendo in sede parlamentare). Parole sagge invece dal filosofo marxista Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Istituto Gramsci. 
 Il post-Family Day del 30 gennaio offre lo spunto per tante riflessioni su come si è riferito e voluto riferire della grande manifestazione al Circo Massimo. Una curiosità è balzata subito all’occhio: i giornaloni il giorno dopo hanno evidenziato, ‘rosicando’ ma in genere con una sostanziale correttezza, che il raduno è stato caratterizzato dal ‘No’ fermo e deciso, ribadito in tutte le salse, al disegno di legge Cirinnà sulle ‘unioni civili’, non solo alla stepchild adoption in esso contenuta.
Assai diverso il comportamento di “Avvenire” di domenica 31 gennaio: “Sì alla famiglia/Sì al buon diritto” si è clamato dal pulpito della prima pagina, mentre dentro il giornale si leggeva a tutta pagina: “Siamo con l’Italia, non un popolo contro”  e anche “Una sfilata di popolo: qui c’è la famiglia”. E l’editoriale del direttore non faceva che confermare tale ineludibile voglia di “sì”: si è andati in piazza “con pacifica determinazione, con parole chiare eppure rispettose per tutti, anche per chi la pensa diversamente (…) civilmente, in modo costitutivo (NdR. ???)e costruttivo, così”. 
Martedì 2, poi, sempre l’ “Avvenire”  batteva sul tasto dell’ “ultima mediazione” nella discussione sulla legge Cirinnà, dando evidenza ad esempio all’ apertura dell’un tempo coerente Buttiglione: “Buttiglione apre: senza stepchild Ap direbbe sì”. Il quotidiano galantino riporta compiaciuto le parole del deputato: “Esiste ( in Parlamento e nel Paese) una ampia maggioranza che vuole le unioni civili e non vuole le adozioni gay. Abbiamo tutti il dovere di dare voce a questa ampia maggioranza”. Probabilmente il noto deputato vive un po’ svagato nell’alto mondo filosofico e non era a conoscenza dei risultati del sondaggio di Piepoli per “La Stampa” (effettuato il primo febbraio), da cui emerge che il 51% degli intervistati si sente vicino al tanto demonizzato ‘Family Day’, contro il 35% favorevole invece alle manifestazioni (meglio sarebbe dire: presidi) avversarie. Sulla stepchild adoption, i contrari secondo il sondaggio citato sarebbero il 57%.
E’ vero allora che i sondaggi vanno presi con le pinze, guardando criticamente soprattutto alla ‘neutralità’ delle domande: in questo caso però tale ‘neutralità’ è stata rispettata. E dunque… A Buttiglione e a chi la pensa come lui dedichiamo qualche considerazione di monsignor Giampaolo Crepaldi (vescovo di Trieste, già segretario del Pontificio ConsiglioJustitia et Pax), intervistato da Stefano Fontana per il numero di febbraio della rivista cattolica “Il Timone”: “Abbiamo politici che, pur coerenti con la loro morale personale, fanno scelte politiche che contrastano con la dottrina della Chiesa e, non di rado, con la stessa legge morale naturale  ….Certi cedimenti alla legge Cirinnà, anche su punti profondamente in contrasto con la dignità della persona umana, hanno evidenziato una carenza di pensiero e l’idea che la fede cattolica non possa produrre una vera cultura sociale e politica”.
Mercoledì 3 febbraio “Avvenire”, preso atto del ‘no’ alle pregiudiziali (con largo margine come previsto, si è votato per alzata di mano), insiste sul nodo della stepchild adoption. Pubblica un bell’editoriale di Assuntina Morresi (“Madri e figli: il trionfo del mercato/ L’impero contrattuale”) e a pagina 8 rileva tra l’altro in un intertitolo: “Ore di trattative sulla possibilità di stralciare l’adozione del figlio del partner convivente. E così Ap (Ndr: Area popolare ovvero Nuovo centro-destra di Alfano più l’Udc) potrebbe votare la legge”. E qui il cerchio si chiude, confermando la posizione del partito di Alfano: sì alla legge Cirinnà, se priva dell’art. 5 sullastepchild adoption. Non solo, come risulta da un’intervista dello stesso Alfano al “Corriere della Sera”: se anche se il tentativo non riuscisse, niente crisi di governo. Ed è questa anche la posizione vera di “Avvenire”: in ogni caso sì alle unioni civili declinate secondo il verbo della Cirinnà, apripista della nota lobby.
