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Apro questo post con una nota editoriale del settimanale video “Octava Dies”, di p. Federico Lombardi, SJ.
Il senso ultimo della nostra vita è oltre questo mondo.
Nei primi giorni di novembre la Chiesa ci invita ad alzare lo sguardo, a squarciare il cielo chiuso sopra le nostre teste e a vedere aldilà. Vedere la comunità dei salvati, dei santi, viva con il Signore, sentirne la presenza e l’unione spirituale con noi in cammino. Esprimere il nostro rapporto spirituale con i defunti, nel ricordo, nella preghiera, nella speranza.
Nel recente Messaggio conclusivo del Sinodo al popolo di Dio si ricorda
che “alla donna samaritana Gesù non si presenta semplicemente come colui
che dà la vita, ma come colui che dona la ‘vita eterna’(Giov 4,14). Il
dono di Dio non è semplicemente la promessa di condizioni migliori in
questo mondo, ma l’annuncio che il senso ultimo della nostra vita è
oltre questo mondo, in quella comunione piena con Dio che attendiamo
alla fine dei tempi”.
E il Messaggio continua ricordando che nella Chiesa le persone
consacrate a Dio totalmente, in povertà, castità e obbedienza, devono
essere proprio i testimoni di questo orizzonte dell’esistenza umana che
va oltre la morte, testimoni dell’attesa di un compimento che si trova
solo aldilà di quanto sperimentiamo su questa terra. Vocazione
splendida, ma quanto esigente!
L’impegno in questo mondo è doveroso e necessario, ma dev’essere
alimentato da una speranza che sia capace di motivarlo, che ne orienti
il cammino, verso “cieli nuovi e terra nuova”. Senza questa speranza non
era possibile la prima evangelizzazione e non sarà possibile quella
nuova. Leviamo dunque il capo per vedere il Signore che viene
accompagnato dai suoi santi.
P. Federico Lombardi, SI.
P. Federico Lombardi, SI.
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(*): Vedi in primo luogo il post seguente, in cui è riportato anche il testo del "Trattato sul Purgatorio" di santa Caterina da Genova.
12 Gen 2011
oggi
vorrei parlarvi di un'altra Santa che porta il nome di Caterina, dopo
Caterina da Siena e Caterina da Bologna; parlo di Caterina da Genova,
nota soprattutto per la sua visione sul purgatorio. Il testo che ne
descrive la vita ...
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L’ottavario per i defunti è un’antica consuetudine che consiste nel suffragare, per otto giorni consecutivi, le anime del Purgatorio con preghiere, con la confessione, con la comunione e opere di carità. Perchè “ottavario”?
L’origine è da attribuire a San Nicola da Tolentino, frate agostiniano vissuto nel XIII secolo.
Si dice che una notte si trovava in un convento agostiniano presso Pesaro e mentre dormiva, in sogno sentì una voce che lo chiamava lamentandosi: “Frate Nicola, uomo di Dio, guardami. Sono frate Pellegrino da Osimo che da vivo hai conosciuto. Sono tormentato in questa fiamma. Dio, accettando la mia contrizione, non mi ha condannato alla pena eterna ma per sua misericordia alla pena del Purgatorio. Ti prego dunque umilmente di celebrare la Messa dei defunti per liberarmi da queste fiamme”. Nicola gli rispose: “Ti aiuti, fratello, il mio Salvatore dal cui sangue sei stato salvato; ma io, sono incaricato di celebrare la Messa conventuale, soprattutto domani che è domenica, il cui rito liturgico si deve rispettare, non posso celebrare la Messa dei defunti”. E frate Pellegrino di rimando: “Vieni, venerando padre, vieni e considera se ti sembra conveniente respingere senza pietà l’appello di tanta misera gente che mi ha mandato”. E gli mostrò la pianura verso Pesaro piena di gente. Poi soggiunse: “Abbi pietà, Padre, di una moltitudine tanto misera che aspetta il tuo aiuto tanto utile. Infatti, se vorrai celebrare per noi, la maggior parte di noi sarà liberata da questi atroci tormenti”. Risvegliatosi, Nicola cominciò a pregare, e poi chiese il permesso al priore di celebrare per tutta la settimana la Messa per le anime del Purgatorio. Trascorsa quella settimana, frate Pellegrino gli apparve di nuovo, ringraziandolo per averlo sottratto dal Purgatorio e riferendogli che gran parte delle persone che aveva visto in sogno nella piana di Pesaro già godevano della gloria di Dio.
