
Nuovo tweet del Papa: "In Messico guarderò gli occhi della Vergine Maria, la supplicherò di continuare a guardarci con misericordia. A Lei affido il mio viaggio." (12 febbraio 2016)
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Prima di raggiungere il Messico il Papa incontra a Cuba il Patriarca Cirillo. Tempi maturi
L'Osservatore Romano
(Gaetano Vallini) Francesco è in viaggio verso l’America. Ma l’aereo papale non atterrerà in Messico, come era previsto fino a una settimana fa dal programma del dodicesimo pellegrinaggio internazionale del Pontefice. Il primo scalo sarà invece all’Avana — dove era già stato a settembre — per una tappa inattesa, ma che resterà nella storia: nella capitale cubana tra poche ore il Papa di Roma incontra il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Cirillo.
Un incontro atteso da decenni e preparato da lungo tempo — come è stato detto nel comunicato congiunto — che però non sembrava così imminente, dopo alcune ipotesi passate mai confermate. Ora ci siamo. I tempi sono maturi per questo primo abbraccio destinato ad avere sviluppi al momento non prevedibili nel cammino ecumenico, ma che ci si augura ricco di frutti. Avviene nel primo pomeriggio di venerdì 12, in una sala dell’aeroporto dell’Avana. Un luogo lontano dall’Europa. Del resto per il Papa «la realtà si legge meglio dalla periferia che dal centro», e purché questo incontro con Cirillo avvenisse — aveva confidato durante il volo di ritorno dalla Turchia il 30 novembre 2014 — sarebbe andato bene qualsiasi luogo: «Gli ho detto: “Io vengo dove tu vuoi. Tu mi chiami e io vengo”». Dunque questo quarto viaggio di Francesco in America latina (dove ha già visitato Brasile, Ecuador, Bolivia, Paraguay e Cuba) si apre con un fuori programma dall’enorme peso nel cammino verso l’unità dei cristiani. A questo importantissimo momento, che da solo basterebbe a rendere memorabile questa trasferta, seguirà la visita in Messico, non meno attesa. Sei giorni per incontrare un popolo dalla profonda fede, per condividerne drammi, ansie e speranze, per invocare per loro e con loro la Vergine di Guadalupe — il pellegrinaggio al santuario mariano sarà momento centrale della visita — ma anche per toccare con mano le difficoltà di un Paese in cui si avvertono le contraddizioni di un intero continente. Problemi che affliggono una popolazione su cui pesano mali ai quali non si riesce a trovare soluzione e che il Pontefice conosce bene, come ha mostrato due settimane fa rispondendo in un video alle domande postegli da alcuni messicani attraverso l’agenzia di stampa Notimex. «Se vengo lì — ha infatti spiegato — è per ricevere il meglio di voi e per pregare con voi, perché i problemi di violenza, di corruzione e tutto ciò che sta accadendo, si risolvano, perché il Messico della violenza, della corruzione, del traffico di droga, dei cartelli, non è il Messico che vuole nostra Madre e, di certo, io non voglio nascondere nulla di tutto questo. Al contrario, voglio esortarvi alla lotta quotidiana contro la corruzione, i traffici, la guerra, la disunione, il crimine organizzato, la tratta delle persone». Sarà quindi un viaggio dal forte significato pastorale e sociale. Dal Papa argentino i messicani, e con essi i popoli dell’America latina, si aspettano parole di incoraggiamento, ma anche di denuncia, di sprone alle istituzioni perché si facciano carico con maggiore impegno dei problemi. Le stesse tappe dell’itinerario — luoghi mai visitati nei cinque viaggi di Giovanni Paolo II, a parte la capitale e Tuxtla Gutiérrez in Chiapas, e in quello di Benedetto XVI nel 2012 — sono emblematiche e rispecchiano questa attenzione del Pontefice ai problemi reali ed endemici del Paese. A cominciare dalla prima. Città del Messico, infatti, è il simbolo delle diseguaglianze sociali, dove al centro luccicante dei grattacieli, della cultura, dei negozi e dei locali alla moda, fa da contraltare la ben più vasta periferia, un agglomerato sterminato di quartieri popolari e baraccopoli in cui abitano soprattutto poveri. Quei poveri che nel Paese sono il 46,2 per cento della popolazione, il 9,5 per cento dei quali vive in situazioni estreme. E il Papa ha deciso di visitare Ecatepec, cinquanta chilometri dalla capitale ma a essa contigua, una delle problematiche periferie della inarrestabile conurbazione. Andando a San Cristóbal de Las Casas, nel Chiapas, Francesco renderà omaggio alle comunità indigene incontrando