sabato 20 febbraio 2016

Massimo Gandolfini: "Non strumentalizzate il Papa!"

Senatrice Monica Cirinnà in aula  - ANSA

Un giorno un fratello interrogò abba Poimen dicendo:
"È meglio parlare o tacere?".
Gli disse l'anziano: "Chi parla a motivo di Dio fa bene,
e chi tace a motivo di Dio fa ugualmente bene".

(dai "Detti dei Padri del Deserto")

*

Prosegue in Italia il dibattito sulle unioni civili, in attesa della ripresa dell’esame del ddl in Senato mercoledì prossimo. Il nodo resta il tema delle adozioni: il premier, alla ricerca di un’intesa nella maggioranza, potrebbe all’assemblea nazionale del partito di domenica presentare una proposta risolutiva, forse uno spacchettamento del testo. Intanto, nel dibattito entrano anche le parole del Papa di ritorno dal Messico.” Non mi immischio”, è quanto rilancia la maggior parte dei mass media, tralasciando il riferimento del Papa al voto “secondo coscienza ben formata”. Ancora una volta “si strumentalizza il Papa”, commenta Massimo Gandolfini, promotore del Family Day.


R. – Questa frase, “il Papa non si immischia”, è stata subito strumentalizzata dicendo che il Papa ha dichiarato una libertà di coscienza assoluta facendo intendere che quindi la libertà di coscienza è quella sorta di foro interno nel quale ognuno può formularsi la regola che vuole. Ma il Papa non ha parlato così! Il Papa ha parlato di una “coscienza ben formata”. E quando si parla di coscienza ben formata la Chiesa intende la coscienza di una persona che, cresciuta in una realtà storica, in un ambiente storico ben preciso, ha elaborato tutti gli strumenti che gli consentono di discernere qualcosa che può essere utile alla costruzione del bene comune da qualcosa che invece può essere malvagio e quindi di scegliere secondo questa o retta o ben formata coscienza.
D. – Come stati vivendo questi sette giorni di ripresa di dibattito con proposte e smentite continue sul ddl?
R. – Sembra quasi che sia in corso lo “spacchettamento”, non tanto dei principi o delle regole di questa legge, quanto invece delle persone che li devono votare. Mentre si dovrebbe entrare in maniera anche molto laica ma molto rigorosa nei singoli provvedimenti e ci si accorgerebbe che nel Codice civile italiano sono già scritte tutte le regole di mutuo soccorso che potrebbero normare una relazione affettiva tra due persone di pari sesso, mentre con il disegno di legge Cirinnà, viene negato il fondamentale di tutti i diritti, come dice l’Art. 29 della Costituzione: “I bambini hanno il diritto di aver un padre ed una madre”.
D. – Domenica, Renzi potrebbe proporre uno stralcio della quesitone adozioni. Che scelta sarebbe?

R. – Sia ben chiaro che questa è una trappola, perché se si cancella l’Art. 5 del disegno di legge Cirinnà, ma rimangono in piedi ad esempio l’Art. 2 e l’Art. 3 che di fatto descrivono un’unione civile come un simil-matrimonio, basteranno cinque minuti a un tribunale periferico o alla Corte europea dei diritti dell’uomo per dire: “Ma se l’unione civile è equiparata al matrimonio non può essere discriminata rispetto a esso per quanto riguarda l’adozione dei bambini”. Quindi, per via giurisprudenziale entrerà dalla finestra quello che avevamo tentato di cacciare dalla porta. Se non si compone una chiara, lucida, differenza tra l’unione civile, la convivenza di persone di pari sesso e il matrimonio come convivenza legata su diritti e doveri che fanno riferimento all’Art. 29 della Costituzione, ogni sforzo di cercare di fare qualche maquillage verrà subito vanificato da qualche corte territoriale o addirittura dall’Europa. È per questo che la nostra opposizione non è soltanto all’Art. 5. Di fatto, si costruisce un’entità giuridica che ha tutte le caratteristiche del matrimonio, soltanto che per pacificare le coscienze delle italiani si dirà: “Non si userà mai la parola matrimonio”. Ma nella sostanza sarà un matrimonio. RV
***
Pigrizie e malizie. Ma ascoltare Francesco non è difficile...
di Mimmo Muolo
È noto che papa Francesco usi spesso espressioni di forte impatto mediatico. Fa parte del suo modo di comunicare, e anche per questa chiarezza di linguaggio riscuote credito non solo presso i praticanti cattolici. Non ha fatto eccezione in tal senso neanche la conferenza stampa di giovedì, durante il volo di rientro dal Messico, con l’attenzione di giornali web e tivù concentratasi soprattutto sulle risposte alle domande che riguardavano Donald Trump, uno dei candidati repubblicani alla Casa Bianca, e il ddl sulle unioni civili, attualmente in discussione nel Parlamento italiano. 

