Erano circa 550, tra sacerdoti e coppie di sposi, per lo più incaricati diocesani per la pastorale familiare di nuova nomina, i partecipanti al convegno organizzato dall'Ufficio nazionale per la Pastorale della famiglia dal 9 all'11 novembre 2012 alla Domus Pacis di Assisi.
In concomitanza con il convegno è stato presentato presentato il documento della Commissione Episcopale per la famiglia e la vita sull'accompagnamento dei fidanzati e i percorsi di preparazione alle nozze. (*)
Educare all'amore e accompagnare nel percorso del fidanzamento sembrano, oggi, imprese particolarmente difficili, per alcuni, addirittura, improponibili, ritenendo che i mutamenti culturali e sociali siano tali da mettere radicalmente in discussione l'esistenza stessa dell'istituto del matrimonio. Su questa linea perde valore la condizione del fidanzamento a favore di ormai diffuse forme di convivenza, prematrimoniali o permanenti o almeno "finché ci vogliamo bene". Anche il percorso di educazione all'amore pare seguire questa deriva, a tutto vantaggio della pretesa di una neutra informazione che assicuri un esercizio della sessualità privo di rischi per sé e per gli altri
La comunità cristiana conosce bene queste posizioni e le scelte che ne derivano, ma riconosce ancor più e ribadisce il valore e la fiducia nella persona umana come essere educabile all'amore totale, unico, fedele e fecondo, come è l'amore degli sposi, attraverso un percorso progressivo e coinvolgente. Crede, infatti, che la radice dell'amore sia in Dio uno e trino e il suo compimento sia in Cristo, morto e risorto, che dona la sua vita per l'umanità. Crede che questo amore abiti ogni essere umano, che ancora oggi lo ricerca per una vita buona e felice.
La comunità cristiana, per questo, non si stanca di riproporlo ai ragazzi e ai giovani, convinta che le ombre del presente non siano tali da oscurare il loro futuro e che ancora siano attratti dalla luce che promana dall'amore vero.
Ecco, allora, questo testo che, proprio credendo alla possibilità di educare e crescere nell'amore, definisce linee rinnovate per i percorsi verso il matrimonio, chiarisce punti delicati, riconferma il valore del fidanzamento come tempo necessario e privilegiato per conoscersi tra innamorati, per compiere passi importanti e per accogliersi come dono reciproco, se questo è nel pensiero di Dio.
(*): Per il testo del documento, vedi il post che ho pubblicato ieri sera:
18 ore fa
I
promessi sposi: istruzioni per l'uso. Promessi Sposi fiera matrimonio a
Bari. Riporto da "Avvenire" di oggi, 11 novembre. Riaffermare tra i
giovani e gli adolescenti il valore del "pudore" e della "castità", come
"i due valori più ...
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Assisi, 9-11 Novembre 2012
UFFICIO DICESANO DI PASTORALE FAMILIARE: PORTE APERTE PER PROGETTARE INSIEME … CON I MOVIMENTI, LE ASSOCIAZIONI E LE NUOVE COMUNITA’
TAVOLA ROTONDA
Giovanni e Annamaria Stirati (Cammino Neocatecumenale)
In rapporto al quesito della tavola rotonda “porte aperte per progettare insieme”, riteniamo che sia urgente passare da una pastorale sacramentale (o di conservazione) ad una pastorale di evangelizzazione
La pastorale sacramentale si rivolge, nel caso migliore, solo a quel 10-15% che frequenta la Chiesa. Il problema di questa pastorale è che per credere che Cristo sia presente nell’Eucarestia ci vuole la fede, per credere che è nel Papa è necessaria la fede. Per credere che sia nel prete più fede. Per credere che sia nel vescovo ancora più fede. Per credere che sia in coloro che soffrono più fede ancora, perché molta gente dice che Dio non esiste, proprio vedendo coloro che soffrono.
Dunque quelle presenze di Cristo non servono per uno che non ha la fede. A questo proposito non serve neppure il tempio. Molta gente secolarizzata entra nelle chiese come se si trattasse di un museo.
Queste considerazioni valgono sia per le persone che, pur battezzate, sono ormai lontane dalla Chiesa, sia per tanti battezzati “praticanti”, che spesso vivono il cristianesimo a livello di pura religiosità naturale.