una rappresentanza dei sessantadue popoli originari del Messico (undici milioni di persone). Un momento molto atteso, che non avrà nulla di folcloristico, ma che nelle intenzioni vuole promuovere la ricchezza culturale di questi popoli, che chiedono giustizia e riconoscimento pieno dei loro diritti fondamentali, quindi politiche concrete contro disuguaglianze, abbandono e miseria. Morelia, nel Michoacán, è stata ed è tuttora segnata dalle violenze legate alla criminalità organizzata legata ai cartelli della droga che colpiscono numerose famiglie provocando sofferenze e lutti. Il Papa sarà anche qui, testimoniando con la sua presenza attenzione verso questa piaga che, come quella della povertà, non è certo una prerogativa di questa regione, ma affligge l’intera nazione, potendo contare anche su connivenze e coperture frutto di corruzione. Così come il dramma dell’immigrazione, fenomeno epocale che attraversa il Messico da sud a nord, con il suo carico di angosce deluse e soprattutto di sfruttamento. Particolarmente allarmante è il caso delle migliaia di minori non accompagnati. Ma non si può dimenticare nemmeno il dramma dei desaparecidos, 26.000 dal 1996. E proprio la tappa a Ciudad Juárez, al confine con gli Stati Uniti, snodo principale della rotta dei migranti da tutta l’America del sud, nonché dei traffici di droga, è stata la più fortemente voluta dal Pontefice. Non a caso vi ha fatto riferimento nel tradizionale discorso d’inizio anno al corpo diplomatico. Il Messico che accoglie Francesco con calore ed entusiasmo è un Paese colpito da numerosi fattori di crisi economici e sociali. Ma il Pontefice sa anche che, sia pure con fatica, si stanno facendo passi avanti. Le istituzioni hanno intensificato gli sforzi ottenendo alcuni risultati significativi, sebbene il cammino verso la normalizzazione sia ancora molto lungo. La Santa Sede incoraggia questo impegno e l’intensificarsi delle relazioni con le autorità messicane testimonia un cambiamento anche nei rapporti con la Chiesa locale. Segnali importanti. Perché se è vero che sono lontani i tempi in cui, all’inizio del secolo scorso, il Messico, il secondo Paese al mondo per numero di cattolici, si fregiava di una delle costituzioni più anticlericali della storia, è altrettanto vero che l’eredità di quelle leggi così restrittive — causa anche di una sanguinosa persecuzione e della guerra cristera — decadute negli anni Trenta, ha pesato fino a non molti decenni fa. E per avere una effettiva legge di riforma dei rapporti tra Stato e Chiesa si è dovuto aspettare il 1992, anno in cui sono riprese anche regolari relazioni diplomatiche. Una riforma che ha poi avuto compimento nel 2012 con la revisione dell’articolo della Costituzione sulla libertà di culto. Con il suo viaggio Francesco intende in qualche modo anche riconoscere questo percorso di riavvicinamento, che aveva visto la presenza del presidente Enrique Peña Nieto in Vaticano il 13 marzo 2013 per la messa d’inizio di pontificato e il 7 giugno 2014 per la prima visita ufficiale. Ma essendo un viaggio pastorale, il Papa arriva soprattutto per incontrare la comunità cattolica. Una Chiesa che, attraverso i sacerdoti, i religiosi, le suore e i laici, è in prima linea sui diversi fronti per annunciare e testimoniare il Vangelo e per sostenere il popolo nelle difficoltà. Un impegno certo inviso a chi traffica in droga, armi ed esseri umani, lucrando sulla povertà e sulla disperazione, e che per questo non di rado si vendica anche uccidendo. Ma soprattutto il Pontefice in questi sei intensi giorni vuole essere a contatto la gente, e non a caso nei vari spostamenti percorrerà in automobile ben quattrocento chilometri, un record. Come sarà da primato il numero di volontari coinvolti, che sono molte decine di migliaia. Francesco incontra un popolo che nonostante tutto, malgrado l’avanzare del processo di secolarizzazione, conserva i suoi antichi valori e un grande fervore religioso, e che nella fede riesce ancora a trovare forza. Un popolo che ama molto il Papa e che in lui riconosce credibilità e motivo di identificazione nel suo essere latinoamericano, così come nella sua profonda devozione alla Madre comune. A quella Vergine di Guadalupe alla quale Francesco, annunciando il 12 dicembre in San Pietro questo viaggio e la sua presenza nel santuario a lei dedicato, ha detto di voler affidare «le sofferenze e le gioie dei popoli di tutto il continente americano».
