Dove potrà essere attinta la forza per evangelizzare il mondo? Dalla connessione col Risorto, cioè meglio dallo Spirito Santo effuso in noi dal Signore risorto, se lo lasceremo lavorare dentro di noi, come afferma san Paolo:
"La mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio." (1Cor. 2,4). E' certo quindi che questa forza ci sarà data dalla nostra connessione vitale con Cristo, "potenza di Dio e sapienza di Dio. "Tutto posso in Colui che mi dà forza" (Fil. 4,13). E' certo infine che questa forza ci sarà sempre data se non ci isoliamo individualisticamente, ma ci manteniamo cordialmente e intimamente connessi con il Christus Totus, e dunque con la Chiesa madre e maestra, "colonna e sostegno della verità" (1Tm. 3,15).
Saremo così disponibili ad accogliere tutto quanto di vero, di buono, di bello possiamo trovare in tutti gli angoli della terra,anche in quelli che appaiono più remoti dall'esperienza cristiana: lo Spirito può suscitare bagliori di verità, di giustizia, di bellezza dove più gli piace, e noi saremo pronti ad apprezzare queste ricchezze, dovunque le ravvisiamo, come le frange del mantello di Cristo.
E' opportuno ritornare al valore di quella coscienza di verità di cui ho già parlato (V. post del 2 marzo scorso) e della sua assoluta necessità perchè l'annuncio non si svigorisca. La questione corre oggi il pericolo di essere male impostata perfino entro la cattolicità, dal mopmento che siamo tutti immersi in una cultura relativistica e sostanzialmente scettica, mentre è di capitale importanza che sia correttamente affrontata per non compromettere la forza intrinseca del Kerygma. Non possiamo dimenticare che all'origine del fatto cristiano c'è l'intervento del Verbo di Dio nella storia, come "la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv. 1,9), e che la Chiesa trova la sua ragion d'essere appunto nella sua funzione di custode fedele di questo inaudito regalo del cielo. L'autenticità e la consistenza del cristianesimo dipendono da questo dato primordiale. Non meraviglia che quanti non credono a questo evento possano irritarsi della "pretesa" cristiana sulla verità, e la giudichino una arroganza. Ma stupisce moltissimo che quanti riconoscono il Mistero possano poi di fatto assimilarsi a coloro che non lo riconoscono, snmarrendo o attenuando la coscienza di verità che continua ad irradiare il suo splendore nella Chiesa.