Nell’ottavario, la Chiesa raccomanda ai fedeli di pregare il Signore affinchè ascolti la voce di chi invoca clemenza: De profundis clamavi ad te, Domine: Domine exaudi vocem meam, (salmo 129 ) o misericordia: Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam ( salmo 50).
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OTTAVARIO
DEI DEFUNTI
(Schema di preghiera)
1
novembre
TOCCHERÀ
ANCHE A NOI
Ogni essere creato è destinato a finire,
per il fatto stesso che è creato. Perciò, anche l'uomo deve morire. Dio
aveva dato all'uomo anche il dono dell'immortalità. L'uomo peccò e perse
ogni dono. Venendo però da Dio, l'uomo ritorna a Dio attraverso la morte.
Cristo, con la sua morte e risurrezione, ha reso la nostra morte inizio di vita
eterna.
Il 2 novembre la Chiesa ci invita a
visitare i cimiteri perché, ricordando i morti, si ricordi anche che la
stessa sorte toccherà anche a noi. Quelli che dormono nel cimitero furono
come ora siamo noi, ma anche noi saremo come sono loro. Sappiamo che molti
di loro furono chiamati improvvisamente. Non pochi morirono per incidenti
vari. Qualunque sia il genere della nostra morte non va dimenticato che con
essa ogni cristiano compie il suo passaggio in Cristo. Col Battesimo muore in
Cristo, con la morte e la risurrezione, risusciterà con Lui.
Preghiamo
- O Dio, che sei la misericordia e il perdono, ti supplichiamo per le anime
dei tuoi servi che per tuo volere hanno lasciato questo mondo; non consegnarle
nelle mani del nemico, non dimenticarle nella morte ma comanda agli Angeli santi
di accoglierle e di condurle nella patria del paradiso; poiché in te hanno
sperato e creduto, non soffrano le pene dell'inferno ma siano partecipi della
gloria eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.
2
novembre
PARTI,
ANIMA CRISTIANA
San Carlo Borromeo, in un quadro
raffigurante la morte con la falce in mano, fece togliere la falce e fece
mettere una chiavina d'oro; perché, diceva il santo, la morte chiude la porta
del tempo e apre quella dell'eternità, chiude il periodo della prova e apre
quello della gioia. Infatti, la chiesa celebra l'anniversario della morte dei
Santi come giorno del loro natale, della loro nascita in cielo. La liturgia
dice: "Parti, anima cristiana, da questo mondo nel nome di Dio Padre che
ti ha creato; nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio che ha patito per te; nel
nome dello Spirito Santo, che in te è stato effuso, nel nome della santa e
gloriosa Vergine Maria".
Nel Vecchio Testamento la morte appariva
la maestosa giustiziera, colei che metteva fine alle cattive azioni degli empi e
premiava i perseguitati. Gesù, più volte, mette in guardia gli indifferenti.
"Che cosa ti giova conquistare il mondo se poi perdi l'anima?"
L'insensato dice: "I miei granai sono pieni, la mia cantina è ricolma di
ottimi vini, il mio gruzzolo è pingue. Cosa farò dunque? Mi rinchiuderò nei
miei possedimenti e me la godrò". "Stolto, - dice Dio - questa
notte morirai e le tue ricchezze a chi andranno?" Alle cinque vergini
stolte che non hanno saputo vigilare, lo sposo risponde: "In verità vi
dico non vi conosco, vegliate dunque perché non conoscete né il giorno, né
l'ora".
Preghiamo
- Clementissima Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, raccomanda al tuo
Figlio Santissimo le anime degli agonizzanti, perché non temano l'ora della
morte, ma protetti da te possano entrare nella patria celeste. Per Cristo nostro
Signore. Amen.
3
novembre
SAREMO
GIUDICATI
San Tommaso dice che ciascun uomo può
considerarsi come persona singola e come parte della società. Perciò anche
il giudizio sul suo conto deve essere duplice: uno subito dopo la morte per
quello che operò come persona singola, l'altro alla fine del mondo, nel quale
viene giudicato come membro della società umana. Nella Bibbia è meglio
specificato il giudizio universale, però si parla assai spesso anche del
giudizio particolare. Al buon ladrone Gesù risponde: "Oggi stesso sarai
con me nel mio regno". Non aspetterà alla fine del mondo per giudicarlo,
lo giudicherà subito dopo la morte e subito avrà il premio. Così Lazzaro
appena morto sarà portato nel seno di Abramo; il ricco Epulone sarà
precipitato nell'inferno. Gesù ha paragonato il regno dei cieli a un tesoro nascosto,
per comprare il quale il buon mercante vende tutto ciò che ha. Quest'uomo non
guarda a sacrifici, perché sa che avrà una grandissima ricompensa quando sarà
in possesso del tesoro nascosto. Questo tesoro è la vita eterna, e l'uomo
saggio osa tutto, rinunzia a tutto pur di conquistarla.
