sabato 3 novembre 2012

Il senso ultimo della nostra vita è oltre questo mondo

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Da ieri, 2 novembre, siamo entrati nell'ottavario dei defunti. Di seguito qualche parola su questa pia pratica. Dal canto mio ho iniziato già da qualche giorno a proporre testi sui temi fondamentali della Morte, del Giudizio, dell'Inferno e del Paradiso (i cosiddetti "Novissimi"). Ho scelto, come i lettori di questo blog possono costatare, esclusivamente quelli che utilizzano un approccio rigoroso sotto il profilo della dottrina e un linguaggio il più possibile accessibile a tutti. (*) Pb. Vito Valente. 

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Apro questo post con una nota editoriale del settimanale video “Octava Dies”, di p. Federico Lombardi, SJ.

Il senso ultimo della nostra vita è oltre questo mondo.
 Nei primi giorni di novembre la Chiesa ci invita ad alzare lo sguardo, a squarciare il cielo chiuso sopra le nostre teste e a vedere aldilà. Vedere la comunità dei salvati, dei santi, viva con il Signore, sentirne la presenza e l’unione spirituale con noi in cammino. Esprimere il nostro rapporto spirituale con i defunti, nel ricordo, nella preghiera, nella speranza.
Nel recente Messaggio conclusivo del Sinodo al popolo di Dio si ricorda che “alla donna samaritana Gesù non si presenta semplicemente come colui che dà la vita, ma come colui che dona la ‘vita eterna’(Giov 4,14). Il dono di Dio non è semplicemente la promessa di condizioni migliori in questo mondo, ma l’annuncio che il senso ultimo della nostra vita è oltre questo mondo, in quella comunione piena con Dio che attendiamo alla fine dei tempi”.
E il Messaggio continua ricordando che nella Chiesa le persone consacrate a Dio totalmente, in povertà, castità e obbedienza, devono essere proprio i testimoni di questo orizzonte dell’esistenza umana che va oltre la morte, testimoni dell’attesa di un compimento che si trova solo aldilà di quanto sperimentiamo su questa terra. Vocazione splendida, ma quanto esigente!
L’impegno in questo mondo è doveroso e necessario, ma dev’essere alimentato da una speranza che sia capace di motivarlo, che ne orienti il cammino, verso “cieli nuovi e terra nuova”. Senza questa speranza non era possibile la prima evangelizzazione e non sarà possibile quella nuova. Leviamo dunque il capo per vedere il Signore che viene accompagnato dai suoi santi.
P. Federico Lombardi, SI.
 
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(*): Vedi in primo luogo il post seguente,  in cui è riportato anche il testo del "Trattato sul Purgatorio" di santa Caterina da Genova.

12 Gen 2011
oggi vorrei parlarvi di un'altra Santa che porta il nome di Caterina, dopo Caterina da Siena e Caterina da Bologna; parlo di Caterina da Genova, nota soprattutto per la sua visione sul purgatorio. Il testo che ne descrive la vita ...


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L’ottavario per i defunti è un’antica consuetudine che consiste nel suffragare, per otto giorni consecutivi, le anime del Purgatorio con preghiere, con la confessione, con la comunione e opere di carità. Perchè “ottavario”?
L’origine è da attribuire a San Nicola da Tolentino, frate agostiniano vissuto nel XIII secolo.
Si dice che una notte si trovava in un convento agostiniano presso Pesaro e mentre dormiva, in sogno sentì una voce che lo chiamava lamentandosi: “Frate Nicola, uomo di Dio, guardami. Sono frate Pellegrino da Osimo che da vivo hai conosciuto. Sono tormentato in questa fiamma. Dio, accettando la mia contrizione, non mi ha condannato alla pena eterna ma per sua misericordia alla pena del Purgatorio. Ti prego dunque umilmente di celebrare la Messa dei defunti per liberarmi da queste fiamme”. Nicola gli rispose: “Ti aiuti, fratello, il mio Salvatore dal cui sangue sei stato salvato; ma io, sono incaricato di celebrare la Messa conventuale, soprattutto domani che è domenica, il cui rito liturgico si deve rispettare, non posso celebrare la Messa dei defunti”. E frate Pellegrino di rimando: “Vieni, venerando padre, vieni e considera se ti sembra conveniente respingere senza pietà l’appello di tanta misera gente che mi ha mandato”. E gli mostrò la pianura verso Pesaro piena di gente. Poi soggiunse: “Abbi pietà, Padre, di una moltitudine tanto misera che aspetta il tuo aiuto tanto utile. Infatti, se vorrai celebrare per noi, la maggior parte di noi sarà liberata da questi atroci tormenti”. Risvegliatosi, Nicola cominciò a pregare, e poi chiese il permesso al priore di celebrare per tutta la settimana la Messa per le anime del Purgatorio. Trascorsa quella settimana, frate Pellegrino gli apparve di nuovo, ringraziandolo per averlo sottratto dal Purgatorio e riferendogli che gran parte delle persone che aveva visto in sogno nella piana di Pesaro già godevano della gloria di Dio.
Nell’ottavario, la Chiesa raccomanda ai fedeli di pregare il Signore affinchè ascolti la voce di chi invoca clemenza: De profundis clamavi ad te, Domine: Domine exaudi vocem meam, (salmo 129 ) o misericordia: Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam ( salmo 50).


