venerdì 12 febbraio 2016

Personaggetti




Paul Bratter for ever

Penso a tutto quel popolo che si è ritrovato al Circo Massimo il 30 gennaio, gente che ha fatto sacrifici, che si è imbarcato in viaggi di oltre 48 ore (vero amici sardi?), gente che ci è venuta dagli Stati Uniti o dall’Inghilterra, gente che ha portato bambini in carrozzina parenti in carrozzella, A PROPRIE SPESE, anzi contribuendo alle spese dell’affitto del palco, dei bagni chimici e della pulizia straordinaria. Gente che ha fatto sacrifici per dire all’Italia e al mondo che loro c’erano, e hanno un’idea ben precisa di famiglia e di progresso, per dire che i bambini non sono merce e non si vendono e non si comprano. Penso allo sforzo che hanno dovuto fare per ottenere quel minimo di visibilità che gli è stata concessa dai giornali al prezzo di insulti, infamie, ironie e falsità.
Dall’altro piatto della bilancia abbiamo una manciata di canzonettari pagati e strapagati, che sfruttando l’evento più nazional popolare d’Italia, con arroganza ci impongono i loro nastrini colorati osannati dai giornali del pensiero unico.
In questa ingiustizia, in questo impari peso mediatico, in questa iniquità prepotente c’è il segno più evidente della menzogna che si sta perpetrando.


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ASSE BAGNASCO-POPOLO ITALIANO CONTRO LE UNIONI CIVILI

di Federico Cenci
Il tema delle unioni civili continua a tenere banco, in Parlamento come nel dibattito pubblico. Alta tensione ieri in Senato, dove i toni degli interventi sul ddl Cirinnà si sono alzati soprattutto dopo un episodio che ha del clamoroso. Una coppia di uomini presente nella tribuna – stando alla denuncia del senatore Carlo Giovanardi – si è spesa in un provocatorio bacio omosessuale proprio nel momento in cui ha preso la parola l’esponente di Gal-Idea.
Uno dei due giovani accusati di aver disturbato la seduta del Senato, un attivista lgbt, tuttavia su Facebook ha smentito l’episodio. Ma non è questo l’unico né tantomeno il più importante motivo che ieri ha fatto insorgere a Palazzo Madama gli oppositori al ddl Cirinnà.
Ciò che maggiormente provoca attriti all’interno del Senato è il cosiddetto “canguro dei diritti”. Non si tratta di un esemplare da zoo (o da bioparco, per dirla alla Monica Cirinnà…), bensì di un espediente ai limiti del regolamento parlamentare per accorpare e bocciare in blocco gli emendamenti di un ddl.
Gran parte del Pd, M5S e Sel, ossia i favorevoli al ddl Cirinnà, ormai da settimane hanno minacciato di ricorrere a questo metodo. Di qui un’estenuante trattativa con le opposizioni per il ritiro dei numerosi emendamenti presentati al fine di evitare questo sistema. Trattativa che, nella scorsa notte, si è conclusa però con un nulla di fatto.
Che la prossima settimana, quando ripartirà il dibattito in Aula, verrà attuato il “canguro” è dunque più di un’ipotesi. Quella che si profila, secondo il sen. Mario Mauro (Gal-Idea), è “un’operazione di regime”, con “evidenti responsabilità” da parte del presidente del Senato, Pietro Grasso.
Mauro è tra l’altro uno dei 51 senatori che hanno sottoscritto il ricorso alla Consulta in quanto il ddl in questione non rispetta l’art. 72 della Costituzione, che impone l’esame della Commissione prima di passare al voto dell’Aula. Bisognerà aspettare mesi prima che i giudici si pronunceranno. Ad oggi, data anche la chiara propensione di Grasso a favore di questa legge, ogni tentativo di frenare l’approvazione del testo sulle unioni civili appare vano.
Come vana appare anche la presunta “ingerenza della Chiesa”, più volte denunciata dagli ultrà di un “laicismo” che vorrebbe confinare al buio delle sacrestie la voce dei credenti. Sul tema è intervenuto ieri, a margine di una Messa, anche il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana.
“Ci auguriamo tutti – ha detto– che il dibattito in Parlamento e nelle varie sedi istituzionali sia ampiamente democratico, che tutti possano esprimersi e vedere considerate le loro obiezioni e che la libertà di coscienza di ciascuno su temi così delicati e fondamentali per la vita della società e delle persone sia non solo rispettata ma anche promossa con una votazione a scrutinio segreto”.
Quanto mai celere è arrivata la risposta del Governo, per bocca del presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Il voto segreto lo decide il Parlamento – ha detto l’ex sindaco di Firenze in un’intervista radiofonica – e lo dico con stima per il cardinal Bagnasco, e non la Cei”. In questo clima di agitazione, flebile nel Pd appare la voce del deputato Edoardo Patriarca, che ha affermato: “Basta con le contrapposizioni, la Chiesa e il cardinale Bagnasco hanno il diritto di esprimere la propria posizione”.
Diritto che nei Palazzi più di qualcuno vorrebbe negare. C’è però un’altra Italia, estranea alle mode ideologiche, rappresentante il cosiddetto “Paese reale”, dove le parole del card. Bagnasco hanno trovato consenso. È l’Italia delle centinaia di migliaia di persone che il 30 gennaio hanno affollato il Circo Massimo per manifestare la bellezza della famiglia e denunciato l’iniquità delle unioni civili.
Il portavoce di quella piazza, il neurochirurgo Massimo Gandolfini, ritiene che la dichiarazione del card. Bagnasco riflette “la preoccupazione della Chiesa per un disegno di legge che, se venisse approvato così come è, stravolgerebbe l’antropologia e la cultura del popolo italiano”. E si tratta – ha aggiunto – “della stessa preoccupazione emersa con inequivocabile chiarezza dal popolo delle famiglie nei due appuntamenti del 20 giugno 2015 e del 30 gennaio 2016”. Quando il messaggio che si alzò dalla piazza fu alquanto eloquente: “#Renziciricorderemo”.