L'Osservatore Romano
Un incontro atteso da decenni e preparato da lungo tempo — come è stato detto nel comunicato congiunto — che però non sembrava così imminente, dopo alcune ipotesi passate mai confermate. Ora ci siamo. I tempi sono maturi per questo primo abbraccio destinato ad avere sviluppi al momento non prevedibili nel cammino ecumenico, ma che ci si augura ricco di frutti. Avviene nel primo pomeriggio di venerdì 12, in una sala dell’aeroporto dell’Avana. Un luogo lontano dall’Europa. Del resto per il Papa «la realtà si legge meglio dalla periferia che dal centro», e purché questo incontro con Cirillo avvenisse — aveva confidato durante il volo di ritorno dalla Turchia il 30 novembre 2014 — sarebbe andato bene qualsiasi luogo: «Gli ho detto: “Io vengo dove tu vuoi. Tu mi chiami e io vengo”». Dunque questo quarto viaggio di Francesco in America latina (dove ha già visitato Brasile, Ecuador, Bolivia, Paraguay e Cuba) si apre con un fuori programma dall’enorme peso nel cammino verso l’unità dei cristiani. A questo importantissimo momento, che da solo basterebbe a rendere memorabile questa trasferta, seguirà la visita in Messico, non meno attesa. Sei giorni per incontrare un popolo dalla profonda fede, per condividerne drammi, ansie e speranze, per invocare per loro e con loro la Vergine di Guadalupe — il pellegrinaggio al santuario mariano sarà momento centrale della visita — ma anche per toccare con mano le difficoltà di un Paese in cui si avvertono le contraddizioni di un intero continente. Problemi che affliggono una popolazione su cui pesano mali ai quali non si riesce a trovare soluzione e che il Pontefice conosce bene, come ha mostrato due settimane fa rispondendo in un video alle domande postegli da alcuni messicani attraverso l’agenzia di stampa Notimex. «Se vengo lì — ha infatti spiegato — è per ricevere il meglio di voi e per pregare con voi, perché i problemi di violenza, di corruzione e tutto ciò che sta accadendo, si risolvano, perché il Messico della violenza, della corruzione, del traffico di droga, dei cartelli, non è il Messico che vuole nostra Madre e, di certo, io non voglio nascondere nulla di tutto questo. Al contrario, voglio esortarvi alla lotta quotidiana contro la corruzione, i traffici, la guerra, la disunione, il crimine organizzato, la tratta delle persone». Sarà quindi un viaggio dal forte significato pastorale e sociale. Dal Papa argentino i messicani, e con essi i popoli dell’America latina, si aspettano parole di incoraggiamento, ma anche di denuncia, di sprone alle istituzioni perché si facciano carico con maggiore impegno dei problemi. Le stesse tappe dell’itinerario — luoghi mai visitati nei cinque viaggi di Giovanni Paolo II, a parte la capitale e Tuxtla Gutiérrez in Chiapas, e in quello di Benedetto XVI nel 2012 — sono emblematiche e rispecchiano questa attenzione del Pontefice ai problemi reali ed endemici del Paese. A cominciare dalla prima. Città del Messico, infatti, è il simbolo delle diseguaglianze sociali, dove al centro luccicante dei grattacieli, della cultura, dei negozi e dei locali alla moda, fa da contraltare la ben più vasta periferia, un agglomerato sterminato di quartieri popolari e baraccopoli in cui abitano soprattutto poveri. Quei poveri che nel Paese sono il 46,2 per cento della popolazione, il 9,5 per cento dei quali vive in situazioni estreme. E il Papa ha deciso di visitare Ecatepec, cinquanta chilometri dalla capitale ma a essa