Non a caso, sempre mercoledì 3 febbraio, il portavoce del Family Day Massimo Gandolfini ha ricordato con forza due cose ai parlamentari che si dicono cattolici, ma in realtà sono in primo luogo ‘poltronisti’ (del resto ricompensati per la loro arrendevolezza venerdì 29 gennaio con non meno di cinque posti nel Governo Renzi).
La prima (pressoché ignorata da “Avvenire”): “Dopo il voto che ha respinto le regiudiziali di costituzionalità al ddl Cirinnà, sappiamo con certezza che il disegno di legge sulle unioni civili avrà anche un gravissimo aspetto procedurale. Si tratta forse del primo ddl della storia repubblicana a essere votato dall’aula senza essere mai stato esaminato da una Commissione parlamentare. La Costituzione all’articolo 72 stabilisce infatti che i disegni di legge sono esaminati prima in Commissione e poi in Aula”.
La seconda: “A questa grave violazione procedurale si aggiunge il rifiuto del Pd riguardo la proposta del ministro dell’Interno Angelino Alfano di stralciare la stepchild adoption per poter ridiscutere il testo – aggiunge Gandolfini -. I parlamentari del Nuovo centro destra devono prendere atto di questo atteggiamento di totale chiusura e riflettere seriamente sul loro sostegno all’esecutivo. A chiederlo è lo stesso popolo della famiglia che sabato ha affollato Circo Massimo”. Gandolfini qui non è stato esplicito fino in fondo, non ha utilizzato la parola “dimissioni”, ma il senso è chiaro: via dal governo, se… Purtroppo già si può prevedere che i ‘cattolici poltronisti’ non si scolleranno da dove siedono: ma avranno perso la residua credibilità che ancora vantavano agli occhi di qualcuno dei manifestanti del Circo Massimo.
Nelle tre edizioni citate di “Avvenire” un comune denominatore: la manifestazione di sabato 30 gennaio è stata caratterizzata dal ‘sì’ alla famiglia, dal ‘sì’ alla volontà di dialogo, dal ‘no’ principalmente alla stepchild adoption. Insomma il quotidiano galantino è stato l’unico a descrivere il Family Day secondo i propri desideri, configgenti duramente con la realtà. Un modo pacchiano di ‘cavalcare’ un successo altrui (si potrebbe parlare di ‘cleptomania’). Un pessimo esempio di giornalismo. C’è da meravigliarsi, considerando chi è il suo padrone?
Veniamo dunque a mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, che – in occasione dell’apertura il 2 febbraio del Seminario nazionale di pastorale sociale ad Abano Terme – si è fatto intervistare (che sorpresa!) da Andrea Tornielli, giunto in soccorso del prelato quale trombettiere principe della nota e gioiosa macchina da guerra (uscita da poco dall’officina meccanica dov’era stata portata per riparazioni urgenti derivate dalle tante ammaccature riportate nel periodo sinodale).
Leggete con noi le dichiarazioni galantine sul Family Day e poi certo vi verrà spontaneo di pensare un po’ all’ottavo comandamento e un po’ alle avventure collodiane di Pinocchio.