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 OTTAVARIO DEI DEFUNTI
(Schema di preghiera)
1 novembre
TOCCHERÀ ANCHE A NOI
Ogni essere creato è destinato a finire, per il fat­to stesso che è creato. Perciò, anche l'uomo deve morire. Dio aveva dato all'uomo anche il dono del­l'immortalità. L'uomo peccò e perse ogni dono. Ve­nendo però da Dio, l'uomo ritorna a Dio attraver­so la morte. Cristo, con la sua morte e risurrezione, ha reso la nostra morte inizio di vita eterna.
Il 2 novembre la Chiesa ci invita a visitare i cimi­teri perché, ricordando i morti, si ricordi anche che la stessa sorte toccherà anche a noi. Quelli che dormo­no nel cimitero furono come ora siamo noi, ma an­che noi saremo come sono loro. Sappiamo che mol­ti di loro furono chiamati improvvisamente. Non po­chi morirono per incidenti vari. Qualunque sia il ge­nere della nostra morte non va dimenticato che con essa ogni cristiano compie il suo passaggio in Cristo. Col Battesimo muore in Cristo, con la morte e la ri­surrezione, risusciterà con Lui.
Preghiamo - O Dio, che sei la misericordia e il perdono, ti supplichiamo per le anime dei tuoi servi che per tuo volere hanno lasciato questo mondo; non consegnarle nelle mani del nemico, non dimenticarle nella morte ma comanda agli Angeli santi di accoglierle e di condurle nella patria del paradiso; poiché in te hanno sperato e creduto, non soffrano le pene dell'inferno ma siano partecipi della gloria eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.
 
2 novembre
PARTI, ANIMA CRISTIANA
San Carlo Borromeo, in un quadro raffigurante la morte con la falce in mano, fece togliere la falce e fece mettere una chiavina d'oro; perché, diceva il santo, la mor­te chiude la porta del tempo e apre quella dell'eternità, chiude il periodo della prova e apre quello della gioia. In­fatti, la chiesa celebra l'anniversario della morte dei San­ti come giorno del loro natale, della loro nascita in cielo. La liturgia dice: "Parti, anima cristiana, da questo mon­do nel nome di Dio Padre che ti ha creato; nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio che ha patito per te; nel nome dello Spirito Santo, che in te è stato effuso, nel nome del­la santa e gloriosa Vergine Maria".
Nel Vecchio Testamento la morte appariva la maestosa giustiziera, colei che metteva fine alle cattive azioni degli empi e premiava i perseguitati. Gesù, più volte, mette in guardia gli indifferenti. "Che cosa ti giova conquistare il mondo se poi perdi l'anima?" L'insensato dice: "I miei gra­nai sono pieni, la mia cantina è ricolma di ottimi vini, il mio gruzzolo è pingue. Cosa farò dunque? Mi rinchiuderò nei miei possedimenti e me la godrò". "Stolto, - dice Dio - que­sta notte morirai e le tue ricchezze a chi andranno?" Alle cinque vergini stolte che non hanno saputo vigilare, lo spo­so risponde: "In verità vi dico non vi conosco, vegliate dun­que perché non conoscete né il giorno, né l'ora".
Preghiamo - Clementissima Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, raccomanda al tuo Figlio Santissimo le anime degli agonizzanti, perché non temano l'ora della morte, ma protetti da te possano entrare nella patria celeste. Per Cristo nostro Signore. Amen.
 