Preghiamo
-
A te ci rivolgiamo, san Giuseppe, patrono degli agonizzanti, che nella
tua morte fosti assistito da Gesù e Maria, perché tu ci assista nell'ultima
lotta e con il tuo aiuto possiamo conseguire la vita eterna. Per Cristo nostro
Signore. Amen.
4
novembre
TIMORE
DI DIO
Perché la nostra fiducia in Dio porti
frutti di bene, deve essere sostenuta da un sano timore di Dio. Tutti gli Ebrei
usciti dall'Egitto passarono il Mar Rosso a piedi asciutti, furono guidati
di giorno, da una colonna di nubi e di notte da una colonna di fuoco. Tutti
furono nutriti dalla manna e dalle quaglie e tutti furono dissetati dall'acqua
miracolosa scaturita dalla roccia, e, grazie a Dio, entrarono nella terra promessa.
Invece Cafarnao, Corazin e Betsaida udirono le parole di Gesù e videro i suoi
miracoli, ammirarono Gesù, tanto da volerlo fare re, eppure non fecero
fruttificare ciò che videro e ciò che udirono. Al giudizio universale - dice
Gesù - saranno trattati con più severità di Sodoma e Gomorra, perché non
hanno avuto rispetto della presenza di Dio.
Nella Bibbia spesso è messa in luce la
necessità del giudizio. La ragione e la fede esigono che le azioni più
segrete, che hanno offeso Dio ed hanno nociuto al prossimo, debbano essere
conosciute da tutti e condannate. Così le azioni buone, anche le più
segrete, che hanno onorato Dio e giovato al prossimo devono essere lodate da
tutta l'umanità. Già il profeta Isaia aveva detto che il giorno del giudizio
"è contro ogni esaltato per umiliarlo, e contro tutti i cedri del Libano
alti e sublimi" (2,12-13).
Preghiamo
- O Padre, ti ringraziamo perché ci chiami alla beatitudine eterna del tuo
regno. Ti preghiamo per tutti i defunti, soprattutto per coloro che non sono
morti "nel Signore", affinché per meriti di Gesù e di tutta la sua
Santa Chiesa possano incontrarti e conoscerti per ciò che sei davvero: Dio e
Padre d'amore infinito. Per Cristo nostro Signore. Amen.
5
novembre
HA
VINTO LA MORTE
Il profeta Isaia aveva preannunciato che
il Messia avrebbe vinto la morte: "Eliminerà la morte per sempre; il
Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto" (Is 25,8). Ai Romani san
Paolo dà l'ultima ragione della vittoria di Cristo sulla morte: "Ma se
siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo
risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte;
ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi
consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in cristo Gesù" (Rm
6,8-11).
Secondo
san Paolo, il centro della religione cristiana è la risurrezione di Cristo,
modello e causa della nostra risurrezione. Difatti così si esprime: "Non
ero presente né alla morte, né alla risurrezione di Cristo, perché in quel
tempo ero nemico di Cristo e della sua dottrina, però io l'ho saputo dagli
Apostoli, ai quali Gesù risorto è apparso più volte; apparve anche a
cinquecento discepoli riuniti insieme, dei quali molti vivono ancora. Per ultimo
è apparso anche a me. La morte e la risurrezione di Cristo non sono avvenimenti
improvvisati; erano già stati profetizzati dalla Sacra Scrittura, e si sono
avverati come erano stati predetti".
Preghiamo
- O Dio che sei generoso nel perdono e vuoi la salvezza degli uomini, noi
supplichiamo la tua clemenza: per l'intercessione della beata Vergine Maria e
dei tuoi Santi, concedi alle anime di tutti i fedeli, che hanno lasciato questo
mondo, di essere partecipi della felicità eterna. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
6 novembre
IL PURGATORIO
Che succederà dopo la morte? E’ una
domanda che ha assillato gli uomini di tutti i tempi, credenti e non credenti.
La risposta a questa domanda è sempre difficile. Qualcuno dice spavaldamente
che dopo la morte c'è il nulla, anche se avverte un malcelato dubbio: ' E se
poi ci fosse qualcosa?' Il credente afferma: 'Dopo la morte c'è il giudizio, il
premio o il castigo'. Ma anche in lui affiora il dubbio: 'E se non ci fosse
nulla?' Insomma, il pensiero dell'aldilà tormenta un po' tutti, credenti e non.