Bisogna quindi trovare una presenza di Cristo che non presupponga la fede, ma, anzi, chiami alla fede. Esiste una presenza di Cristo che chiami gli uomini alla fede? Sì, è quanto dice Gesù nel Vangelo: “Amatevi come io vi ho amato”. Come ci ha amato Cristo? Ci ha amato nella misura della croce. Attraverso questo amore tutti sapranno che siete miei discepoli”. Tutti sapranno…anche i lontani.
Dice ancora Gesù Cristo: “Siate perfettamente uno e gli uomini crederanno”. Cioè, se in una parrocchia esistessero dei cristiani che si amassero così come Gesù Cristo ci ha amati e fossero perfettamente uno, per il solo fatto che esistono starebbero già evangelizzando tutti i lontani dalla Chiesa intorno a loro.
Quindi, secondo le parole di Cristo nel Vangelo, ciò che chiama alla fede non è tanto la fede, pur ammirevole, di una singola persona, fede che certamente si trova presente in più di un caso in una parrocchia, quanto la presenza visibile, il segno di una piccola comunità cristiana che manifesta l’amore di Cristo e l’unità.
Con questo stiamo sottolineando quindi che, per evangelizzare, sono necessari i segni della fede. Senza di essi la gente non ascolta, non ha l’orecchio aperto, intende solo moralismi. Possono pensare che si stia dicendo loro che devono essere buoni, che devono sforzarsi per praticare la virtù. Come leggiamo negli Atti degli Apostoli, perché si apra il loro orecchio alla predicazione, sono necessari i miracoli. Ma, quando appare quello che in teologia viene chiamato “il miracolo morale”, i miracoli quasi spariscono. Perché è apparso un miracolo più grande, la Chiesa, la comunità cristiana, una piccola comunità di fratelli che si amano e sono uno in Cristo.
Con molto realismo noi cominciamo nelle parrocchie da zero, non presupponendo la fede anche nei battezzati, ma annunciando il kerigma come se ci trovassimo di fronte a fratelli con fede infantile. Vengono date le catechesi iniziali, che rappresentano una sintesi teologico-catechetica approvata dalla Santa Sede come Direttorio del Cammino Neocatecumenale e si forma la prima comunità. Questa inizia il suo Cammino Neocatecumenale, secondo l’itinerario descritto nello Statuto del Cammino Neocatecumenale. approvato in via definitiva dalla Santa Sede.
Il Cammino rappresenta quindi, per i laici, una iniziazione cristiana post-battesimale, al servizio dei Vescovi e dei Parroci, che contribuisce a formare, nella parrocchia, comunità cristiane adulte nelle fede. Queste, per la loro sola presenza, danno quei segni della fede che chiamano alla fede i lontani.
Oggi la minaccia più grande è portata al sacramento del matrimonio come tale, attraverso la separazione dell’atto unitivo dall’atto procreativo.
Secondo la nostra esperienza molte coppie si trovano in grande sofferenza perché non compiono rettamente l’atto matrimoniale. Spesso sopraffatte da una continua catechesi anticristiana, ricercano nel matrimonio solo l’appagamento sessuale e, ponendo una barriera alla procreazione, falsificano il linguaggio del corpo. Ciò è fonte di moltissime insoddisfazioni, sia di tipo sessuale che affettivo, sicché la coppia perde immediatamente forza, non essendo più sostenuta dalla grazia di Gesù Cristo
Aiutare la coppia in difficoltà nel matrimonio significa soprattutto annunciare di nuovo ai coniugi la verità e la forza del sacramento, perché siano aiutati a celebrare l’atto sessuale (ha detto Giovanni Paolo II in un memorabile discorso: “A quale uomo parliamo? All’uomo che sta sotto il potere del peccato o all’uomo liberato da Gesù Cristo?”). Cosi il talamo nuziale ritorna ad essere veramente un altare per un sacrifìcium laudis nell’abbandono alla volontà di Dio, che si prenderà cura dei suoi figli e li aiuterà nelle loro debolezze.
Recuperare la pienezza del sacramento significa recuperare Cristo che si dona alla sua Chiesa e la Chiesa che si dona a Cristo. Sono due, ma una sola carne.. Appaiono l’unità di Dio e la comunione attraverso l’unione fisica. Ricongiungendo l’atto unitivo con quello procreativo, viene ripristinato il linguaggio del corpo nella reciproca donazione. I coniugi sono di nuovo collaboratori di Dio per la possibilità di una nuova vita. In tal modo ricevono la pienezza della grazia sacramentale, insieme alla forza per sostenere le difficoltà della vita coniugale e dell’ educazione dei figli.