3 novembre
SAREMO GIUDICATI
San Tommaso dice che ciascun uomo può consi­derarsi come persona singola e come parte della so­cietà. Perciò anche il giudizio sul suo conto deve es­sere duplice: uno subito dopo la morte per quello che operò come persona singola, l'altro alla fine del mon­do, nel quale viene giudicato come membro della so­cietà umana. Nella Bibbia è meglio specificato il giu­dizio universale, però si parla assai spesso anche del giudizio particolare. Al buon ladrone Gesù risponde: "Oggi stesso sarai con me nel mio regno". Non a­spetterà alla fine del mondo per giudicarlo, lo giudi­cherà subito dopo la morte e subito avrà il premio. Co­sì Lazzaro appena morto sarà portato nel seno di A­bramo; il ricco Epulone sarà precipitato nell'inferno. Gesù ha paragonato il regno dei cieli a un tesoro na­scosto, per comprare il quale il buon mercante vende tutto ciò che ha. Quest'uomo non guarda a sacrifici, per­ché sa che avrà una grandissima ricompensa quando sarà in possesso del tesoro nascosto. Questo tesoro è la vita eterna, e l'uomo saggio osa tutto, rinunzia a tutto pur di conquistarla.
Preghiamo -  A te ci rivolgiamo, san Giuseppe, patrono degli agonizzanti, che nella tua morte fosti assistito da Gesù e Maria, perché tu ci assista nell'ultima lotta e con il tuo aiuto possiamo conseguire la vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.
 
4 novembre
TIMORE DI DIO
Perché la nostra fiducia in Dio porti frutti di bene, deve essere sostenuta da un sano timore di Dio. Tutti gli Ebrei u­sciti dall'Egitto passarono il Mar Rosso a piedi asciutti, fu­rono guidati di giorno, da una colonna di nubi e di notte da una colonna di fuoco. Tutti furono nutriti dalla manna e dal­le quaglie e tutti furono dissetati dall'acqua miracolosa sca­turita dalla roccia, e, grazie a Dio, entrarono nella terra pro­messa. Invece Cafarnao, Corazin e Betsaida udirono le pa­role di Gesù e videro i suoi miracoli, ammirarono Gesù, tan­to da volerlo fare re, eppure non fecero fruttificare ciò che videro e ciò che udirono. Al giudizio universale - dice Gesù - saranno trattati con più severità di Sodoma e Gomorra, perché non hanno avuto rispetto della presenza di Dio.
Nella Bibbia spesso è messa in luce la necessità del giu­dizio. La ragione e la fede esigono che le azioni più segrete, che hanno offeso Dio ed hanno nociuto al prossimo, deb­bano essere conosciute da tutti e condannate. Così le azio­ni buone, anche le più segrete, che hanno onorato Dio e gio­vato al prossimo devono essere lodate da tutta l'umanità. Già il profeta Isaia aveva detto che il giorno del giudizio "è contro ogni esaltato per umiliarlo, e contro tutti i cedri del Libano alti e sublimi" (2,12-13).
Preghiamo - O Padre, ti ringraziamo perché ci chiami alla beatitudine eterna del tuo regno. Ti preghiamo per tutti i defunti, soprattutto per coloro che non sono morti "nel Signore", affinché per meriti di Gesù e di tutta la sua Santa Chiesa possano incontrarti e conoscerti per ciò che sei davvero: Dio e Padre d'amore infinito. Per Cristo nostro Signore. Amen.
 
5 novembre
HA VINTO LA MORTE
Il profeta Isaia aveva preannunciato che il Messia a­vrebbe vinto la morte: "Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto" (Is 25,8). Ai Romani san Paolo dà l'ultima ragione della vittoria di Cristo sulla morte: "Ma se siamo morti con Cristo, credia­mo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risusci­tato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al pec­cato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vi­ve, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al pec­cato, ma viventi per Dio, in cristo Gesù" (Rm 6,8-11).
Secondo san Paolo, il centro della religione cristiana è la risurrezione di Cristo, modello e causa della nostra risur­rezione. Difatti così si esprime: "Non ero presente né alla morte, né alla risurrezione di Cristo, perché in quel tempo ero nemico di Cristo e della sua dottrina, però io l'ho sapu­to dagli Apostoli, ai quali Gesù risorto è apparso più volte; apparve anche a cinquecento discepoli riuniti insieme, dei quali molti vivono ancora. Per ultimo è apparso anche a me. La morte e la risurrezione di Cristo non sono avvenimenti improvvisati; erano già stati profetizzati dalla Sacra Scrit­tura, e si sono avverati come erano stati predetti".
Preghiamo - O Dio che sei generoso nel perdono e vuoi la salvezza degli uomini, noi supplichiamo la tua clemenza: per l'intercessione della beata Vergine Maria e dei tuoi Santi, concedi alle anime di tutti i fedeli, che hanno lasciato questo mondo, di essere partecipi della felicità eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.
 