>> LA CONFERENZA STAMPA IN AEREO: IL VIDEO
La scomposta reazione a caldo del magnate statunitense e la successiva, frettolosa e ondivaga retromarcia si commentano da sole. Piuttosto merita di ritornare su qualche commento teso a mettere in contrapposizione l’una e l’altra risposta del Pontefice, quasi che egli fosse caduto in contraddizione con se stesso a distanza di pochi minuti. Ma come, si è in pratica sostenuto, prima Francesco sembra intervenire pesantemente nelle vicende della corsa presidenziale Usa e poi, quando si tratta dell’Italia, dice: «Il Papa non si immischia nella politica italiana»? In realtà, la vicenda porta in primo piano una questione che sta diventando purtroppo una costante in questo pontificato. Accade infatti che la capacità di Bergoglio di coniare frasi di grande suggestione espressiva finisca per attirare tutta l’attenzione su di esse, facendo passare in second’ordine (non si sa quanto involontariamente) il ben più complesso e approfondito ragionamento di cui sono punto di arrivo. 

La conseguenza è che – amputate dal loro contesto naturale – quelle stesse frasi finiscono talvolta per assumere significati esattamente contrari a quelli autentici, mutilando così gravemente il pensiero del Pontefice. Proprio alla fine di precedenti viaggi papali lo abbiamo già visto almeno due volte, con il famoso «Chi sono io per giudicare?» riferito alle persone omosessuali in ricerca spirituale e interpretato come una specie di approvazione dell’omosessualità tout court; e con l’altrettanto frainteso appello a «non fare figli come i conigli» che nella lettura mediatica più superficiale divenne addirittura uno 'spot' a favore del contenimento delle nascite. 

L’interpretazione di chi vede un’apparente contraddizione nelle parole di giovedì è figlia della stessa perniciosa metodologia, che, per usare le parole del Pontefice, non tiene conto dell’ermeneutica del tutto, ma solo di una parte. Le risposte del Papa, invece, vanno lette per intero. Anche perché, avendo spesso il pregio della brevità, non ci sono alibi per non farlo. E da un loro sereno esame non può non balzare agli occhi che Francesco usa il medesimo verbo in entrambe le circostanze. 

Quando gli chiedono se consiglierebbe di votare o non votare per Trump, risponde: «Non mi immischio». Proprio come non intende immischiarsi nella politica italiana, avendo già dichiarato (e in tempi non sospetti rispetto al ddl Cirinnà) che questo è un compito in cui devono occuparsi («arrangiarsi», dice sorridendo) i vescovi della Penisola. Giovedì il Papa lo ha ribadito, ma anche questa parte di una delle sue risposte, dalle evidenti ricadute pratiche (compreso l’impegno a favore della famiglia, del resto mai mancato nella Chiesa italiana), è stata troncata o, comunque, dimenticata . Diverso è il piano dei princìpi. Unicuique suum, potrebbe dirsi ancora una volta. Qui il Papa è sul terreno che gli è proprio e può benissimo immischiarsi. Anche sotto questo profilo, dunque, le due risposte appaiono perfettamente coerenti. 

Sul piano dei princìpi è infatti lecito – anzi, doveroso – per un Successore di Pietro avvertire che i «muri» non sono evangelici e che chi li innalza – «sia dove sia», si trovi cioè in America, in Europa, in Asia o in Africa – non può certo considerarsi cristiano. Sul piano dei princìpi è naturale che il vescovo di Roma faccia riferimento al Catechismo riguardo agli omosessuali, con tutte le conseguenze del caso. E sempre sul piano dei princìpi è giusto per un Papa invitare i politici che si dicono cattolici ad agire secondo una coscienza «ben formata», che non significa «fare quello che mi pare». 

Una coscienza cioè non sterilmente 'neutrale' rispetto alle questioni etiche e alla famiglia. Una coscienza, anzi, 'partigiana' del bene e della difesa dei più deboli, oltre che della verità delle relazioni (anche e soprattutto affettive) tra le persone. È perciò auspicabile che in tutti, e soprattutto nei media, cresca la capacità di leggere, interpretare e riportare per intero l’insegnamento di papa Bergoglio. Senza fermarsi alle frasi a effetto e senza mutilazioni che ne tradiscono il pensiero, ingenerando oltre tutto confusione. Una nebbia che Francesco con evangelica ed efficace chiarezza continua a fugare. Avvenire