contigua, una delle problematiche periferie della inarrestabile conurbazione. Andando a San Cristóbal de Las Casas, nel Chiapas, Francesco renderà omaggio alle comunità indigene incontrando una rappresentanza dei sessantadue popoli originari del Messico (undici milioni di persone). Un momento molto atteso, che non avrà nulla di folcloristico, ma che nelle intenzioni vuole promuovere la ricchezza culturale di questi popoli, che chiedono giustizia e riconoscimento pieno dei loro diritti fondamentali, quindi politiche concrete contro disuguaglianze, abbandono e miseria. Morelia, nel Michoacán, è stata ed è tuttora segnata dalle violenze legate alla criminalità organizzata legata ai cartelli della droga che colpiscono numerose famiglie provocando sofferenze e lutti. Il Papa sarà anche qui, testimoniando con la sua presenza attenzione verso questa piaga che, come quella della povertà, non è certo una prerogativa di questa regione, ma affligge l’intera nazione, potendo contare anche su connivenze e coperture frutto di corruzione. Così come il dramma dell’immigrazione, fenomeno epocale che attraversa il Messico da sud a nord, con il suo carico di angosce deluse e soprattutto di sfruttamento. Particolarmente allarmante è il caso delle migliaia di minori non accompagnati. Ma non si può dimenticare nemmeno il dramma dei desaparecidos, 26.000 dal 1996. E proprio la tappa a Ciudad Juárez, al confine con gli Stati Uniti, snodo principale della rotta dei migranti da tutta l’America del sud, nonché dei traffici di droga, è stata la più fortemente voluta dal Pontefice. Non a caso vi ha fatto riferimento nel tradizionale discorso d’inizio anno al corpo diplomatico. Il Messico che accoglie Francesco con calore ed entusiasmo è un Paese colpito da numerosi fattori di crisi economici e sociali. Ma il Pontefice sa anche che, sia pure con fatica, si stanno facendo passi avanti. Le istituzioni hanno intensificato gli sforzi ottenendo alcuni risultati significativi, sebbene il cammino verso la normalizzazione sia ancora molto lungo. La Santa Sede incoraggia questo impegno e l’intensificarsi delle relazioni con le autorità messicane testimonia un cambiamento anche nei rapporti con la Chiesa locale. Segnali importanti. Perché se è vero che sono lontani i tempi in cui, all’inizio del secolo scorso, il Messico, il secondo Paese al mondo per numero di cattolici, si fregiava di una delle costituzioni più anticlericali della storia, è altrettanto vero che l’eredità di quelle leggi così restrittive — causa anche di una sanguinosa persecuzione e della guerra cristera — decadute negli anni Trenta, ha pesato fino a non molti decenni fa. E per avere una effettiva legge di riforma dei rapporti tra Stato e Chiesa si è dovuto aspettare il 1992, anno in cui sono riprese anche regolari relazioni diplomatiche. Una riforma che ha poi avuto compimento nel 2012 con la revisione dell’articolo della Costituzione sulla libertà di culto. Con il suo viaggio Francesco intende in qualche modo anche riconoscere questo percorso di riavvicinamento, che aveva visto la presenza del presidente Enrique Peña Nieto in Vaticano il 13 marzo 2013 per la messa d’inizio di pontificato e il 7 giugno 2014 per la prima visita ufficiale. Ma essendo un viaggio pastorale, il Papa arriva soprattutto per incontrare la comunità cattolica. Una Chiesa che, attraverso i sacerdoti, i religiosi, le suore e i laici, è in prima linea sui diversi fronti per annunciare e