Prima domanda da parte del docile intervistatore di Santa Marta: “Che impressione ha avuto dalla manifestazione di sabato?” Risposta: “E’ stata un’esperienza certamente positiva, per tanti motivi. Non fosse altro perché abbiamo sperimentato concretamente il valore delle parole rivolteci dal Papa: noi non dobbiamo essere vescovi-piloti”. Triplo bum … è grossa quanto un Everest di mongolfiere! Esperienza certamente positiva? Ma l’intervistato non è la stessa persona che il Family Day  l’ha dovuto subire, pur non volendolo per niente, com’era già capitato per l’edizione del 20 giugno scorso? Poi: abbiamo sperimentato… noi non dobbiamo essere vescovi-piloti… ma l’intervistato non è la stessa persona che ha tramato, tramato e ancora tramato prima per affossare il Family Day, poi per condizionarlo in modo tale da renderlo innocuo? Dobbiamo ricordare le pressioni, le epurazioni, i diktat verso Gandolfini e i membri del Comitato (cui si voleva togliere perfino il diritto di parola dal palco durante la manifestazione)? Tutto perseguendo una precisa strategia: quella dell’inciucio con il Governo del ‘cattolico’ e delle sue propaggini (pure ‘cattoliche’), forse per evitare eventuali e spiacevoli ‘confronti’ sulle modalità dell’8 per mille. Al segretario generale della Cei dedichiamo qui un’altra considerazione del già citato monsignor Giampaolo Crepaldi nell’intervista al “Timone”: “Se si impedisce la mobilitazione dei laici cattolici, può finire con un nuovo clericalismo, perché i rapporti con il potere politico vengono tenuti direttamente dalla gerarchia ecclesiastica”.
Seconda domanda da parte di Tornielli, che suggerisce de facto di alzare bandiera bianca a un interlocutore che già ce l’ha incorporata: “Come si continua ora, rispetto all’iter della Cirinnà? Si può trovare un punto d’incontro?” Risposta: “Si sta discutendo nelle aule parlamentari, per rispetto non voglio entrare nel dibattito politico. La posizione della Chiesa è chiara ed è già stata chiaramente espressa”. Triplo bum bisPer rispetto non voglio entrare nel dibattito politico…ma l’intervistato non è la stessa persona che è entrata più volte e con molta durezza nel dibattito su argomenti politici, dall’immigrazione in avanti? La posizione della Chiesa è chiara ed è già stata chiaramente espressa …Certo: con i documenti della Congregazione della Dottrina della fede del 2003, con la Nota della Conferenza episcopale italiana prima del Family Day del 2007, con il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa…Tutti documenti di cui però oggi Galantino e i suoi compagni non sembrano tenere alcun conto. Allora: qual è la posizione della Chiesa sul disegno di legge Cirinnà? Quella del sì alle unioni civili ( con ineludibili conseguenze antropologiche annesse) come emerge chiaramente dalle dichiarazioni di Galantino e dalle esternazioni  e prese di posizione delle sue propaggini mediatiche? Chiarisca Galantino, lo dica semplicemente e chiaramente, senza fuggire per la tangente!
A lui e alla gioiosa macchina da guerra (che presumibilmente non tarderà a incepparsi per l’ennesima volta) sottoponiamo alcune considerazioni sul Family Day di Giuseppe Vacca, filosofo marxista, presidente della Fondazione Istituto Gramsci, già voce autorevole del Pci e pur favorevole alle ‘unioni civili’. Intervistato da Massimo Rebotti su “La Stampa” del 3 febbraio, alla domanda: “Cosa pensa di chi dice che le piazze contro le unioni civili sono reazionarie?”, risponde così: “Definire il Family Day reazionario è assolutamente improprio. Su come regolare le questioni della vita non si può applicare la coppia progresso-reazione. Quella folla esprime un modo di vedere la famiglia che appartiene a una vasta parte della società italiana” (NdR: chissà se Buttiglione sarà d’accordo…). Altra domanda: “Hanno quindi ragione i manifestanti del Family Day?” Risposta: “Sul punto sì, il problema c’è. Così come penso che non sia necessario declinare al plurale la famiglia, che è una”. Sull’importanza che la sinistra attribuisce oggi ai ‘diritti individuali’ osserva il filosofo marxista: “La sinistra subisce una deriva nichilista, in termini marxisti la definirei spontaneista”.  Sulla ‘piazza’ del Circo Massimo conclude il direttore della Fondazione Istituto Gramsci: “Lì si è manifestato un denominatore comune, la nostra civiltà cristiana. E’ una grande eredità”. Detto da un marxista convinto, è un grande riconoscimento. Di cui bisognerà far sapere anche a certi scout dell’Agesci, all’Azione cattolica, alle Acli, alla presidenza nazionale delForum delle famiglie, alla presidenza nazionale di Scienza e Vita, al presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione con accoliti al seguito. E a tutti quelli che la pensano come loro.