Nel Cammino Neocatecumenale l’educazione ai valori umani e cristiani dei figli viene curata, in famiglia, soprattutto attraverso la trasmissione della fede in una liturgia domestica di celebrazione domenicale delle lodi che riunisce, per tutto l’anno, tutta la famiglia intorno alla Parola di Dio.
L’esperienza di molti anni ha dimostrato che questo incontro domenicale genitori- figli alla luce della Parola di Dio, rappresenta, nel mondo attuale, profondamente secolarizzato, il luogo privilegiato di un dialogo, spesso altrimenti impossibile, sui problemi più seri dell’esistenza, quali la sessualità, i rapporti affettivi, il matrimonio, il lavoro, i rapporti con gli amici, l’obbedienza ai genitori, la politica, il rapporto con il denaro, l’accettazione della precarietà, la sofferenza, la vecchiaia e la morte. Nell’ambito familiare questi problemi sono spesso ignorati. Ancor peggio, vengono banalizzati o distorti, in chiave profondamente anticristiana, da parte sia della scuola che del mezzo televisivo o della rete internet. Questi mezzi rappresentano ormai, anche se in modo inapparente, la parte più rilevante della informazione-formazione dei giovani.
Il dialogo con i figli diviene particolarmente delicato quando si affronti il tema della verità e del significato della sessualità. I bambini e i ragazzi, guidati con sapienza e prudenza, espongono la loro esperienza e ricevono dai genitori una interpretazione cristiana su queste realtà. Il valore di tale interpretazione fonda la sua base esperienziale sul cammino di fede degli stessi genitori, illuminato dal magistero della Chiesa. La Chiesa infatti, rivelando all’uomo la sua più profonda vocazione all’amore e al dono di sé, può essere cosi presentata nella sua vera luce, contro le interpretazioni e i pregiudizi di tanta parte dell’opinione pubblica che la considerano nemica della modernità e della libertà.
Una attenzione particolare viene infine da noi rivolta a quanto i ragazzi possono ricevere nell’ambito della scuola, dove vengono spesso presentati metodi di cosiddetta “educazione sessuale” che feriscono il pudore e la sensibilità dei ragazzi. Proprio per aver avvertito da tempo questo rischio, educhiamo i nostri figli alla obiezione di coscienza (con uscita dalla classe) per ogni forma di educazione sessuale contraria alla rivelazione.
Si dà in tal modo applicazione pratica al magistero di Benedetto XVI sui principî non negoziabili
Inoltre, proprio per la riscoperta delle ricchezze immense del Battesimo la comunità cristiana neocatecumenale avverte imperiosa l’esortazione di san Paolo “Caritas Christi urget nos”.
Si percepisce fondamentale il primato dell’evangelizzazione. Sono sorte così numerose forme di evangelizzazione: équipes di catechisti presso nuove parrocchie, équipes di catechisti itineranti inviati a tutte le parti del mondo, comunità intere che hanno concluso l’itinerario neocatecumenale inviate in missione in parrocchie di periferia, su espressa richiesta dei parroci (communitates in missionem).
Inoltre, su richiesta dei Vescovi, sono partite molte famiglie con i loro figli in missione in tutto il mondo (famiglie in missione) e, recentemente, sono partite altre famiglie per quella che è stata definita la “missio ad gentes”, come per una nuova “implantatio ecclesiae” in zone di grandi città,dell’Europa e di altri continenti, zone quasi completamente scristianizzate, in cui il 50-90% dei bambini non è battezzato e gli adulti sono quasi totalmente assenti dalla parrocchia territoriale.
E’infine doveroso ricordare le migliaia di vocazioni di giovani, ragazzi e ragazze, alla vita religiosa. I ragazzi seguono il cammino di formazione al presbiterato e alla missionarietà, come seminaristi negli oltre 90 seminari Redemptoris Mater eretti dai Vescovi in tutto il mondo. Le ragazze sono entrate sia in monasteri di clausura che in altre realtà religiose femminili.
In conclusione, ritornando al tema della tavola rotonda, il Cammino Neocatecumenale rappresenta un valido aiuto alla conversione e alla maturità della fede personale e alla pastorale familiare, alla luce del magistero di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che ha illuminato le coscienze degli uomini della nostra generazione