testimoniare il Vangelo e per sostenere il popolo nelle difficoltà. Un impegno certo inviso a chi traffica in droga, armi ed esseri umani, lucrando sulla povertà e sulla disperazione, e che per questo non di rado si vendica anche uccidendo. Ma soprattutto il Pontefice in questi sei intensi giorni vuole essere a contatto la gente, e non a caso nei vari spostamenti percorrerà in automobile ben quattrocento chilometri, un record. Come sarà da primato il numero di volontari coinvolti, che sono molte decine di migliaia. Francesco incontra un popolo che nonostante tutto, malgrado l’avanzare del processo di secolarizzazione, conserva i suoi antichi valori e un grande fervore religioso, e che nella fede riesce ancora a trovare forza. Un popolo che ama molto il Papa e che in lui riconosce credibilità e motivo di identificazione nel suo essere latinoamericano, così come nella sua profonda devozione alla Madre comune. A quella Vergine di Guadalupe alla quale Francesco, annunciando il 12 dicembre in San Pietro questo viaggio e la sua presenza nel santuario a lei dedicato, ha detto di voler affidare «le sofferenze e le gioie dei popoli di tutto il continente americano».
L'Osservatore Romano
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Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Messico con sosta a La Habana per l’Incontro con S.S. Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia (12-18 febbraio 2016) - La partenza da Roma e telegramma al Presidente della Repubblica Italiana
Sala stampa della Santa Sede
La partenza da Roma
Ha avuto inizio questa mattina il 12° Viaggio Apostolico internazionale di Papa Francesco che si reca in Messico e compie oggi una sosta a La Habana per l’incontro – annunciato il 5 febbraio scorso - con Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.
Il Papa è giunto all’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino poco dopo le 7.30. L’aereo con a bordo il Santo Padre (un A330 dell’Alitalia) è decollato alle ore 8.24.
L’arrivo all’aeroporto internazionale “José Martí” de La Habana è previsto per le 14.00 (le 20 ora di Roma), dopo circa 12 ore di volo.
Telegramma al Presidente della Repubblica Italiana
Nel momento di lasciare il territorio italiano alla volta di La Habana (Cuba), il Santo Padre Francesco ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Sergio Mattarella, il seguente messaggio telegrafico:
A SUA ECCELLENZA ON. SERGIO MATTARELLA
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE - 00187 ROMA
NEL MOMENTO IN CUI LASCIO ROMA PER RECARMI IN MESSICO PER SOSTENERE LA MISSIONE DELLA CHIESA LOCALE E PORTARE UN MESSAGGIO DI SPERANZA, MI È CARO RIVOLGERE A LEI, SIGNOR PRESIDENTE, IL MIO DEFERENTE SALUTO, CHE ACCOMPAGNO CON FERVIDI AUSPICI PER IL BENESSERE SPIRITUALE, CIVILE E SOCIALE DEL POPOLO ITALIANO, CUI INVIO VOLENTIERI LA BENEDIZIONE APOSTOLICA
FRANCISCUS PP.
Ha avuto inizio questa mattina il 12° Viaggio Apostolico internazionale di Papa Francesco che si reca in Messico e compie oggi una sosta a La Habana per l’incontro – annunciato il 5 febbraio scorso - con Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.
Il Papa è giunto all’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino poco dopo le 7.30. L’aereo con a bordo il Santo Padre (un A330 dell’Alitalia) è decollato alle ore 8.24.
L’arrivo all’aeroporto internazionale “José Martí” de La Habana è previsto per le 14.00 (le 20 ora di Roma), dopo circa 12 ore di volo.