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L’Italia del Family Day

di Roberto De Mattei
Il Family Day del 30 gennaio ha portato alla luce l’esistenza di un’altra Italia, ben diversa da quella relativista e pornomane che ci viene presentata dai media come l’unica reale. L’Italia del Family Day è quella porzione di popolo, più ampia di quanto si possa immaginare, che è rimasta fedele, o ha riconquistato negli ultimi anni, quelli che Benedetto XVI ha definito «valori non negoziabili»: la vita, la famiglia, l’educazione dei figli, nella convinzione che solo su questi pilastri possa fondarsi una società bene ordinata.
L’Italia del Family Day si pone come antitetica all’Italia della legge Cirinnà, che prende nome dal disegno di legge presentato dalla senatrice Monica Cirinnà, per introdurre matrimonio e adozioni omosessuali nel nostro Paese. L’Italia del Family Day non è solo un’Italia che difende l’istituto famigliare, è anche un’Italia che si schiera contro i nemici della famiglia, a cominciare dal gruppo di attivisti che, dietro lo schermo della legge Cirinnà, vuole imporre al Paese un’ideologia e una pratica pansessualista.
Questa minoranza è supportata dall’Unione Europea, dalle lobby marx-illuministiche e dalle massonerie di vario livello e grado, ma gode purtroppo della simpatia e della benevolenza di una parte dei vescovi e dei movimenti cattolici. In questo senso l’Italia del Family Day non è quella di mons. Nunzio Galantino, segretario della Conferenza Episcopale Italiana, né è quella di associazioni come Comunione Liberazione, l’Agesci, i Focolari, il Rinnovamento dello Spirito, che il 30 gennaio hanno disertato il Circo Massimo.
Mons, Galantino ha cercato in tutti i modi di evitare la manifestazione, poi nell’impossibilità di fermare la mobilitazione, avrebbe voluto imporre ad essa un altro obiettivo: quello, come osserva Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola quotidiana del 1 febbraio di «arrivare a una legge sulle unioni civili che le tenga ben distinte dalla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e che eviti l’adozione. In altre parole la CEI vuole i DICO contro cui aveva combattuto otto anni fa». Il primo Family Day, nel 2007, fu promosso infatti dai vescovi italiani contro la legalizzazione delle unioni civili (DICO), giustamente presentata come porta aperta al pseudo-matrimonio omosessuale. Oggi si sente raccontare che bisognerebbe accettare le unioni civili, proprio per evitare il cosiddetto matrimonio gay.
Lo racconta, tra gli altri, in un’intervista, mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano: «In linea di principio, non ho obiezioni al fatto che sotto il profilo pubblico si dia consistenza giuridica a queste unioni. Mi sembra che la reazione riguardi il tema della generatività, le adozioni, non il riconoscimento pubblico delle unioni. L’importante è che non vengano assimilate alla realtà del matrimonio». E, a scanso di equivoci, aggiunge: «Una legge sulle unioni civili si può senz’altro fare» (Corriere della Sera 31 gennaio).
La posizione è chiara: no all’adozione omosessuale, sì alla legalizzazione delle unioni omosessuali, purché non vengano ufficialmente definite matrimonio. Se dal disegno di legge Cirinnà fossero tolti alcuni elementi che equiparano in tutto le unioni civili omosessuali al matrimonio, allora un cattolico potrebbe consentirvi. Mons. Semeraro è considerato, come mons. Galatino, un uomo di fiducia di papa Francesco.
Sorge quindi spontanea la domanda: qual’è la posizione del Papa in proposito? Antonio Socci, su Libero del 31 gennaio, rileva come sia stata «evidentissima l’assenza e palpabile la freddezza» di Papa Francesco, il quale non ha inviato nemmeno un saluto al Family Day e non vi ha fatto accenno né nel discorso dell’udienza del sabato mattina, né nell’Angelus del giorno successivo. Come giudicare questo silenzio, nel momento in cui il Governo e il Parlamento italiano si apprestano a infliggere una ferita morale al nostro Paese?
