mercoledì 10 aprile 2013

Il Papa non è su Facebook

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Confesso: mi innervosisce e non poco questa faccenda che ormai tutti siamo travolti dalla sindrome del pollice verso, non quello di Cesare ma quello di Zuckenberg. Che ormai tutto è un mi piace o non mi piace, segno peraltro che stiamo del tutto sostituendo le categorie di giusto e sbagliato, di vero e falso, con quelle appunto di gradimento alto o basso. Ora finché questo riguarda cose opinabili come la scelta di un presidente della Camera, delle performance di Buffon (quelle di Totti si sa sono eccellenti per definizione specie su questo blog) può anche andare bene, ma quando si comincia a riferirle al Papa e al suo agire allora mi intorbido.
Anche perché stiamo assistendo ad un curioso fenomeno che trovo decisamente opera (e segno) del diavolo, che svolge come meglio riesce il compito che etimologicamente si porta addosso: dividere. Capita che intransigenti difensori di BXVI si ergano come implacabili giudici di quello che stanno definendo il Papa Piacione, e rovesciano giudizi roventi su di lui e su chi, tra giornalisti e commentatori noti, non mostrano non dico palese ostilità ma anche solo sdegnoso distacco.
Ora sono figlio spirituale di san José Maria Escrivà, che detto in altri termini vuol dire che sono membro sopranumerario dell’Opus Dei, Prelatura personale di santa Romana Chiesa che non viene solitamente descritta come corrente “a sinistra” o “moderna”. E quindi spero che non mi si possa accusare a priori di essere adulto, come cattolico intendo, o modernista.
C’è che proprio il mio santo di riferimento familiare insegnava che dello Spirito bisogna fidarsi, del resto la scommessa da Pascal in poi  (e anche prima per la verità) sta proprio nel credere, non nel decidere. Diceva dunque san JoséMaria –più o meno letteralmente si intende- che al Papa bisogna sempre dare rispetto, amore e obbedienza perché la sua elezione non è roba nostra, non è un inciucio tra M5S e PD o PdL o altri. È una mozione dello Spirito che sa chi scegliere e perché e di sicuro se lo ha scelto lo guiderà anche perché deve condurre la Chiesa. Non risulta che in 2000 e più anni di storia ci sia mai stato un papa che abbia manipolato le verità di fede per uso personale anche se, mentre sedeva su quel seggio, ne faceva di cotte e di crude (come avrebbe detto mia nonna). Indegni lo siamo tutti, risponderemo a Dio delle nostre azioni. Ma non consta che nemmeno i papi indicati come meno degni abbiano stravolto la fede.
Dunque il punto è: credo che come ha detto Cristo il Papa è il suo successore e viene scelto da Lui stesso oppure no? Perché se non ci credo beh allora perché credere anche alla Resurrezione? E se ci credo allora non è più una questione di “mi piace” “non mi piace” ma di amarlo e servirlo. Punto.
Eravamo a Buenos Aires per la Pasqua e abbiamo frequentato la parrocchia del quartiere vicino all’hotel (barrio Palremo Soho) dedicata a Francesco Saverio (guarda un po’ che scherzi fa lo Spirito Santo!) e la sera prima di partire abbiamo salutato don Pelatino (ignorandone il nome l’abbiamo battezzato così per la sua giovane età e ampia stempiatura) e abbiamo chiacchierato con lui per qualche minuto in quel meraviglioso scambio di lingue spagnolo-italiano (peraltro affermava che i suoi bisnonni venissero da Genova) ovviamente parlando di Papa Francesco.
Ci ha detto che la sua elezione ha prodotto una ondata di conversioni e di confessioni come non mai. Che la cattedrale prima di Pasqua era assalita da persone che volevano riconciliarsi, essendo anche lontani dalla chiesa da anni. Lui stesso è stato chiamato e ha confessato per oltre 4 ore di fila insieme ad altri 7-8 sacerdoti sommersi da fedeli in attesa di confessione.
Ora qualcuno mi ha fatto notare che questo potrebbe essere un fenomeno effimero, di cristiano di passaggio. Vero. Conosciamo tutti la parabola del seminatore che uscì a seminare. Ma chi siamo noi per deridere questi fratelli che cercano un centro di gravità permanente? Forse siamo come il fariseo che sta in piedi ai primi banchi e si vanta di non essere come il pubblicano?
So solo che il mio santo era impallinato con la confessione, voleva che tutti venissero a confessarsi: a Torreciudad dove ha costruito uno splendido santuario mariano, ha fatto costruire cappelle e cappelle stracolme di confessionali proprio per favorire il ritorno a casa. Non ha mica detto che poi molti di questi sarebbero ritornati nel peccato (per la verità lo facciamo tutti). Sta a noi fratelli confermarli e sorreggerci insieme nel cammino.
C’è chi dubita che sia un segno dello Spirito. Ma va? E se non è dello Spirito di chi è? del demonio? Che favorisce le confessioni? E la presenza alle Messe? Curioso. Di solito si tende proprio a dire che dove c’è un aumento di ritorno alla pratica religiosa è proprio segno che lì c’è il dito di Dio….
E allora basta con queste pretestuose contrapposizioni, basta con le riserve, basta con i mi piace/non mi piace. Basta con le aggressioni. Non c’è nulla di cristiano in questo.
Preghiamo per Papa Francesco, è la prima cosa che ha chiesto di fare. E nei primi dieci minuti di pontificato ha fatto recitare Pater, Ave e Gloria come dovremmo fare sempre. Meno autoreferenzialità e più fede. Aiuta sempre. (P. Pugni)