Telegramma al Presidente della Repubblica Italiana
Nel momento di lasciare il territorio italiano alla volta di La Habana (Cuba), il Santo Padre Francesco ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Italiana, On. Sergio Mattarella, il seguente messaggio telegrafico:
A SUA ECCELLENZA ON. SERGIO MATTARELLA
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE - 00187 ROMA
NEL MOMENTO IN CUI LASCIO ROMA PER RECARMI IN MESSICO PER SOSTENERE LA MISSIONE DELLA CHIESA LOCALE E PORTARE UN MESSAGGIO DI SPERANZA, MI È CARO RIVOLGERE A LEI, SIGNOR PRESIDENTE, IL MIO DEFERENTE SALUTO, CHE ACCOMPAGNO CON FERVIDI AUSPICI PER IL BENESSERE SPIRITUALE, CIVILE E SOCIALE DEL POPOLO ITALIANO, CUI INVIO VOLENTIERI LA BENEDIZIONE APOSTOLICA
FRANCISCUS PP.
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L’incontro tra Francesco e Kirill a Cuba
Cyberteologia
(Antonio Spadaro S.I.) Oggi, 12 febbraio 2016 avverrà un evento storico. Tra poco più di un’ora partirò con Papa Francesco, il suo seguito e i colleghi giornalisti per Cuba. E a Cuba per la prima volta si incontreranno il Papa di Roma e il Patriarca di Mosca. Francesco e Kirill, due leader religiosi cristiani, si vedranno faccia a faccia e firmeranno una dichiarazione comune. (...)
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Messaggio del Presidente Mattarella a Papa Francesco in occasione della partenza per il Viaggio Apostolico negli Stati Uniti Messicani
Quirinale
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato a sua Santità Francesco il seguente messaggio:
«Santità,
desidero farle pervenire il mio più sincero ringraziamento per il messaggio che ha voluto cortesemente indirizzarmi nel momento in cui Ella si accinge a partire per il Viaggio Apostolico negli Stati Uniti Messicani.
Dopo la sua visita nello scorso luglio in Ecuador, Bolivia e Paraguay e quella a Cuba in settembre, l'Italia e la comunità internazionale guardano con autentico interesse alla sua nuova missione nel continente americano. Il Messico, paese emblematico della poliedrica realtà latino-americana, nel quale contrasti profondi si accompagnano a enormi potenzialità, attende con fiducia, a partire dai poveri, dagli emarginati e da quanti vivono ogni giorno in condizioni di precarietà e difficoltà, il suo messaggio di pace, solidarietà e di speranza.
L'Italia e la comunità internazionale seguiranno poi con speciale attenzione il suo storico incontro a Cuba con il Patriarca Kirill, che costituirà un momento di fondamentale importanza per i cristiani e per tutti coloro che credono fermamente nella cultura del dialogo.
Mi è gradita l'occasione, Santità, per rinnovarle i sensi della mia profonda stima e considerazione».
«Santità,
desidero farle pervenire il mio più sincero ringraziamento per il messaggio che ha voluto cortesemente indirizzarmi nel momento in cui Ella si accinge a partire per il Viaggio Apostolico negli Stati Uniti Messicani.
Dopo la sua visita nello scorso luglio in Ecuador, Bolivia e Paraguay e quella a Cuba in settembre, l'Italia e la comunità internazionale guardano con autentico interesse alla sua nuova missione nel continente americano. Il Messico, paese emblematico della poliedrica realtà latino-americana, nel quale contrasti profondi si accompagnano a enormi potenzialità, attende con fiducia, a partire dai poveri, dagli emarginati e da quanti vivono ogni giorno in condizioni di precarietà e difficoltà, il suo messaggio di pace, solidarietà e di speranza.
L'Italia e la comunità internazionale seguiranno poi con speciale attenzione il suo storico incontro a Cuba con il Patriarca Kirill, che costituirà un momento di fondamentale importanza per i cristiani e per tutti coloro che credono fermamente nella cultura del dialogo.
Mi è gradita l'occasione, Santità, per rinnovarle i sensi della mia profonda stima e considerazione».