Una risposta chiara si impone per tutti, perché realmente la convinzione
dell'aldilà dà alla vita di ciascuno un orientamento molto diverso. La
risposta chiara ce la dà la ragione usata bene e la fede sincera.
Tra le verità di fede troviamo anche
quella del Purgatorio: verità accolta dalla genuina pietà cristiana. Già
nei primi secoli della sua storia, la Chiesa, celebrando la Messa, pregava perché
Iddio accogliesse nella gloria dei cieli i fedeli defunti. Dice Tertulliano:
"negli anniversari facciamo offerte per defunti. Se mi domandate in forza
di quali leggi facciamo ciò, vi dirò che non c'è nessuna legge scritta: è la
tradizione che ne è l'autrice, la consuetudine che lo conferma, la nostra fede
che lo conserva".
Preghiamo
- O Dio, Creatore e
Redentore di tutti i fedeli, concedi alle anime dei tuoi servi e delle tue serve
la remissione di tutti i peccati, affinché per queste pie preghiere abbiano il
perdono che hanno sempre desiderato. Per Cristo nostro Signore. Amen.
7
novembre
L’INFERNO
A Cafarnao, quando Gesù promise
l'Eucaristia, i Giudei gli risposero scandalizzati: "Questo parlare è
duro! Chi lo può ascoltare?" e se ne andarono via. Ma Gesù non attenuò
nessuna delle sue parole, e non l'avrebbe fatto anche se gli stessi Apostoli
se ne fossero andati. Lo stesso avvenne per la predicazione dell'Inferno. I
Giudei erano persuasi di sfuggire dal giudizio futuro perché "avevano
per padre Abramo". Gesù rispose: "Non crediate di poter dire dentro
di voi: Noi abbiamo per padre Abramo... perché già la scure è posta alla
radice degli alberi: ogni albero che non dà frutto si taglia e si getta al
fuoco".
Sant'Agostino
scrive: "È perfettamente inutile che certuni si facciano prendere da un
umano sentimento di compassione per la pena eterna dei dannati e per i loro
tormenti. Costoro certo non vogliono mettersi contro la Sacra Scrittura,
vorrebbero solo, per un certo loro sentimentalismo, addolcire e spiegare
secondo un loro mite modo di vedere, tutto quello che viene detto nella Sacra
Scrittura".
La voce di Gesù e quella dei Padri della
Chiesa è insistente: "Non vi illudete! L'inferno esiste ed è
eterno". San Cipriano aggiunge che per i dannati "è inutile l'implorazione
e inefficace lo scongiuro".
Preghiamo
- O Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta
in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
Amen.
8
novembre
IL PARADISO
I teologi dicono che il Paradiso è un
luogo dove si gode ogni bene senza alcun male, o una realtà nella quale le
anime dei giusti e gli angeli buoni godono in perpetuo la visione di Dio, ed in
lui hanno l'appagamento completo di ogni loro desiderio.
San Paolo, contrariato dai Corinti e
accusato di arroganza, è costretto a difendersi. Nella difesa, dopo aver elencati
i patimenti sofferti per amor di Gesù Cristo, elenca le grazie ed i favori
ricevuti, fra i quali quello di essere stato rapito al Paradiso, dove ha udito
e ha veduto cose che a creatura umana non è possibile ridire. Gesù rivolto al
Padre dice: "Padre io voglio che dove sono io, ci siano con me pure quelli
che tu mi hai donati, affinché vedano la gloria mia che tu mi hai dato, perché
tu mi hai amato prima ancora della creazione del mondo".
Durante l'ottavario, che stiamo per
concludere, abbiamo meditato sulla certezza della morte e del giudizio. Dopo
il giudizio verrà la sentenza, che sarà premio ai buoni e castigo eterno ai
cattivi. Il pensiero che il castigo consiste in ogni male senza alcun bene, ed
il premio in ogni bene senza alcun male per tutta l'eternità, non può
lasciarci indifferenti. Ogni persona saggia deve condurre la sua vita in modo
da evitare il castigo e meritare il premio eterno da Dio.
Preghiamo
- Libera, o Signore, le anime di tutti i fedeli defunti da ogni pena di
peccato. E con l'aiuto della tua grazia possano evitare le pene meritate e
godere la beatitudine dell'eterna luce. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Tratto
da: Papa Giovanni 10/2009