6 novembre

IL PURGATORIO

Che succederà dopo la morte? E’ una domanda che ha assillato gli uomini di tutti i tempi, credenti e non credenti. La risposta a questa domanda è sempre dif­ficile. Qualcuno dice spavaldamente che dopo la mor­te c'è il nulla, anche se avverte un malcelato dubbio: ' E se poi ci fosse qualcosa?' Il credente afferma: 'Dopo la morte c'è il giudizio, il premio o il castigo'. Ma anche in lui affiora il dubbio: 'E se non ci fosse nulla?' Insomma, il pensiero dell'aldilà tormenta un po' tutti, credenti e non. Una risposta chiara si impo­ne per tutti, perché realmente la convinzione dell'al­dilà dà alla vita di ciascuno un orientamento molto di­verso. La risposta chiara ce la dà la ragione usata be­ne e la fede sincera.
Tra le verità di fede troviamo anche quella del Pur­gatorio: verità accolta dalla genuina pietà cristiana. Già nei primi secoli della sua storia, la Chiesa, celebrando la Messa, pregava perché Iddio accogliesse nella gloria dei cieli i fedeli defunti. Dice Tertulliano: "negli anni­versari facciamo offerte per defunti. Se mi domandate in forza di quali leggi facciamo ciò, vi dirò che non c'è nessuna legge scritta: è la tradizione che ne è l'autrice, la consuetudine che lo conferma, la nostra fede che lo conserva".
Preghiamo - O Dio, Creatore e Redentore di tutti i fedeli, concedi alle anime dei tuoi servi e delle tue serve la remissione di tutti i peccati, affinché per queste pie preghiere abbiano il perdono che hanno sempre desiderato. Per Cristo nostro Signore. Amen.
 
7 novembre
L’INFERNO
A Cafarnao, quando Gesù promise l'Eucaristia, i Giudei gli risposero scandalizzati: "Questo parlare è duro! Chi lo può ascoltare?" e se ne andarono via. Ma Gesù non attenuò nessuna delle sue parole, e non l'a­vrebbe fatto anche se gli stessi Apostoli se ne fossero andati. Lo stesso avvenne per la predicazione dell'In­ferno. I Giudei erano persuasi di sfuggire dal giudi­zio futuro perché "avevano per padre Abramo". Ge­sù rispose: "Non crediate di poter dire dentro di voi: Noi abbiamo per padre Abramo... perché già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non dà frutto si taglia e si getta al fuoco".
Sant'Agostino scrive: "È perfettamente inutile che certuni si facciano prendere da un umano sentimento di compassione per la pena eterna dei dannati e per i loro tormenti. Costoro certo non vogliono mettersi contro la Sacra Scrittura, vorrebbero solo, per un certo loro sen­timentalismo, addolcire e spiegare secondo un loro mi­te modo di vedere, tutto quello che viene detto nella Sa­cra Scrittura".
La voce di Gesù e quella dei Padri della Chiesa è in­sistente: "Non vi illudete! L'inferno esiste ed è eterno". San Cipriano aggiunge che per i dannati "è inutile l'im­plorazione e inefficace lo scongiuro".
Preghiamo - O Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia. Amen.
 
8 novembre

IL PARADISO

I teologi dicono che il Paradiso è un luogo dove si gode ogni bene senza alcun male, o una realtà nella quale le anime dei giusti e gli angeli buoni godono in perpetuo la visione di Dio, ed in lui hanno l'appaga­mento completo di ogni loro desiderio.
San Paolo, contrariato dai Corinti e accusato di arro­ganza, è costretto a difendersi. Nella difesa, dopo aver e­lencati i patimenti sofferti per amor di Gesù Cristo, e­lenca le grazie ed i favori ricevuti, fra i quali quello di es­sere stato rapito al Paradiso, dove ha udito e ha veduto cose che a creatura umana non è possibile ridire. Gesù rivolto al Padre dice: "Padre io voglio che dove sono io, ci siano con me pure quelli che tu mi hai donati, affinché vedano la gloria mia che tu mi hai dato, perché tu mi hai amato prima ancora della creazione del mondo".
Durante l'ottavario, che stiamo per concludere, ab­biamo meditato sulla certezza della morte e del giudi­zio. Dopo il giudizio verrà la sentenza, che sarà premio ai buoni e castigo eterno ai cattivi. Il pensiero che il ca­stigo consiste in ogni male senza alcun bene, ed il pre­mio in ogni bene senza alcun male per tutta l'eternità, non può lasciarci indifferenti. Ogni persona saggia de­ve condurre la sua vita in modo da evitare il castigo e meritare il premio eterno da Dio.
Preghiamo - Libera, o Signore, le anime di tutti i fedeli defunti da ogni pena di peccato. E con l'aiuto della tua grazia possano evitare le pene meritate e godere la beatitudine dell'eterna luce. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Tratto da: Papa Giovanni 10/2009