Eppure la Congregazione per la Dottrina della Fede ha dichiarato che l’omosessualità non può reclamare alcun riconoscimento, perché ciò che è male agli occhi di Dio non può venire ammesso socialmente come giusto (Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1 ottobre 1986, n. 17).
L’Italia del Family Day ignora forse questo documento, che il Papa non può ignorare, ma, armata solo di buon senso, il 30 gennaio ha espresso il suo no, chiaro e netto, non solo alla cosiddetta stepchild adoption, ma a tutto il decreto Cirinnà. E quale fosse il sentimento della folla che gremiva il Circo Massimo lo si può capire dalla forza degli applausi che hanno accompagnato gli interventi più forti di alcuni relatori italiani e stranieri, come Seljka Marrkic, leader dell’Iniziativa civica che in Croazia ha avviato il referendum che ha bocciato le unione civili e tre mesi dopo ha travolto anche il presidente del Consiglio.
Bisogna dar atto, con serena oggettività alla Marcia per la Vita. che si svolge in Italia dal 2011, di aver rotto il ghiaccio, sfatando un complesso che pesava sul mondo pro-life italiano: l’idea che fosse impossibile, o comunque controproducente una grande manifestazione di piazza in difesa della vita. Sulla scia della Marcia per la Vita, ma anche della grande Manif por tous francese, è nato il Family Day che, per volere agglomerare una massa il più ampia possibile, raccoglie al suo interno anime diverse. Intransigenti alcune, disponibili al compromesso altre. La ragione del suo successo in termini numerici è anche la ragione della sua debolezza in termini di sostanza e di prospettive.
La battaglia in atto non è infatti politica, ma culturale, e non si vince tanto con la mobilitazione delle masse, quanto con la forza delle idee che si contrappongono all’avversario. È una battaglia tra due visioni del mondo, fondate entrambe su alcuni princìpi cardine. Se si ammette che esiste la verità assoluta e l’assoluto Bene, che è Dio, nessun cedimento è possibile. La difesa della verità deve essere condotta fino al martirio.
La parola martire significa testimone della verità e oggi, accanto al martirio cruento dei cristiani, che si rinnova in tante parti del mondo, esiste un martirio incruento, ma non meno terribile, inflitto attraverso le armi mediatiche, giuridiche e psicologiche, con l’intento di ridicolizzare, far tacere, e se possibile imprigionare i difensori dell’ordine naturale e cristiano.
Per questo attendiamo dal “Comitato in difesa dei nostri figli”, promotore del Family Day, che, continui a denunciare l’iniquità della legge Cirinnà anche se questa malauguratamente passasse, sia pure addolcita. La Manif pour tousfrancese, portò per la prima volta quasi un milione di persone in piazza il 13 gennaio 2013, qualche settimana prima della discussione in Parlamento della legge Taubira, ma continuò a manifestare, con vigore ancora maggiore, anche dopo l’approvazione del pseudo matrimonio omosessuale, innescando un movimento che ha aperto la strada a tanti altri in Europa. E proprio in questi giorni Christiane Taubira, da cui prende nome la scellerata legge francese, è uscita di scena, dando le dimissioni da Ministro della Giustizia. Ci aspettiamo dunque in Italia nuove manifestazioni, condotte con forza e determinazione, anche se il numero dei partecipanti dovesse essere minore, perché ciò che conta non è l’ampiezza del numero, ma la forza del messaggio:
Non abbiamo usato l’espressione “Family Day” per connotare gli organizzatori di quell’evento, ma per attribuire identità a una piazza che va ben al di là di quella fisicamente riunita al Circo Massimo il 30 gennaio. Quest’Italia non è rassegnata, vuole lottare e ha bisogno di guide. Le guide devono essere veritiere, nelle intenzioni, nelle idee, nel linguaggio e nei comportamenti. E l’Italia del Family Day è pronta a denunciare le false guide, con la stessa forza con cui continuerà a combattere i veri nemici. (Roberto de Mattei)